Viviamo in tempi in cui il bombardamento d’informazioni di ogni tipo, genera una continua alternanza di aspettative e delusioni. La progressiva  e preoccupante incapacità di ritagliarsi il tempo per riflettere,  di confrontarsi con specialisti del settore e  di verificare l’attendibilità dei dati presentati, creano nel comune cittadino-consumatore un livello non trascurabile di disorientamento e timore, capace  d’innescare ricadute negative sulla salute. La diffusione dellolio di palma costituisce un esempio illuminante in tal senso.

Questo grasso vegetale, solido a temperatura ambiente, viene impiegato dall’industria alimentare per una serie di aspetti:

  • Costa meno di altri grassi e se consideriamo che a livello mondiale circa il 70% di quanto troviamo nei piatti è prodotto da 10 multinazionali, è facile intuirne il vantaggio per pochi.
  • Aumenta la consistenza e la palatabilità  del cibo facendolo irrancidire in tempi più lunghi
  • Infine, fuma (acroleina tossica) a temperature alte, e quindi è indicato per le fritture. Ma questa, tra i grassi, non è una sua esclusiva.

    Olio di palma

La sua scelta è per lo più motivata dal tentativo di contrastare la progressiva presenza di acidi grassi trans nei prodotti industriali (piuttosto frequenti), veramente pericolosa per la nostra salute. Si formano quando si utilizzano oli non di qualità, in cui si inseriscono atomi d’idrogeno (idrogenazione) per renderli più consistenti. L’olio di palma non contiene questi grassi trans. Contiene però acidi grassi saturi, sicuramente pericolosi per la salute se assunti in quantità eccessiva, ma recentemente parzialmente riabilitati  dalle maggiori associazioni scientifiche mondiali, a dimostrazione di come la scienza debba essere maneggiata con estrema sapienza. Un etto di olio di palma contiene circa 49 g di questi grassi saturi, contro i 40 del lardo e i 51 del burro. Tra questi ac.grassi è fortemente presente l’acido palmitico (con 16 atomi di carbonio) implicato nella patologia cardiovascolare.

Altri aspetti da considerare sono:

  • quello relativo alla sicurezza alimentare, perché nel grasso è più facile si concentrino sostanze tossiche usate in agricoltura e con una certa disinvoltura nelle terre di coltivazione della palma
  • quello relativo al processo chimico di interesterificazione, in cui l’olio di palma viene utilizzato frequentemente e che serve per creare nuovi grassi, senza l’obbligo legislativo di riportarli in etichetta.
  • quello ambientale, in cui si rischia di creare uno squilibrio dell’ecosistema per una non necessità umana, visto che l’olio di palma non è così indispensabile.

A tal proposito, vale la pena sottolineare come il fine primario del cibo sia quello di finire in bocca per nutrire e solo poi anche per soddisfare un indubbio piacere. Il messaggio che sta passando ai più è però quello di sperimentare sempre più le nuove formulazioni gastronomiche per trarne la maggiore soddisfazione, in barba all’ipocrita assunto della salute prima di tutto. E allora olio di palma si o no? Né si né no; certamente non è pericoloso in piccole quantità, ma lo è se si eccede. E considerata la progressiva diffusione, è un ipotesi realistica. Non dimentichiamo che oggi la principale responsabilità ricade sul consumatore sempre più lontano da un corretto comportamento alimentare, in gran parte a causa delle tentazioni alle quali viene sottoposto.

Riflettere in primis su questo aspetto: abituarsi a leggere con attenzione le etichette, interiorizzare il motto ” poco ma buono”(in termini di qualità, specie nutrizionale), controllare il proprio peso e la dimensione della pancia, sono gli unici efficaci strumenti di difesa a nostra disposizione per vivere in maniera sana.

Prof. ac Lucio Lucchin
Direttore UOC di Dietetica e Nutrizione Clinica Comprensorio San. di Bolzano
Past-President ADI

 

 

prof. Lucio Lucchin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte immagine: altoadige.gelocal.it

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Redazione

3 Risposte

  1. andrea

    Questo è un articolo intelligente che aiuta a capire e non fa terrorismo, complimenti.

    Rispondi
  2. Valeria

    Avrei una domanda. In Inghilterra dove vivo attualmente e’ molto popolare l’olio di cocco per uso domestico (alimentare e per cosmesi). Molte persone qui sostengono che sia ideale per la frittura e cottura ad alte temperature mentre inorridiscono all’idea di cuocere con l’olio d’oliva. Hanno ragione? Che differenza c’e’ tra olio di cocco e olio di palma (dato che anche quello di cocco e’ solido a temperature ambiente e proviene dale palme?)

    Rispondi
    • redazione

      Ciao Valeria, grazie per la tua domanda. La sottoporremo al nostro nutrizionista e ne parleremo nelle prossime settimane.

      Rispondi

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