Viaggi indimenticabili nel mondo

Viaggiare… mangiando: alcuni dei viaggi più indimenticabili in giro per il mondo

Giovanni Angelucci
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Indice

     

    Cosa sarebbe l’uomo senza il viaggio? Quell’eccitazione che scintilla dentro di noi ancor prima di partire quando, mappamondo tra le mani, sogniamo di mete lontane che ci piacerebbe raggiungere. Forse in capo al mondo, forse dove vive la nostra amata che non vediamo da troppo, o ancora in quei luoghi di cui i nostri amici ci hanno parlato e che da tempo immaginiamo essere il posto dove vorremmo trasferirci per una “seconda vita”. E mentre facciamo roteare il mappamondo attorno al suo asse, ci rendiamo conto che di vita ne abbiamo una sola e che non c’è tempo da perdere, soprattutto per viaggiare. Oggi, allora, voglio portarvi con me in alcuni dei viaggi indimenticabili nel mondo, alla scoperta di posti lontani e magnifici da scoprire non appena sarà possibile. Questo, ovviamente grazie a un mezzo unico: il cibo!

    Viaggiare sempre: la bellezza della scoperta

    Ognuno nella propria vita si prefigge mete diverse: ad esempio, il sottoscritto ha come ambizione massima quella di vedere il pianeta intero. Chiamatela utopia, ma solo sognando si possono raggiungere i propri obiettivi e far sì che i nostri desideri si realizzino, o quanto meno avvicinarsi il più possibile. Oggigiorno, possiamo renderci conto che il nostro pianeta, in fondo, non è poi così enorme come si pensi: con un giorno intero di viaggio possiamo arrivare esattamente nel punto più lontano rispetto alla nostra Italia. Ricordo di quel 2018 in cui partii per le Isole Cook, otto isolotti sperduti nell’Oceano Pacifico, tra Nuova Zelanda e Fiji, praticamente invisibili sulle cartine geografiche. Quello fu il viaggio che mi fece rendere conto di quanto, in realtà, il mondo sia davvero lì nelle nostre mani. E allora perché non approfittarne e dare un senso alla nostra vita tramite la bellezza di nuovi paesaggi, cibi e culture diverse? Perché è proprio la bellezza dei Paesi scoperti e che visiteremo, in ogni sua disparata forma, a mantenere viva quella trepidazione che proviamo anche solo fantasticandoci su.

    Viaggiare per il mondo

    TORWAISTUDIO/shutterstock.com

    La dipendenza dal viaggio

    Quando si diventa viaggiatori seriali, perché lo si diventa eccome, si avverte una sorta di dipendenza dal viaggio: più lo fai e più ne vuoi. Se prima pianificavi un giro intercontinentale all’anno, poi hai bisogno di farne due, di solito nel periodo natalizio e in estate. Chi come il sottoscritto fa parte di questa categoria, ha sofferto moltissimo durante il lockdown e soffre ancora. Da un viaggio al mese (seppur di lavoro) si è passati a zero. Una battuta d’arresto senza precedenti che ha portato sconforto e disorientamento… la stessa città per mesi! Ma come insegna il Piccolo Principe, si può viaggiare anche restando fermi nello stesso posto, almeno per un po’.

    Viaggiare: qual è la situazione attuale?

    Ma qual è, quindi, la situazione attuale? Tornare a viaggiare come abbiamo sempre fatto è un miraggio, e sarà ancora per un (bel) po’ un ricordo lontano. Pian piano, si tenta di ritrovare la normalità quotidiana, i confini di alcuni Paesi sono stati riaperti, altri lo sono, ma solo per chi proviene da determinate zone. Noi italiani, ad esempio, non siamo ancora “liberi” di raggiungere qualsivoglia Stato: la capacità di superare liberamente i confini e di raggiungere determinate zone è ancora molto compromessa, soprattutto considerando che nel resto del mondo l’emergenza sanitaria è ancora in atto. Alcune rotte aeree, infatti, sono state interrotte e molti voli non hanno ancora ripreso tutte le tratte. Se negli USA potremo tornare chissà quando, a preoccupare maggiormente è l’Amazzonia, un mondo nel mondo, una realtà sublime lontana da qualunque stereotipo, una terra tanto selvaggia quanto fragile (a dimostrarlo le migliaia di morti che stanno avvenendo in Brasile a causa del Covid-19). 

    In giro per il mondo… mangiando: alcuni posti da scoprire

    Come detto la situazione attuale ci impedisce di andare dove vogliamo, ci sentiamo come “in gabbia”, e allora abbiamo pensato di viaggiare almeno con la fantasia, con articolo che possa farci sognare un po’, raggiungendo, almeno tra le righe, quei paesi lontani e magnifici che ci mancano. Oggi, dunque, vi porto alla scoperta di alcuni luoghi del cuore, quei posto che mi hanno colpito particolarmente e che ho conosciuto attraverso le loro abitudini alimentari uniche.

    L’Amazzonia selvaggia

    Iquitos Perù

    Karel Zahradka/shutterstock.com

    L’ultimo viaggio nel cuore verde del pianeta lo feci nella parte peruviana, a Iquitos, capitale amazzonica del Perù, un luogo mirifico e tanto verde, difficile da immaginare se non lo si visita. Il suo mercato di Belèn, tra i più autentici mai visti, la possibilità di risalire gli affluenti del Rio delle Amazzoni, dormire nel cuore della foresta, parlare con gli indios (o meglio con la sparuta discendenti che ne rappresentano ancora in parte la civiltà). Mangiare insieme a loro preparazioni meno convenzionali come coccodrilli, scimmie, tartarughe e larve (a proposito di cibi strani) della selva non ha davvero prezzo. Tornando al mercato, vediamo come il nome “Belèn” deriva da quello del quartiere dove 152 anni fa è nato, sulle rive del Rio Itaya. È suddiviso in due parti: quella alta, che ospita i 1300 banchi su cui sono messe in mostra e vendita le prelibatezze (soprattutto, carni esotiche come caimani, armadilli, roditori come l’aguti e il majaz); poi, la parte bassa, chiamata Pueblo Libre de Belén, la zona più popolata della città conosciuta anche come la “Venezia dell’Amazzonia” a causa delle inondazioni fluviali che avvengono da gennaio a giugno, costringendo la popolazione a vivere momentaneamente su palafitte e passerelle. E ricordate che non si può dire di essere stati nell’Amazzonia peruviana senza aver assaggiato il pesce d’acqua dolce più grande del mondo, il Paiche, cucinato alla brace o in zuppa. Un valore inestimabile che racchiude saperi orali intangibili. Non storcete il naso, dove c’è tradizione c’è cultura!

    L’Australia aborigena

    Green Ant Australia

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    L’anno scorso ero in Australia, nel Northern Territory a Darwin, Uluru, Alice Springs, cittadine remote tra gli aborigeni. Attorno a me c’era solo deserto… ho trascorso quelle ore con loro come in un tempo sospeso: qui, tutto ruota attorno alla vita animale e chiacchierando insieme mentre mangiavamo i wìtchetty grub (dei bianchi vermoni, alimento tipico) e mi raccontavano del bush, ossia lo spazio immenso e sconfinato, dove da sempre vivono e dove hanno imparato a convivere con la natura che li ospita e che comanda. Con una giusta organizzazione è possibile trascorrere del tempo con queste ultime civiltà confinate negli angoli del mondo, cacciando canguri, assaggiando le green ant (le formiche dal sedere verde molto usate in cucina perché contengono acido formico, e hanno un sapore simile a quello del lime), cuocendo i suddetti vermi sotto le ceneri (o provandoli crudi, per i coraggiosi, il cui sapore di patata e arachide rimane integro). O ancora, imparando a pescare usando alcune piante velenose e scoprendo quali tronchi custodiscono le riserve d’acqua per i periodi di secca. Pura Magia.

    Il Giappone più antico

    Donne Ama Giappone

    Aeypix/shutterstock.com

    Qualcosa di meraviglioso e inaspettato mi catturò quando visitai per la prima volta il Giappone. Fuori da ogni circuito turistico, nella prefettura di Mie, nella cittadina di Toba, conobbi le donne Ama, come vi ho raccontato nel mio reportage sui saperi e sapori del Sol Levante. Straordinarie sirene vestite di bianco che con con un solo respiro, così come cento anni fa, continuano a immergersi nei fondali del mare della Penisola di Shima per raccogliere gli abaloni (mollusco bivalvo conosciuto anche come “orecchia di mare”) e le loro perle. Tornate in superficie si svestono del manto bianco e cucinano per i viandanti ciò che pescano, in dei capanni sulla costa che un tempo utilizzavano per rifocillarsi e scaldarsi: pesci di piccola taglia, frutti di mare freschissimi tra cui le immancabili sazae (conchiglie a turbante) o i suddetti abaloni cotti su griglie allestita a terra. Un luogo che sa di tempi andati più unico che raro.

    La profumata Mauritius

    Rum Mauritius

    De Luca Davide/shutterstock.com

    Nonostante sia un’isola scelta per i suoi lussuosi ed esclusivi resort, Mauritius conserva un’anima tutta sua (e del mix delle diverse culture) in grado di emozionare davvero. Mi colpirono i profumi, un turbine di odori fragranti mai sentiti prima così tutti insieme. È conosciuta anche come l’isola della vaniglia, perché sono tante le sue coltivazioni nell’entroterra, ma anche del e dello zucchero (e quindi del rum); un paese ricco di contaminazioni e miscele variopinte. Mauritius è straordinaria e rigenerante già da sé, e infatti i mauritiani sono famosi nel mondo per essere tra i più affabili e gentili nei circuiti turistici. Ma se siete tra quelli che vogliono qualcosa di insolito e iper-tradizionale, beh, una chicca per voi c’è. Con il “gancio” giusto potrete imbattervi nella produzione casalinga del cosiddetto “rum clandestino”: tra le colline di Chamarel molte famiglie, come una volta, continuano a preparare il loro distillato di canna da zucchero nei barili sul retro delle proprie abitazioni. È qualcosa di molto raro, ma che continua a esistere e, soprattutto, a parlare delle terre in cui il succo delle canne (da cui si ricava) ha fatto la storia.

    Altri viaggi indimenticabili nel mondo

    Ma lo stesso può accadere a Cuba, cenando con i contadini che hanno fatto la revolución con Fidel Castro o fumando i migliori sigari cubani direttamente con i produttori, in Colombia con i produttori di caffè, in Islanda cibandosi della pulcinella di mare (il simpatico e colorato Puffin), nelle Filippine provando il balut (le uova di anatra fecondate con l’embrione al loro interno quasi completamente formato), o ancora in Argentina, in Sud Africa, a Capo Horn. Si potrebbe continuare per giorni lungo le rotte che ognuno ama e desidera. Perché il viaggio non è altro che desiderio di scoperta che ci tiene in vita: è esso stesso la vita, il motivo per cui continuiamo a esistere.

     

    Avete già deciso dove andare quando tutto tornerà alla normalità?

    Giovanni Angelucci

    Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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