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Chele di granchio industriali e surgelate: come sono fatte?

Francesca Rogolino
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    Oggi ritroviamo con sempre più facilità al supermercato prodotti semi pronti, da cuocere velocemente o solo da scaldare, surgelati e cibi “ready to eat or ready to use”, diventati un business da 1,3 miliardi di euro, come rileva l’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy del 2019. Il successo di questi prodotti, indubbiamente pratici, non è stato del tutto scalfito neanche in questo periodo in cui la diffusione dello smart working, a causa della pandemia, ha portato molte più persone a trascorrere tempo in casa e a sperimentare in cucina.

    Tra i tanti prodotti pronti da cuocere troviamo le chele di granchio. Si tratta di un preparato alimentare di pesce simile a delle polpette con dentro le chele del granchio e impanate fuori, che arrivano nelle nostre cucine come alimenti surgelati e che, dopo una rapida cottura in forno o fritte, sono pronte per essere mangiate. Vediamo in questo articolo come sono fatte le chele di granchio, gli ingredienti che contengono e a cosa prestare attenzione.

    Polpa di granchio: i suoi benefici

    polpa di granchio

    Gayvoronskaya_Yana/shutterstock.com

    Partiamo col sottolineare che la carne di granchio è un alimento molto pregiato che può apportare diversi benefici per la salute dell’uomo. La polpa di granchio è infatti ricca di acidi grassi essenziali, minerali e vitamine indispensabili al funzionamento dell’organismo. Si trovano alti valori di:

    • proteine;
    • selenio;
    • grassi omega-3;
    • vitamine del gruppo B;
    • fosforo;
    • calcio;
    • altri sali minerali.

    Un cibo ottimo quindi, da poter abbinare a un’alimentazione varia e sana, per avere un giusto apporto di tutti i macro e micro nutrienti necessari. Ma vediamo se del prodotto industriale si può dire lo stesso. Cosa contengono esattamente le chele di granchio che troviamo al supermercato?

    Chele di granchio: attenzione alla denominazione commerciale

    Le chele di granchio, a cui facciamo riferimento, sono delle polpette a base di pesce avvolte da una panatura croccante con dentro la chela del crostaceo. Le troviamo al supermercato nel reparto surgelati e se si legge bene la denominazione con cui sono messe in vendita, si vedrà che lo stesso prodotto può essere presentato con nomi commerciali diversi, come ad esempio: “chele di granchio”, o “chele al sapore di granchio”, mentre in altre confezioni ancora è possibile ritrovare nomi di fantasia come “sapore di mare” o “delizie di mare”.

    chele di granchio surgelate

    Nickola_Che/shutterstock.com

    E qui possono sorgere i primi fraintendimenti. Per non cadere in errore, credendo di andare a consumare un alimento che in realtà è tutta un’altra cosa, per legge (Reg UE 1169/2011) si deve riportare sotto la denominazione commerciale anche una denominazione descrittiva, affinché i consumatori possano riconoscere con facilità la natura del prodotto. 

    Infatti, in ogni confezione dell’alimento in questione, è riportata la descrizione specifica di ciò che si andrà a consumare, e cioè: “preparazione alimentare a base di surimi”, oppure “preparazione alimentare a base di pesce con chela di granchio” e ancora “preparato di pesce al sapore di granchio”. Per questo è utile ricordare come sia fondamentale leggere con attenzione le etichette, per assicurarsi che ciò si sta comprando rispetti davvero la denominazione commerciale.

    Come sono fatte veramente le chele di granchio? Gli ingredienti

    Tenendo conto di quanto detto a proposito della denominazione commerciale e descrittiva, c’è da chiedersi quindi cosa contengono davvero le “chele di granchio” surgelate. Tutte le aziende che le producono usano, in percentuali diverse e con piccole differenze, le stesse materie prime e prodotti. In linea generale gli ingredienti che ritroviamo nelle chele di granchio sono:

    • surimi;
    • acqua;
    • pangrattato, composto a sua volta da: farina di frumento, sale, amido di mais, coloranti, addensanti, amido di tapioca;
    • albume d’uovo in polvere;
    • frumento;
    • amido di mais;
    • olio di semi di soia;
    • chele naturali di granchio;
    • sale;
    • zucchero;
    • glutammato monosodico;
    • estratto di granchio in polvere;
    • aroma di granchio;
    • emulsionanti;
    • stabilizzanti.

    Le chele di granchio surgelate, volendo sintetizzare, sono quindi polpette di surimi, che a sua volta – come abbiamo visto nel nostro approfondimento dedicato – è una mescolanza di specie ittiche diverse; inoltre, nell’impasto della polpetta si aggiungono diversi additivi e si chiude il tutto una copertura di una panatura croccante. Possiamo dire quindi che di granchio contengono solo l’aroma, l’estratto e la chela.

    Chele di granchio sì o no? Differenze tra prodotto industriale e polpa di granchio fresca

    Mettendo in relazione la polpa del granchio estratta dal suo esoscheletro e le chele di granchio surgelate, si può notare subito come a livello nutritivo le seconde non presentino il corretto apporto di nutrienti buoni per il nostro organismo. Leggendo infatti la tabella nutrizionale riportata nella confezione del prodotto surgelato, ciò che risalta è l’elevato contenuto di carboidrati a discapito delle proteine e dei grassi essenziali, che invece nella polpa di granchio fresco sono i due macronutrienti preponderanti e ottimi per la salute umana.

    chele di granchio

    Miti74/shutterstock.com

    Come abbiamo visto, le chele di granchio surgelate contengono una bassa percentuale di carne di granchio, che troviamo più che altro sotto forma di aroma ed estratto in polvere, e una elevata di additivi e sale. Riguardo ai primi, abbiamo visto come esistono un gran numero di additivi autorizzati per essere utilizzati nelle preparazioni alimentari: la maggior parte di questi sono innocui per la salute del consumatore, mentre su altri, come il glutammato monosodico, sono ancora in corso ricerche sulla sua nocività e, dunque, a scopo precauzionale sarebbe bene limitare il consumo di questa sostanza.

    Per quanto riguarda il sale, se consumato entro i limiti giornalieri raccomandati (5 grammi al dì) non rappresenta un problema, ma normalmente in media, mangiando spesso cibi confezionati, il suo consumo raddoppia: questo fattore ci predispone maggiormente all’insorgenza di malattie cardiovascolari, patologie renali e osteoporosi.

    Inoltre, essendo le chele di granchio alimenti ultra-trasformati, come anche per esempio pane in cassetta, biscotti e zuppe in polvere, hanno un potere meno saziante e presentano più alti carichi glicemici – per la presenza degli zuccheri aggiunti – rispetto ad altri prodotti che hanno subito una minima trasformazione o nessuna. I livelli costantemente elevati di glicemia e insulina possono portare a una condizione di insulino-resistenza o pre-diabete.

    In conclusione, possiamo dire che mangiare questo prodotto, una volta ogni tanto, anche da servire in un aperitivo sfizioso, non causa problemi per la salute, ma sicuramente limitarne il consumo è consigliato, preferendo sempre, se è possibile, alimenti freschi o che abbiano subito una minima trasformazione. Ad esempio, si potrà consumare la polpa di granchio fresca o, se non è disponibile, comprare quella surgelata.

     

    E voi lettori, consumate le chele di granchio surgelate? Conoscevate la loro composizione?

    Francesca Rogolino

    Laureata in Scienze e Tecnologie alimentari, nasce a Reggio Calabria dove attualmente vive e lavora come consulente per la sicurezza alimentare e ambientale. Per Il Giornale del Cibo approfondisce i temi trattati nella rubrica Spesa consapevole e sicurezza alimentare. Non riesce ad immaginare una cucina senza spezie e il suo piatto preferito è il risotto con la zucca.

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