Canapa alimentare: perché utilizzarla in cucina e quali sono le difficoltà dei produttori italiani?

Laura Girolami
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    Ricchissima di proprietà benefiche date da acidi linolenico e linoleico (omega 3 e 6), proteine e vitamina E. Qual è questo alimento così prezioso? La Canapa. Questa pianta è spesso stata al centro di discussioni e battaglie perché identificata soltanto con la sua natura “stupefacente”. Tuttavia, oggi sono  diventate altrettanto celebri anche le sue qualità benefiche per la salute, anche in ambito alimentare.

    Per capire meglio che opinione farsi in merito all’uso della canapa alimentare, conoscere più approfonditamente la situazione legislativa in Italia e le motivazioni dei suoi ritardi, fino ad arrivare alla situazione  internazionale, abbiamo deciso di fare due chiacchiere con un vero esperto, Beppe Croce, presidente di Federcanapa.

    Le problematiche della normativa

    Ad oggi il mercato della canapa in Italia è normato dalla legge n. 242 del 2 dicembre 2016, che prevede la libera coltivazione delle varietà indicate nel Catalogo comune delle varietà di piante agricole di cui è consentita la coltivazione/commercializzazione nei territori dell’Unione europea. Nel caso specifico della canapa, le varietà previste sono caratterizzate da valori di THC normalmente inferiori allo 0.2%, che non rientrano pertanto tra quelle a cui si applicano le disposizioni sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope che in Italia sono disciplinati dal DPR del 9 ottobre 1990.

    Anche se il quadro normativo di riferimento sembra essere preciso, le zone d’ombra della legge sono ancora molte. Infatti non sono stati definiti i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti, che dovevano essere stabiliti con un decreto del Ministero della Salute già dal giugno 2017. “Ancora non ho capito quale sia il problema che causa il ritardo nella normativa per l’uso della canapa alimentare” ci spiega Beppe Croce, presidente di Federcanapa: “un anno fa il Ministero della Salute aveva diffuso una prima bozza, che però era decisamente molto restrittiva e dal nostro punto di vista presentava alcuni errori. Così con Federcanapa, insieme ad altre associazioni, abbiamo fatto alcune osservazioni, ma purtroppo a un anno di distanza il Ministero ha varato lo stesso testo e lo ha inviato all’esame finale di Bruxelles”.

    Se la situazione  in Italia sembra essere in stallo, anche quando si rivolge lo sguardo verso l’Europa, le cose non sembrano andare meglio, data la mancanza anche qui di una normativa ufficiale:  “anche l’UE dovrebbe indicare i limiti di Thc negli alimenti, si parlava di gennaio 2019 ma c’è il rischio che questo non avverrà prima dell’elezione del nuovo parlamento.” Continua Beppe Croce.

    Canapa alimentare: le proprietà

    proprietà canapa alimentare

    Elena Schweitzer/shutterstock.com

    Normativa a parte, utilizzare la canapa in cucina è estremamente semplice. I principali prodotti alimentari derivati dalla pianta sono l’olio, i semi e la farina. Naturalmente,  ognuno di essi può essere utilizzato anche nella preparazione di ulteriori alimenti o bevande, come latte, cioccolato o birra. Ma perché utilizzare proprio la canapa? Il suo seme (e i derivati come la farina e l’olio) è ricchissimo di nutrienti preziosi per la salute tra cui: proteine, vitamine e grassi insaturi, infatti la canapa è anche un’ottima alleata per prevenire il colesterolo cattivo e le malattie cardiovascolari. “L’olio di canapa è uno dei principali erogatori di omega 3 e 6 di cui il nostro corpo ha grande bisogno. Potremmo sopperire anche con il consumo di olio di lino, ma quello di canapa ha la proporzione ottimale di acidi grassi e un sapore molto più gradevole”, spiega il presidente Croce.

    Ma abbiamo davvero bisogno di omega 3 e 6 per migliorare la nostra salute? E soprattutto, non bastano già gli alimenti che consumiamo ogni giorno? “Sono acidi grassi essenziali, di cui il nostro organismo necessita ma che non riesce a sintetizzare da solo. Nella dieta italiana e internazionale fino agli anni ‘60 c’era abbondanza di omega 6 e 3, assunti tramite il consumo di oli di pesce, ricino e colza. Ma oggi questi alimenti sono spariti dalla nostra dieta, così dobbiamo cercare altrove questi nutrienti, e la canapa è una fonte perfetta dalla quale attingere” racconta Beppe Croce.

    federcanapa

    Il mercato italiano e internazionale della canapa alimentare

    In un mercato come quello agroalimentare italiano, dove il consumatore predilige la filiera corta, è lecito chiedersi da dove proviene la canapa utilizzata per gli alimenti che consumiamo, considerati anche i numerosi ostacoli dati dalla mancanza di una legge chiara sulla percentuale di Tch negli alimenti. “Molti supermercati hanno prodotti a base di canapa, ma sono in genere di importazione da altri Paesi europei. In Italia esistono piccole filiere produttive, alcune delle quali a mio parere molto valide, ma che riescono a portare avanti soltanto una produzione limitata.” A complicare ulteriormente la coltivazione di questa particolare pianta è la facile deperibilità dei suoi prodotti alimentari (proprio per la presenza di acidi facilmente ossidabili) e l’impossibilità di appoggiarsi a un circolo virtuoso di lavorazione e smaltimento delle sue varie parti: “moltissimi produttori sono giovani, diffusi in tutta Italia, dal Trentino fino alla Sicilia. Ma ognuno di loro deve fare i conti, da un lato con la delicatezza del seme di canapa che se non lavorato e conservato bene rischia di irrancidire o essere attaccato in fretta da muffe, dall’altro con l’impossibilità di muoversi all’interno di un sistema con norme specifiche e riconosciute – aggiunge il presidente di Federcanapa. “Nel nostro paese infatti mancano gli impianti di prima trasformazione degli steli, che in realtà faciliterebbero moltissimo gli agricoltori, togliendo loro tutto il materiale di scarto della lavorazione, molto costoso da smaltire.”

    Stando così la situazione, si potrebbe pensare che la produzione italiana sia ferma o addirittura retrocessa. Nulla di più sbagliato, si è passati infatti dai circa 400 ettari coltivati nel 2013 agli oltre 4 mila seminati quest’anno. Lo scenario della canapa alimentare italiana vede la Lombardia come prima regione produttrice, con 179 ettari (dato Confagricoltura Lombardia) e circa un migliaio di aziende attive. A confermare il trend positivo è il numero delle piccole filiere territoriali virtuose di coltivazione e produzione di olio e farine di canapa. Un esempio di qualità tra tutti è la filiera siciliana creata dal Mulino Crisafulli di Caltagirone, un mulino storico di lavorazione del grano duro, che oggi ricava dai suoi 7 ettari di canapa olio e pasta alla canapa con grano antico locale e birra aromatizzata ai fiori di canapa.

     

    E voi avete mai assaggiato prodotti realizzati con la canapa alimentare?

    Laura Girolami

    Laura è nata a Macerata, e passa le sue giornate (e alcune notti) a scrivere. Il suo piatto preferito è la pasta perché è tradizione, ricordi e la base perfetta per tutti i sapori del mondo. Secondo lei in cucina non può mancare il tempo e la creatività per dedicarsi ai fornelli.

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