Quali sono i cibi più strani da provare in giro per il mondo?

Giovanni Angelucci
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    Qualcuno li definirà cibi strani nel mondo, altri orrori, però sono il patrimonio culturale (e per molti organolettico) dei tanti paesi del mondo. Ma il bello è questo, poter scoprire il pianeta anche attraverso i suoi “piatti” tipici. Dietro qualcosa che all’apparenza può sembrare inverosimile, come mangiare un pipistrello e delle tarantole, in realtà si celano aspetti ancestrali e insegnamenti antropologici più profondi di quanto mai potremmo immaginare.

    Mangiare è scoprirsi

    In uno dei suoi ultimi scritti, Sotto il Sole Giaguaro, Italo Calvino diceva: «…il vero viaggio, in quanto introiezione d’un “fuori” diverso dal nostro abituale, implica un cambiamento totale dell’alimentazione, un inghiottire il paese visitato, nella sua fauna e flora e nella sua cultura […] facendolo passare per le labbra e l’esofago. Questo è il solo modo di viaggiare che abbia un senso oggigiorno, quando tutto ciò che è visibile lo puoi vedere anche alla televisione senza muoverti dalla tua poltrona». E lo scriveva quarant’anni fa.

    Ok, non tutti hanno la sua sensibilità e lungimiranza ma ciò che leggiamo è verità assoluta, non esiste maniera più concreta e profonda per conoscere la cultura di un popolo e di un luogo se non attraverso le sue tradizioni alimentari (anche siano i cibi più strani nel mondo). Motivo per cui il sottoscritto, gastronomo curioso e assetato di avventura gastromentale, ha deciso di viaggiare intorno al mondo mangiando ogni animale commestibile riconosciuto come cibo dalle genti che lo ospitano (tranne i cani, anch’io ho un limite).

    Cibi strani nel mondo: dalle aringhe fermentate, alle scimmie, al balut

    Dunque, tra intossicazioni e flora intestinale perduta ormai da anni (ne è valsa la pena), ecco i piatti più strani mai provati, tra cultura e sapori a dir poco estremi, che potete trovare in giro per il mondo. 

    Tartaruga in Perù

    Nel mercato di Belen ad Iquitos, la capitale amazzonica peruviana, c’è la possibilità di provare parecchie prelibatezze locali e da sempre in uso nelle tradizioni gastronomiche dei popoli che vi abitano. Il mercato sorge su una delle sponde degli affluenti del Rio delle Amazzoni e qui la fauna è più che rigogliosa. Tra i banchi troverete la qualunque: pesci di ogni specie compresi i piranha, vermi, alligatori, scimmie, interiora bovine e non, roditori vari (ne ho mangiato uno che somigliava più ad una lontra, dallo strato di grasso alto un centimetro altamente saporito e servito con del puré d’aglio) e le tartarughe vendute sui banchi, da bollire o da scottare leggermente impiegandole in un’insalata colorata con una dozzine tra spezie e verdure.

    mercato perù


    Mercato di Iquitos, Perù – Nowaczyk/shutterstock.com

    Insomma un trionfo di carni esotiche e cibi strani del mondo, ma non chiedete mai del delfino, da queste parti nuota una specie rosa ritenuta sacra che, secondo leggenda popolare, durante la notte incarna sembianze umane regalando amplessi alle donne che dormono. Se poi l’acqua non vi basta per pasteggiare con questi ricchi piatti, prendete in considerazione di bere la bevanda tradizionale chiamata masato (o hueno nella lingua indigena Shawi) a base di yuca che le signore masticano per ore fino a creare un purè che con la saliva fermenta. Se non è vita questa!

    Puffin in Islanda

    In Islanda, oltre alla balena, è facile provare le carni della pulcinella di mare, il simpatico e colorato Puffin (non sentitevi in colpa, ce ne sono talmente tanti che il governo invita a mangiarli). Viene preparato affumicato o alla griglia e il sapore ovviamente varia molto, nel primo caso le spiccate note simili al piccione non vengono esaltate, al contrario nella cottura sui carboni in cui il suo sapore intenso è decisamente avvertibile.

    In Islanda c’è anche l’Hákarl, lo squalo putrefatto: le sue carni fresche sono tossiche e per poterlo consumare è necessario lasciarlo essiccare e fermentare all’aria aperta. In realtà oggi è più un richiamo turistico, perché gli islandesi consumano davvero poca di questa carne, il cui odore è disgustoso…

    hakarl islanda

    Teo Wei Keong/shutterstock.com

    Fruit bat, Mauritius

    Come dice la parola stessa, sono i pipistrelli che si cibano solo di frutta come banane, manghi o lici la cui carne è particolarmente dolce. Vengono ancora cucinati dalle nonne mauritiane (ma anche nelle Cook Island) e, dopo essere andato a caccia notturna con i nipoti, li abbiamo gustati cucinati in padella con erbe aromatiche (e senza ali). La loro carne è tendente al dolce, la cottura in padella ne rende croccante la superficie e i fruit bat sono tutti da rosicchiare. Certamente si aggiudicano un posto di primo piano tra i cibi strani nel mondo. 

    Formiche, Colombia

    Le green ants sono le formiche dal sedere verde molto usate nella cucina del Northern Territory australiano perché contengono acido formico molto simile al sapore del lime (addirittura qui vengono utilizzate come ingrediente per produrre un gin). Poi ci sono invece le hormigas culonas, formicone dal “lato B” alquanto pronunciato e succulento che in Colombia vengono arrostite e vendute in scatoline con la loro croccantezza e sapore di terra. 

    Coccodrillo, Sud Africa

    Lo si trova in parecchi paesi del mondo, io ho avuto la fortuna di gustarlo in Mauritius, in Sud Africa e a Darwin (Australia) dove sono riuscito a provarne la carne cruda. In Mauritius c’è addirittura un ristorante dedicato a questi animali preistorici (il Crocodile Affamé in cui godere anche di un bell’hamburger) ma è in Sud Africa che ne ho assaggiato la versione più valida: marinato con agrumi e peperoncino, leggermente cotto, internamente rosa, reso armonico da cetriolo e frutta. 

    Aringa fermentata, Lapponia

    Si può provare in diversi paesi dell’Europa del Nord, io ho avuto il “piacere” di mangiarne un filetto in Lapponia mentre dai vetri osservavo un’aurora boreale commovente durata quasi due ore a -25 gradi. Ero nella capitale delle saune, a Kukkolaforsen sul fiume Torne che divide Svezia e Finlandia, e ne ho provato una parte assoluta senza condimenti (obbligatorio uno stomaco più che rodato) ma anche la versione “più facile” condita con cipolla, insalata, formaggio e salse avvolta in una sorta di piadina. La latta che le contiene deve essere aperta rigorosamente all’esterno a causa dell’odore fortissimo.

    aringa fermentata

    Fanfo/shutterstock.com

    Cuy, Perù

    Uno dei piatti più famosi del Perù, il porcellino d’India preparato tradizionalmente nelle case ma anche nei ristoranti di alta cucina del paese, dal Central ad Amaz. Al palo, relleno (ripieno, tipico in quota sulle Ande) o fritto, è un piatto popolare oltre che davvero di alta godibilità.

    Fugu, Giappone

    Sushi e sashimi scansatevi, dovete capire una volta per tutte che il Giappone è davvero tanto di più! Solo viaggiando nel paese del Sol Levante potrete rendervene conto, semmai imbattendovi nel fugu, il famigerato pesce palla. Squisito ma pericoloso, alcuni dei suoi organi contengono tetrodossina, sostanza velenosa e mortale, che i capaci cuochi giapponesi riescono a rimuovere solo in seguito ad un accurato lavoro. Considerato l’alto rischio, il fugu può essere preparato solo da chef in possesso della licenza che ne certifichi l’abilità nel farlo. Voi rischiereste la vita per un pesce palla? Io l’ho fatto due volte e sono ancora qui… 

    Balut, Filippine

    Super leccornia diffusa in tutto il sud-est asiatico, è il famoso Balut: uova di anatra fecondate con l’embrione al loro interno quasi completamente formato. È una specialità tipica delle Filippine, l’uovo viene bollito e consumato direttamente dal guscio rompendolo in cima, usando sale e aceto per condirlo. Si tratta di un cibo di strada facile da comprare anche nel Laos o in Vietnam. L’aspetto raccapricciante è il preludio ad un boccone che ha la consistenza del foie gras e il sapore spiccato dell’uovo.

    balut filippine

    Alain Lauga/shutterstock.com

    Sannakji, Corea

    Per la serie “il pericolo è il nostro pane quotidiano”, vi presentiamo il Sannakji, un piccolo polpo della specie nakji, tagliato in piccoli pezzi e servito ancora vivo. Fresco e appetibile, ha un piccolo problema: anche le ventose sui tentacoli sono ancora vive quando vengono servite e spesso si attaccano alla bocca e pericolosamente alla gola durante la deglutizione quindi, gustatelo a pieno ma masticate più del normale.

    Vermoni, Australia

    Ero recentemente in Australia, nel desertico Northern Territory in compagnia degli aborigeni che qui vivono da secoli. Da giugno a settembre è la stagione dei wìtchetty grubs, dei grossi vermoni iper proteici (fino a 900 calorie) diffusi nell’alimentazione aborigena. Vengono cercati nelle radici degli alberi del bush (lo spazio immenso e sconfinato in cui la natura comanda) e poi arrostiti sotto le ceneri. L’aborigena con cui sono stato, però, mi raccontava che i nonni li mangiavano crudi per cui ho deciso di adattarmi e provare un delek (in lingua aborigena) vivo (dopo avergli staccato la testa perché tossica). La texture è cremosa e non propriamente invitante ma si riescono a distinguere sapori netti come la patata, l’arachide e la terra. Stupendo.

    Cuore di orso, Slovenia

    Tra tutti questo è forse il cibo più “normale”, forse perchè basta oltrepassare il confine per trovarne le carni divise per vari tagli. Si mangia prevalentemente in spezzatino ma ne vengono cucinati anche il guanciale e le zampe, il sapore è decisamente presente e ben più forte della normale selvaggina, quindi lo troverete preparato in umido con cotture molto lunghe così da eliminare le note più forti e ammorbidire la carne sfaldando i tessuti connettivi. Sarete fortunati se riuscirete ad assaggiare il cuore di orso, dopo aver mangiato l’organo vitale di un animale come questo non sarete più gli stessi (se credete all’ancestralità e ai racconti di chi se n’è sempre cibato vivendo tra le montagne).

     

    E voi cosa avete mangiato di strano in giro per il mondo?

    Giovanni Angelucci

    Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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