dieta vegana e microbiota

La dieta vegana migliora il microbiota intestinale? I risultati delle ricerche

Matteo Garuti
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Indice

     

     

    Tra la dieta vegana e l’attenzione per il microbiota intestinale – due tendenze che si sono affermate negli ultimi anni – sembrerebbe esistere un legame di causa-effetto, almeno considerando i risultati di una ricerca del 2019. Questo ambito di studio, tuttavia, non offre indicazioni univoche, e trarre conclusioni troppo nette potrebbe rivelarsi sbagliato, come abbiamo visto occupandoci di nuovi trend ed evoluzione delle abitudini alimentari. Il veganesimo è la via giusta per la salute del microbiota? In questo articolo di approfondimento cercheremo di saperne di più, prendendo in considerazione due recenti pubblicazioni scientifiche.

    Microbiota intestinale: a cosa serve?

    Prima di passare ai risultati delle ricerche sulla dieta vegana, è utile ricordare che il microbiota intestinale, o microbioma, è fondamentale per tutto l’organismo, non solo per la salute dell’apparato digerente. Le sue condizioni, infatti, si riflettono sul sistema immunitario e sull’eventuale insorgenza di varie patologie, compresi i tumori. Per di più, come abbiamo visto, aiuta a predire l’obesità infantile. Quando l’intestino è popolato da microrganismi “buoni”, tutto il corpo ne giova, mentre invece quelli “cattivi” possono compromettere la salute. Tra le centinaia di specie di batteri, ce ne sono alcuni, ad esempio, che “smontano” i polisaccaridi delle fibre alimentari che i nostri enzimi non possono scindere, rendendo possibile la digestione e proteggendo l’intestino da tossine e patogeni.

    L’alimentazione è uno dei fattori determinanti per la composizione della flora batterica, anche in funzione della competizione che si crea tra questi microrganismi. Di conseguenza, adottare un regime alimentare che favorisca quelli positivi ha importanti risvolti per la salute.

    Dieta vegana: il microbiota ci guadagna?

    microbiota intestinale

    shutterstock.com

    In genere, quando si parla di dieta vegana, l’opinione pubblica si divide radicalmente tra una minoranza di ferventi sostenitori e una maggioranza di onnivori ostili. Recentemente, come abbiamo visto nei nostri articoli, il dibattito si è inasprito quando nell’argomento è entrato il tema della salute, con casi limite di carenze nutrizionali dovuti a questo stile alimentare, ai quali hanno fatto da contraltare studi che ne hanno evidenziato alcuni vantaggi per la salute. In questo secondo filone, si inserisce una ricerca recente realizzata dal Physicians Committee for Responsible Medicine di Washington, e presentata a Barcellona in occasione del congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (EASD).

    Secondo gli scienziati, seguire per quattro mesi un’alimentazione animal-free – oltre a ridurre il peso e a migliorare la composizione corporea – contribuirebbe al controllo della glicemia, partendo proprio da un’azione rilevante sul microbiota, ovvero su quei batteri presenti nell’intestino, determinanti per la digestione e l’assimilazione dei nutrienti.

    I test si sono avvalsi di un campione di 147 individui sovrappeso non diabetici, tra i 45 e i 65 anni, con una maggioranza di donne, che sono stati divisi in due gruppi: il primo ha adottato una dieta vegana a ridotto contenuto di grassi, mentre il secondo ha mantenuto le proprie abitudini alimentari. Per tutti i soggetti è stata preventivamente analizzata la composizione del microbiota, quella corporea e la sensibilità insulinica, per misurare le variazioni al termine delle sedici settimane.

    Gli effetti della dieta vegana sul microbiota

    Grazie a un aumento della sensibilità insulinica, gli individui del gruppo a regime vegano hanno perso peso, con una media di 5,8 chilogrammi, soprattutto per via di un calo notevole della massa grassa e del grasso viscerale, pari a circa 3,9 chili in meno. Alla base di questi risultati, sarebbe stata la presenza di Faecalibacterium prausnitzii e Bacteroides fragilis – batteri “buoni” – che nella media erano incrementati rispettivamente del 4,8% e del 20%. Secondo i ricercatori, infatti, questo dato è direttamente associato a tutti benefici riscontrati, e nel complesso era chiaro che il gruppo vegano, in un breve lasso di tempo, avesse ottenuto una popolazione batterica intestinale più sana e diversificata, grazie a un apporto maggiore di fibre, antiossidanti e fitonutrienti.

    Microbiota e salute: essere vegani è necessario?

    Al netto dei risultati, tuttavia, andrebbe chiarito quanto gli effetti positivi siano da attribuire nello specifico alla dieta vegana. Come evidenziano i ricercatori, le specie di batteri incrementate sono quelle positive per l’intestino, che si nutrono di fibre, e che pertanto si giovano di più di una dieta concentrata sui vegetali. Da verificare, però, sarebbero anche le conseguenze di un’alimentazione bilanciata, che non faccia del tutto a meno della carne e dei prodotti di derivazione animale. Non a caso, per il 2020 i ricercatori hanno in programma un altro studio su soggetti con diabete di tipo 2, per confrontare le conseguenze di una dieta vegana con quelli di un regime bilanciato, vario ma non animal-free. Ad ogni modo, è chiaro che mangiare più alimenti ricchi di fibre sia un ottimo consiglio per un microbioma intestinale sano ed efficiente.

    Veganesimo e microbiota: i risultati di un altro studio

    dieta vegana cibo

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    Lo studio pianificato per il 2020, però, in parte è stato anticipato da un altro lavoro analogo per i temi trattati, realizzato da ricercatori dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IZSVe), che ha portato a conclusioni lontane dall’esaltazione del veganesimo. Se la dieta è ricca di grassi, infatti, il microbiota intestinale di vegani, vegetariani e onnivori sarebbe pressoché identico. La ricerca – finanziata dal Ministero della Salute e pubblicata su Frontiers in Microbiology – aveva appunto l’obiettivo di verificare l’impatto su questo importante aspetto della salute dovuto al consumo di alimenti di origine animale.

    Nei test, sono stati coinvolti 101 individui normopeso con alimentazioni diverseanimal-free e non – sui quali è stato analizzato il microbiota e il diario alimentare, per la valutazione dell’esatta composizione della dieta. Anche se era lecito attendersi differenze sensibili considerando le diverse abitudini, invece, è apparso evidente che una caratterizzazione generica – dettata solo da presenza o assenza di prodotti di origine animale – di per sé non basta a determinare l’influenza sulla salute. I risultati per i tre stili alimentari erano perfettamente sovrapponibili, e nei veggie non si notavano prevalenze di popolazioni batteriche dovute a un elevato apporto di fibre.

    La spiegazione di questi dati, secondo i ricercatori, è piuttosto semplice. A prescindere dallo stile alimentare, tutti i soggetti del campione seguivano una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati e proteine, tipica del mondo occidentale e alla radice della grande diffusione dell’obesità. Il microbiota di onnivori, vegetariani e vegani, infatti, si assomigliava al di là delle previsioni. Quindi, limitandosi solo alla distinzione dovuta dalla presenza di cibi di origine animale, nessuna delle tre diete si è dimostrata salutare.

    Dieta e microbiota: più fibre, meno grassi

    Come abbiamo visto anche nel nostro articolo sul rapporto fra dieta vegetariana e diabete, è certamente auspicabile che il mondo scientifico possa approfondire questo ambito di studio, per irrobustire le informazioni disponibili. Alla luce delle ricerche, per il momento, si può dire che per avere un intestino perfettamente sano non è necessario cancellare dalla propria alimentazione tutti i cibi di origine animale. Tuttavia, è fondamentale consumare molti vegetali – come ci ha ricordato il professor Spisni parlando di diete da evitare – variando il più possibile tra tutti i tipi di frutta, verdura e semi.

    Da evitare o ridurre al minimo, inoltre, sono i cosiddetti cibi spazzatura, come i prodotti raffinati e trasformati, che ostacolano un corretto equilibrio del microbiota, al di là della presenza di prodotti di origine animale nella dieta. Ancor più importante, come evidenzia lo studio IZSVe, è la riduzione dei grassi, a maggior ragione se saturi e di origine animale.

     

    Avete mai considerato la vostra alimentazione anche in funzione della salute del microbiota intestinale?

     

    Fonti:

    ScienceDaily
    Frontiers in Microbiology

    Matteo Garuti

    Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo), è giornalista e sommelier e ha collaborato con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari dell'Università di Bologna. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, salute, cultura e politica alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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