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10 amari italiani da provare almeno una volta nella vita

Giovanni Angelucci

Chi non ha in casa una bottiglia di amaro da offrire agli amici? Anche se non siete dei gran bevitori, la tradizione italiana vuole che ne venga servito un bicchierino al termine di un pasto importante o anche solo per onorare una visita gradita.
Avete presente quei pranzi decisamente abbondanti? Ecco, in quei casi di solito,  al termine viene in nostro soccorso un bell’amaro, ancor meglio se italiano. Essendo una tradizione tricolore, oggi le tipologie in vendita sono davvero tante e ognuno ha la sua preferita. Tra gli artigianali e i più “commerciali” ce n’è per tutti i gusti.
Ma quali sono i 10 amari italiani più buoni e popolari tra tutti quelli a disposizione? Non si può dire, ma ciò che è possibile fare è una lista di dieci amari sicuramente di altissimo livello.

Ecco dunque quelli che secondo noi sono 10 grandi firme nel mondo degli amari italiani.

Amari italiani: 10 prodotti di altissimo livello

Amara

amara amaro

Fonte: http://www.rossasicily.com/

Rossa Sicily produce un liquore da ricetta tradizionale con arance rosse di Sicilia, coltivate alle pendici dell’Etna, nei pressi di Catania. Il miglior luogo dove le  arance di Sicilia IGP raggiungono la perfezione in tre varietà coltivate: la più conosciuta Tarocco, Moro e Sanguinello. Un liquore artigianale dalla forte identità mediterranea, buono liscio ma utilizzato molto, e con successo, in miscelazione. Provare per credere uno dei meravigliosi cocktail di Alfio Liotta dell’Hotel Timeo di Taormina.

Amaro Palent

amaro palent

Fonte: http://www.palent.it/

Siamo nel comune di Macra, nell’alta Val Maria, dove Matteo Laugero ha la sua sensazionale produzione da eremita. Dimostra che quando qualcosa è davvero speciale è anche difficile da avere. I suoi prodotti hanno ormai una distribuzione ma fatevi un regalo e scalate la montagna fino ad arrivare dove produce i suoi amari: artigianalità vera e tutte erbe raccolte a mano. Infuso a freddo di 18 erbe, radici e piccoli frutti in parte coltivati in biodinamica, tra cui il genepy autoctono delle valli cuneesi oggi annoverato nell’Arca del Gusto di Slow Food. Un prodotto speciale da provare.

Genzianotto

amaro lab genzianotto

Fonte: https://www.liquorilab.it/

È una delle creazioni di L-AB che sta per Liquoreria ABruzzese, ma che rappresenta anche un vero e proprio laboratorio di idee dove Giuseppe Simigliani porta avanti le sue continue ricerche sulle infusioni. Di recente nascita, ha già rivoluzionato la maniera di concepire un “semplice” amaro, specialmente se radicato nel gusto tradizionale abruzzese. Genzianotto è il risultato della felice connubio tra genziana e mosto cotto: armonia degli opposti piacevolmente amara dove i sentori della cottura del mosto d’uva sposano felicemente le note speziate delle radici di genziana e la dolcezza avvertita è la naturale dell’uva. Colui che ha lasciato la carriera da ingegnere per diventare produttore eccezionale aveva evidentemente le idee chiare producendo anche un altro must della regione, la Ratafia, in versione classica con amarena o di fragole e pesche insieme al Cerasuolo.

Limoncello Villa Massa

amaro villa massa

Fonte: https://www.villamassa.com/

Si fa presto a dire “limoncello”, in molti lo preparano in casa ma quando parliamo di limoncello vero il nome è Villa Massa. È prodotto utilizzando esclusivamente le scorzette dei limoni di Sorrento I.G.P., tipica varietà coltivata in zona, caratterizzata dal suolo vulcanico e dal clima mediterraneo della costa sorrentino-amalfitana che favorisce la crescita di “ovali” con buccia grossa e profumata, ricca di oli essenziali. Fresco, piacevole ed elegante anche in miscelazione con tonica e basilico. Cugino è il nocino o nocillo, liquore di noci tradizionalmente raccolte il 24 giugno (giorno di S.Giovanni).

Braulio

amaro braulio

Fonte: http://www.amarobraulio.it/

Ha fatto la storia tra gli amari italiani, chi non conosce il mitico Braulio. Fino agli ’70 venduto quasi esclusivamente nell’originaria farmacia della famiglia Peloni a Bormio, l’amaro Braulio è oggi apprezzato da tutti gli italiani. Le erbe dichiarate nella produzione continuano ad essere sempre e soltanto quattro perchè le altre restano segrete: genziana, ginepro, assenzio e achillea moscata. Il Braulio riposa nelle tradizionali botti di rovere di Slavonia e dal 2000 viene prodotta la Riserva che i cinque anni di legno caratterizzano per morbidezza e rotondità. Fate un giro a Bormio e visitate le nuove cantine sotto la città.

San Simone

amaro san simone

Fonte: http://www.amaroformidabile.com/

L’amaro per antonomasia dei torinesi e parte del Piemonte. San Simone prende il nome da una confraternita di monaci presente a Torino nel XVI secolo e oggi la produzione è rimasta più o meno la stessa se non per i numeri cresciuti notevolmente. È un liquore piacevole di facile beva, ottenuto con piante ed erbe locali,  con grado alcolico di 26,5° e composto prevalentemente da china. Non si può visitare la capitale sabauda senza aver assaggiato un mitico San Simone.

Benefort

benefort amaro

Fonte: http://www.alpevda.it/alpe14/benefort.html

Il nome deriva dall’Assenzio Romano in dialetto valdostano. Un amaro vero, di quelli veramente amari come antica regola vuole. Il Benefort proviene dalle montagne della Valle d’Aosta e a crearlo è stato Armando Calvetti, fondatore della distilleria Alpe. La ricetta è immutata nel tempo e prevede oltre venti tipi di fiori, radici ed erbe alpine. 38 gradi alcolici, duro e per veri cultori.

Amarot 8

amaro amarot

Fonte: http://www.amarot.it/

Un altro torinese nella lista, è l’Amaròt, l’artigianale a base di erbe e chinotto prodotto nello storico quartiere di San Salvario. Se ne occupano i distillatori di Castelnuovo Don Bosco con maestria ed equilibrio così da avere un amaro agrumato che richiama il chinotto e l’arancio ma anche cardamomo, liquirizia e anice. Bilanciato e amaricante al punto giusto, è un exploit di profumi.

Amaro Martina

Quella del Martina è una bella storia che come tutte le belle storie è famigliare e racchiude non solo la qualità ma anche il sentimento.

Era il 1908 quando lo speziale Salvatore Martina decise di produrre un liquore che unisse le qualità digestive al profilo corroborante di un amaro che si rispetti. Utilizzò le erbe del Salento che assicurarono grandi aromi e forza al palato. Lo riportò in voga agli inizi degli anni ’70 Valentino Martina, dopo avere ritrovato una vecchia bottiglia. E fece bene, nonostante oggi i personaggi dietro questo amaro si siano alternati, continua a restare nelle mani della famiglia e raccontare storie di profumi e passione.

Formidabile

amaro formidabile

Fonte: http://www.amaroformidabile.com/

Una vera chicca che arriva da Roma. Ha poco più di un anno di vita il nuovo amaro artigianale di Armando Bomba che ha una ricetta tutta sua fuori dagli schemi. China rossa, rabarbaro cinese, rosa moscata, anice stellato, bardana, tra le altre, creano la personalità (e che personalità) del Formidabile: profumi ben delineati, forza in bocca con l’agrume e il rabarbaro a persistere. Per evidenziare la naturalità della materia prima vegetale che cambia da raccolto a raccolto annualmente, l’etichetta riporta l’annata.

Se non vi è venuta sete vi sarà certamente venuta la curiosità di provare le bontà che vengono prodotte in Italia per cui date un’occhiata anche ai gin dello stivale e…salute!

Giovanni Angelucci

Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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