Parlare del cibo per raccontare la società: intervista a Giuliano Gallini

Erica Di Cillo
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    “Il cibo non è soltanto alimentazione, ma ha notevoli risvolti sociali e antropologici”: a ricordarlo su Il Giornale del Cibo è Giuliano Gallini, Direttore Marketing Strategico di CIRFOOD e autore della rubrica Cum Grano Salis, che conferma l’interesse del magazine per gli aspetti culturali legati al cibo. Abbiamo approfondito l’argomento parlando con lui di cibo e cultura e del suo primo romanzo, Il confine di Giulia, presentato qualche settimana fa a Festivaletteratura di Mantova, dove ci ha dato qualche anticipazione anche de Il secondo ritorno, in uscita a novembre.

    Il confine di Giulia, tra finzione e realtà

    ‘Il confine di Giulia’ mescola abilmente la verità con la finzione, partendo dalla vicenda dello scrittore Ignazio Silone, autore di Fontamara, e contestualizzandola nel momento della sua permanenza in Svizzera, dopo l’espulsione dal Partito Comunista. “Il 1931 – afferma Gallini, – è l’anno della svolta di Ignazio Silone, in cui viene espulso dal partito per aver tradito gli stalinisti con i trotzkisti, ma è anche l’anno in cui finisce il suo romanzo Fontamara”. In questo frangente, Silone incontra la poetessa Giulia Bassani, un personaggio inventato che costituisce il suo alter-ego e con il quale vivrà una storia d’amore caratterizzata da incomprensioni e incolmabili differenze tra i due, con uno dei dolci più famosi al mondo a fare da testimone dei loro incontri, la Torta Sacher.

    Volevo scrivere un romanzo in cui i due personaggi fossero opposti, e rappresentassero i due poli della ricerca esistenziale: un credente e una nichilista” , continua Gallini. Silone era un credente, dopo essere stato comunista divenne un fervente cattolico: ci sono persone che hanno bisogno di stare sempre ‘dentro una chiesa’, in qualche modo. Giulia Bassani, invece, non riesce a credere, non riesce neppure a legarsi al figlio che avrà. Queste sono le due possibilità che abbiamo, credere in qualcosa oppure non credere e pensare che la vita sia solo una dolorosa parentesi. Il Sileno diceva che la cosa migliore che potrebbe capitare a un uomo è non essere mai nato. Giulia ha questa consapevolezza, che dopo la vita non ci sia nulla, e deve conviverci”.

    ignazio silone

    Fonte: wikipedia.org

    Scrivere, anche di cibo: perché è così importante oggi?

    Il dualismo tra i personaggi di Ignazio e Giulia è evidente anche nell’opposizione uomo-donna e contadino-borghese, e trova espressione nelle differenti scelte che entrambi hanno fatto, votandosi all’arte della scrittura: prosa e poesia, due espressioni e due mondi in antitesi, accomunati dalla volontà di trasferire all’esterno sensazioni e sentimenti, un bisogno che nella nostra epoca è sempre più presente, al punto di dare vita alla definizione ‘Narrative Age’, epoca della narrazione. Non si parla soltanto di libri, però, ma di tutto ciò che viene prodotto con l’intento di raccontare una storia: dal film allo spot pubblicitario, al post pubblicato sui social.

    Oggi i mezzi sono completamente diversi, rispetto a un tempo – afferma Gallini -, ci sono i social e le piattaforme di streaming, ma c’è anche un ritorno alla poesia, e soprattutto, continua ad esserci questo bisogno di storie, di narrazioni. Molto spesso nella scrittura si parla anche di cibo: se prendiamo l’esempio della sceneggiatura di un film è quasi impossibile che non ci sia del cibo, c’è sempre qualche scena in cui si mangia. Poi, naturalmente, ci sono film in cui si parla solo di cibo, come il documentario che abbiamo premiato con la Menzione Fedic – Il Giornale del Cibo alla Mostra del Cinema di Venezia, ‘I Villani’ di Daniele De Michele, che racconta la tradizione del cibo italiano attraverso 4 personaggi impegnati a conservare questo patrimonio”.

    Il discorso del cibo

    il discorso del cibo

    Di cibo si parla spesso, per non dire sempre, anche in maniera indiretta, perché l’alimentazione trascende dall’atto del nutrirsi, è qualcosa di molto più articolato e complesso. “Il discorso del cibo per me è olistico, c’è tutto, è una questione identitaria. Affrontare un discorso sul cibo significa parlare della vita, della società. Se si vuole parlare, o scrivere, con cognizione di causa, non si può ridurre il cibo a una ricetta, al piacere o all’atto del mangiare, perché ha tanti altri risvolti. Parliamo ad esempio dei ristoranti: la sociologa Joanne Finkelstein ha scritto un saggio sul perché si va al ristorante, analizzando anche le varie categorie di locali. Lei diceva che il ristorante è una scena teatrale, dove si va perché si ha voglia di stare su un palcoscenico, per mostrarsi e per guardare gli altri che mangiano”.

    Chi si occupa di ristorazione dovrebbe tener presenti questi aspetti, sottolinea Gallini, perché ci sono moltissime implicazioni psicologiche. Il legame tra cibo e parola è evidente anche quando a tavola raccontiamo delle storie: “parlo spesso dell’episodio in cui Ulisse nell’isola dei Feaci racconta la sua vita e tutto quello che gli è accaduto, perché lo fa proprio durante un banchetto – continua il l’intervistato – il cibo ha grosse implicazioni sociali e culturali. Poi c’è il cibo come agricoltura, che è un altro aspetto della questione, e infine c’è l’inclusione sociale: ci sono fenomeni di povertà alimentare, non c’è solo chi muore di fame, ma ci sono persone costrette a comprare cibo spazzatura; c’è un discorso di giustizia e inclusione sociale, perché la distribuzione non raggiunge tutta la popolazione. Anche per questo parlare di cibo significa parlare della società”. Proprio a questi temi sarà dedicata l’iniziativa che CIRFOOD terrà durante il festival Internazionale di Ferrara, in continuità con quella dello scorso anno, dal titolo ‘Tra povertà alimentari e povertà culturali’.

    Cibo e cultura nei romanzi di Giuliano Gallini: “Il secondo ritorno”

    joseph conrad

    Fonte: wikipedia.org

    Anche nel secondo romanzo di Giuliano Gallini, in uscita a novembre 2018 per Nutrimenti, il cibo riveste un ruolo importante: “almeno un paio di scene decisive – ci racconta l’autore – avvengono a tavola”. ‘Il secondo ritorno’ ha come protagonista una donna, suo marito e un gruppo di amici; ancora una volta è tirato in ballo uno scrittore del passato: si tratta di Joseph Conrad, autore di ‘Cuore di tenebra’ e ‘Un avamposto del progresso’, per citare solo due titoli. “Proprio Conrad sarà protagonista di una discussione con un medico, arrivato per visitare sua moglie, incinta, che si svolge a tavola, mentre lo scrittore mangia del pesce fritto nel burro chiarificato e beve birra”.

    Il libro, spiega Gallini, si rifà a ‘Il ritorno’ di Conrad, che costituisce “il suo primo tentativo di scrivere un romanzo psicologico alla Henry James, senza ambientazioni esotiche e marinai. La trama racconta di una coppia di Londra; un giorno lui torna a casa e trova un biglietto in cui la moglie dice di essere andata via; poi però la donna fa ritorno. Io immagino una storia analoga, ma ambientata al giorno d’oggi a Milano: nel libro ci sono due piani narrativi, perché questa vicenda si intreccia con quella di Conrad. Sembra quasi che sia lui a scrivere questo libro, perché non era soddisfatto della conclusione del suo”.

     

    In attesa di sapere cosa accade ne ‘Il secondo ritorno’, raccontateci cosa significa per voi il binomio cibo e parola.

    Erica Di Cillo

    Erica è nata in Molise ma da undici anni vive a Bologna, dove lavora come web writer, social media e content manager freelance. Il suo piatto preferito sono le polpette, perché prepararle la mette di buonumore. Nella sua cucina non devono mancare la salsa di soia e un wok per saltare le verdure e organizzare al volo una cena.

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