Ogni giorno, in qualsiasi angolo del mondo, una donna o un uomo fanno la differenza semplicemente vivendo la loro vita. Una goccia nel mare, si dice, perché in fondo è proprio così: tutte le personalità esistenti, nel loro insieme, formano l’umanità e danno un corso alla storia, quella con la S maiuscola. Di fronte a questa immensità di materiale umano, che passeremo l’esistenza a cercare di conoscere, ognuno di noi fa però degli incontri. Incontrarsi è una faccenda personale, una questione di porte che si chiudono e di altre che si aprono, un minuto prima, dieci secondi dopo. E questi sono i miei incontri con donne che hanno preso direzioni ostinate e contrarie, che nel loro piccolo hanno tracciato, come tante altre, il loro percorso. Non sempre hanno scelto ciò che era più ovvio, scontato e banale; che insomma, in sostanza, hanno fatto la differenza guardando altrove, portando avanti progetti legati al cibo, dal campo agricolo a quello della ristorazione. Sono esperienze di imprenditoria femminile e food, dove le protagoniste sono autrici di progetti virtuosi, destinate a marcare la storia enogastronomica dell’Italia, quella che però viene raccontata troppo raramente. Dunque, lungi da femminismi superati e da scontate considerazioni, in attesa di conoscerne altre, oggi vogliamo dire grazie a loro, perché in questo mondo, per motivi diversi, sono state silenziosamente importanti.

Imprenditoria femminile e food: 7 storie di donne speciali

Noris Cunaccia, Azienda Agricola Primitivizia

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Incontrare Noris avviene in un istante, destinato a rimanere dentro per sempre. Solitamente succede così, per caso, e poi non te lo togli più di dosso, per fortuna. Aveva un ristorante con il suo attuale ex marito, Mezzosoldo, prima (e ultima) stella Michelin di Spiazzo. Solo lei poteva attirare tutta quella luce come effettivamente continua a fare, solo che i riflettori non sono più puntati su quel ristorante che per la prima volta ha proposto cucina alimurgica in zona, ma sulla sua personalissima azienda agricola Primitivizia. Infatti, dopo essersi lasciata dal marito, Noris ha iniziato a raccogliere erbe spontanee nella sua Val Rendena, in quel Trentino dove i sassi sono anche rossi. Aglio della regina, radicchio dell’orso, ketchup di rosa, maionese dei prati, mostarda di pera spadona…in ogni suo prodotto c’è lei, a quello stato puro e brado che la rendono così magnetica e irraggiungibile.  

Barbara Maffei, Agriturismo Montagna Verde

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Quando uno, dopo tanti anni di studio e di ricerca, firma un contratto a tempo indeterminato a Milano come ingegnere civile, compra casa e poi? Lo strappa, lascia tutto e torna a vivere tra i castagneti della sua Lunigiana. È lei, Barbara Maffei, con quel sorriso che sembra dire: “oddio, che cosa ho combinato”? Effettivamente ha combinato un bel casino, perchè il suo è tra i posti più belli del mondo. E non esagero. Un monastero abbandonato su una collina, oggi agriturismo con ristorante e camere con ottima cucina del fratello Luca, produzione di miele e farina di castagne della Lunigiana Dop. La raccolta e la pulizia dei castagneti viene affidata alle uniche abitanti reali di Apella, il borgo vicino: sette signore anziane che in momenti corali si dedicano a questa attività, inviandone poi il ricavato a figli e nipoti emigrati nelle città. E allora non avevo ragione io a dire che questa è poesia?

Anna, Ristorante Da Gianni

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Dalla poesia alla storia, ma ad un capitolo triste e doloroso, ovvero quello delle Brigate Rosse. Infatti, il ristorante Da Gianni di Casina, appena discesi dal Passo del Cerreto, è stato il luogo dove per anni si incontravano Ognibene, Tonino Loris Paroli, Prospero Gallinari; dove nacquero insomma. Ma quello che troppo spesso si dimentica è che Da Gianni, prima di essere luogo al servizio della storia, è sempre stata ed è rimasta una trattoria al servizio del cibo. Hanno ospitato riunioni, dibattiti e piani così come avrebbero fatto con qualsiasi altro cliente, ma sempre continuando a svolgere la loro attività di ristoratori. E lo hanno sempre fatto bene, con la cucina casalinga di Anna e di suo figlio, con le porzioni abbondanti della tradizione reggiana: il lambrusco schietto della casa, salame e formaggio su un tagliere da affettare al momento, prosciutto crudo, tortelli colorati fatti a mano tutte le mattine, lasagne, pasta e fagioli; cacciagione, arrosti. Ma la grande offerta di questo posto, è un’altra, non c’è sul menù e forse nemmeno loro sanno di averla in carta: ed è l’esperienza impagabile di anche solo un’ora Da Gianni.

Claudia Mitidieri, Cooperativa Terra di Resilienza

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Per restare oggi ci vuole coraggio, lo sappiamo. La vera sfida è diventata quella di stare e operare nel, sul e per il proprio territorio; altrove, attualmente, sarebbe comunque più semplice. Tra chi ha scelto questa impervia strada c’è Claudia, una giovane donna di testa, mani e cuore, che ha deciso di mettersi in gioco con altri ragazzi nella Cooperativa Terra di Resilienza, in Cilento. Si parte dal recupero dei grani antichi, oggi tema imprescindibile di fronte al proliferare di celiachia e intolleranze legate ai cereali, fino al progetto recente di agricoltura sociale per il re-inserimento di chi ha avuto vari tipi di dipendenze, fino a proposte di turismo esperienziale. “Abbiamo deciso di investire nella nostra terra, il Cilento, un territorio rurale e ai margini dello sviluppo economico. Crediamo in una crescita endogena del Mezzogiorno dei paesi, capace di una rivoluzione culturale e delle colture. Vogliamo riscoprire il senso dei luoghi. Transizione e innovazione sociale sono pratiche che nascono dalla terra e dalla solidarietà  

Laura Barbaglini, Ristorante Antico Verbano

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Tutti quelli che si presentano come addetti ai lavori nel mondo del cibo dovrebbero prendere più in considerazione un problema molto serio, ovvero che i nostri ristoranti sono sempre più pieni di ogni sorta di chef, sous-chef e aspiranti cuochi mentre invece le sale sono vuote, desertiche. Curriculum per stare in sala non se ne vedono più nemmeno all’orizzonte. Per questo Laura Barbaglini è tra le donne che fanno la differenza, perché lei questo lavoro ce l’ha nel sangue e l’ha sempre fatto, pure con passione. Avrebbe potuto seguire un fratello stellato, cioè quel genio di Fabio Barbaglini, e invece ha sempre scelto di tracciare il suo personale percorso. Per lei la sala è come una casa, ogni minuto è buono per creare un senso di convivialità e familiarità, forse perché è proprio in famiglia che si è formata. A parte una buona coesione, cortesia e educazione, c’è un segreto che in sala per lei non può mai mancare e che invece, ahimè, manca troppo spesso: il sorriso. Quello stesso che oggi non manca mai tra i tavoli di Antico Verbano sul Lago Maggiore.

Nadia Zenato, Zenato Azienda Vitivinicola

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Che Zenato abbia scritto e continui a scrivere una parte fondamentale della storia enoica in Veneto, non devo di certo venirvelo a dire io. Eppure, ci terrei a sottolineare l’importanza che all’interno di questa azienda, fondata dal grandissimo Sergio, hanno avuto le donne, ovvero la moglie Carla Prospero e la figlia Nadia. Sono state loro, infatti, a dimostrare, che il vino non è più solo un affare da uomini, anzi. La grinta e la determinazione di queste donne sono riuscite non solo a sfatare questo falso mito, ma anche a screditare un altro infondato pregiudizio, ovvero che quello intorno a Peschiera fosse terroir più per i bianchi. Così come per il padre Sergio il Lugana era stato ai suoi tempi una sfida, con il territorio e con tutti quelli che alzavano il ciglio mentre lui ne parlava, oggi è stato lo stesso per Nadia e la sua Sansonina: un vecchio vigneto di Merlot di grande notorietà internazionale, con cui si producono tra i rossi più importanti e longevi del mondo. Io non ho dubbi che questa è solo la sua prima piccola grande rivoluzione, che con la sua personalità dirompente, scalpitante e sempre artefice di singolarità, ci regalerà ancora tanto. Anche perché nella sua vita non ci sono confini: basta vedere che con il sughero ha creato una linea di gioielli, la Nadia Zenato Jewelry, piccole e preziose esplosioni della sua creatività e della sua passione per questa terra. Frammenti di lei.

Nadia e Stella Alea, La Foglia Allegra

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Come tutte le più grandi invenzioni, anche la Foglia Allegra, dolce con una foglia di limoni ripiena di mandorle, miele, uva e noci, è nata per caso. Due sorelle volevano realizzare un dolce con gli ingredienti della loro terra e del loro giardino e invece hanno avviato una rivoluzione. Ebbene sì, perché in questo piccolo paese interno della Trinacria, le sorelle del Bar Sport sono divenute un vanto, una soddisfazione e tutti i loro compaesani ormai non hanno più dubbi nel regalare con orgoglio la Foglia Allegra, nata proprio nel loro borgo. In generale tutti i clienti apprezzano molto l’effetto sorpresa di un dolce che ancora in tanti assaggiano per la prima volta, ma mai per l’ultima: una foglia di limone con un croccante di mandorle, noci, uva sultanina e miele. Allora siete pronti per ritrovarvi tra qualche anno nei periodi natalizi i banconi pieni non più di panettoni, ma di foglie allegre?

Già la giornalista Licia Granello nel libro “Il Gusto delle donne” ci aveva raccontato alcune storie di imprenditoria femminile e food; eppure, le donne non sono solo autrici di progetti memorabili. Il loro legame con il cibo è stato anche motivo di seduzione e vendetta, come vi abbiamo raccontato riguardo alle avvelenatrici della storia, ricordate?

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A proposito dell'autore

Giulia Ubaldi

Antropologa del cibo, è nata a Milano, dove vive e scrive per varie testate, tra cui La Cucina Italiana, Scatti di Gusto, Vanity Fair e le Guide Espresso. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti alle vongole, perché per lei sono diventati un'idea platonica: "qualsiasi loro manifestazione nella realtà sarà sempre una pallida copia di quella nell'iperuranio". Nella sua cucina non mancano mai pistilli di zafferano, che prima coltivava!"

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