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Arancia Di Ribera Dop

Redazione

Anch’io posso dire di essere un produttore del’arancia di Ribera Dop. Con la parola “produttore” esagero un bel po’, ma a me piace pensarlo, visto che in fondo mangio le “mie” arance.
Avete presente quando a Totò chiedono “Avete prole?” e lui risponde “Sì, un prolo!”. Anch’io potrei dare la stessa risposta: ho un albero in giardino, e potete immaginare la tragedia tutte le volte che il Maestrale fa cadere un frutto ancora acerbo. Ma il sapore di quelle che arrivano a maturazione mi ripaga di tutte le ansie, anche se non è facile neppure mangiarle, visto che finisco per conoscerle una per una.

Cari amici, so che non mi sospetterete di campanilismo se vi dico che sono arance veramente speciali per il sapore dolce, la consistenza carnosa e il profumo intenso. Confesso che ho avuto qualche difficoltà a segnalarvele proprio perché mi sentivo “di parte”, ma va dato onore al merito e saper vincere il pudore quando è necessario. La nostra arancia si chiama Brasiliana, ma la potete trovare in commercio anche con il nome di Riberella e Washington Navel, Arancia di Ribera Dop.

A raccontarmi la sua storia e farmi capire il motivo di tanti nomi è stato Giuseppe Pasciuta, presidente del consorzio di tutela. È una storia davvero interessante che vi propongo con le sue parole:
“Nel 1870 in Brasile si produsse una mutazione naturale dalla varietà ‘Selecta’. Gli agronomi
americani si accorsero subito che aveva doti particolari e la impiantarono negli Stati Uniti, nel River Side, dove venne chiamata Washington Navel. Il motivo del nome Washington è facilmente intuibile,‘navel’ perché ha il polo opposto al picciolo a forma di ombelico, che in inglese si chiama
‘navel’. Questa caratteristica deriva dal fatto che in realtà si tratta di un doppio frutto derivato
da un doppio ovaio. Basta aprire un’arancia per scoprire che all’interno degli spicchi normali
si trovano spicchi più piccoli, irregolari e più dolci che sono quelli del frutto interno.

Dall’America la nuova cultivar si diffuse in tutto il mondo. Ma a Ribera arrivò direttamente dal Brasile portata da un riberese, perciò continuiamo a chiamarla brasiliana, ed è un nome che ha solo qui e in nessuna altra parte del mondo. A differenza di altre varietà ‘navel’, cioè ombelicate, che si sono adattate bene in molte regioni temperate, la Washington ha dimostrato una scarsissima plasticità.

Si può dire che oltre al Brasile dove è nata si sia adattata solo nel River Side e qui a Ribera.
La Navelina e gli altri tipi di Navel Risanato (le altre ombelicate), si possono coltivare in tutto il Meridione d’Italia, ma la Washington Navel o Brasiliana, che è senza dubbio la varietà più pregiata, si trova solo qui. Basta spostarsi al di fuori del territorio di coltivazione dell’arancia di Ribera DOP per avere problemi di coltivazione, con frutti che diventano mollicci già ai primi di febbraio mentre qui la produzione si protrae fino a maggio con caratteristiche qualitative di pregio. Allontanandosi di qualche chilometro addirittura non fruttifica”.

Confesso che mentre Peppe Pasciuta mi diceva queste cose ero molto orgoglioso del mio unico albero capace di fruttificare da novembre a maggio, proprio come tutte le migliaia di suoi confratelli impiantati tra le valli del fiume Verdura e del Magazzolo. Ma per me la bontà della Brasiliana è un fatto scontato, perciò ho chiesto al mio dotto interlocutore di descrivermi le sue caratteristiche.
“Sono la dolcezza e la consistenza ideale per un frutto da pasto” afferma Peppe “Il contenuto medio in succo del 33% e la tenerezza della fibra le conferiscono una ‘grana’ ideale per la mangiabilità. Ci sono arance che contengono fino al 40% di succo ma sono buone solo per le spremute e non rendono come arancia da pasto. Questa invece ha una doppia vocazione, restando primaria quella della tavola rispetto alla spremuta. Infine, particolare non trascurabile, è un’arancia apirena, cioè priva di semi, e di grande digeribilità”.

di Martino Ragusa

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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