food delivery sostenibile

Verso un food delivery più “sostenibile”: la guida alle buone pratiche

Angela Caporale
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    Nel 2020 a causa dei lunghi periodi di lockdown, insieme all’esigenza di evitare gli assembramenti e i contatti con le altre persone, sono moltissimi gli italiani che si sono rivolti al delivery. Si può quasi parlare di boom per le consegne a domicilio, soprattutto perché questa opzione ha raggiunto anche la provincia e si sono moltiplicate le opportunità per ristoratori e utenti per recapitare manicaretti a domicilio. Proprio perché sempre più persone utilizzano – e utilizzeranno – questo servizio, è utile raccogliere alcuni spunti e buone pratiche per evitare gli sprechi, fare acquisti che prevedano un giusto compenso per ristoratori e fattorini, e ridurre l’impatto ambientale delle nostre azioni.

    Del resto, è ormai riconosciuta la sensibilità degli italiani ai temi ambientali e allo spreco alimentare. Una maggiore consapevolezza anche nel momento in cui ci rivolgiamo a questo tipo di servizio di consegna a domicilio è quindi importante: del resto anche i gesti dei singoli consumatori contribuiscono a fare la differenza. Vediamo, dunque, alcuni suggerimenti per un food delivery sostenibile anche dal punto di vista del consumatore!

    Come ordinare cibo a domicilio in maniera sostenibile

    A raccogliere le idee e le buone pratiche sono stati, insieme, Just Eat e LifeGate con un’introduzione della food blogger Lisa Casali. La piattaforma di delivery e il magazine specializzato in temi legati all’ambiente hanno pubblicato una vera e propria “Guida al food delivery sostenibile”, che raccoglie consigli utili per ridurre l’impatto del proprio stile di vita e di consumo: dalla riduzione della plastica nel packaging fino alla mobilità sostenibile, come vedremo.

    Altrettanto interessante è anche osservare la nascita, proprio nel 2020, di nuove piattaforme di delivery che puntano proprio su modalità di reclutamento e consegna pienamente rispettose di persone e ambiente. È il caso di Consegne Etiche, progetto bolognese realizzato con il sostegno del Comune di Bologna, ma anche Star box e Giusta, altre due piattaforme presentate negli scorsi mesi che prevedono l’assunzione dei fattorini, sistemi di perfetta conservazione dei cibi e, nel caso di Giusta (realizzata insieme alla FIPE), anche una piena tracciabilità del piatto.

    Ma veniamo ai consigli pratici per ordinare il cibo a domicilio in maniera sostenibile.

    Ordinare ciò che andremo veramente a consumare

    ordini food delivery

    Sergey Mironov/shutterstock.com

    Il primo suggerimento richiama il buon senso, ovvero quello di prestare attenzione al momento dell’ordine selezionando soltanto i piatti che effettivamente andremo a consumare. Non è raro che, anche facendosi prendere dall’entusiasmo, si selezioni uno o due piatti in più che rischiano di essere sprecati. Scegliere con attenzione – magari in anticipo, prima di fare l’ordine – può fare la differenza.

    Esistono, inoltre, anche app e piattaforme che consentono di ordinare a domicilio o d’asporto gli alimenti e i piatti che resterebbero invenduti nei locali. Di recente abbiamo parlato di Too Good To Go, sicuramente l’app più popolare, ma ce ne sono anche molte altre come Last Minute Sotto Casa oppure Avanzi Popolo che permettono di agire concretamente per ridurre gli sprechi lungo la filiera alimentare, senza rinunciare alla comodità di ordinare il cibo già pronto o quasi.

    Sempre nella cruciale fase dell’ordine, è importante non dimenticare la stagionalità dei cibi e la qualità dei prodotti selezionati dai ristoratori. La Guida, ad esempio, suggerisce di optare per realtà a filiera corta che prediligono ingredienti biologici e presentati con trasparenza al consumatore.

    Evitare stoviglie e posate superflue

    Molto spesso quando ordiniamo a domicilio del cibo ci vengono consegnate anche posate, bacchette e altri elementi che, se ci troviamo fuori casa, sono fondamentali per poter consumare il pasto, ma che nella propria cucina hanno tutti. Il consiglio è, quindi, quello di specificare nelle “Note” durante l’ordine che non c’è bisogno di consegnare nulla oltre al piatto perché abbiamo già tutto l’occorrente, e in questo modo si evitano inutili sprechi. Lo stesso vale anche per salse e altri condimenti, quando sappiamo che non sono di nostro gradimento oppure abbiamo già nella dispensa.

    Scegliere piattaforme che optano per la mobilità sostenibile

    food delivery mobilità sostenibile

    Gorodenkoff/shutterstock.com

    La maggior parte delle piattaforme di food delivery optano per la consegna in bicicletta, almeno in città. Questa scelta già riduce le emissioni di CO2, rendendo il viaggio del cibo dal ristorante a casa nostra più sostenibile. Tuttavia ancora in molti utilizzano motorini e automobili che sono più veloci e, in alcuni casi, l’unica opzione per poter raggiungere la destinazione.

    Ciò che possiamo fare in quanto consumatori è prediligere piattaforme che utilizzano mezzi ecologici – Consegne Etiche, ad esempio, usa solo le biciclette, mentre Just Eat a Milano ha optato per scooter elettrici – e rivolgerci a ristoranti vicini a casa. In questo modo, si riducono i km che il fattorino deve fare per portarci il cibo e, di conseguenza, anche l’inquinamento provocato.

    Rivolgersi direttamente al ristorante

    ristorante food delivery

    Syda Productions/shutterstock.com

    La maggior parte delle piattaforme di food delivery richiedono al ristoratore una percentuale del guadagno per il servizio. Naturalmente questo è parte del modello di business di queste realtà e non è un elemento di mancata sostenibilità. Chi, però, ha particolarmente a cuore anche l’esigenza di sostenere le attività da cui ordina, può contattare direttamente il ristorante. In molti si sono attrezzati in autonomia, anche aggiornando e sviluppando i siti per permettere un ordine online in pochi step, e il conto viene pagato interamente al ristorante, come accadrebbe se ci recassimo noi nel locale. Certo, le consegne in questo caso sono gestite direttamente dall’attività e può essere utile chiedere quali mezzi vengono utilizzati, proprio per bilanciare l’aspetto umano con quello ambientale e puntare a una sostenibilità globale dell’ordine.

    Privilegiare locali che utilizzano packaging plastic-free

    packaging delivery

    Pixel-Shot/shutterstock.com

    C’è troppa plastica nella nostra vita. Lo sappiamo bene, come conferma anche l’Unione Europea che ha avviato un ampio programma di riduzione dell’uso delle plastiche che ha portato, per esempio, al divieto di vendita delle cannucce di plastica, oppure all’introduzione nei supermercati dei sacchetti biodegradabili, giusto per fare due esempi. Anche il food delivery si sta adattando a questa tendenza, quindi in un’ottica di sostenibilità il consiglio è di optare per locali che già hanno introdotto packaging plastic free per le loro consegne.

    Conservare correttamente gli avanzi

    Anche ai più attenti può sfuggire un piatto di troppo oppure un po’ di cibo che avanza. Ciò non deve spaventarci perché possiamo tranquillamente riporre in frigorifero o in freezer gli alimenti avanzati e utilizzarli il giorno dopo, anche inventando nuove ricette. È importante, anche in questo caso, scegliere i materiali corretti per riporre i cibi: spesso è preferibile toglierli dalle confezioni con cui sono stati consegnati a casa e riporli in contenitori di vetro o in piatti, magari coperti con pellicole ecologiche lavabili come l’Apepak di cui vi avevamo parlato già più di un anno fa. Ora sono molte le opzioni che si trovano sul mercato con caratteristiche simili, garantendo perfetta conservazione dei cibi e riutilizzabilità del panno.

    Smaltire correttamente i rifiuti  

    rifiuti take away

    Shyntartanya/shutterstock.com

    Infine, a pasto concluso è importante differenziare in maniera corretta tutti gli elementi del food delivery. Qui sono JustEat e LifeGate a darci alcune indicazioni sullo smaltimento dei packaging più frequenti e che ancora creano confusione.

    • Il cartone della pizza, infatti, va nell’indifferenziato se molto sporco, mentre se pulito nella carta.
    • I vari contenitori per hamburger, piatti e confezioni varie in bagassa vanno nell’umido, mentre se sono in polistirolo, anche se leggermente sporchi, vanno nella plastica.
    • Ciò che è in alluminio, se sporco, va buttato nell’indifferenziato, ma se pulito può essere conferito con la plastica o il vetro, in base alle normative locali.
    • Le vaschette per il sushi vanno nella plastica, sempre dopo aver tolto i rifiuti.
    • I sacchetti grandi e piccoli in cui vengono consegnati i cibi vanno tutti nella carta.
    • Attenzione, come sempre, agli scontrini che vanno smaltiti nell’indifferenziato – e quindi, spesso, tolti dalle borse di carta a cui sono pinzati.
    • I contenitori delle patatine fritte, invece, vanno nell’indifferenziato poiché molto spesso hanno un film protettivo che non può essere smaltito diversamente.

     

    In generale comunque, è sempre meglio sciacquare ciò che è di plastica o di alluminio per rimuovere i residui e così evitare di gettarli nell’indifferenziata. Si tratta di tutti piccoli gesti che, nel loro insieme, possono fare la differenza. Ordinare e scegliere il food delivery seguendo queste indicazioni ne riduce concretamente l’impatto ambientale. Seguivi già tutte queste buone pratiche?

    Angela Caporale

    Passaporto friulano e cuore bolognese, Angela vive a Udine dove lavora come giornalista freelance. Per Il Giornale del Cibo scrive di attualità, sociale e food innovation. Il suo piatto preferito sono i tortelloni burro, salvia e una sana spolverata di parmigiano: comfort food per eccellenza, ha imparato a fare la sfoglia per poterli mangiare e condividere ogni volta che ne sente il bisogno.

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