mangiare in nuova zelanda

Tra isola del Nord e isola del Sud: cosa e dove mangiare in Nuova Zelanda

Roberto Caravaggi
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Indice

     

    Con l’articolo di oggi, vogliamo condurvi in un viaggio gastronomico “a testa in giù sul mappamondo”: parliamo, infatti, della Nuova Zelanda. Una terra lontana, abitata da un popolo che integra in perfetta armonia la cultura anglosassone con quella dei Maori, i primi abitanti di questo luogo. Ne risulta una fusione di culture, che si ritrova puntualmente anche nel cibo, con una cucina che ha saputo trarre spunto dalle tradizioni di altri popoli, ampliando così la sua offerta. Andiamo, dunque, a scoprire cosa mangiare in Nuova Zelanda e quali sono i locali che ci sono piaciuti di più.

    La gastronomia da Nord a Sud: l’evoluzione nel segno di una cultura multietnica

    patate alla kumara

    Plateresca/shutterstock.com

    Un territorio esteso poco meno dell’Italia, costituito da due isole immerse tra l’Oceano Pacifico e il Mar di Tasmania (oltre il quale s’affaccia l’Australia), separate dal ventoso stretto di Cook. L’isola del Nord è quella più popolosa, dove si concentrano le principali città, quali Auckland e la capitale Wellington, mentre quella del Sud è più selvaggia, con tanta natura incontaminata e qualche graziosa località, come Queenstown, cittadina gioiello delle alpi neozelandesi. Se è vero che sono poche le specialità tipiche tra cui citiamo lo stufato d’agnello (con la carne sottoposta a lenta cottura), le cozze verdi giganti (di cui sono presenti numerosi allevamenti) e le patate kumara, dalla polpa arancione e dal gusto dolce, a metà tra la classica patata e la zucca , la proposta gastronomica è comunque piuttosto articolata. Questo grazie soprattutto alle contaminazioni culturali degli ultimi anni, favorite da città cosmopolite come Auckland, dov’è forte l’impronta delle comunità indiana, cinese ma anche francese. Partiamo, dunque, alla volta di un ideale percorso dal Nord al Sud di questo paese remoto e delle sue specialità.   

    Auckland e l’influenza del mare

    Situata nella parte settentrionale dell’isola dal Nord, Auckland è la città più grande e popolosa del paese. Coi suoi 1.700.000 abitanti ha un respiro cosmopolita: tra i saliscendi delle sue strade e la lunga passeggiata che costeggia il porto s’incontrano, infatti, cittadini e turisti di varie etnie. Una commistione di culture che si ritrova, poi, anche nella proposta culinaria di ristoranti e locali. Come da tradizione anglosassone, il fish&chips è onnipresente, specie nei numerosi pub, che spillano ottime birre locali. 

    Queen’s Ferry (12, Vulcan Lane)

    fish and chips

    DronG/shutterstock.com

    Tra questi, mi sento di segnalare il Queen’s Ferry, locale che sorge nell’edificio storico dell’omonimo hotel. Nonostante lo stile sia quello da pub d’ispirazione anglosassone, con una selezione di birre alla spina di tutto rispetto, la cucina è piuttosto varia e spazia dagli hamburger al fish&chips, dalle ali di pollo fritte ad altre stuzzicherie. In tutto questo, c’è spazio per una cucina che propone piatti come il surf & turf, specialità che include sia carne che pesce, con filetto di manzo e gamberi saltati, e il salmone grigliato e servito con asparagi, cavolfiori e patate novelle. 

    Auckland Fish Market (22 Jellicoe Street)

    In una città portuale come Auckland, tuttavia, non sorprende che in cucina trovi tanto spazio il pesce. Dalle specie più tipiche, come le cozze verdi giganti e lo snapper fish (il dentice, qui molto diffuso) ai grandi classici, tra cui salmone, calamari e gamberi. Il posto ideale dove averne un assaggio è, senza dubbio, l’Auckland Fish Market. Si tratta di uno spazio coperto, con l’area principale dedicata al mercato: il pesce è ovviamente protagonista, con i banchi che propongono il pescato fresco del giorno, ma ci sono anche diversi venditori di frutta, ortaggi e altri prodotti, come alcune varietà di caffè macinato. Al piano superiore ha sede l’Auckland Seafood School: una scuola di cucina aperta a tutti, dove si tengono lezioni pratiche su come preparare, ad esempio, una grigliata di mare o altri piatti esotici, come il sushi. Al piano terra sorge, invece, l’area ristorante. Qui si può scegliere tra vari tipi di gastronomie e di specialità per poi consumare il pasto sui tavoli (ce ne sono sia al coperto sia all’esterno) dello spazio comune. Il più caratteristico è Sanford & Sons, che vanta di essere il più antico venditore di pesce della Nuova Zelanda. Si può scegliere una delle varietà di pesce esposto e chiederlo cucinato nella versione che si desidera. Un’esperienza davvero unica per portarsi via un assaggio autentico di Auckland a un buon rapporto qualità/prezzo. 

    Good George (1 Jellicoe Street)

    La passeggiata che si snoda lungo il porto turistico (e in particolare il cosiddetto North Wharf) è la zona in cui si concentra la maggior parte dei ristoranti, anche se i prezzi medi sono piuttosto elevati per lo standard locale. Tra questi, mi sento di segnalare Good George. La specialità è la carne: oltre alle tipiche le costine di manzo, un grande classico neozelandese da provare qui è l’agnello in lenta cottura, speziato con cumino e finocchio. Il piatto da non perdere è, tuttavia, lo snapper skewered: di fatto, si tratta di bocconcini di dentice grigliati, insaporiti con un intingolo a base di cipolla e salsa di soia e serviti su un lungo spiedo verticale. Good George è però soprattutto un birrificio, con sede proprio ad Auckland, per cui è irrinunciabile innaffiare il pasto con una delle birre di produzione propria, tutte disponibili alla spina. 

    Le Chef (13 O’Connell Street)

    le chef

    le-chef.co.nz/gallery

    Tra tanti ristoranti asiatici e indiani, colpisce poi trovare anche una discreta rappresentanza di locali francesi. Uno su tutti è Le Chef, bistrot gestito da giovani francesi, che propongono una cucina curata e creativa. Dalla ottime colazioni, sia salate con french toast, omelette e uova in tutte le salse com’è nella cultura locale, sia dolci, con gli ottimi croissant e abbondanti cappuccini fatti ad arte. Ma ci sono valide alternative anche per il pranzo, con i taglieri di formaggi francesi, le ricche insalate, come quella con fagottini di pasta fillo ripieni di formaggio di capra caldo e cremoso, e piatti che invece costituiscono la proposta serale, quali gli spiedini di pollo, lo stufato di manzo al forno e un classico della cucina d’oltralpe come la french raclette. Il menù è in continua evoluzione e segue la stagionalità dei prodotti per offrire sempre la massima freschezza degli ingredienti, com’è nella filosofia di questo piccolo grazioso locale.

    Rotorua e la cultura Maori

    Spostandoci da Auckland verso sud, ci addentriamo in un territorio dove si aprono spazi verdi a perdita d’occhio, con animali al pascolo libero, scorci collinari e vallate solcate da fiumi e laghi. Un susseguirsi di piccoli paesi, con case basse e prevalentemente in legno, tutte diverse una dall’altra, ci conduce sino a Rotorua: una cittadina di circa 50.000 abitanti, che sorge sulle sponde dell’omonimo lago, caratterizzato per gli sbuffi caldi delle solfatare in continuo fermento sotto la superficie dell’acqua. Questa località è nota proprio per le sue acque termali e per essere cuore della cultura Maori. L’offerta di posti dove avere un assaggio della cucina locale è varia: c’è addirittura una strada ribattezzata Eat Street, dove si concentra la maggior parte di ristoranti. Vediamone di seguito alcuni tra i più interessanti.

    CBK – Craft Beer & Kitchen (1115 Tutanekai Street)

    Iniziamo proprio dalla cosiddetta Eat Street, dove nell’arco di cento metri si concentrano locali di vario genere, che strizzano l’occhio un po’ a tutti i gusti, dalla cucina indiana a quella thailandese, dal classico pub in stile anglosassone all’immancabile ristorante sedicente italiano. Tra questi, quello che vale la pena di provare è, a mio avviso CBK: un format che fonde in sé birreria e steakhouse. Non a caso, il menù è ristretto a una proposta prettamente carnivora: pollo, manzo e maiale. Carni autoctone e da allevamenti all’aperto è quanto CBK vanta e viene facile crederlo, visto che in questa terra gli spazi aperti abbondano e gli allevatori sono soliti lasciare gli animali al pascolo libero. Specialità della casa è la cottura alla pietra: la carne viene marinata con un mix di erbe aromatiche e poi servita a margine di una lastra rovente, dove cuocere a proprio piacimento. Valore aggiunto di CBK è l’ottima varietà di birre alla spina, tutte di provenienza locale, dal già citato birrificio Good George agli altrettanto validi Stoke e Moa.

    The Factory Smokehouse & Grill (170 Old Taupo Road)

    Ecco, invece, il posto giusto se ci si vuole “sporcare” per bene. Appena fuori dal centro urbano, lungo la strada che corre fuori dalla città, si trova questo locale in perfetto stile americano. E le specialità sono, non a caso, gli hamburger, dalle dimensioni davvero impressionanti e con farciture generose. La carne è protagonista anche con le famose ribs (le costolette di maiale e d’agnello, servite anch’esse senza parsimonia), il galletto e le ali di pollo fritte. Se per una sera volete abbandonare ogni velleità salutistica e concedervi qualcosa di esagerato, The Factory Smokehouse & Grill non vi deluderà.

    Capers Epicurean (1181 Eruera Street, Rotorua)

    capers salad

    Quella che dall’esterno sembra una semplice caffetteria, buona magari soltanto per una sbrigativa colazione, riserva al suo interno piacevoli sorprese. Capers Epicurean è in una posizione piuttosto defilata rispetto agli altri locali che si concentrano in Rotorua, ma vale la pena andarlo a cercare, per vari motivi. 

    Innanzitutto, per la buona e varia proposta di specialità, che vanno dalla carne alle insalate e alle zuppe, che sono probabilmente il punto forte della casa. In particolare, segnalo la crema di funghi, servita calda con crostoni di pane agliato e cialda di formaggio in accompagnamento: gustosa e avvolgente. Le insalate sono ricche e fantasiose e vedono spesso verdure di stagione, tra cui la zucca arrostita e le famose patate kumara, in abbinamento a componenti proteiche, come le cozze verdi giganti. I condimenti, poi, sono sempre equilibrati, senza pasticci di salse, come spesso capita in alcune cucine estere. A questo, si aggiungono le sfiziose quiche e torte salate, alcune delle quali in versione vegetariana o vegana. Tutte queste proposte, disponibili anche per l’asporto, variano giornalmente e sono esposte dietro il bancone, offrendo quindi il vantaggio di vedere ciò che poi si sceglie. 

    Se poi siete golosi, Capers Epicurean è davvero tappa obbligata. Un’intera area del bancone è infatti occupata da una vetrina oltre la quale sono esposte torte, minicake, muffin, paste e piccole creazioni di pasticceria. Ce n’è davvero di ogni, con una proposta che varia giorno per giorno, mantenendo sempre fede alle promesse: potreste avere, ad esempio, la fortuna di assaggiare una cheesecake al caramello salato che difficilmente si dimentica.

     

    Le Café de Paris (1206 Hinemoa Street)

    Ultima segnalazione la merita questo delizioso locale d’ispirazione francese, dove si viene immediatamente accolti dal profumo di burro e di crêpe e da un’atmosfera che, in pochi istanti, ti fa sembrare di essere in un bistrot di Montmartre. La piastra è sempre calda e pronta a sfornare crêpes in versione sia dolce che salata, vera specialità della casa. Ma ai piccoli tavoli tondi de Le Café di Paris, si possono gustare anche colazioni all’insegna degli inimitabili croissant francesi o pranzi frugali a base di una delle insalate della casa o delle zuppe calde, come quella di zucca e quella classica di cipolle alla francese (con formaggio fuso e crostini di baguette). 

    Wellington, città dalle infinite possibilità

    Arriviamo all’estremo dell’isola del Nord e più precisamente a Wellington. Scelta come capitale del paese per la sua posizione strategica, è perennemente sferzata dal vento che soffia forte sullo stretto di Cook. È una città suggestiva, che si sviluppa tra il mare e le colline che lo sovrastano, con saliscendi che ricordano molto San Francisco, con cui condivide la poco invidiabile condizione di area ad alto rischio sismico (aspetto che si dimentica facilmente, una volta qui). Wellington è, infatti, aperta e dinamica: la lunga passeggiata che costeggia il porto, l’atmosfera di Cuba Street, coi suoi locali e musicisti di strada che impreziosiscono ogni angolo con la melodia semplice di una chitarra e una voce, le strade dello shopping, come Lambton Quay, dove all’ora di punta vedi assembramenti di impiegati che festeggiano la fine della giornata lavorativa con una chiassosa bevuta di gruppo. Tutto questo dà l’impressione di una città dalle mille sfumature, in cui c’è posto per tutti. E c’è spazio anche per qualche buona esperienza culinaria, come quelle che di seguito vi proponiamo.

    Coco’s bar & grill (18 Willeston Street)

    salmone grigliato

    Jacek Chabraszewski/shutterstock.com

    Il classico esempio di come la cucina neozelandese abbia saputo evolversi nel segno delle contaminazioni culturali: Coco’s Bar & Grill ha una proposta culinaria che coniuga sapori asiatici e prodotti tipici locali. Qui potete assaporare, ad esempio, un salmone grigliato in salsa di soia tenero e saporito, con l’inconfondibile tocco della soia a fare la differenza. Oppure, delle patate kumara già festose nel loro presentarsi, con un colore arancio intenso e i bordi resi scuri dalla frittura, capaci di rivelarsi al palato croccanti al punto giusto, dolcissime e senza tracce di unto. Coco’s propone anche hamburger, piatti unici a base di carne o pesce, con verdure e riso a contorno e salse in accompagnamento, fantasiose insalate e stuzzicherie varie, da condividere per un aperitivo o una bevuta serale

    Loretta (181 Cuba Street)

    Ecco, invece, un locale ideale per chi ama soprattutto gusti vegetariani. L’imperativo categorico di Loretta è freschezza: il menù viene rivisto sempre in funzione della disponibilità delle materie prime. Attorno a questo elemento imprescindibile ruota, dunque, l’assortimento di generose bowl a base di verdure di stagione, come la Freekeh, con salmone affumicato, purea di piselli, verza croccante, erba cipollina e salsa di finocchio e Chardonnay; oppure la Mixed Grain, con quinoa, cavolo nero, fagiolini, capperi, feta, crescione, lenticchie e origano. Da Loretta, non mancano inoltre le proposte di carne, come i lamb skewered, gli spiedi verticali di carne d’agnello, la braciola di maiale e il pollo marinato con salsa d’aglio e limone e poi arrostito. Originale anche la snapper fish cake, una sorta di lasagnetta di dentice con crumble di freekeh (una varietà di grano verde raccolta prematuramente e tostata), che risulta tuttavia troppo annegata nella crema (una sorta di besciamella), finendo col coprire completamente il gusto del pesce. Per chi volesse provare l’azzardo, anche le pizze hanno un discreto aspetto, cotte in forno a legna nella cucina a vista direttamente dietro il bancone. Locale moderno e dinamico, con personale giovane ed efficiente, con l’unica pecca di avere prezzi leggermente sopra la media.

    Rogue & Vagabond (18 Garrett Street)

    Rogue and Vagabond

    facebook.com/pg/rogueandvagabond/photos

    Wellington è città birraia, coi suoi numerosi birrifici, alcuni dei quali dotati di uno spazio annesso dove far assaggiare e vendere direttamente quanto prodotto. Quindi, non possono mancare i pub, che il venerdì sera sono presi d’assalto dagli impiegati che escono dagli uffici e inaugurano il loro week-end brindando e bevendo a oltranza. Tra quelli storici della città, ci sentiamo di segnalare Rogue & Vagabond, a pochi passi dalla nota Cuba Street. Il locale è dotato di uno spazio interno, dove spesso la sera si tengono esibizioni di musica live, e di alcuni tavolini e materassi sistemati sul giardino antistante. Dietro il bancone di Rogue & Vagabond c’è un vero e proprio arsenale di birre alla spina, quasi tutte autoctone e ben descritte dalla lavagnetta esposta. C’è da avere letteralmente l’imbarazzo della scelta, ma se siete indecisi, non temete: basta spiegare quali sono i vostri gusti e chi sta dietro il bancone vi proporrà diversi assaggi, finché non troverete ciò che fa per voi. È un’abitudine piuttosto diffusa in Nuova Zelanda, che personalmente mi ha permesso di conoscere e apprezzare la cosiddetta The Power of Voodoo, del birrificio Choice Bros: una stout bianca, che già di per sé può suonare come una contraddizione, e che invece è sorprendente per come sappia reinterpretare in maniera inedita uno stile birraio tanto noto e consolidato. Schiumosa, piacevole al palato, con la bassa carbonazione e le note tostate tipiche di una stout, abbinate al gusto amabile di una blanche, il tutto espresso in una birra dal volume alcolico modesto (4,6%): da provare e lasciarsene inevitabilmente conquistare. 

    Kaffee Eis

    Chi pensa che il gelato buono sia solo quello italiano, qui trova validi motivi per ricredersi. Confesso di avere scrutato con iniziale scetticismo la vetrina di questo locale (presente in città con diversi punti vendita), pensando che fosse una delle tante gelaterie che vogliono rifarsi a una specialità troppo distante dalla cultura del posto. Poi lo scetticismo di partenza ha iniziato a incrinarsi, fino a dissolversi quando ho chiesto di poter provare qualche assaggio. Una pratica, quella della prova d’assaggio, che è molto consolidata qui: spesso è infatti l’operatore che sta dietro il bancone a proporti di assaggiare, senza che sia tu a doverlo chiedere e a sentirti in imbarazzo nel farlo. Tanti i gusti che vantano premi nazionali e tanti quelli che ho potuto personalmente provare e apprezzare: crema e cookies, caramello salato, mascarpone, tiramisù, solo per citarne alcuni. Anche se il numero uno è la nocciola, qui realizzata con nocciole finemente tritate all’interno, che si ritrovano tutte per un’esperienza gustativa capace di conquistare e di sciogliere (è proprio il caso di dirlo) definitivamente ogni scetticismo. Il gelato buono esiste anche qui, a Wellington, e si chiama Kaffee Eis: provare per credere!

    L’isola del sud, nel regno della natura

    flame ali di pollo

    Sorvolando lo stretto di Cook e quel braccio di oceano che divide la Nuova Zelanda in due parti, si approda sull’isola del Sud. È la parte del paese più selvaggia, dominata da una natura per lunghi tratti incontaminata. La densità di popolazione si riduce notevolmente e si concentra nelle città principali, come Christchurch (dove vale la pena una visita allo alla fabbrica di biscotti Cookie Time Factory) e Dunedin (dov’è invece presente un’altra sede del sopracitato CBK), o in suggestive località come Queenstown. È proprio qui che ci fermiamo per l’ultima tappa di questo viaggio alla scoperta della cultura del mangiare in Nuova Zelanda.

    Queenstown

    Queenstown si trova nella parte meridionale dell’isola del Sud. Siamo sulle alpi neozelandesi, in un contesto da cartolina, con i monti a far da cornice a questa cittadina di poco più di 9.000 abitanti, molto gettonata dai turisti e affacciata sul lago Wakatipu. È una meta ideale sia per gli amanti delle lunghe passeggiate su sentieri immersi nella natura, sia per chi vuole cimentarsi in esperienze adrenaliniche. Questa cittadina è nota, infatti, anche per l’invenzione del bunjee jumping e conta numerose agenzie che offrono ogni genere di attività: dal paracadutismo al jet boating, dove si sale a bordo di speciali imbarcazioni che schizzano sull’acqua a grande velocità.

    In tutto questo, non manca un’articolata offerta di locali e ristoranti che propongono cibo di qualità, buona birra e persino delle golosità irrinunciabili. Vediamone alcuni…

    The Speight’s Ale House (50 Stanley Street, Queenstown)

    the speight's ale beer

    Iniziamo da questo pluripremiato birrificio, che produce orgogliosamente una birra rappresentativa dell’isola del Sud, utilizzando le risorse messe a disposizione dalla sua generosa natura. Il locale The Speight’s Ale House, all’angolo di Stanley Street, si presenta come un classico pub in stile anglosassone. La specialità della casa è lo stinco d’agnello a lenta cottura, presentato con un ricco contorno di verdure, tra cui broccoli e carote, fagioli, purea di patate e salsa di cipolla. Altre specialità della casa sono gli hamburger e la steak and cheese pie: un piatto tradizionale qui, caratterizzato da una farcitura di carne stufata con birra e cipolle caramellate e formaggio, chiusa dentro un tortino di pasta sfoglia. Il valore aggiunto è quello d’innaffiare il pasto con una delle ottime birre della casa, come la Old Dark, una scura in stile stout, dalla bassa gradazione alcolica (4%), dove spiccano le note di malto tostato.

    Mrs. Fergie 

    Passeggiando per le vie della deliziosa Queenstown, noterete più volte l’insegna Mrs. Fergie. Presente con quattro punti vendita, è un marchio impegnato su più fronti: panetteria, gelateria e hamburgeria. Il locale di Shotover Street, 42 è spesso assaltato da file di clienti curiosi di assaporare gli hamburger d’asporto: generosi sia nelle dimensioni che nella farcitura, si distinguono anche per la qualità della carne, che non sparisce soffocata dal pane o dalle salse, ma resta protagonista, esaltata da una cottura davvero esemplare. Sempre sulla stessa strada si trovano altri due locali della stessa insegna: la panetteria con varietà di pane d’ogni genere sfornate a tutte le ore del giorno, nonché golose brioche e torte salate e la gelateria. E il gelato di Mrs. Fergie è un peccato di gola che vale la pena concedersi. La proposta di gusti, molti dei quali premiati in varie edizioni dei New Zealand’s awards del settore, è davvero ricca e va a completarsi con coni dalle dimensioni olimpioniche: le cialde, infatti, croccanti fino all’ultimo morso, sono riempite senza parsimonia, al punto che un cono due gusti è una montagna di gelato capace quasi di sostituire un pasto. Aldilà delle dimensioni però, quello che fa la differenza qui è la qualità: i gusti sono davvero pieni, intensi, avvolgenti. Dalla nocciola, con nocciole intere all’interno, al caramello salato, dal pistacchio alla vaniglia: l’ingrediente di base si fa sentire in bocca e non svanisce via dopo il primo impatto, indice di un gelato straordinariamente cremoso, lavorato quotidianamente nel laboratorio a vista annesso al locale di Shotover Street 40. Altre golose varianti da provare sono: cheesecake al cioccolato bianco, dulce de leche variegato al cioccolato fondente e apple pie.

    Flame Bar & Grill 

    flame coscia agnello

    Dulcis in fundo, ecco un locale che porta davvero in alto la qualità dell’esperienza culinaria neozelandese. Quella di Flame è una storia che parte da lontano, ovvero da Durban, in Sudafrica. L’idea nasce, infatti, da tre amici e soci: i fratelli Grant e Dawn Sneddon e l’amico Colin e dalla volontà comune di portare proprio in quest’angolo di mondo i sapori sudafricani. Una scommessa vincente, che ha riscontrato un immediato successo e che, dal 2008 al 2017, ha visto crescere la sua clientela in maniera esponenziale. Dal 2017 l’attività è stata rilevata dai due attuali proprietari, Lou e Jonathan, la cui missione è proseguire nel solco della qualità che distingue Flame dall’inizio della sua avventura.

    Oggi, Flame è un locale di successo, affollato a ogni ora del giorno, al punto che può capitare di sentirsi rispondere che ci sono tavoli liberi solo a orari assurdi, come le cinque del pomeriggio! Se molto dipende dalle ridotte dimensioni dell’unica sala in cui si concentrano tutti i coperti, il resto lo fa la meritata fama di un posto che fa delle cotture alla griglia il suo punto forte. Flame è noto soprattutto per le sue ribs (le costolette di maiale) e per i tagli di carne: generosi, succulenti e cotti sempre alla perfezione. Anche le poche proposte di pesce brillano per qualità, come gli spiedini di gamberi del Mozambico e soprattutto il Mount Cook Salmon. Si tratta di una specie di salmone autoctona, allevata nelle acque purissime che sgorgano dalla montagna che domina la valle (il Monte Cook, appunto, detto Aoraki nella lingua maori) e che, coi suoi 3724 metri, rappresenta la vetta più alta della Nuova Zelanda. Anche le insalate sono generose, con verdure sempre fresche, e ben curate. I condimenti non sono mai esagerati e completano quindi il piatto senza diventare sovrastanti.

    La cucina di Flame non si ferma mai e sa appagare come poche. Come detto però, bisogna prenotare… e incrociare le dita! 

    Possiamo tornare a testa in su sul mappamondo: il nostro viaggio all’insegna del mangiare in Nuova Zelanda si conclude qui. Speriamo di avervi incuriosito, facendovi conoscere qualcosa di una terra così lontana da noi, ma capace di regalare delle piacevoli esperienze di gusto. A proposito, quali delle specialità e dei posti che vi abbiamo descritto sareste tentati di provare?

     

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    Nato a Milano, vive da sempre a Locate di Triulzi, nella provincia sud del capoluogo lombardo. Oltre a collaborare con alcune testate giornalistiche locali è food blogger per storiedifood.com, dove racconta soprattutto di specialità e piccole realtà artigianali. Il suo piatto preferito è la piadina romagnola perché, nella sua semplicità, sa appagare come poche altre cose.

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