Capitali del gusto in Europa: l’Italia domina la classifica. Il vero viaggio inizia a tavola?

L'Italia domina il turismo enogastronomico in Europa con 9 città nella top 20. Da Roma a Palermo, il cibo diventa il vero motivo del viaggio.

C’è chi sceglie una destinazione per i monumenti, chi per il mare e chi, sempre più spesso, per ciò che troverà nel piatto. Assaggiare le specialità locali è uno dei modi più immediati per entrare in contatto con la cultura di un luogo: una passeggiata tra i mercati, un pranzo in trattoria, uno street food scoperto per caso raccontano una città quanto un museo o una piazza.

Non stupisce quindi che una recente ricerca realizzata da Holidu – motore di ricerca internazionale per case e appartamenti vacanze – abbia individuato le capitali culinarie d’Europa, analizzando cento città sulla base di diversi indicatori: dal numero di piatti tipici ai food tour, dai corsi di cucina ai ristoranti segnalati dalla Guida Michelin per l’autenticità della proposta gastronomica (Eat like a Local).

Il risultato è schiacciante: l’Italia domina la classifica, confermando quanto il patrimonio gastronomico del nostro Paese sia uno dei principali motivi per mettersi in viaggio.

Podio tutto italiano: Roma, Venezia e Napoli conquistano i turisti anche per il cibo 

Spaghetti cacio e pepe
Alexander Prokopenko/shutterstock

A guidare la classifica è Roma, incoronata migliore capitale culinaria d’Europa grazie all’ampia varietà di piatti iconici laziali e a una rete diffusa di corsi e ristoranti che custodiscono la tradizione. Qui la cucina non è un contorno dell’esperienza urbana, ma una sua struttura portante: dalla cacio e pepe ai supplì, fino alla bruschetta romana, ogni piatto racconta un pezzo di identità capitolina.

Alle sue spalle si piazza Venezia, che sorprende per la capacità di mantenere viva una ricca tradizione gastronomica lagunare spesso nascosta o svilita dietro l’immagine turistica. I bàcari e i cicchetti restituiscono infatti una dimensione più autentica della città, fatta di socialità quotidiana, cucina di prossimità, sapori di mare e di terra, ricette antichissime e contaminazioni orientali.

Chiude il podio Napoli, che si distingue per la straordinaria densità di specialità locali. Se la pizza è il simbolo globale della città – e per riflesso, dell’Italia nel mondo – il patrimonio gastronomico napoletano va ben oltre: un intreccio di cucina popolare, contaminazioni storiche e ritualità domestiche che rendono il cibo sotto il Vesuvio parte integrante dell’identità partenopea.

Da Bologna a Palermo: un viaggio attraverso i sapori d’Italia

Lasagna, uno dei comfort food italiani
Alessio Orru/shutterstock

Il predominio italiano non si ferma al podio. Ben nove città del Paese entrano nella top 20 europea, un risultato che nessun’altra nazione riesce ad avvicinare e che conferma una leadership costruita su una biodiversità gastronomica unica e generosa.

A Bologna spetta un ruolo quasi “originario”: tortellini, ragù, lasagne e mortadella non sono solo piatti iconici, ma tasselli di una tradizione che per moltissimi turisti definisce la lode della cucina italiana nel mondo. Milano si fa riconoscere invece per l’evoluzione contemporanea dell’esperienza gastronomica, con un’offerta crescente di corsi di cucina e format esperienziali che affiancano la tradizione meneghina (come non pensare subito alla cotoletta alla milanese) a una dimensione più internazionale. Firenze, invece, si conferma tra le mete più dinamiche sul fronte del food tourism, con un numero elevatissimo di food tour che trasformano la città in un percorso diffuso tra sapori e narrazione storica, schiacciate toscane da addentare passeggiando e bistecche alla fiorentina.

Subito fuori dalla top ten, Torino rappresenta una delle capitali gastronomiche forse più sottovalutate d’Europa: dalla bagna cauda ai tajarin, fino ai dolci più famosi, la cucina qui mantiene un profilo colto e stratificato, legato alla tradizione sabauda e piemontese. Spostandosi verso il mare, Genova regala una cucina profondamente identitaria, dove il legame con il territorio si esprime in ricette essenziali e riconoscibili, spesso valorizzate anche dalla guida Michelin nella categoria dedicata alla cucina locale. Se diciamo focaccia o pesto alla genovese, non vi viene subito l’acquolina in bocca? Infine, Palermo chiude la presenza italiana nella top 20, portando in classifica una fiera tradizione gastronomica che è sintesi di stratificazioni culturali, influenze mediterranee e una forte componente di cucina di strada.

Mercati, overtourism e foodification: il lato invisibile del gusto

Dinerama (Shoreditch)
hurricanehank/shutterstock

La classifica accende i riflettori su alcuni elementi legati al modo in cui viviamo e visitiamo oggi le città: il primo è il ruolo dei mercati locali. Non solo luoghi di acquisto, ma veri e propri spazi culturali in cui il cibo diventa racconto quotidiano, identità e memoria collettiva. In molti casi, sono proprio questi spazi –  talvolta coperti e inseriti in strutture storiche –  a rappresentare il primo contatto autentico tra visitatore e città. Proiezione quasi naturale dei mercati, lo street food nelle città europee è un modo divertente e smart per assaporare le innumerevoli specialità locali. 

Da questi tasselli passa una riflessione più ampia: la crescente centralità del cibo nel turismo urbano apre interrogativi sul fenomeno dell’overtourism e della cosiddetta foodification. Quando il cibo diventa attrazione primaria, il rischio è che alcuni quartieri si trasformino in scenografie gastronomiche, perdendo progressivamente la loro dimensione abitativa e sociale, con ricadute evidenti anche sulla qualità della proposta.

Letta in questa chiave, la graduatoria diffusa da Holidu non è solo una celebrazione delle capitali del gusto, ma anche uno specchio delle trasformazioni in atto nelle città europee.

Le curiosità della classifica

Diego Delba/shutterstock

Lo studio riserva anche alcune sorprese. La prima riguarda il quarto posto di Istanbul, che per i viaggiatori supera Parigi grazie all’ampiezza del patrimonio gastronomico turco e all’offerta di esperienze dedicate al cibo. Chiudono la top ten, Madrid e Budapest, rispettivamente in ottava e nona posizione. 

Non mancano altri ribaltamenti inattesi: Monaco precede Berlino (23° contro 29°), Cracovia supera Varsavia (30° contro 38°) e Ginevra (31°) stacca nettamente Berna (98°), a dimostrazione che le capitali politiche non coincidono sempre con quelle gastronomiche. C’è spazio anche per Zagabria (15° posto), che tallona città molto popolari come Lisbona (12°), Barcellona (13°) e Vienna (14°). Proprio la capitale austriaca conquista un piccolo primato: è la città non italiana con il maggior numero di specialità viennesi altamente valutate. Per trovare la prima città anglosassone, Londra, invece, occorre scivolare fino al 17° posto, raggiunto anche grazie al ruolo dei food market, che seducono i turisti di tutto il mondo per la straordinaria varietà di proposte.

Scorrendo la graduatoria, troviamo numerose località facilmente associabili al food: pensiamo a Porto (18°), dove la tradizione del vino si intreccia con una cucina semplice e autentica legata all’Atlantico; a Valencia (25°), celebre per la paella valenciana e la freschissima e dissetante horchata; San Sebastian (24°), dall’identità gastronomica fortissima; Bordeaux (32°), simbolo della tradizione enologica transalpina; Lione (26°), culla della cucina francese tradizionale e dei bouchon lyonnais, le trattorie storiche che rappresentano l’anima della gastronomia locale; e infine Bilbao (57°), la cui tavola è, da sempre, orgogliosamente basca

Al di là della classifica, il dato più interessante è forse un altro: oggi il cibo non è più soltanto una tappa del viaggio, ma ne è diventato una delle ragioni principali. Che si tratti di partecipare a un corso di cucina, seguire un food tour, sedersi in una piccola trattoria di quartiere o fare la spesa in un mercatino locale, sempre più viaggiatori cercano esperienze autentiche da ricordare. E, in questo, l’Italia continua ad avere una marcia in più.

 

Immagine in evidenza di: Andrey Starostin/shutterstock

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