Amettiamolo. Quante volte abbiamo tentato di dare un senso alle etichette dei prodotti alimentari provando ad assecondare la nostra voglia di salute e benessere, per poi rigirare tra le mani la confezione, con il volto contratto e lo sguardo semi inebetito per poi concludere con un: “Sai che c’è? Bah, costa poco. Per una volta non morirò”.

La logica può anche avere un senso, per carità, ma se per un attimo abbiamo nutrito l’ambizione di diventare consumatori consapevoli, questa non è la strada giusta. Non temete: vi aiuteremo noi a rendere meno ostici quei testi fitti di informazioni, e dai caratteri spesso inaccessibili ai presbiti!

L’ etichettatura di un prodotto
Partiamo anzitutto dalla lingua. L’etichettatura può essere tranquillamente poliglotta, l’importante è che parli la lingua ufficiale dello Stato in cui è commmercializzato.

Vediamo insieme quali sono le voci che non possono mancare sulle etichette dei prodotti alimentari:

  • Denominazione di vendita (il nome del prodotto)
  • Nome del fabbricante e dell’importatore
  • Quantità  (in genere indicata in grammi, che indica il peso del prodotto contenuto nella confezione)
  • Modalità di conservazione e utilizzo (“Ad esempio “conservare in frigorifero” o ”consumare previa cottura”
  • Durata o termine minimo di conservazione (banalmente, la data di scadenza)
  • Elenco degli ingredienti
  • Tabella o etichetta nutrizionale
  • Indicazioni relative ad allergie e/o intolleranze

Le prime quattro voci non danno adito a dubbi particolari. É altrove che si cristallizzano le nostre domande.

Durata o termine minimo di conservazione
Esiste una fondamentale distizione tra da consumare entro il e da consumare preferibilmente entro il. Nel primo caso, l’indicazione non ammette deroghe: il termine indicato va rispettato. Il secondo caso è un po’ diverso: qualche giorno oltre quella data il prodotto non è scaduto, ma potremmo non trovarlo nella sua forma migliore perchè non ne vengono garantite le condizioni ottimali.

Elenco degli ingredienti
Le sostanze utilizzate per produrre il prodotto sono elencate in ordine decrescente di peso.
Inoltre, se presenti (cioè quasi sempre), vengono indicati gli additivi, le sostanza chimiche che servono a facilitare la conservazione degli alimenti o a conferire loro particolari caratteristiche. E qui entriamo nel vivo della questione.

La prima difficoltà nasce dal fatto che sono più di 350, raggruppati in 26 categorie: quelli che ritroviamo più spesso sono gli antiossidanti (per prevenire il deterioramento da ossidazione), i coloranti, gli emulsionanti, gli stabilizzanti, gli agenti gelificanti, gli addensanti, i conservanti e i dolcificanti.
L’Unione Europea stabilisce dei criteri per la loro identificazione: ad ogni additivo corrisponde un numero, preceduto da una lettera. Oltre a questa sigla inoltre, l’etichetta deve riportare anche la funzione dell’additivo nel prodotto che abbiamo tra le mani.
La domanda di un consumatore consapevole però, a questo punto, è un’altra: come faccio a riconoscere le sostanze da evitare?

Additivi da evitare
Sono quelli che hanno una dose giornaliera consentita molto bassa, per cui è bene imparare a riconoscerli, controllare in quali quantità sono contenute nei prodotti che acquistiamo, ed evitare di consumare, nell’arco di una sola giornata, più alimenti che li contengano. Ve li presentiamo:

  • Giallo di chinolina (E 104). Dose giornaliera consentita: 0,5 mg/kg p.c.
    Lo troviamo in molte bevande alcoliche aromatizzate, frutta candita,confetture, biscotti e prodotti da forno, prodotti secchi a base di patate, cereali, fecole,  insaccati, surrogati della carne e del pesce a base di proteine vegetali, preparati dietetici e integratori.
  •  Giallo tramonto FCF o Giallo arancio (E 110). Dose giornaliera consentita: 1 mg/kg p. c.
    Le sostanze in cui viene utilizzato sono le stesse in cui troviamo l’E 104.
  • Amaranto (E 123). Dose giornaliera consentita: 0,15 mg/kg p. c.
    Viene utilizzato nei vini da aperitivo e nelle uova di pesce.
  • Ponceau 4R o Rosso cocciniglia A (E 124). Dose giornaliera consentita: 0,7 mg/kg p. c.
    I prodotti che lo contengono sono gli stessi in cui è contenuto l’ E 104.
  • Eritrosina (E 127). Dose giornaliera consentita: 0,1 mg/kg p. c.
    Lo troviamo in ciliegie da cocktail e candite, ciliegie Bigarreau in sciroppo e per cocktail di frutta.
  • Blu HT (E 155). Dose giornaliera consentita: 1,5 mg/kg p. c.
    Stesso uso dell’E 104.

Indicazioni relative ad allergie e/o intolleranze 
Indicare gli allergeni presenti è obbligatorio per legge. La lista delle sostanze allergeniche viene periodicamente aggiornata in base alle conoscenze scientifiche. Attualmente essa include: i cereali che contengono glutine, pesce, crostacei, uova, arachidi,soia, latte e derivati compreso il lattosio (ecco la nostra lista di alimenti senza lattosio), noci, sedano, senape, semi di sesamo e solfiti.

Uso del termine biologico
Un discorso a parte merito l’uso del termine biologico nelle etichette dei prodotti alimentari: per ottenere questa denominazione, l’alimento in questione dev’essere prodotto con metodi specifici, conformi a standard elevati di protezione dell’ambiente e di benessere degli animali come ci viene indicato dalla guida alle etichette dei prodotti alimentari che ci viene fornita dal Ministero della Salute.
Ora che ne sapete di più, cosa farete del barattolo che avete fra le mani? Carrello o scaffale?

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