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15 amari italiani da provare almeno una volta nella vita

Giovanni Angelucci
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Indice

     

    Chi non ha in casa una bottiglia di amaro da offrire agli amici? Anche se non siete dei gran bevitori, la tradizione italiana vuole che ne venga servito un bicchierino al termine di un pasto importante o anche solo per onorare una visita gradita. Avete presente quei pranzi decisamente abbondanti? Ecco, in quei casi di solito, alla fine viene in nostro soccorso un bell’amaro, ancor meglio se italiano e digestivo. Infatti, alcuni di questi, oltre che per la loro piacevolezza, vengono scelti per i loro effetti salutari sull’apparato digerente, motivo per cui dedicheremo l’ultima parte dell’articolo proprio ai 5 amari digestivi da non perdere.

    Essendo una tradizione tricolore, oggi le tipologie di amari in vendita sono davvero tante e ognuno ha la sua preferita. Tra gli artigianali e i più “commerciali” ce n’è per tutti i gusti.

    Ma quali sono i 10 amari italiani più buoni e popolari tra tutti quelli a disposizione? Non si può dire, ma ciò che è possibile fare è una lista di quelli di altissimo livello: ecco allora quelli che secondo noi sono 10 grandi firme nel mondo degli amari italiani. 

    Amari italiani: 10 prodotti di altissimo livello

    Che siano prodotti in Sicilia o nell’ultimo comune nel Nord dell’Italia, gli amari sono apprezzati in tutto il Paese e ognuno, a modo proprio, racconta una tradizione tutta italiana.

    Amara

    Amaro Amara

    amaroamara.com

    Rossa Sicily produce un liquore da ricetta tradizionale con arance rosse di Sicilia, coltivate alle pendici dell’Etna, nei pressi di Catania. Il miglior luogo dove le  arance di Sicilia IGP raggiungono la perfezione in tre varietà coltivate: la più conosciuta Tarocco, Moro e Sanguinello. Un liquore artigianale dalla forte identità mediterranea, buono liscio ma utilizzato molto, e con successo, in miscelazione. Provare per credere uno dei meravigliosi cocktail di Alfio Liotta dell’Hotel Timeo di Taormina.

    Amaro Palent

    Amaro Palent

    palentliquori/facebook.com

    Siamo nel comune di Macra, nell’alta Val Maria, dove Matteo Laugero ha la sua sensazionale produzione da eremita, a dimostrazione del fatto che quando qualcosa è davvero speciale è anche difficile da avere. I suoi prodotti hanno ormai una distribuzione, ma fatevi un regalo e scalate la montagna fino ad arrivare dove produce i suoi amari: artigianalità vera e tutte erbe raccolte a mano. L’amaro Palent è un infuso a freddo di 18 erbe, radici e piccoli frutti in parte coltivati in biodinamica, tra cui il genepy autoctono delle valli cuneesi oggi annoverato nell’Arca del Gusto di Slow Food. Un prodotto speciale da provare.

    Genzianotto

    Genzianotto

    liquorilab/facebook.com

    È una delle creazioni di L•AB che sta per Liquoreria ABruzzese, ma che rappresenta anche un vero e proprio laboratorio di idee dove Giuseppe Simigliani porta avanti le sue continue ricerche sulle infusioni. Di recente nascita, ha già rivoluzionato la maniera di concepire un “semplice” amaro, specialmente se radicato nel gusto tradizionale abruzzese. Genzianotto è il risultato della felice connubio tra genziana e mosto cotto: armonia degli opposti piacevolmente amara, dove i sentori della cottura del mosto d’uva sposano felicemente le note speziate delle radici di genziana e la dolcezza avvertita è la naturale dell’uva. Colui che ha lasciato la carriera da ingegnere per diventare produttore eccezionale aveva evidentemente le idee chiare producendo anche un altro must della regione, la Ratafia, in versione classica con amarena o di fragole e pesche insieme al Cerasuolo.

    Limoncello Villa Massa

    Limoncello Villa Massa

    villamassa.com

    Si fa presto a dire “limoncello”, in molti lo preparano in casa ma quando parliamo di limoncello vero il nome è Villa Massa. È prodotto utilizzando esclusivamente le scorzette dei limoni di Sorrento I.G.P., tipica varietà coltivata in zona, caratterizzata dal suolo vulcanico e dal clima mediterraneo della costa sorrentino-amalfitana che favorisce la crescita di “ovali” con buccia grossa e profumata, ricca di oli essenziali. Fresco, piacevole ed elegante anche in miscelazione con tonica e basilico. Cugino è il nocino o nocillo, liquore di noci tradizionalmente raccolte il 24 giugno, ossia il giorno di S.Giovanni.

    Bràulio

    Amaro alpino Braulio

    amarobraulio.official/facebook.com

    Ha fatto la storia tra gli amari italiani, chi non conosce il mitico Braulio. Fino agli ’70 venduto quasi esclusivamente nell’originaria farmacia della famiglia Peloni a Bormio, l’amaro Bràulio è oggi apprezzato da tutti gli italiani. Le erbe dichiarate nella produzione continuano ad essere sempre e soltanto quattro perchè le altre restano segrete: genziana, ginepro, assenzio e achillea moscata. Il Braulio riposa nelle tradizionali botti di rovere di Slavonia e, dal 2000, viene prodotta la Riserva Speciale, che i cinque anni di legno caratterizzano per morbidezza e rotondità. Fate un giro a Bormio e visitate le nuove cantine sotto la città.

    San Simone

    Amaro San Simone

    amarosansimone/facebook.com

    L’amaro per antonomasia dei torinesi e parte del Piemonte. San Simone prende il nome da una confraternita di monaci presente a Torino nel XVI secolo e oggi la produzione è rimasta più o meno la stessa, se non per i numeri cresciuti notevolmente. È un liquore piacevole di facile beva, ottenuto con piante ed erbe locali, con grado alcolico di 26,5° e composto prevalentemente da china. Non si può visitare la capitale sabauda senza aver assaggiato un mitico San Simone.

    Benefort

    Il nome deriva dall’Assenzio Romano in dialetto valdostano. Un amaro vero, di quelli veramente amari come antica regola vuole. Il Benefort proviene dalle montagne della Valle d’Aosta e a crearlo è stato Armando Calvetti, fondatore della distilleria Alpe. La ricetta è immutata nel tempo e prevede oltre venti tipi di fiori, radici ed erbe alpine. 38 gradi alcolici, duro e per veri cultori.

    Amarot 8

    Amaro

    eatpiemonte.com

    Un altro torinese nella lista è l’Amaròt, l’artigianale a base di erbe e chinotto prodotto nello storico quartiere di San Salvario. Se ne occupano i distillatori di Castelnuovo Don Bosco con maestria ed equilibrio, così da avere un amaro agrumato che richiama il chinotto e l’arancio ma anche cardamomo, liquirizia e anice. Bilanciato e amaricante al punto giusto, è un exploit di profumi.

    Amaro Martina

    Quella del Martina è una bella storia che, come tutte le belle storie, è famigliare e racchiude non solo la qualità ma anche il sentimento.

    Era il 1908 quando lo speziale Salvatore Martina decise di produrre un liquore che unisse le qualità digestive al profilo corroborante di un amaro che si rispetti. Utilizzò le erbe del Salento che assicurarono grandi aromi e forza al palato. Lo riportò in voga agli inizi degli anni ’70 Valentino Martina, dopo avere ritrovato una vecchia bottiglia. E fece bene, nonostante oggi i personaggi dietro questo amaro si siano alternati, continua a restare nelle mani della famiglia e raccontare storie di profumi e passione.

    Formidabile

    Amaro Formidabile

    amaroformidabile/facebook.com

    Una vera chicca che arriva da Roma l’amaro artigianale di Armando Bomba. Ha una ricetta tutta sua fuori dagli schemi: china rossa, rabarbaro cinese, rosa moscata, anice stellato, bardana, tra le altre, creano la personalità (e che personalità) del Formidabile. Profumi ben delineati, forza in bocca con l’agrume e il rabarbaro a persistere. Per evidenziare la naturalità della materia prima vegetale che cambia da raccolto a raccolto annualmente, l’etichetta riporta l’annata.

    Amari digestivi italiani: i 5 imperdibili

    Seppur quasi tutti gli amari abbiano benefici sulla digestione, dopo accurate e numerose prove empiriche, il sottoscritto può consigliare le seguenti etichette tra i migliori amari digestivi (in grado di far digerire qualunque cosa, anche apatia e solitudine, ma sempre bevendo responsabilmente!).  

    Amaro di Torino Doragrossa

    Amaro Torino Doragrossa

    doragrossa.com

    Torino ha sempre avuto grande esperienza e cultura nell’arte liquoristica: questo amaro infatti si rifà alla storia e precisamente al 1583 con l’editto di Re Carlo Emanuele, con cui le attività di produzioni di liquori e distillati in città non erano più erano sottoposte a tasse. Il nome deriva dall’antica Contrada Doragrossa, nonché attuale via Garibaldi nel centro cittadino, dove oggi come allora la produzione di amari era fiorente. Dunque la ricetta da cui prende vita l’Amaro di Torino Doragrossa riporta agli anni che furono e sa di tempi andati: lo stile è quello tipico alpino, si presenta con una veste di rabarbaro e genziana, e il sorso è particolarmente balsamico grazie alla freschezza del ginepro e la presenza di liquirizia. Merita anche il resto della famiglia, il rosolio, l’elixir rabarbaro e menta, il liquore alla menta di Pancalieri.

    Jefferson

    Jefferson Amaro

    vecchiomagazzinodoganale/facebook.com

    L’etichetta riporta la scritta “Amaro Importante” perché non solo è naturale e autentico, ma anche perché rappresenta una realtà mai vista in Calabria, in grado di raccontare davvero bene un territorio. 

    L’artefice è Ivano Trombino del Vecchio Magazzino Doganale che seleziona da tutto il territorio calabrese agrumi, spezie ed erbe aromatiche: il bergamotto, le arance amare e dolci, il rosmarino e l’origano sono le botaniche principali da lui scelte che, unite ad altre erbe e spezie, rendono unico l’amaro Jefferson. Dal profilo mediterraneo spiccato, è un amaro versatile da gustare sia a temperatura ambiente che fresco. “Originale in miscelazione, nei grandi classici, come bitter o in supporto ai vermouth”, precisa Trombino. 

    Amaro Venti

    Amaro Venti

    amaroventi/facebook.com

    L’amaro digestivo tricolore con botaniche totalmente raccolte in Italia. I suoi produttori, Marco Rivolta e la mamma Gianna (già produttori di Rivo Gin), lo definiscono “un’interpretazione moderna dei classici amari, creato seguendo i metodi liquoristici tradizionali”. E così è, con le sue venti botaniche, ciascuna ispirata da una delle 20 regioni italiane: questo amaro racconta quanto di buono c’è lungo lo Stivale. L’impresa più ardua è però quella di riuscire a far convivere i diversi ingredienti, che in questo caso si uniscono in armonia e gusto: il tanaceto dal Piemonte, l’achillea dal Veneto, l’ulivo dalla Liguria, la genziana dall’Abruzzo, il mirto dalla Sardegna, il basilico dalla Basilicata, l’arancia dalla Sicilia, i limoni dalla Campania, il ginepro dalla Toscana. Insomma, un amaro itinerante in grado di raccontare l’Italia da Nord a Sud.

    Amaro delle Sirene

    Liquore delle Sirene

    liquoredellesirene/facebook.com

    Nel 2019, Elisa Carta crea Canto Amaro, frutto del suo grande amore per il Lago di Garda e le sue botaniche. Elisa è una raccoglitrice da generazioni e la sua produzione è il frutto di una lunga e appassionante ricerca e rivisitazione di antiche ricette tramandate dal nonno. Oltre al bitter, l’Amaro delle Sirene è un liquore dal bouquet aromatico molto ampio e preciso che va dai limoni del Garda alla vaniglia, dalla genziana al garofano. L’ingresso in bocca è morbido e balsamico, compare il pepe di Timut che conferisce la nota agrumata e richiama il frutto della passione, così come il pompelmo rosa. È vellutato e avvolgente, liscio, ottimo anche miscelato l’aggiunta di semplice tonica. 

    Parej

    Amaro Parej

    amaroparejeveryfuckingday/facebook.com

    Marco Riccetti è il padre dell’Inside Cocktail Bar di Torino ed è anche il creatore di Amaro Parej. Questa specialità è prodotta insieme a The Spiritual Machine, realtà che dà la possibilità a chi lavora nel mondo del bar di avvicinarsi alla creazione di prodotti alcolici senza preoccuparsi dei rischi relativi alla distillazione. Emblema della tradizione italiana dell’amaro, la reinterpretata in chiave torinese è moderna e molto godibile: Parej è infatti la parola dialettale utilizzata per definire “tutto ciò che è genuino, semplice, che va bene così com’è”. Questo amaro digestivo di recente produzione – e già parecchio acclamato – è realizzato con le erbe tipiche degli amari (come melissa, verbena e achillea) unite al gusto del cacao amaro. Piacevolmente liscio per un ottimo fine pasto.

     

    Abbiamo concluso il nostro viaggio del mondo degli amari: voi quale preferite?

    Giovanni Angelucci

    Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

    One response to “15 amari italiani da provare almeno una volta nella vita”

    1. Avatar emanuele says:

      All’elenco manca l’amaro Sibilla, prodotto dalla Varnelli a base di genziana e con un tocco di miele dei sibillini. Buonissimo.

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