Fustùq adotta un pistacchio

Adottare un albero di pistacchio: l’idea (bella e buona) della pasticceria siciliana 

Giulia Zamboni Gruppioni Petruzzelli
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    Se non siete nati in Sicilia o non la frequentate con assiduità, probabilmente la parola “fastuca” non vi dirà nulla e, anzi, forse evocherà ben poco di gustoso o appetibile. Ma se invece una certa dimestichezza con il dialetto siciliano, e in particolare con quello agrigentino, ce l’avete, allora saprete bene che dietro a questo termine bizzarro si nasconde uno dei tesori più preziosi dell’isola: il pistacchio. E proprio “Fustùq”, dall’originale vocabolo arabo, si chiama il progetto firmato dalla pasticceria Bonfissuto di Canicattì che ha l’obiettivo di ricreare un pistacchieto locale, per un approvvigionamento a km 0 e la salvaguardia di una specie altrimenti in via di sparizione. Come? Attraverso una campagna di crowdfunding e la possibilità di adottare un albero a distanza.

    Fustùq: come è nata l’idea 

    Più che semplice pasticceria, i fratelli Bonfissuto amano definire il loro locale una “desserteria”, perché qui si possono gustare non solo le rinomate specialità del territorio, come la granita o il cannolo siciliano, ma anche dolci della tradizione italiana, come le colombe e il loro rinomato panettone. Tra le materie prime adoperate per la preparazione dei loro prodotti figurano molte delle eccellenze locali, tra cui il cioccolato di Modica, le mandorle di Avola e, ovviamente, il pistacchio di Bronte. Proprio nel solco di questa filosofia di ingredienti tipici, si inserisce anche l’idea di “Fustùq”, promossa per tutto il mese di agosto sulla piattaforma Kickstarter.

    Fustuq pistacchieto

    Losonsky/shutterstock.com

    “Il laboratorio dove ci siamo recentemente spostati per ragioni di spazio è un terreno collinoso e calcareo che intorno agli anni Venti del Novecento chiamavano la fastuchera di contrada Giuliano, zona vocata per la coltivazione di pistacchio oggi quasi persa” hanno raccontato Giulio e Vincenzo Bonfissuto. “Probabilmente una coltivazione che è stata abbandonata nel tempo perché meno produttiva e con più difficile manutenzione dell’uva da tavola coltivata in queste zone. Stiamo rischiando di perdere un patrimonio culturale e agroalimentare unico di queste zone”. Acquistare, piantare e coltivare una settantina di alberi di pistacchio autoctono in un terreno di circa 800 mq, situato nella campagna Agrigentina, tra mandorle e vigneti: questo lo scopo dei due pasticceri che, oltre a rifornirsi direttamente del pregiato “oro verde” per aumentare le loro ricette a base di pistacchio, intendono tutelare una varietà altrimenti quasi del tutto scomparsa.

    Adotta un pistacchio a distanza: la campagna di crowdfunding  

    I costi di un’operazione simile non sono banali ed è per questo che, con una buona dose di spirito imprenditoriale e intuito commerciale, i Bonfissuto hanno deciso di chiedere “l’aiuto da casa”, una casa condivisa e internazionale. Fino ai primi giorni di settembre è stato possibile infatti supportare il progetto con donazioni in denaro di diversa entità (si andava dai 10 euro fino ai 324, o più) e ottenere in cambio uno o più dei loro rinomati panettoni, chiaramente a base di pistacchio, e altri prodotti.

    bonfissuto/fustuq-adottaunpistacchio/kickstarter.com

    E per chi proprio credeva nel progetto, era disponibile l’opzione da 1.000 euro che dava diritto alla “Bonfissuto experience”, ovvero una fornitura di panettoni per 12 mesi, una visita in laboratorio con vitto e alloggio pagati per un giorno, il ringraziamento ufficiale sui canali della pasticceria e soprattutto l’adozione di un albero di pistacchio, a cui poter dare il proprio nome. Volete sapere come è andata a finire? “Fustùq” ha ottenuto oltre 60 mila euro dei 15 mila stimati come obiettivo della campagna di raccolta fondi.

    Certo, il ritorno personale di un’iniziativa come questa non va trascurato ma, come in altre occasioni simili (ricordate il progetto degli allevatori veneti di adottare una mucca?) ciò che conta è anche il quadro più ampio. E, in questo caso, comprende un risvolto positivo, che va a beneficio di una comunità e della biodiversità di un territorio, per ripristinare una filiera viceversa ferma. “Con il patrocinio dei comuni di Delia, Canicattì e Naro” ha dichiarato Vincenzo Bonfissuto, “vogliamo portare l’eleganza della Sicilia nel mondo, dando anche uno sprone a tutti i giovani imprenditori siciliani di non abbattersi, nonostante le evidenti difficoltà dovute al Covid-19”. Chissà che, allora, proprio da un utilizzo insolito della tecnologia e della promozione digitale non possano nascere nuove occasioni di scoperta e valorizzazione del territorio, delle sue maestranze e delle sue specialità agroalimentari.

     

    E voi avete mai adottato un albero a distanza?

    Giulia Zamboni Gruppioni Petruzzelli

    Giulia è nata a Bologna ma geni, pancia e cuore sono pugliesi. Scrive principalmente di tendenze alimentari e dei rapporti tra cibo e società. Al mestolo preferisce la forchetta che destreggia con abilità soprattutto quando in gioco c'è l'ultima patatina fritta. Nella sua cucina non deve mai mancare... un cuoco!

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