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Risparmiare sulla spesa: sotto il marchio discount, il brand

Redazione

Discount o non discount? Sottomarca o non sottomarca? Qualità senza risparmio o risparmio senza qualità? Quando si tratta di risparmiare sulla spesa, un dilemma attanaglia le nostre menti: faccio bene ad acquistare un prodotto di seconda scelta? E allo stesso tempo: vale davvero la pena di spendere di più, per alimenti prodotti da un marchio conosciuto?

A queste domande non possiamo rispondere, ma possiamo aiutarvi a calibrare le vostre scelte, rilanciando un’altra domanda: sapevate che gli gnocchi Carrefour sono prodotti dal Pastificio Rana? Che la linea di riso FIOR FIORE COOP è prodotta da Scotti e che i Biscotti Buon Mattino venduti nei supermercati della catena Eurospin sono prodotti da Colussi? No? Allora questo articolo potrebbe aiutarvi a scoprire che, prestando attenzione alle etichette dei prodotti, o semplicemente consultando una wiki-lista presente online, è possibile risparmiare circa 1400 euro in un anno.

Allo stesso tempo però, vi dirà anche perché questa accortezza, da qui a poco, potrebbe non esservi più utile.

Sotto la maschera del discount, IL marchio

Per molti potrebbe non essere una novità, ma repetita iuvant: per i suoi prodotti, la grande distribuzione si appoggia spesso ad aziende molto conosciute. Come facciamo a capirlo? Mettendo a confronto la sede dello stabilimento, gli ingredienti e i valori nutrizionali che figurano nell’etichetta del prodotto a marchio discount con le informazioni estrapolate dalle etichette dei prodotti dei marchi vip. Et voilà: potreste avere sorprese che non immaginate. Vi state chiedendo se riuscirete mai a portare a termine questo certosino lavoro di comparazione davanti al vostro carrello, prima che chiudano i supermercati? State pur tranquilli: dal 30 giugno 2013 qualcuno lavora ad una banca-dati, democraticamente messa a disposizione di tutti. Il rapporto qualità-prezzo, quindi, lo avete bello e pronto.

Io leggo l’etichetta e consulto la wikipedia dei prodotti

Lo dobbiamo a Raffaele Brogna, ideatore del sito Io leggo l’etichetta: per tutti coloro che vogliono risparmiare sulla spesa, è disponibile online una banca dati, una wikipedia dei prodotti che portano i brand della Grande Distribuzione, ma che sono stati realizzati da importanti aziende. I consumatori possono contribuire ad integrarla condividendo le loro scoperte, nel perfetto spirito dell’Enciclopedia Libera: basta seguire le indicazioni presenti sul sito.
Anticipiamo le vostre prossime domande: perché mai le aziende dovrebbero svendere così i loro prodotti? Cosa ci guadagnano? E poi: siamo proprio sicuri che i prodotti con le etichette-gemelle siano proprio uguali?

Prodotti a confronto: trova le differenze

La risposta alla prima domanda è: perché sfruttano in questo modo la capacità produttiva non utilizzata, cioè i prodotti in eccesso che non riuscirebbero a vendere sotto il proprio brand. In secondo luogo, risparmiano sui costi di confezione del prodotto: ad esempio, su pubblicità e packaging.

Detto questo, ci dispiace dirvi che la garanzia che i due prodotti siano uguali non ve la dà nessuno. Lo stesso stabilimento può utilizzare gli stessi ingredienti, ma di qualità differente: tutto dipende dal tipo di contratto che la Grande Distribuzione stipula con il produttore. Per trovare le differenze, potete affidarvi alla prova del nove più vecchia del mondo: provate entrambi i prodotti, e fate le vostre valutazioni.

Sede dello stabilimento in etichetta: la nuova legge

La brutta notizia che abbiamo da darvi è questa: il trucco della sede dello stabilimento, presto, potrebbe non esservi più d’aiuto.
Il 13 Dicembre, infatti, entrerà in vigore una nuova etichetta, basata sul regolamento europeo 1169/11, che ha lo scopo di creare una regolamentazione comune per le informazioni sugli alimenti e di garantire una maggiore trasparenza. La nuova legislazione farà però decadere quella attualmente in vigore in Italia (109/1992), che obbliga la casa produttiva ad indicare in etichetta la sede dello stabilimento, a meno che il governo italiano non intervenga, notificando la norma esistente alla Commissione Europea.

Il sito Io leggo l’etichetta ha pertanto lanciato la petizione Nessuno tocchi l’indicazione dello stabilimento di produzione sull’etichetta, indirizzata al Governo Italiano, al Ministero delle Politiche Agricole e al Parlamento Europeo, per chiedere che venga mantenuta questa importante garanzia di trasparenza. L’iniziativa ha ricevuto il sostegno sia della grande distribuzione che di famosi marchi produttori, e ha raggiunto quasi ventimila adesioni.
Non ci resta che aspettare, per vedere se potremo continuare ad utilizzare questo strumento per risparmiare sulla spesa.

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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