spesa a filiera corta

Filiera corta anche al supermercato: ecco come cambia la grande distribuzione

Laura Girolami

Attento alle materie prime, informato sulle qualità dei prodotti ed esigente sulle loro caratteristiche qualitative. Questo è l’identikit del consumatore contemporaneo che sta cambiando l’ecosistema della grande distribuzione alimentare. Più che mai questo 2018, anno del cibo italiano, sembra aver messo sul tavolo diverse questioni importanti su tutti gli aspetti del mercato agroalimentare, preferendo una spesa a filiera corta anche nei grandi supermercati.
Anche i clienti stessi stanno lanciando forti segnali al mondo della produzione e della distribuzione e i dati lo dimostrano. Secondo una ricerca Censis gli italiani sono attenti alla qualità e alla tracciabilità della filiera produttiva e sono grandi fruitori e creatori di informazioni digitali sul mondo del cibo. Sono infatti 31,7 milioni i maggiorenni che nell’ultimo anno si sono informati sui prodotti cercando recensioni nei social network e nei blog per decidere se e cosa acquistare, e sono 20,4 milioni quelli che hanno pubblicato post su siti web con commenti personali o con il racconto di proprie esperienze relative a prodotti, spese, luoghi della grande distribuzione. Non c’è dubbio: il “nuovo” consumatore è ormai fortemente digitalizzato e infatti sono quasi 27 milioni gli italiani che nell’ultimo anno sono venuti a conoscenza di promozioni e offerte dalle app scaricate sui propri smartphone.

prodotti filiera corta

La GDO fa tesoro di tutti i dati relativi alle nuove esigenze dei propri clienti, che preferiscono consumi salutistici, etici e di qualità facendo aumentare sempre di più il mercato di prodotti Dop e Igp, biologici e del commercio equo e solidale. La tendenza più forte sembra infatti essere quella di sviluppare maggiormente un acquisto responsabile e preferibilmente a filiera corta. I supermercati si trovano così ad affrontare le esigenze di un consumatore informato, attento e per il quale le etichette sui prodotti non hanno più segreti.

Per questo abbiamo deciso di raccontarvi alcuni esempi per dimostrarvi come il mondo della filiera agroalimentare stia cambiando in termini di prodotti, realtà sociali e impatto ambientale. A partire dalla grande distribuzione organizzata.

Spesa a filiera corta: i consumatori chiedono un mercato sostenibile

Rivoluzione in casa LIDL

Le soluzioni a queste richieste del mercato italiano si declinano nei modi più diversi, e anche le grandi catene sono al passo coi tempi. Proprio come LIDL, che dal 3 maggio prossimo, in oltre 600 punti vendita lungo tutta la Penisola, lancerà la linea di prodotti Fdai, acronimo di “Firmati Dagli Agricoltori Italiani”, un marchio che nasce dalla partnership con Filiera Agricola Italiana, che ha contribuito allo sviluppo della nuova linea di prodotti caratterizzata dall’utilizzo di materie di prima scelta, 100% nostrane e tracciabili.

Il nuovo marchio comprende una gamma di prodotti ricca e geograficamente disseminata per tutta Italia: si passa dalla pasta trafilata al bronzo con grano lucano, all’olio toscano IGP al succo di frutta con agrumi di Calabria.

I prodotti, espressione massima della tradizione culinaria italiana, rappresentano anche il nostro impegno per un agire responsabile, poiché favoriscono un mercato sostenibile, che si basa su una filiera trasparente, dai saldi principi etici” ha dichiarato Eduardo Tursi, amministratore delegato Acquisti di Lidl Italia. Questa nuova linea di prodotti infatti sostiene e garantisce un modello etico della filiera agroalimentare grazie alla completa tracciabilità, l’uso di materie prime italiane al 100% e la promozione di un’equa distribuzione della catena del valore, dalla terra alla tavola.

spesa sostenibile

Il supermercato autogestito chiamato Camilla

A metà strada tra l’emporio solidale e il supermercato si trova Camilla, il progetto bolognese che vuole rendere operativo entro il 2018 il il primo supermercato autogestito dai suoi stessi clienti, dando così vita ad una vera e propria comunità, grazie alla collaborazione di volontari che saranno soci, clienti, produttori, cassieri e magazzinieri. “Noi ci basiamo su un sistema di garanzia partecipata: da una parte il piccolo produttore può fidarsi di noi perché pianifichiamo le quantità che ci servono prima e non cambiamo i prezzi, dall’altro lato sta a lui conquistarsi la fiducia della nostra comunitàspiega Giovanni Notarangelo di Alchemilla Gas, il principale Gruppo di Acquisto Solidale di Bologna.

In Italia sarà sicuramente il primo esempio di questo tipo di distribuzione, ma nel mondo c’è già chi lo fa da più di 50 anni. Nel cuore dell’America, a New York, esiste dal 1973 la food coop di Park Slope, un supermercato cooperativo dove i suoi 16.000 soci possono acquistare cibo di alta qualità a prezzi bassi in cambio di poche ore di lavoro.

Packaging addio con la spesa intelligente

vendita prodotti sfusi

Se la tracciabilità è uno dei punti fondamentali sui quali scommettere lo sono anche la sostenibilità ambientale e il risparmio intelligente.

Lo sanno bene i fondatori di Negozio Leggero. All’interno dei punti vendita tutte le merci sono sfuse: il cliente arriva già munito del contenitore e acquista “alla spina” solo la quantità di prodotto di cui ha realmente bisogno con un risparmio che arriva fino al 70 per cento per quei prodotti dove l’imballaggio incide molto sul costo finale e al 20 per cento dove il packaging pesa di più sul costo.

Nato nel 2009 a Torino ormai conta 15 punti vendita in tutta Italia, da Bergamo, passando per Milano e Roma fino ad arrivare a Palermo.

Le esigenze dei consumatori sono sempre più pressanti e fondamentali nell’equazione della produzione e della distribuzione, ma sembrano cambiare e diversificarsi molto velocemente. Noi non abbiamo la sfera di cristallo, ma nel 2016 avevamo già parlato di molte delle tendenze che vi abbiamo illustrato in questo articolo. Ma adesso vogliamo sapere la vostra, secondo voi come sarà fatto il supermercato del futuro che riuscirà a rendere il cliente davvero felice?

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