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I 10 dolci più buoni e inquietanti della “Festa dei Morti”

Silvia Trigilio

Inquietante a dirsi ma è così: il 2 novembre, in occasione della commemorazione dei defunti, in tutta Italia si fanno grandi scorte di zuccheri. Tra le ricette tipiche di questo giorno, in pole position in tutte le regioni italiane, troviamo biscotti: ricoperti di cioccolato, cosparsi di zucchero a velo, morbidi, croccanti…tutti accomunati da un’inquietante caratteristica: il nome lugubre. Partendo dunque dall’osso del morto (o ossa dei morti, perché esiste anche questa graziosa variante), passando dalle fave o favette dei morti, si arriva in Sicilia persino al dito d’apostolo.

Raccogliere tutte le ricette tipiche della “festa dei morti” non era affatto semplice, ma alla fine l’abbiamo spuntata: grazie a whatsapp e alla sua infinita possibilità di creare gruppi e stalkerare parenti e amici sparsi per la penisola,  siamo riusciti a mettere insieme le 12 ricette più (o meno) lugubri preparate per la “festa dei morti”.

Ricette tipiche per la “festa dei Morti”: i nomi lugubri che accomunano l’Italia

1. Fave dei morti vs favette

Fave dei morti

Questi deliziosi pasticcini alla mandorla, talvolta ovali e talvolta schiacciati, piccoli o grandi, spesso colorati e cosparsi di zucchero a velo, uniscono varie regioni italiane: parliamo delle fave dei morti (pregasi omettere maliziose battute).

Fave dei morti

Sempre e dovunque a base di mandorla, le fave dei morti o fave dolci vengono preparate in Umbria, nel Lazio, nelle Marche, in Emilia Romagna e in Lombardia). Nel nord-Est, troviamo invece la loro variante, le favette dei morti, per la gioia dei bambini veneti, triestini e friulani.

2. Gioite bambini: ossa di morto (o ossa dei morti) in tutta Italia

Ossi-di-morto

La festa di Halloween, con le sue zucche e le sue maschere mostruose è davvero nulla rispetto al buon gusto di noi italiani, che in fatto di ricette per la Festa dei Morti siamo più uniti di quanto non lo fossero i partigiani durante la liberazione del nostro Stato: a Nord, al Centro e al Sud, il 2 novembre si mangiano ossa dei morti.

Come nel caso delle fave, non tutte le ossa d’Italia sono uguali. Se in Sicilia, ad esempio, i crozzi ‘i mottu sono secchi e dalla forma allungata, per la cui preparazione servono tre giorni e si utilizzano zucchero, farina, albume, acqua di chiodi di garofano e cannella, a Parma è tutta un’altra storia: li troviamo infatti ricoperti di glassa, di cioccolato o di zucchero. Altra capitolo meritano poi le ossa dei morti in Toscana, dove vengono realizzate con un composto di mandorle, farina, zucchero e limone.

3. Pan dei morti in ogniddove

Pan dei morti

Oltre ad avere un gran numero di ossa, i morti per la loro “festa” hanno pane da vendere. Per le origini di questa ricetta, tipica soprattutto di Lombardia e Toscana (dove viene anche chiamata “Pan dei Santi”), dobbiamo fiondarci nel remoto passato dell’Antica Grecia e scomodare addirittura la dea Demetra. Sembrerebbe infatti che per ingraziarsi la dea delle messi, i greci le offrissero del pane, assicurandosi in questo modo un buon raccolto. Usanza non molto distante da quella nostrane: in alcuni paesi, infatti, resta viva ancora oggi la tradizione di imbandire una tavola nella notte tra l’1 e il 2 novembre, per sfamare i defunti in visita dall’aldilà. Ecco dunque spiegata l’origine di nomi così inquietanti… 

“Festa dei morti”: ricette tipiche per ogni regione

Restituire un quadro esaustivo delle ricette regionali tipiche della festa dei morti sarebbe impossibile. Ci scusino quindi i lettori che non troveranno in questo articolo il dolce preparato nelle loro zone, faremo di tutto per accontentarli il prossimo anno. Cominciamo dunque dalle usanze più sobrie e terminiamo con quelle più improbabili.

4. Papassini sardi

papassini-vegetariani

Tra le nostre ricette abbiamo sia papassini vegetariani, che i papassini neri, dolci della tradizione sarda realizzati con ingredienti semplici, preparati sia durante questa festività che nel periodo natalizio.

5. Torrone morbido dei morti

Torrone dei morti

Deliziosa copertura al cioccolato fondente, morbido ripieno di crema bianca con pasta di nocciola o di cioccolato. A finire, una spolverata di (a scelta) nocciole, o pistacchi, o granella in generale: a Napoli i morti si trattano bene, basta guardare le foto di questo dolce.

6. Piada dei morti in Romagna

la piada dei morti

Dopotutto, se da vivi era l’alimento base del romagnolo, perché le cose dovrebbero cambiare passando a miglior vita? In Romagna, il 2 novembre, si prepara la Piada dei morti, delizioso e ipercalorico dolce a base di uvetta, noci, mandorle, pinoli e miele.

7. Fanfullicchie in Salento

Fanfullicchie Fonte immagine: facebook.com/salento.damare.lecce

Caramelle di zucchero aromatizzzate, attorcigliate su se stesse e colorate, vengono vendute il 2 novembre davanti ai cimiteri salentini, per la gioia dei bambini pugliesi: sono le fanfullicchie, il dolce tipico della festività dei morti nel bellissimo Salento.
Un altro dolce pugliese di questo periodo è la Colva, i cui ingredienti principali sono grano e melograno. Si narra che gli antichi greci preparavano questo gustoso dolce come offerta a Dioniso ed Ermes. La frutta secca è da aggiungere a piacere, secondo disponibilità.

8-9-10. Dalla frutta di Martorana alle Dita di Apostolo

Frutta di Martorana

A dare il meglio, in questo scenario di lugubri dolci per la festa dei morti è senz’altro la Sicilia. Se la frutta di Martorana (riproduzioni di frutta, per l’appunto, con farina di mandorle e zucchero) non ci sorprende se non per i suoi eccessi calorici e glicemici, ci lasciano di stucco le “dita di apostolo”, ovvero delle superbe crepes arrotolate e ripiene di ricotta, tipiche della pasticceria palermitana.

Pupi di ZuccheroFonte immagine: foto-sicilia.it

I bambini siciliani però, si rifanno alla grande con i pupi di zucchero: statuette di zucchero colorate che rappresentano paladini o generiche figure maschili o femminili. Altra grande tradizione della Festa dei Morti in Sicilia è mangiare i Tetù, ovvero dei biscotti fatti con un impasto di vaniglia e mandorle, ricoperti di glassa bianca o nera al cacao. Ma non finisce qui, spostiamoci a Catania, dove le Suore Vincenziane ogni anno, per questa ricorrenza, preparano gli ‘nzuddi, biscotti con cannella e mandorle. Buonissimi e dal sapore unico.

Sempre a Catania, in  questo periodo si preparano le Rame di Napoli, che si possono trovare sia con la marmellata di arance che con il cioccolato fondente.

rame di napoli

Fonte immagine: dolcisiciliani.net

Anche noi ci siamo chiesti il motivo del nome, essendo un dolce siciliano, le leggende sono molte ma quella più veritiera risulta essere in onore di una moneta in rame introdotta durante l’impero Borbonico, dopo l’unione del Regno di Napoli e quello di Sicilia. Il popolo pensò di riprodurre questa moneta attraverso dei dolci e di chiamarli appunto Rame di Napoli.

11. Meini a Milano

Meini dei morti, biscotti preparati con ingredienti semplici, il cui ingrediente base è  la farina di mais. Fantastici da inzuppare nel tè o come da tradizione. nella panna fresca liquida. Non sono molto conosciuti fuori dal territorio lombardo ma sono di una bontà senza eguali. I Meini vengono preparati principalmente a Lodi, il loro nome deriva da miglio, utilizzato per fare il pane e venne successivamente trasformata in ricetta dolce, da questo “pan de mej”.

12. Bostrengo: dall’Umbria alle Marche

festa dei morti

Collocare in una specifica zona geografica il Bostrengo è davvero difficile, di sicuro sappiamo che ha origini contadine. Questo dolce, infatti viene preparato con ingredienti poveri che si trovano facilmente in dispensa come il riso, il pane, le mele, le noci e il miele. Si serve a quadratini e cosparso di zucchero a velo. Da provare!

Noi ce l’abbiamo messa tutta, a questo punto non ci resta che contare sul vostro aiuto: per la “Festa dei morti”, quali ricette tipiche o dolci si preparano dalle vostre parti? Hanno nomi lugubri come quelli da noi elencati?

 

Articolo redatto insieme a Elisabetta Pacifici.

Silvia Trigilio

Nata ad Augusta, in provincia di Siracusa, vive e lavora a Bologna. Il suo piatto preferito sono i profiteroles della mamma perché sono lo ying e yang della cucina... se bianco e nero, dolce e amaro possono fondersi in maniera così estatica, vuol dire che un mondo migliore è possibile. In cucina non può mancare: una connessione internet, un tirabusciò (o tire-bouchon) e dei buoni commensali.

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