dove mangiare a roma

Mangiare bene a Roma, fuori dai circuiti turistici

Giovanni Angelucci
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Indice

     

     

    Innumerevoli sono i ristoranti di Roma tra cui scegliere per soddisfare il proprio appetito. Visitandola vi renderete conto che la capitale è molto più che carbonara, amatriciana, cacio e pepe o gricia. Di certo ne mangerete di eccellenti, e di mediocri nei ristoranti “acchiappa turisti sparsi” soprattutto nei quartieri come Trastevere, ma la capitale è in grado di offrire molto di più: menù creati da chef arrivati da lontano, cucina creativa, piatti che hanno reso stellate determinate insegne, ristoranti d’alta cucina dove le lista d’attesa sono decisamente lunghe.

    Pronti a scoprire i nostri consigli su dove mangiare (bene) a Roma?

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    Roma capitale?

    Se la città eterna è la capitale amministrativa d’Italia, non si può dire lo stesso sul suo ruolo nel mondo della cucina tricolore. È evidente che il primato legato all’offerta quanti-qualitativa del paese sia da assegnare a Milano. Fa però riflettere che la principale città italiana non abbia lo stesso ruolo come le altre capitali europee a rappresentanza della propria bandiera (vedi Parigi, Lisbona, Copenaghen per citarne alcune); le motivazioni di cui prendere atto sarebbero molte e diverse, ma qui ci limiteremo a consigliare alcune delle migliori tavole capitoline da visitare.

    Zuma

    zuma roma

    Pieno centro, a due passi da Piazza di Spagna, nel raffinato Palazzo Fendi. Un ristorante che a Roma ora è molto di moda e dove eleganza, attenzioni e buona cucina si fondono attirando numerosi clienti, italiani e non.

    Zuma vuol dire “allontanamento dal tradizionale”, ci spiegano, nella lingua giapponese, come la cucina, reinterpretata in stile moderno, di livello e con approccio “Izakaya”: “la filosofia gastronomica Izakaya fa riferimento a un approccio informale e conviviale alla cucina originaria del Giappone, che mette al centro dell’esperienza la condivisione tra i commensali”, racconta il General Manager Ivano Guastella. Come molti locali à la page attira a sé per estetica, per i clienti vip che qui vengono o anche solo per il rooftop panoramico del quinto piano adibito a lounge bar; a differenza della maggior parte di questi ristoranti, specchi per le allodole con tanto fumo e niente arrosto, da Zuma la sostanza c’è. Tre le diverse aree con una cucina principale, il sushi bar e la robata grill, la griglia a carbone giapponese che riprende il concetto di condivisione attorno alla quale gli ospiti possono osservare i cuochi durante le preparazioni: è un pò il cuore del ristorante da cui arrivano i migliori tagli di wagyu giapponese, petto d’anatra con mostarda agrumata o maiale iberico con yuzu e salsa al tartufo. Ma è d’obbligo provare anche tutta la proposta sushi, creativa e saporita, ventresca di tonno scottato, tartufo salmone scottato e shiso, tartare di wagyu e tartufo; una zuppa di miso con tofu e un calice di sake vi faranno venir voglia di andare davvero in Giappone.

    All’Oro

    È uno dei ristoranti assolutamente da visitare a Roma. Non soltanto perché è il progetto di una coppia che prende forma, ma anche perché rappresenta una valida esperienza gastronomica da vivere. La coppia in questione è formata dallo chef Riccardo Di Giacinto e dalla moglie Ramona Anello, un’unione scoppiettante e tanto, tanto autentica. Insieme sono una potenza tanto da aver messo in piedi diverse realtà in città (come Madre – Ceviche, Spirits & Pasta Madre e, al sesto e settimo piano della Rinascente, Mediterraneo – Terrace Restaurant e Up Sunset Bar).

    Si sta bene da All’Oro, si respira aria di casa ma di una casa molto elegante la cui cucina è stellata (una stella dal 2010) e ammalia, oltre a divertire. All’interno del The H’All Tailor Suite (14 spaziose suite tutte differenti l’una dall’altra, realizzate su misura da artigiani e artisti del design), lo chef abruzzese Di Giacinto coccola i suoi clienti e lo fa in maniera del tutto personale, con creatività, tecnica, sapore e polso. Tiramisù di patate e baccalà con lardo di cinta senese, il “riassunto di carbonara”, i raviolini di mascarpone con con Ragout d’Anatra e riduzione di vino rosso, o la gustosa quaglia con petto farcito al Ciauscolo, coscia laccata in miele e ‘nduja. Sostanza, costanza e perseveranza hanno fatto di All’Oro una delle migliori tavole d’Italia.

    Il Convivio Troiani

    carciofo convivio troiani

    Lo chef Angelo Troiani gestisce insieme ai suoi fratelli Massimo e Giuseppe questo ristorante stellato la cui proposta stupisce con grandi classici e alta cucina contemporanea. Anche qui siamo nel centro di Roma ed è uno di quei locali da visitare per avere un’idea della realtà romana di livello. L’idea del Convivio si ispira alla storia del rione e alle sue antiche tradizioni, sceglierete quindi tra quattro sale, ognuna con una mise en place diversa e legata ad una storia: la galleria dove sono state ritrovate antiche collezioni di opere, il chiostro che comprende il vecchio cortile dove si svolgevano tutte le attività all’aperto come la ferratura dei cavalli e la concia delle pelli, la rimessa cioè il locale che veniva utilizzato come deposito di carri e calessi e la loggia, l’antico ingresso, ambiente di snodo che negli anni fu utilizzato come legnaia e come magazzino di materie prime. Scelto il posto che più vi aggrada, rilassatevi e ascoltate Luca Atzori per i consigli sul percorso sensoriale da scegliere, e il sommelier Giacomo Scatolini per le migliaia di etichette ospitate nella carta dei vini. I piatti a disposizione sono numerosi e divisi tra “La cucina degli ingredienti” a cui appartengono le proposte della tradizione romana reinterpretate e “Gli ingredienti della cucina” con cui assaggiare i piatti creati con l’innovazione firmata da Troiani. A voi la scelta, ma non perdetevi il “topinambur come un carciofo”, la semplice e sontuosa amatriciana, il piccione con fegato grasso e ciliegie. Vi accorgete come una stella michelin sia in grado di brillare. 

    Enoteca La Torre

    Siederete nei raffinati ambienti di Villa Laetitia, la residenza di Anna Fendi Venturini, un luogo unico, elegante ed accogliente. Il ristorante ha ricevuto la stella nel 2010 quando era ancora a Viterbo, ma dal 2013 è qui all’interno di un hotel di charme dove potrete cenare godendovi il salone caratterizzato dalla grande vetrata, simbolo di Villa Laetitia. A prendersi cura di voi sarà il talentuoso chef Domenico Stile, classe ’89, all’Enoteca dal 2016, ad oggi il più giovane chef stellato di Roma. Con un curriculum che conta esperienze da Vissani, Crippa, Cannavacciuolo, Bottura e Nino di Costanzo, il giovane partenopeo serve una cucina mediterranea fatta di concretezza e sapori ben riconoscibili. Il pesce e il mondo ittico sono protagonisti, c’è tanta Campania ma anche diversi tributi alla capitale che lo ospita. Accoglienza, cura e passione si traducono in piatti come la “triglia, bouillabaisse, provola, wakame e aceto affumicato” per iniziare, il “risotto ai limoni, cannolicchi, vongole veraci, asparagi e yogurt”, gli “gnocchi, totano rosso, ristretto al timo e pepe Sancho” o il “dentice in foglia di banana alla maggiorana, pomodorino giallo e melanzana alle Fave di Tonka”. Sono solo alcuni piatti di un menù variopinto e stimolante che vi verrà presentato accuratamente dal restaurant manager e sommelier Rudy Travagli.

    Aroma

    aroma palazzo manfredi roma

    Direzione Colosseo, non servirà fare file estenuanti per entrare, potrete godervelo comodamente ammirandolo dalle poltrone dell’esclusivo Palazzo Manfredi, il boutique hotel che affaccia sulla storia, tra le più apprezzate al mondo. Nell’elegante rooftop vive il ristorante stellato Aroma, guidato dallo chef Giuseppe di Iorio. Di origini calabresi e romane, ha tanto da raccontare e lo fa al meglio, con i suoi piatti da cui si percepisce la conoscenza della materia prima e il gusto nel cucinare creando. Da sola la rana pescatrice al vapore con zucchine romanesche, pompelmo rosa e peperoni vale di sedere a questo ristorante, meritano il coniglio arrostito nel suo brodo ristretto, sedano rapa e scarola, il risotto sfumato alla birra bionda, favette e caprino stagionato o le capesante su vellutata di grano saraceno bruciato, olio all’aneto, cavolo nero e sabbia di lattuga di mare. Non finisce qui, l’esperienza sarà a tutto tondo con il cocktail bar ospitato nell’affascinante terrazza a piano terra. È il The Court, novità dell’anno firmata da Matteo Zed. Starete parecchio bene qui, all’interno di  una vera corte cinta tra due alti muri dove da un lato vive il bancone e dall’altro il salotto. Il barman innamorato degli amari vi farà divertire con una drink list strutturata su tre capitoli: classici da aperitivo, signature e stagionali, e una selezione di “forgotten classics & unforgettable”, cioè i dimenticati e gli intramontabili tra i cocktail della storia. Lo chef Di Iorio partecipa all’esperienza con i finger food da accompagnare ai drink, mentre  alle creazioni dolci pensa il pastry chef Daniele De Santi.

     

    Vi è venuta voglia di provare questi ristoranti a Roma? Voi cosa aggiungereste alla lista?

     

    Giovanni Angelucci

    Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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