vegan part time

Vegan part time: in cosa consiste questa nuova tendenza alimentare?

Matteo Garuti
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    Il vegan part time è una tendenza alimentare piuttosto recente, che si è diffusa progressivamente negli ultimi 5-6 anni, anche grazie ad alcune star che la seguono e l’hanno promossa. Questo stile alimentare si presenta come una sorta di mediazione tra il veganesimo radicale e un’alimentazione varia, due modalità che però non si fondono, ma si alternano, appunto. Ma come funziona e quanto possiamo considerarla una soluzione giusta per far combaciare salute, etica e piacere della tavola? Dopo aver parlato di diete dannose da evitare con il professor Enzo Spisni, stavolta approfondiremo le caratteristiche e i vantaggi di questo particolare modo di mangiare.

    Vegan part time: come si è diffuso?

    dieta vegan

    xamnesiacx/shutterstock.com

    Fino a pochi anni fa, si era portati ad associare istintivamente il veganesimo all’attivismo per i diritti degli animali e all’ambientalismo radicale, ma oggi una percentuale considerevole di persone segue o almeno ha provato questo regime alimentare. Per diverse ragioni, non ultima la salute, si è diffuso in modo trasversale e slegato dalle ideologie, talvolta anche in modalità “mitigate” rispetto all’idea di privarsi per sempre di carne, pesce, latticini e uova, come abbiamo visto nel nostro approfondimento sulla dieta pegan. In questo ambito, un altro esempio calzante è offerto dal vegan part time, che prevede una rinuncia intermittente ai prodotti di origine animale, di durata variabile

    Come riporta BBC news, nel 2012 e nel 2013 sono state molte le adesioni a un programma di prova lanciato da Vegan Society, per sperimentare questo stile alimentare da una settimana a un mese. A tal proposito, a fare notizia furono la cantante Beyoncé e suo marito Jay-Z, star del rap, diventati vegani per 22 giorni, per una forma di “pulizia fisica e spirituale”. L’anno successivo, il lancio della campagna Veganuary finalizzata a promuovere il veggie per il mese di gennaio ha ottenuto ancora più successo, e gran parte di chi ha aderito non era contrario al consumo di prodotti animali, in linea di principio. Altre personalità celebri sostengono iniziative a favore della riduzione del consumo di carne, come i Meat free monday, dove il testimonial vegano d’eccezione è Paul McCartney.

    Negli anni più recenti, il vegan part time rappresenta un’opzione percorsa da sempre più persone, e in genere si tratta di:

    1. chi si sta avvicinando al veganesimo per diversi motivi, e per sperimentarlo decide di seguire una prima fase intermittente;
    2. chi cerca una fase depurativa, magari dopo un periodo di abbuffate in occasione di festività di vario tipo;
    3. ex vegani a tempo pieno, che invece hanno preferito tornare a un parziale consumo di prodotti di origine animale.

    Cosa prevede il vegan part time?

    Questo tipo di alimentazione non segue un canone fisso, e, a seconda delle preferenze individuali, i periodi senza cibi di origine animale possono variare da alcuni giorni a diverse settimane, oppure concentrarsi in particolari orari della giornata. In questo filone, inoltre, rientra anche la dieta VB6 (vegan before 6 pm), ossia “vegana prima delle ore 18”. Il sistema, in sostanza, sul piano metodologico può essere accostato alla dieta mima digiuno, che abbiamo trattato in un precedente articolo.

    Per comprendere meglio dinamiche ed effetti del vegan part time, recentemente la rivista inglese New Scientist, ispirandosi al citato Veganuary, ha lanciato un esperimento. I soggetti cavia, in questo caso, sono stati i 19 membri della redazione, che per sette giorni hanno seguito una dieta priva di alimenti animali. In seguito, un team di esperti dell’università di Oxford ha analizzato i dati raccolti sul piccolo campione, confrontando la settimana vegan con un’altra precedente, nella quale i soggetti mantenevano la loro normale alimentazione.

    Vantaggi e svantaggi: cosa ne pensa chi l’ha provato?

    alimenti vegan

    Rimma Bondarenko/shutterstock.com

    In seguito a questo esperimento e alla campagna Veganuary, le testimonianze hanno sostanzialmente riportato esperienze positive, seppur con differenze soggettive. In sintesi, ecco quali aspetti sono emersi frequentemente. Tra i vantaggi:

    • sensazione di energia e leggerezza, dovuta a una digestione più rapida e agevole;
    • per lo stesso motivo, niente più gonfiore addominale e benefici su qualità e tempi del sonno;
    • più consapevolezza e propriocezione sull’impatto di ciò che si mangia, apprezzata anche da chi tornava rapidamente ai cibi di origine animale.

    Tra gli eventuali svantaggi, invece, ecco cosa veniva riportato:

    • nell’arco del giorno, può venire fame, ed è necessario pianificare bene i pasti, consumando buone quantità di legumi e cibi contenenti fibre;
    • quando si mangia fuori spesso è difficile seguire il piano vegan, e in molti hanno optato per il pranzo al sacco, almeno sul lavoro;
    • anche sul piano culturale, superare le abitudini alimentari non è semplice, e ci si accorge di quanto il cibo sia legato agli stereotipi sociali. Negli ultimi anni, tuttavia, il veganesimo è sempre più accettato nella vita quotidiana, anche grazie alle celebrità che hanno contribuito a renderlo trendy. 

    Il vegan part time fa bene?

    alimentazione vegana

    RONEDYA/shutterstock.com

    Variare l’alimentazione con periodi intermittenti di veganesimo di per sé non ha particolari controindicazioni, a patto che l’apporto di nutrienti resti sempre bilanciato nell’arco della giornata. Queste fasi a base vegetale sono utili per facilitare una diminuzione delle calorie ingerite e del consumo di grassi, specialmente di quelli saturi. Allo stesso modo, si sostiene il microbiota intestinale e si evita l’eccesso di proteine, abbastanza frequente nella nutrizione contemporanea, perché chiaramente quelle di origine animale sono del tutto eliminate. In ottica ecologista, inoltre, fare a meno dei prodotti di origine animale determina una forte riduzione dell’impatto sull’ambiente, grazie a un uso nettamente inferiore di risorse impiegate – acqua, terreni coltivati e mangimi – e a un calo complessivo delle emissioni inquinanti.

    Dall’altro canto, però, la gestione quotidiana di una dieta vegana può essere complicata, come evidenziato in precedenza. I vantaggi sulla salute appena citati, pertanto, non devono essere compensati da eccessi di carboidrati e zuccheri, nemmeno nei periodi limitati previsti da questo regime.

    Al netto di tutto, ad ogni modo, la linea guida di riferimento per la salute consiglia una piramide alimentare nel complesso bilanciata, come quella della vera dieta mediterranea. Prima di intraprendere piani specifici, come sempre, è bene consultare un medico o un nutrizionista, per evitare errori potenzialmente dannosi per l’organismo.

    Provereste il vegan part time? 

     

    Fonti:

    The Guardian

    BBC

    New Scientist

    Veganuary

     

    Matteo Garuti

    Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo), è giornalista e sommelier e ha collaborato con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari dell'Università di Bologna. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, salute, cultura e politica alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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