Arte Del Ricevere: Prontuario Dei Piatti Off-Limits

Redazione

Ecco un rapido promemoria per orientarvi nel difficile momento della decisione del menù. Decidere come strutturare un pranzo significa avventurarsi nella giungla dei gusti personali degli ospiti, ciascuno con le sue antipatie, idiosincrasie, capricci. Questo è il mio filo di Arianna per provare a passarla liscia.

Agnello. E’ soggetto a idiosincrasie sia alimentari sia, soprattutto, psicologiche. La campagna contro le stragi pasquali di agnelli può farvi passare per cinici massacratori dell’infanzia animale.

Anguille. Ve la sentite di accoltellarle ancora vive? Si deve. Non serve decapitarle subito, sappiate che i pezzi continuano a muoversi per circa un quarto d’ora.

Antipasto. Rinunciateci. Rischiereste di ricordare le cattive cene fredde che servono nelle classi turistiche degli aerei. Tenete anche presente che chi cucina (e serve in tavola) spesso rinuncia all’antipasto perchè deve badare alla cottura della pasta e gli ospiti ci rimangono male. Meglio un aperitivo in piedi e via a tavola, a mangiare tutti insieme.

Aragoste e Astici. In vostro ospite saprà che avete avuto il coraggio di buttarli vivi nell’acqua bollente. Regolatevi.

Carbonara. Piatto facilissimo da fare male e difficilissimo da fare bene. E’ soggetto a oscillazioni pericolose tra l’effetto “uovo crudo” e l’effetto “cemento a presa rapida” del parmigianoimpastato con l’uovo.

Carpaccio. Se volete farlo, attenetevi alla ricetta classica e non esagerate con le guarnizioni. Quando si comincia a pasticciare con funghetti, cuori di palma, limone e rucola si opera sempre sul precipizio dell’impostura.

Cavallo. Avete mai avuto un cavallo per amico?

Cervella. Possono evocare ancestrali tabù: il cervello del nemico era il pasto totemico di molte tribù di cannibali.

Cetriolo. Piace a pochissimi, dicono che torna su.

Cipollotti Crudi. Usateli come test: 9 volte su 10 piacciono a gente simpatica. Chi vedendoli inorridisce è spaccaballe, 10 volte su 10.

Coniglio. Attenti agli inglesi. Per loro  è un pet, cioè un animale da compagnia. Sarebbe come per noi mangiare un gatto.

Farfalle al Salmone. Negli anni ottanta, i banchetti di nozze sono stati i maggiori responsabili dell’infiltrazione nelle case di un pericoloso assassino della pasta: il salmone affumicato. Purtroppo la preparazione sopravvive. Ottimo con il pane, sminuzzato e riscaldato si trasforma nel killer di farfalle e tagliatelle.

Fegato. I vegetariani svengono, gli igenisti obiettano che è il filtro di tutte le porcherie chimiche che danno al bestiame, altri hanno subito il trauma infantile delle costrizione a mangiarlo. E’ anche difficile da cucinare: se cuoce poco e rimane al sangue fa orrore, se cuoce troppo diventa coriaceo.

Frutti di Mare. Attenzione alle allergie.

Insalata Capricciosa. Intruglio freddo fatto con wurstel, carote a julienne e maionese. Ora fortunatamente, sono passate di moda e hanno ceduto il passo alle insalate yogurtate e germogliate di soia.

Insalata Russa. In realtà è un minestrone freddo e asciutto con la maionese. Di russo non ha nulla. Piuttosto evoca il self-service della stazione.

Lumache. Fanno francese, ma fanno anche schifo a tanta gente.

Macedonia di frutta. Anche se l’affollate di mirtilli, noci e zollette di zucchero flambè ricorderà sempre la mensa aziendale.

Panna. E’ più sputtanante della rucola.

Parboiled (Riso). A consistenza gommosa, non scuoce mai perchè non cuoce mai.

Peperoni. Tutti dicono che sono buoni ma che non li digeriscono. Alla fine li mangiano sempre.

Petti di Pollo. Comunque li cuciniate ricorderanno sempre la cucina dell’ospedale.

Piedi di Porco. Assieme a baccalà, zampone, animelle, stinchi, ceci, fagioli e lenticchie, richiedono un’indagine preliminare sul gradimento degli ospiti o una bistecchina di riserva.

Ranocchi. Molti dei vostri ospiti ci giocavano da bambini. Qualcuna, particolarmente romantica e speranzosa, potrebbe anche averne baciato uno.

Risotto. Il risotto del principiante  è sempre troppo solido, cementato dal parmigiano e privo di ogni invitante morbidezza. O è troppo cotto o è troppo crudo.

Rognoni. Cucinarli richiede un’arte assoluta e in caso di fallimento la pena è pesantissima: sanno di pipì.

Subdole insalatone tropicali. Belle  e cattive, nascondolno l’apertura di scatole e e scongelamenti multipli. Quella di Granchio è fatta consurimi, tomino, sedano rapa, ananas crescione, avocado, uova di salmone. Con l’ “Insalata con Riso Selvaggio” si muore di peperoni gialli e rossi, riso selvaggio, piselli, ciliegie di mozzarella, limone e manta. E così via in un crescendo da brivido.

Spaghetti al Caviale. Spargete le palline di caviale sugli spaghetti appena scolati, aggiungete un po’ di burro e otterrete l’effetto di un piatto di spaghetti al burro mangiati con stoviglie mal lavate che puzzano ancora di pesce.

Tartine. Mettono tristezza. Non fatele mai.

Vol-Au-Vent. Sono ancora più depressivi delle tartine.

Pesce crudo. E’ più difficile da fare del pesce cotto. Entrano in gioco la freschezza assoluta, l’abilità nel taglio, la giusta temperatura, la scelta della qualità, ecc…Potete servirlo a patto di pensarlo come un piatto difficile da fare, quindi dopo averlo studiato ed esservi esercitati a lungo. Se deciderete di fare il grande salto, informatevi bene sul suo gradimento e proponetelo solo a chi lo ama davvero e si fida di voi. Ricordate anche che collocherete il commensale che lo rifiuta nella posizione dell’ ”antico”.

Torta dell’infanzia. Cioè quella che preparava la nonna per premiarvi. Considerate che potrebbe piacervi per motivi affettivi e per il suo sapore d’infanzia, non per la sua intrinseca qualità gastronomica. Chi non ha avuto la vostra stessa nonna, magari, potrebbe trovarla una schifezza.

di Martino Ragusa

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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