roy caceres

A Culinaria arte e cucina si ispirano a vicenda: l’intervista a Roy caceres

Luca Sessa
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Indice

    Colombiano di nascita, ma ormai romano d’adozione, Roy Caceres da alcuni anni ha portato nella capitale la sua filosofia gastronomica racchiusa in un’anima sudamericana. Presente già nelle passate edizioni di Culinaria, anche quest’anno è stato protagonista della kermesse che unisce arte e cucina, con un cooking show nel corso del quale ha presentato il piatto nato da un lavoro di reciproca ispirazione con l’artista Franco Losvizzero. Una “finestra nella minestra”, un gioco di parole, anche estetico, per immergersi nella creazione gastronomica, in contrapposizione all’opera di Losvizzero la cui idea di base era quella di uscire dalla scultura. Un perfetto scambio che ha catturato l’attenzione dei presenti, rendendo tangibile l’entusiasmo dei due protagonisti per un lavoro svolto in perfetta simbiosi.

    Dopo l’esibizione, abbiamo intervistato lo chef Roy Caceres per farci raccontare in presa diretta le sue impressioni.

    Roy Caceres e l’importanza dell’ispirazione

    L’arte e il cibo quante volte si sono incontrate all’interno del tuo percorso culinario?

    Roy Caceres: “Devo ammettere che con l’arte non ho mai avuto molto a che fare in maniera diretta, piuttosto  ho sempre contatti con gli artigiani, con chi ad esempio produce per me piatti personalizzati in ceramica. Ma incontrando persone come Franco Losvizzero (l’artista con il quale ha lavorato per Culinaria, ndr) ho scoperto che possono essere una grande fonte di ispirazione: con lui ho capito quanta forza riesce a dare ai suoi pensieri, alle sue idee, ai suoi progetti, e credo che questo approccio si possa applicare anche a quello che faccio io. A me capita di non essere convinto di alcune idee quando penso ad un piatto, e accantono ciò a cui stavo lavorando, invece gli artisti perseguono le loro idee con molta più determinazione e questa cosa mi ha colpito. Franco mi ha trasmesso questo valore, è stato una grande fonte di ispirazione”.

    caceres culinaria

    Fonte: culinaria.it

    Nel corso delle due giornate il vostro è stato probabilmente il connubio più intenso, le vostre opere sono sembrate essere due parti di una stessa cosa

    R.C.: “Quando mi sono confrontato con Franco in un primo momento non avevo assolutamente idea di cosa fare, da dove partire, in che direzione andare. Ci siamo visti al Teatro India dove lui esponeva alcune opere e abbiamo iniziato a parlare. Lui mi raccontava i suoi lavori, mi ha parlato dell’idea di base, del suo voler “emergere” dall’opera che avrebbe creato, ed allora ho pensato potesse essere interessante andare in direzione opposta, ma lavorando sempre sugli stessi elementi: per questo motivo ho ideato la finestra da cui tuffarsi nella minestra. Da quel momento è subentrata la parte tecnica relativa alla vera e propria realizzazione del piatto”.

    roy caceres a culinaria 2018

    Fonte: culinaria.it

    In un mondo pieno di eventi, non sempre di qualità, a Culinaria abbiamo notato che gli chef hanno fatto un percorso davvero stimolante, cosa ha reso speciale questa esperienza?

    R.C.: “Non tutti gli eventi a quali partecipo sono contraddistinti da questo tipo di esperienza. Qui il confronto e il lavoro con l’artista richiedeva una particolare applicazione: per voler dire qualcosa di tuo, per voler presentare un piatto che faccia emergere la tua idea di cucina, devi concentrarti, devi “esserci”, lavorare con grande applicazione. Con Franco all’inizio non riuscivo a capire come lavorare, avevo timore di presentare qualcosa di banale, e allora ho capito che avremmo dovuto creare una sintonia, per riuscire a comprendere in maniera reciproca le nostre idee. È venuto a cena da me, si è emozionato grazie ai miei piatti, poi ho scoperto le sue opere ed in quel momento abbiamo capito come avremmo dovuto collaborare”.

    caceres e losvizzero

    Fonte: culinaria.it

    Ripeteresti una esperienza di questo tipo?

    R.C.: “Si, a me è piaciuta molto perché è stata una fonte di ispirazione: spesso a causa dei ritmi di lavoro e della routine del quotidiano, dal fare sempre le stesse cose, può instaurarsi troppa monotonia in cucina. Poter invece uscire dal proprio ambiente per entrare in contatto con realtà così stimolanti, mi ha permesso di vedere il mio mondo da un altro punto di vista. L’arte, gli artigiani, i produttori, possono tutti essere trampolini di lancio verso nuove idee, e non devono necessariamente essere persone che hanno a che fare con il cibo, perché il cibo ce l’hai dentro di te, una ispirazione può venire da ogni cosa, anche un semaforo rosso può farti pensare a un bon bon alla fragola”.

    Parole significative quelle di Caceres, una riflessione importante sul processo creativo: non basta avere un talento, occorre “allenarlo”, stimolarlo, per riuscire a far scattare continuamente la scintilla che consente di trovare equilibrio nel piatto. Che possa essere l’arte il carburante dei protagonisti della cucina italiana e mondiale? Sarebbe una bella sfida, che potrebbe portare anche una ventata nuova nel processo creativo culinario.

     

    Cosa ne pensate?

    Luca Sessa

    Nato a Napoli, vive e lavora a Roma come food writer e food blogger. Nel 2011 ha aperto il Food Blog "Per un pugno di capperi" che, nato per essere una vetrina dei suoi piatti, è diventato un luogo di confronto tra appassionati. Il suo piatto preferito è la Torta caprese perché: "amo il cioccolato ed è da sempre la torta del mio compleanno. Dice che in cucina non possono mancare la pasta, una padella ampia e la passione. Ha collaborato con Dissapore, iFood, Excellence, Scatti di Gusto ed ora scrive per The Fork.

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