Ferratelle, caggionetti e uccelletti di Sant’Antonio: 10 dolci da mangiare in Abruzzo

ferratelle

Mare, montagna, splendidi Parchi Nazionali e piccoli borghi: siamo in Abruzzo! Regione italiana situata tra il mar Adriatico e l’Appennino centrale, è meta di migliaia di turisti che non solo ne apprezzano i meravigliosi paesaggi, ma anche la sua lunga tradizione gastronomica che spazia dai famosi arrosticini al brodetto di pesce, fino a prodotti caseari d’eccellenza come il Canestrato di Castel Del Monte. E la pasticceria? Anche quella merita grande attenzione, con una varietà di dolci tipici che raccontano la storia e le tradizioni di questo territorio.

Caggionetti, parrozzo, uccelletti di Sant’Antonio… Se non ne hai mai sentito parlare, allora non ti resta che continuare a leggere. Sei pronto a scoprire i dolci tipici abruzzesi?

Dolci tipici abruzzesi, 10 preparazioni da non perdere 

Per assaggiare tutti i dolci che questa meravigliosa regione ha da offrire servirebbe un soggiorno di almeno quindici giorni. Del resto, per esplorare la gastronomia di un territorio ci vogliono tempo, spazio (nello stomaco), e la voglia di lasciarsi sorprendere. È proprio quello che accade quando si assaggia per la prima volta una ferratella, o quando si taglia una fetta di parrozzo e il profumo di cioccolato e mandorle avvolge tutta la stanza con il suo inconfondibile aroma. Ti è venuta fame? Allora è giunto il momento di preparare lo stomaco: ecco 10 dolci da non perdere in Abruzzo!

Ferratelle 

Anna Fedorova_it/shutterstock.com

Partiamo dal dolce più antico della tradizione abruzzese: le ferratelle. Molto diffuse in tutta la regione, prendono il proprio nome dalla piastra su cui vengono cotte, appunto “il ferro”. Si potrebbero considerare una sorta di waffle (altro nome con cui vengono chiamati i goufre francesi) senza burro, fatte solo con farina, uova, zucchero, olio extravergine di oliva, un pochino di lievito e scorza di limone. Incluse nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali abruzzesi e laziali (PAT), hanno tradizionalmente una forma quadrata o rettangolare, a seconda dello stampo utilizzato. Sono buonissime gustate da sole oppure ricoperte di cioccolato, marmellata, miele o da una pallina di gelato artigianale! 

Uccelletti di Sant’Antonio

Proseguiamo con gli uccelletti di Sant’Antonio, dolcetti tipici del Teramano che tradizionalmente si preparano il 17 gennaio per festeggiare Sant’Antonio Abate, protettore degli animali. Ecco il perché della loro forma a uccellino, che racchiude un ripieno a base di mosto cotto, mandorle, cioccolato fondente, cannella o biscotti sbriciolati. Insomma, un vero concentrato di sapori! Le varianti cambiano da famiglia a famiglia, mentre restano quasi sempre gli stessi gli ingredienti dell’impasto: vino bianco, olio di semi e farina, a cui si talvolta si aggiungono anche alcuni cucchiai di zucchero. La loro forma così delicata li rende dei dolcetti davvero irresistibili, tanto che, da quanto sono belli, è quasi un peccato mangiarli.  

Sfogliatelle abruzzesi 

Piccirilli Valentina/shutterstock.com

Se pensavi che le sfogliatelle si mangiassero soltanto a Napoli, dopo aver letto questo articolo potresti ricrederti. Durante il periodo di Natale, infatti, in Abruzzo è tradizione preparare le tipiche sfogliatelle abruzzesi, dolcetti fritti che insieme ai calcionetti e al parrozzo rendono uniche le festività natalizie di ogni famiglia. La principale differenza rispetto alle cugine napoletane è racchiusa nel ripieno, che prevede la scrucchiata abruzzese (ovvero una confettura d’uva nera del tipo Montepulciano) e nella sfoglia, fatta con il vino bianco e non con lo strutto. Ma anche in questo caso la ricetta varia di famiglia in famiglia, e c’è chi al ripieno aggiunge anche mandorle o noci, chi un po’ di liquore e chi della cioccolata fondente in pezzi. Insomma, ci si può davvero sbizzarrire con la fantasia, ma una cosa è certa: mangiarne soltanto una sarà quasi impossibile! 

Calcionetti 

Olga Bondas/shutterstock.com

Anche chiamati “li caggiunitt” in dialetto, i calcionetti (o caggionetti) sono dei dolcetti fritti e farciti che assomigliano a dei piccoli calzoni o a dei ravioli dolci. Tradizionalmente vengono preparati nel periodo natalizio e la loro paternità è contesa tra teramani e sansalvesi. In realtà si trovano in tutta la regione, con ripieni che cambiano da città a città: a Chieti sono farciti con i ceci, a L’Aquila con le mandorle, mentre a Teramo si usa più frequentemente la crema di castagne. Con il tempo si sono diffuse anche le versioni con la marmellata d’uva, fino ad arrivare all’ormai immancabile Nutella. E tu, con quale ripieno ti piacerebbe assaggiarli?

Parrozzo

Se Verona è la patria del pandoro, e prima ancora del Nadalin, l’Abruzzo si può considerare la terra d’origine del parrozzo. Originario di Pescara, a idearlo fu il pasticciere Luigi D’Amico nel 1920, a cui venne l’idea di preparare un dolce che avesse le sembianze del pane rustico, detto appunto “pane rozzo” in occasione delle festività natalizie. Fu così che per ricordare il giallo del grano turco creò una massa a base di uova e farina di mandorle, mentre sostituì il colore scuro della crosta di pane uscito dal forno con una glassa al cioccolato fondente. Si narra che il primo a cui D’Amico fece assaggiare questo dolce fu Gabriele D’Annunzio, il quale dedicò proprio al parrozzo uno dei suoi madrigali. Oggi si può trovare sia nella versione grande sia monoporzione, nei ristoranti e in tutte le pasticcerie! 

Mostaccioli

Rosario BERGAMASCO/shutterstock.com

Proseguiamo con i mostaccioli, dolcetti a forma di rombo ricorperti da una golosissima glassa di cioccolato fondente, ormai famosi in tutto il sud Italia. Ma veniamo alla versione abruzzese, in cui — ormai l’abbiamo capito — il mosto cotto è un ingrediente imprescindibile, tanto da essere presente in quasi tutte le preparazioni dolciarie. Elemento fondamentale dell’impasto insieme a mandorle, farina, miele e cacao, è proprio questo ingrediente a dare il nome ai mostaccioli, che con la loro ricchezza aromatica riescono a conquistare tutti gli amanti del connubio cioccolato e spezie. Cannella, noce moscata, vaniglia… senti il profumo del buonumore? 

Pizza dolce 

Si chiama pizza dolce, ma non ha niente a che vedere con la classica versione della pizza farcita con la nutella. Si tratta infatti di una torta a base di pan di Spagna farcita con crema pasticciera e al cioccolato e bagnata da due a quattro tipi di bagne differenti, tra cui rum e alchermes. In Abruzzo si prepara nelle occasioni speciali come compleanni e matrimoni, ma anche com la torta della domenica. Decorata con ghiaccia reale, mandorle a scaglie e codette di zucchero, mette allegria soltanto a guardarla. E basta una fetta per tornare subito bambini!

La pupa e il cavallo

Arriviamo ora al periodo pasquale, quando in Abruzzo si prepara un dolce tradizione che un tempo veniva regalato alle famiglie dei futuri sposi in occasione del fidanzamento ufficiale: la pupa e il cavallo. Si tratta di una preparazione a base di pasta frolla che risale all’Ottocento, la cui simbologia ha assunto nei secoli il significato di risurrezione tanto da rendere questo dolce il protagonista della pasqua abruzzese. Con il tempo si sono aggiunte all’impasto delle uova sode avvolte in due strisce di pasta intrecciate come significato di rinascita e unione, anche se per alcuni questo riporterebbe a un concetto di fertilità. Ad ogni modo, se ami la pasta frolla e finora ti sei cimentato solo nelle casette di marzapane, potresti provare a realizzare questo dolce nella tradizionale forma della pupa o del cavallo. Il divertimento è assicurato!

Sise delle monache (o tre monti)

photo digital service/shutterstock.com

Le sise delle monache sono dolcetti a forma di seno da non confondere con i sospiri di Bisceglie o le tette delle monache, originarie della città di Altamura. A differenza delle versioni pugliesi, infatti, dolce abruzzese nato nel comune di Guardiagrele, in provincia di Chieti, è tipicamente costituito da tre piccole cupole che secondo alcuni farebbero riferimento all’ampio pettorale bianco delle monache che faceva immaginare avessero tre “sise” e non due; secondo altre rappresenterebbero i tre principali massicci montuosi abruzzesi della catena appenninica: il Gran Sasso d’Italia, la Majella e il Sirente-Velino. Preparati con pan di Spagna farcito con crema pasticceria e spolverati da zucchero a velo. Una vera goduria per il palato!

Cicerchiata 

Terminiamo questa carrellata con un dolce tipico del Carnevale: la cicerchiata. Si tratta di una preparazione ricca e golosa che si prepara con un impasto a base di farina, uova, zucchero e olio, da cui si ricavano delle palline da friggere in olio d’oliva o strutto. Una volta fritte, si ricoprono di miele e vengono disposte su un piatto fino a formare una corona. Da non confondere con gli struffoli, tipici campani e caratteristici del periodo natalizio, la cicerchiata prende il nome dalle cicerchie, antichi legumi di cui ricorda la forma. 

Conoscevi già questi dolci tipici della tradizione abruzzese? Quale ti incuriosisce di più?

 

Articolo scritto con la collaborazione di Francesca Di Cesare

Immagine in evidenza di: leungchopan/shutterstock

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