massimo bottura e i ragazzi del tortellante di modena

Tortellante: pasta fresca e socializzazione nel laboratorio di Modena

Angela Caporale
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Indice

     

     

    La tradizione della pasta fresca è parte della cultura e dell’identità emiliano-romagnola. In molte case si impara sin da bambini a fare la sfoglia e questa attività è per tutti. Non sorprende, dunque, che proprio a Modena esista un peculiare laboratorio di formazione specializzato nella pasta fresca in tutte le sue forme che coinvolge famiglie con persone con autismo. Si chiama Tortellante a Modena, è un progetto nato dall’associazione Aut Aut, oggi è molto più che un laboratorio e gode del sostegno dello chef Massimo Bottura e di sua moglie Lara Gilmore. Erika Coppelli, Presidente della Associazione di Promozione Sociale “Il Tortellante”, afferma che: “Questi ragazzi possono diventare risorse della società e questo è possibile insegnando loro un lavoro vero che gli possa garantire un futuro dignitoso e che possa aumentare la qualità della loro vita”. Prepariamoci a mettere le mani in pasta per conoscere meglio il Tortellante e le persone che lo animano!

    i ragazzi del progetto tortellante

    Tortellante: a Modena un progetto-laboratorio per la socializzazione 

    L’idea che ha portato, nel 2016, alla nascita del Tortellante era quella di unire giovani persone con autismo, adulti e studenti delle scuole secondarie superiori e i loro familiari per dar vita a un’occasione di incontro e formazione attraverso la produzione di pasta fresca per sé. Sin da subito il progetto è stato svolto sotto la supervisione del neuropsichiatra infantile Franco Nardocci, degli psicologi Alessandro Rebuttini e Martina Rossetti e su iniziativa dell’associazione Aut Aut di Modena.

    La sorpresa è stata che, sin da subito, tutte le persone coinvolte hanno dimostrato grande entusiasmo e talento nella preparazione di tortellini, tortelloni, garganelli, stimolando una crescita costante del Tortellante che oggi è anche casa residenza, laboratorio, luogo di vendita e centro di socializzazione. Sono ben 24 le famiglie coinvolte, sempre seguite da uno staff scientifico e affiancate da un gruppo affiatato di volontari per garantire una produzione di qualità proposta al dettaglio, durante eventi come catering e anche in alcuni ristoranti.

    laboratorio tortellante modena

    Massimo Bottura per il Tortellante

    Ambassador d’eccezione è lo chef Massimo Bottura che, insieme alla moglie Lara Gilmore, ha seguito sin dai primi passi i ragazzi del Tortellante e, lo scorso aprile, li ha anche accompagnati a Milano per un pranzo al Refettorio Ambrosiano. Un’occasione speciale, come sottolineato dallo stesso chef a Redattore Sociale: “I miei ragazzi ed io siamo usciti dalle nostre cucine e siamo venuti qui a comunicare cosa deve essere la cultura, la coscienza e il senso di responsabilità del cuoco nel 2019, che è molto di più della somma delle sue ricette. Proprio in questo luogo per me magico, il Refettorio Ambrosiano, quattro anni fa è nato il grande progetto delle mense comunitarie intorno al mondo, dove chef rinomati trasformano le eccedenze alimentari in pasti per i bisognosi. Attraverso queste esperienze stiamo imparando che condividere un pasto è molto più che nutrire il corpo: è un gesto di inclusione e un atto d’amore. E anche quella del Tortellante è un’iniziativa che va in questa direzione: è un progetto che profuma di libertà e cambiamento, che affronta la disabilità in modo positivo, migliorando il futuro dei ragazzi e anche un po’ di tutti noi”.

     

    “Pasta libera tutti”: solidarietà e integrazione nel laboratorio

    Sui grembiuli dei partecipanti si legge, oltre al nome del laboratorio, anche “pasta libera tutti” che riassume il concetto che unisce tutte le persone che gravitano attorno al Tortellante. È forte la dimensione familiare, tant’è che le ricette e le preparazioni vengono direttamente insegnate dalle nonne, tra le prime a essere coinvolte dentro il laboratorio.

    Il lavoro è organizzato per aree e i passaggi per la preparazione della pasta fresca divisi in maniera tale che tutti possano dare il loro contributo. C’è chi si occupa della sfoglia, chi riempie e chiude i tortellini, chi segue l’asciugatura e il confezionamento. Lavorano insieme, fianco a fianco, giovani con autismo, volontari, sfogline ed educatori per poter proporre un prodotto di qualità. Come racconta la vicepresidente Silvia Panini, intervistata sempre da Redattore Sociale all’inizio dell’avventura del Tortellante, “abbiamo suddiviso il lavoro in tanti step semplici in modo che anche i ragazzi che non hanno grandi abilità possano fare almeno una cosa. Alcuni hanno un vero talento, tutti si impegnano molto e si sono appassionati”.

    Più sicuri di sé e più autonomi

    Tre anni dopo, queste autonomie sono cresciute, tant’è che i ragazzi coinvolti si misurano anche con attività diverse come camerieri e come veri e propri cuochi durante le serate in cui l’associazione è coinvolta. Dal punto di vista psicologico, si legge sul sito dell’iniziativa che “dalle valutazioni qualitative realizzate al termine del percorso si è ricavato che i ragazzi hanno potenziato la propria immagine di sé, aumentato l’autonomia e incrementato diversi aspetti fino ad allora critici (lavorare in team, rispettare le regole, gestire i tempi di attesa, ecc)”.

    Un successo per chi mette le mani in pasta, ma anche per chi è appassionato di pasta fresca. Ma la conquista maggiore è proprio la capacità di dare un valore concreto e tangibile alla diversità e, attraverso il cibo, rafforzare la propria identità in un contesto sociale che non sempre è disposto all’apertura e all’integrazione. Nei laboratori del Tortellante si lavora insieme, si impara gli uni dagli altri e le barriere che ancora colpiscono le persone con disabilità che, invece, possono dare molto, anche alla collettività.

     

    Conoscevate questa iniziativa?

     

    Foto: facebook.com/tortellante

    Angela Caporale

    Nata a Udine, vive e lavora a Bologna come giornalista freelance. Il suo piatto preferito è la pasta alla carbonara, perché le viene proprio bene in tutte le sue varianti. In cucina, per lei, non può mai mancare una compagnia ciarliera, un dolce da condividere e un buon bicchiere di vino bianco.

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