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Vegetariani e vegani sono in calo? Ecco come cambia la spesa degli italiani

Matteo Garuti
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Indice

     

     

    In ambito alimentare, l’evoluzione dei trend e il susseguirsi delle mode incuriosiscono gli appassionati di gastronomia. Negli ultimi anni, in particolare, la diffusione delle diete prive di prodotti di origine animale, o quantomeno della carne, ha stimolato il dibattito, dividendo l’opinione pubblica. Ma adesso, vegetariani e vegani sono in calo? Come stanno cambiando le abitudini degli italiani? Considerando i dati degli ultimi rapporti Eurispes e Coop, capiremo qual è la situazione, e se si può parlare dell’inversione di una tendenza che da tempo sembrava confermarsi costante.

    spesa vegetariana

    bitt24/shutterstock.com

    Abitudini alimentari degli italiani: vegetariani in calo, ma crescono i vegani

    Le mode alimentari sono in continua evoluzione, come abbiamo visto nel nostro approfondimento sulla gentrificazione del cibo. Anche questo settore, infatti, è interessato da cambiamenti e tendenze in evoluzione, con modalità non troppo diverse da quanto accade per lo stile nell’abbigliamento. Riferendosi all’attualità, è noto che l’ultimo decennio ha visto il progressivo incremento – perlomeno sulla ribalta mediatica – delle diete cosiddette cruelty free, ovvero con un uso limitato o nullo di prodotti di origine animale. Secondo l’ultimo Rapporto Italia Eurispes, però, i vegetariani sono in calo, un dato che se proposto senza un’opportuna analisi potrebbe indurre a credere in un’effettiva inversione di rotta. Lo stesso documento, infatti, evidenzia una lieve discesa di questo tipo di alimentazione, seguita dal 5,4% degli italiani, con un decremento dello 0,8% rispetto al 2018, ma d’altro canto registra un aumento dei vegani, pari all’1,9%, con un +1% dallo scorso anno. Nel complesso, quindi, seppur di poco (+0,2%) sale la propensione per questi due stili alimentari, in Italia preferiti dal 7,3% della popolazione.

    vegetariani

    Anna Kucher/shuttersstock.com

    Va osservato, inoltre, un andamento altalenante negli ultimi quattro anni, con il dato 2019 a rappresentare rispettivamente +0,2% rispetto al 2018, -0,3% rispetto al 2017, -0,7% rispetto al 2016, +1,4% rispetto al 2015 e +0,2% rispetto al 2014. Sempre in base ai dati Eurispes, il 4,9% degli italiani avrebbe sperimentato e poi abbandonato la dieta vegetariana. Un quarto dei vegetariani e dei vegani considerano la loro scelta un vero e proprio stile di vita, mentre 3 su 10 sono certi dei benefici di queste diete sulla salute. Tuttavia, il 32,1% di chi ha provato e poi abbandonato l’alimentazione cruelty free lo ha fatto per nutrirsi in modo più completo, mentre Il 35,7% non ha retto alle rinunce.

    Per comprendere meglio il quadro, specialmente in merito alla sensibilità verso le abitudini cruelty free, la rilevazione Eurispes fa notare che gli italiani sono sempre più legati agli animali domestici, con un terzo che ne possiede almeno uno.

    Il boom dei cibi “senza”

    cibi e farine senza glutine

    Prostock-studio/shutterstock.com

    Il Rapporto Italia, che ha preso in considerazione molti aspetti rappresentativi della vita nel nostro Paese nel 2018, evidenzia anche un exploit degli alimenti cosiddetti speciali, spesso a prescindere dalle reali necessità fisiologiche di consumarli. I cibi “senza”, più volte trattati nei nostri articoli, richiamano sempre più l’attenzione, infatti ben il 19,3% degli italiani ha acquistato prodotti senza glutine, anche se solo al 6,4% è stata diagnosticata un’intolleranza alimentare. Come abbiamo visto, optare per una dieta gluten free per moda e senza una reale necessità non è una buona idea. Il 18,6% degli italiani, inoltre, sceglie cibi senza lievito, ma solo il 4,6% è stato riconosciuto intollerante, a differenza del 14% che ammette di non esserlo. Una situazione simile si manifesta per i prodotti senza lattosio, comprati dal 26% della popolazione, a fronte di un 8,5% effettivamente intollerante.

    Il Rapporto Eurispes, considerando molti aspetti della vita e degli acquisti nel nostro Paese, prende in esame anche il consumo di farmaci. A emergere, secondo le rilevazioni, è anche un’eccessiva propensione al consumo di antibiotici, con quasi il 40% dei cittadini cha ha dichiarato di averli assunti senza la prescrizione medica: il 33% segue qualche volta questa strada sconsigliabile, mentre il 4,8 lo fa spesso. Come abbiamo visto nel nostro approfondimento sulla resistenza agli antibiotici, assumere questi farmaci senza una reale necessità è sempre sbagliato e pericoloso.

    L’evoluzione dei consumi secondo le rilevazioni Coop

    carrello della spesa al supermercato

    Olena Yakobchuk/shutterstock.com

    Diverse informazioni sui cambiamenti in corso nei carrelli della spesa ci sono offerte dal recente Rapporto Coop 2019, che evidenzia aspetti interessanti sui consumi alimentari. In sintesi, dal documento è emerso che:

    • I generi alimentari rappresentano la seconda voce di spesa degli italiani, dopo l’abitazione. Per mangiare e bere in casa, spendiamo quasi il 40% in più rispetto a spagnoli e inglesi. Ci confermiamo i consumatori più esigenti e l’attenzione al cibo di qualità è ai massimi storici, anche se un terzo della popolazione è in sovrappeso.
    • Il 2019 fa segnare un “ritorno alle proteine”: dopo anni di calo, infatti, le vendite di carne tornano a crescere (+3,5% nella grande distribuzione), in particolare quella bianca, confezionata e a peso imposto. Aumentano anche gli acquisti di verdura, ma sono in netto calo i sostituti vegetali della carne. In generale, l’apporto calorico dell’alimentazione resta pressoché invariato, ma aumentano proteine e fibre, mentre calano gli zuccheri.
    • Grazie a questo traino, i prodotti freschi fanno registrare una crescita nettamente superiore a quella della drogheria e del totale dell’alimentare, mentre il confezionato supera lo sfuso in tutti i comparti.
    • Aumentano i consumi alimentari fuori casa, il mercato ready2eat (cibi pronti), la gdo, i discount, la spesa digitale, l’e-commerce e le consegne a domicilio, a fronte di un declino dei piccoli negozi al dettaglio.
    • Per il 78% dei nostri connazionali, l’italianità continua a rappresentare un sinonimo di qualità e vale di più del gusto o del prezzo. I prodotti made in Italy, non a caso, crescono a ritmo più che doppio rispetto a quelli generici.
    • Fra i trend da segnalare, si distingue quello dei prodotti integrali, mentre si consolida la voglia di cibo biologico, che per i consumatori è sinonimo di benessere, salute e sostenibilità ambientale. La gdo rappresenta il principale e più performante canale di vendita del bio.
    • In ascesa, inoltre, è il desiderio di un packaging più sostenibile, attento all’ambiente e alla salute di tutti, anche nell’ottica di prevenire l’inquinamento da microplastiche.
    donna che fa colazione con succo d'arancia

    Alliance Images/shutterstock.com

    Vegetariani in calo? Presto per dirlo

    Alla luce dei dati e delle analisi proposte, per il momento si fatica a riconoscere una vera e propria tendenza nel senso di un progressivo abbandono delle diete vegetariane e vegane, per le quali non è affatto da escludere un’ulteriore diffusione. Come mostrano i dati Eurispes, nell’ultimo quinquennio la propensione per questi stili alimentari ha registrato un andamento altalenante e con scostamenti lievi. Al di là del dibattito sempre vivo e dell’interesse mediatico, quindi, il numero di cittadini che rinunciano alla carne non è cambiato molto negli ultimi anni, tuttavia, è presto per dire che i vegetariani sono in calo. Considerando i dati, richiama l’attenzione la percentuale citata e relativa agli individui che hanno provato e poi abbandonato il regime vegetariano (4,9%), a testimoniare, comunque, una certa fluidità delle scelte a tavola, nella realtà molto meno rigide di quanto ci si potrebbe aspettare. Per il futuro, come abbiamo visto, i rapporti citati prevedono un’evoluzione dettata anche dalle contaminazioni fra i diversi stili alimentari.

     

    Dalla vostra percezione, pensate che i vegetariani possano essere in calo?

    Matteo Garuti

    Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo), è giornalista e sommelier e ha collaborato con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari dell'Università di Bologna. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, salute, cultura e politica alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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