Bergamo: gioiello turistico e gastronomico

Redazione

di Martino Ragusa. Visita alla Città Alta. Ricordo bene lo stupore della mia prima visita a Bergamo Alta, subito incalzato dal senso di colpa. “Ma come?”, mi sono rimproverato, “c’è questa meraviglia architettonica a due passi da Milano e non c’ero mai venuto? Ma dove vivo?” Quindi, se state organizzando la vostra “prima volta” in questa città, siete avvertiti: potreste sentirvi dei turisti distratti! Il modo migliore per raggiungere Bergamo Alta è la funicolare che parte da viale Vittorio Emanuele e arriva in Piazza Mercato delle Scarpe, in una stazione situata in un palazzo trecentesco dal quale si gode una splendida vista sulla valle. Girate pure senza meta per le strade di questa città interamente circondata da mura che la proteggono come un forziere il suo tesoro. Passeggiate per il puro piacere di percorrere una scenografia urbana costruita in tanti secoli con una rara armonia di stili, volumi e prospettive. Prima o poi arriverete in Piazza Vecchia, cuore della città e definita dal grande architetto Le Corbusier “la più bella piazza d’Europa”. Visitare per credere! Al centro c’è la settecentesca Fontana del Contarini, intorno la Biblioteca Civica, il Palazzo della Ragione (XII secolo), il Palazzo del Podestà (1340) e la Torre Civica (XI secolo), alta ben 54 metri e chiamata “il Campanone”. Ancora oggi, ogni sera alle 22 rintocca 100 colpi come quando annunciava la chiusura delle porte della città per la tutta la notte. Oltre il porticato del Palazzo della Ragione, si passa in piazza Duomo, con la chiesa di Sant’Alessandro (il Duomo), la Basilica di Santa Maria Maggiore (XII secolo), il Battistero ottagonale e la celebre Cappella Colleoni. Un numero straordinario di monumenti di grande valore artistico concentrati nel breve perimetro della piccola area formata dalle due piazze. Ma tutta Bergamo Alta è così. Basterà allontanarsi di qualche passo da Piazza Vecchia, per ammirare i meravigliosi affreschi di Lorenzo Lotto nella chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, in via Porta dipinta. E poi la chiesa di Sant’Eufemia, fondata nel 1006, la cinquecentesca chiesa di San Pancrazio, la Fontana e la torre del Gombito, la chiesetta di San Rocco. Sempre da piazza Mercato delle Scarpe, si sale alla Rocca, al Parco delle Rimembranze. Da qui si ammira un magnifico panorama di Bergamo Alta. Prima di pranzo o di cena, vi consiglio di fermarvi per un aperitivo nel caffè Cavour, bellissimo locale con arredamento d’epoca. La Tavola Regina indiscussa della tavola bergamasca è la polenta taragna, bisognosa solo una precisazione linguistica: molti identificano la polenta taragna con quella scura valtellinese, arricchita di farina di grano saraceno. In realtà, l’appellativo “taragna” non si riferisce al tipo di farina né al colore, ma deriva da “tarare”, mescolare, azione che va compiuta ininterrottamente durante la preparazione per scongiurare la formazione di grumi. E’ taragna anche la polenta gialla bergamasca, fatta con sola farina di mais bramata, cioè macinata a grana grossa e preferibilmente a pietra, quando è condita con burro aggiunto durante la cottura e abbondante formaggio Branzi della Valbrembana, anch’esso lasciato fondere quando la polenta è ancora sul fuoco. Viene servita calda e deliziosamente filante. Ottima anche la polenta cunsada, tagliata a fette, irrorata con burro fuso e ricoperta di Taleggio. La lista continua con la famosa polenta e osei (uccelletti), con gli osei scappai (involtini di carne bianca, salsiccia e pancetta), con lo stracotto e con il baccalà. Abbrustolita è perfetta con il cotechino, la salsiccia o il salame. Altra grande specialità sono i celeberrimi casonsei, ravioli ripieni di cotechino tritato, pane grattugiato, formaggio grattugiato, prezzemolo e aglio. Gli scarpinocc, tipici di Parre, a pochi chilometri da Bergamo, sono la “versione di magro” con un ripieno di formaggio, uova, burro, pangrattato insaporito da una ricca miscela di spezie che annovera cannella, noce moscata, chiodi di garofano, macis, anice stellato e coriandolo. Passando ai secondi, ricordo il cotechino, la gallina ripiena, la lepre e il capriolo in salmì, le rane fritte, i nosec (involtini di verza), le lumache in umido. Fra i prodotti tipici, trionfano i formaggi: il formai de Mut, il formaggio Branzi, il Taleggio, le formaggelle della Val di Scalve, i caprini e la ricotta della Valbrembana, il formaggio Agrì, lo Strachìtunt (stracchino tondo) erborinato del Valtaleggio. Poi ci sono i salumi. mortadelle di fegato, sanguinacci, salamelle, cotechini e salami freschi, e altri prodotti speciali come il pane di patate di Carona e la birra di Valtorta. dolci tipici più antichi sono preparati con farina di mais, come la smaiasa, una torta con farina gialla, pere e mele. Più è recente la torta Donizzetti, dedicata al grande compositore bergamasco e fatta con farina bianca, fecola, burro, zucchero, uova, ananas e albicocche candite con maraschino e vaniglia. Contemporanea e di enorme successo è la “Turta de Treì” (torta di Treviglio), la ricetta che ha vinto un concorso bandito agli inizi degli anni ’90 dall’Associazione Botteghe Città di Treviglio. E’ semplice pastafrolla farcita con una crema di burro alle mandorle ed è una dimostrazione di quanto la semplicità possa essere vincente in cucina. Per trovare la buona cucina bergamasca consiglio: Trattoria La Colombina, via Borgo Canale 12, tel. 035 261402. Al Vecchio tagliere, via Sant’ Alessandro 13, tel 035.244725. La Cantina di Via Colleoni, via Colleoni 5, tel. 035215864.

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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