invitare a Cena un Sassarese

5 cose da sapere se invitate a Cena un Sassarese

Renzo Sanna

Dimentica tutto quello che hai pensato per giorni, se hai un Sassarese a Cena. Riempi la dispensa per bene, anzitutto: perché mangiare mangia, il problema è che devi svuotare frigo e testa di tutto quel che avevi preparato sapendo di avere un sardo a cena. E sfoderare il piano B. Il sassarese non è sardo. E’ sassarese. E se non lo rimpinzi a dovere te lo spiegherà per tutta la cena, rovesciandoti sul tavolo una serie di nozioni storico-cultural-calcistiche tali che, quando il racconto della festa dei Candelieri sarà ancora in porta Sant’Antonio, cioè a metà strada, e la spiegazione sul perché la Torres avrebbe meritato lo scudetto più del Cagliari giacerà impantanata negli anni ottanta, l’unica via d’uscita sarà un disperato: “Almeno, beviti un mirto!”. Lo berrà.


Invitare un Sassarese a cena: 5 cose da sapere

Viva la zappa

Cavolo verde

Ricapitolando. Il sassarese parla una lingua diversa dal sardo, e se hai provato per tutta la settimana a dire “porceddu”, tieniti l’impresa e la povera bestiola per un’altra occasione. Non ce li ha, i maialetti. E neanche le pecore, e neppure gli agnelli. Non li ha mai avuti, perché con tutta l’acqua che scorreva (e ancora scorre) attorno alla città pensò bene di dedicarsi solo alla zappa, e riempì le campagne di orti. Ha le lumache, però, e ne mangia di tutte le specie. E melanzane, favette e cavoli in abbondanza. Così tanti da essere apostrofato come magnagaura (mangiacavoli) dagli altri sardi. E anche impiccababbu, ma quella è un’altra storia.

 

Nel nome di Genova

Fainè

Tipo strano questo sassarese, così strano che tra i piatti tipici ne ha uno di origine genovese: la farinata arrivò in città nell’ottocento grazie ad alcune famiglie liguri emigrate in Sardegna, vi si stabilì e radicò. E cambiò nome: il fainà genovese nel nord Sardegna è diventato fainè, e non sono pochi i sassaresi che pensano che sia roba loro. Se gliela prepari ti ringrazierà, ma storcerà un po’ la bocca perché da lui non se ne mangiano solo due-tre fette come si fa in Liguria: ci si imbastisce l’intera cena. Fainé con cipolla, fainé con salsiccia, fainè con salsiccia e cipolla… Con tante grazie da parte dell’intestino e di chi gli dormirà accanto.

 

Quant’è lontano, il Campidano

gnocchetti

Ma anche senza fainè, il sassarese riesci ad ammansirlo. Stordendolo di antipasti per esempio. Lui e la greffa (cricca) di amici che si sarà portato dietro (dicono i cugini detrattori che un sassarese invitato a un’arrostita di carne non si presenta mai da solo, e un po’ di ragione ce l’hanno) cominceranno a ragionare solo quando scoperchierai favette col lardo, pedi d’agnoni (zampe di agnello: sì, qualche animale arriva anche alle macellerie sassaresi…), mirinzana in forru, buttoni di trau (testicoli di toro), cordula con piselli. Bene, l’impasse è superato.

Ora non ti resta che riporre in freezer i culurgiones, deliziosi ma retaggio di altra Sardegna, e mandare a memoria ciggioni o semplicemente gnocchetti, all’italiana, per quelli che pensavi di dover chiamare malloreddus: il Campidano è lontano e ostile, anche se la pasta è uguale e sempre di Sardegna si tratta, comunque tu fai finta di nulla e dì sempre sì. Ciggioni col sugo di salsiccia, naturalmente, perché la leggerezza, anche senza dover allestire pecora bollita o file di maialetti allo spiedo, non è gradita sulla tavola sassarese.

 

Ziminu libero

Lumache

E per secondo? Messo il porcetto in congelatore a far compagnia ai culurgiones, posto che è difficile che riesca a procurarti lo ziminu (il vero piatto tipico, interiora di vitello fatte rigorosamente alla griglia e solo da mai sapienti, materia prima di recente trovata in macelleria dopo 15 anni di proibizionismo) o arrostire alla brace carne di cavallo, ecco il colpo di teatro: un pentolone di ciogga minudda (lumachine) e il gioco è fatto. Bollite e insaporite con l’aglio, rovesciagliele a piene mani sul piatto: le succhierà avido e meticoloso, e così passerà soddisfatto il resto della serata. Potreste anche portargli le lumache o i lumaconi, che si cucinano in altro modo, ma ormai è fatta.

E il pesce? E’ sardo, abita a pochi chilometri dal mare, lo mangerà pure qualche pesciolino… Sì, lo mangia, e gli piacciono anche i gamberoni, ma è una cosa da fare possibilmente a pochi metri dalla spiaggia, e poi la tradizione non lo prevede: anguilla arrosto, quella sì, e al limite sardine alla griglia. Insomma, lasciagli la sua ciogga, somministragli un po’ di verdure crude tra le quali, imprescindibili, i ravanelli, e la bella figura è confezionata. A questo punto potresti portargli una seada, che non è roba sua ma chiuderà un occhio, e il famoso mirto col quale spegnerai sul nascere il racconto del castello abbattuto per esigenze di modernismo.

Ah, oltre a impiccare il padre e mangiare cavolfiori, raccontarti di Berlinguer e Cossiga (o più probabilmente solo del primo), cantarti l’inno la mirinzana in forru e spiegarti il perché della sua indole canzonatoria e dissacrante, il sassarese beve. Vino o birra non importa, e in quantità non modeste. In questo, almeno, ammetterà di non essere difforme dai cugini di un’isola della quale si sente, a seconda dell’umore o della quantità di alcol, capitale o estrema periferia.

Renzo Sanna

Sassarese che vive a Bologna. Per il Giornale del Cibo si occupa di agromafia, illegalità alimentari e attualità. Il suo piatto preferito sono le trofie al pesto (con patate e fagiolini, of course...) perché gli ricordano la sua mamma. In cucina non può mai mancare l'angolo bar, perché il cuoco deve avere sempre una seconda possibilità!

4 responses to “5 cose da sapere se invitate a Cena un Sassarese”

  1. Piero says:

    Una bella collezione di luoghi comuni e la castroneria del non essere sardi.

  2. Pierpaolo says:

    Da sassarese, posso dire che mentre scorrevo nella lettura, sentivo un coro che intonava l’inno “la mirinzana”, che risuonava dal mio Io più profondo.

  3. Grazie ,a luglio compirò 81 anni sono sassarese da 5 generazioni,mio nonno è deceduto il 1 maggio 1916 in ospedale militare a Terni,e non sapevo da dove era nato (sassaresu impicababbu)-grazie per avermelo chiarito.
    Giovanni Battista Franco Sechi

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