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La “buona pausa pranzo” è un atto d’amore verso se stessi: le abitudini degli italiani e il commento degli esperti

Silvia Bernardi
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    Martedì 3 dicembre sono stati presentati a Milano i dati della campagna #BuonaPausaPranzo condotta da Il Giornale del Cibo e dal nostro editore CIRFOOD, per sensibilizzare il pubblico sull’importanza di una Pausa Pranzo sana, varia e bilanciata. 

    Dopo esserci occupati di alimentazione infantile, nel 2018, con la campagna #CrescereaTavola, quest’anno ci siamo infatti dedicati alle abitudini alimentari di studenti e lavoratori che pranzano abitualmente fuori casa.

    Per un anno, attraverso sondaggi, quiz e test proposti attraverso le nostre pagine e i social network, abbiamo raccolto i pareri di centinaia di utenti e lettori de Il Giornale del Cibo: grazie a questi contributi ci è stato possibile presentare un quadro completo su abitudini, preferenze e desiderata.

    Parallelamente ai dati raccolti dal magazine, con #BuonaPausaPranzo sono stati presentati anche quelli emersi dalla ricerca nazionale condotta da Nomisma per l’Osservatorio Buona Pausa Pranzo di CIRFOOD, che ci ha restituito una panoramica sulle tendenze che riguardano questo momento della giornata di ognuno di noi.

    L’evento di presentazione, moderato da Germano Lanzoni, comico, speaker e conduttore di eventi nazionali, ha visto la partecipazione del medico nutrizionista Mauro Mario Mariani che ci ha aiutato a leggere i dati emersi dall’Osservatorio. I risultati sono stati arricchiti dai commenti di Elena Bauer, Communication Manager di IFOM, centro di ricerca dedicato allo studio della formazione e dello sviluppo dei tumori, che ha raccontato l’esperienza di un’azienda particolarmente attenta alle esigenze dei propri lavoratori, anche in pausa pranzo, dove il ristorante aziendale è gestito da CIRFOOD. Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma, ha presentato la ricerca nazionale, e Silvia Trigilio, direttore Responsabile del Giornale del Cibo, ha presentato e commentato la campagna condotta dal giornale in collaborazione con CIRFOOD.

    Ecco il link per rivedere la diretta streaming: http://bit.ly/DirettaStreamingBuonaPausaPranzo

    #BuonaPausaPranzo: i numeri della campagna

    Chi sono le persone che hanno partecipato a #BuonaPausaPranzo e in che modo sono state coinvolte? La campagna è riuscita a raggiungere un numero molto significativo di utenti, come hanno sottolineato Silvia Zucconi di Nomisma e Silvia Trigilio de Il Giornale del Cibo. Alla ricerca Nomisma, infatti, hanno partecipato 1.200 soggetti tra 18 e 55 anni, che pranzano abitualmente fuori casa, su tutto lo Stivale.

    Di fianco a questi dati, abbiamo quelli raccolti grazie alla partecipazione attiva dei lettori de Il Giornale del Cibo che, come racconta il Direttore, hanno commentato e interagito nel corso dell’ultimo anno attraverso la pagina Facebook: in tutto, sono state infatti coinvolte circa 70.000 persone.

    Un pubblico virtuoso: buone abitudini in Pausa Pranzo

    “Lo strumento più utile – afferma Trigilio – è stato sicuramente il test di autovalutazione con cui i lettori hanno condiviso le loro abitudini in Pausa Pranzo, 15 domande – a cui hanno risposto più di 2.300 persone – elaborate in collaborazione con la Dott.ssa Barbara Paolini dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica Onlus”. Questo test ha permesso di comprendere se le abitudini portate avanti durante la Pausa Pranzo sono pessime, corrette o migliorabili.

    I risultati emersi sono stati piacevolmente sorprendenti: i lettori de Il Giornale del Cibo sono consapevoli, attenti agli alimenti che scelgono, interessati a dimensioni di convivialità durante il pranzo, ed evitano il più possibile spuntini frettolosi davanti al computer.

    Nel test di autovalutazione, i nostri lettori hanno totalizzato da 11 a 14 punti su 15. Dai risultati del test, dai commenti e dalle interazioni viene evidenziato quanto a livello generale, il momento della Pausa Pranzo sia percepito come importante e da valorizzare, attraverso scelte attente e tempistiche favorevoli. 

    Nello specifico, il risultato del test ha permesso di capire se e quanto le proprie abitudini in pausa pranzo siano corrette e quindi di ricevere consigli su come migliorarle. Abbiamo quindi scoperto che chi ci segue:

    • non salta quasi mai la Pausa Pranzo
    • dedica a questo momento almeno 20 minuti
    • ama mangiare in un locale con cucina o ristorante aziendale, che è ritenuto un servizio importante dall’80% dei partecipanti
    • consuma giornalmente frutta e verdura, e settimanalmente legumi
    • mangia carne rossa non più di 2 volte a settimana e metà di loro sceglie il pesce almeno una volta a settimana
    • predilige la stagionalità dei prodotti
    • raramente termina il pranzo con un dolce.

    Le abitudini alimentari emerse dal dialogo su Facebook evidenziano che i lettori de Il Giornale del Cibo prediligono un pranzo a base di carboidrati, oppure di verdure. 

    Il Dott. Mariani ha quindi sottolineato come il pubblico conosca le linee guida della dieta mediterranea. 

    Grazie a dati emersi inizia quindi a delinearsi un concetto fondamentale che farà da filo conduttore all’evento di presentazione di #BuonaPausaPranzo, ovvero quanto un’alimentazione sana ed equilibrata sia legata alla semplicità di ingredienti, alle preparazioni e modalità di fruizione del pasto, evitando quindi il più possibile tutto ciò che è preconfezionato o fuori stagione. “Non dobbiamo regredire a uno stile alimentare agricolo ormai superato e impossibile da replicare – afferma il dottor Mariani, – ma andare alla ricerca dell’essenza, questo sì“.


     Una #BuonaPausaPranzo? È (anche) questione di tempo

    Come accennato sopra, i lettori de Il Giornale del Cibo si concedono almeno 20 minuti per sedersi e pranzare: anche dalla ricerca Nomisma, ci dice Silvia Zucconi, emergono dati positivi, infatti il 59% dei lavoratori e il 52% dedica al pranzo tra i 30 e i 40 minuti.

    Il tempo gioca un ruolo fondamentale per vivere un momento di qualità: Elena Bauer di IFOM, grazie all’esperienza portata avanti presso il centro di ricerca, afferma che “la Pausa Pranzo non deve essere concepita come un interstizio spazio temporale in cui dobbiamo riempire il nostro tubo digerente, ma come un momento da dedicare alla decompressione, all’interazione e alla relazione, alla conciliazione dei ritmi di vita e lavoro. È un momento per se stessi”.  

    L’importanza del luogo dove si mangia e l’esperienza della convivialità

    Lavorare dove si mangia, o mangiare dove si lavora?

    #BuonaPausaPranzo ci aiuta a fare luce anche sull’importanza del luogo in cui trascorriamo questo momento della giornata: il 50% dei lettori de Il Giornale del Cibo mangia a casa,  il 50% fuori casa, il 35% degli intervistati beneficia di un servizio mensa, e l’80% di chi usufruisce del servizio lo ritiene molto importante.

    Ma in base a cosa si sceglie dove trascorrere la Pausa Pranzo? Molto dipende dall’esperienza di convivialità: il nostro pubblico, infatti, evidenzia l’esigenza di sedersi a un tavolo e mangiare insieme per socializzare e rendere più solido il legame tra colleghi.

    Sia la nostra raccolta dati che quella sviluppata da Nomisma sottolineano come chi non ha alternative al pranzo portato da casa e chi non dispone di uno spazio adeguato per pranzare in ufficio sia in difficoltà: vediamo insieme come i dati della ricerca presentati da Silvia Zucconi confermano quanto emerso dalla raccolta di opinioni de Il Giornale del Cibo. 

    Tra i partecipanti alla ricerca Nomisma, il 43% dei lavoratori pranza in ufficio almeno 2-3 volte alla settimana, mentre il 45% torna a casa durante la pausa pranzo. Sul luogo di lavoro, si consumano soprattutto pasti portati da casa o già pronti da mangiare o scaldare. Il 35% usufruisce della ristorazione aziendale, mentre altri comprano nei piccoli negozi vicino all’ufficio, oppure optano per il food delivery. 

    Secondo i dati Nomisma, il 22% degli studenti e il 16% dei lavoratori scelgono dove mangiare soprattutto in base alla vicinanza al luogo di studio o lavoro, per ottimizzare i tempi della propria pausa pranzo. La praticità, insieme al gusto, viene evidenziata come fattore di scelta più importante del prezzo. 

    A tal proposito, Nomisma ha chiesto a chi non ha un servizio di ristorazione aziendale “dove vorrebbe poter pranzare”, e la risposta ricevuta è stata soprattutto “in un luogo accogliente, che sia un ristorante o una tavola calda”, a dimostrazione del fatto che il dove è fondamentale. 

    L’importanza del ristorante aziendale

    Uno degli aspetti più interessanti emerso dalla ricerca Nomisma, è il rapporto dei lavoratori con il servizio di ristorazione aziendale, che viene considerato virtuoso sia per la comodità che per la possibilità di conoscere ingredienti, ricette e preparazioni nuove.

    “La ristorazione aziendale è quindi un’esperienza interessante” spiega Silvia Zucconi di Nomisma “perché permette di approfondire i valori nutrizionali dei prodotti e acquisire maggiori competenze legate al cibo. Un consumatore attento apprezza questi aspetti.”

    Ciò che emerge come imprescindibile in un servizio di ristorazione aziendale, è che i piatti devono comunque essere gradevoli e di buon gusto, e che ci deve essere varietà nella scelta delle preparazioni e della rotazione di menu, introducendo spesso nuove ricette.

    Anche i dati parlano chiaro: l’84% degli intervistati vorrebbe nuove ricette in menù, per il 66% sarebbe necessario specificare le informazioni nutrizionali, il 65% vorrebbe che venissero ridotti impatto ambientale e impronta idrica dei cibi serviti nei ristoranti aziendali, il 70% ne apprezza la varietà del menù e il 64% la rotazione.

    Un altro dato molto significativo, è il grande valore che viene dato al personale che lavora nelle mense aziendali: il 76% di chi usufruisce del servizio di ristorazione aziendale ne apprezza gentilezza e professionalità.

    Da “mensa” aziendale a “ristorante” aziendale: il valore del cibo incontra quello della relazione

    A supporto di ciò, è molto preziosa la testimonianza di Elena Bauer, che racconta come in IFOM si creino veri e propri rapporti empatici: il personale del ristorante aziendale, gestito da CIRFOOD, impara a conoscerti, a comprendere se quel giorno sei stanco, se hai bisogno di una parola gentile o di un condimento in più. “A tal proposito conclude si può iniziare a parlare di ristorante aziendale ancor più che di mensa, perché si evidenzia davvero quanto l’aspetto relazionale si integri con quello professionale“.

    In tal senso, l’esperienza di IFOM rientra davvero tra le buone pratiche da prendere ad esempio: il centro di ricerca ha recentemente ristrutturato l’intera zona del ristorante aziendale, cogliendo la proposta di avere un luogo dialogo venuta da alcuni ricercatori. 

    Quando i dipendenti hanno iniziato a utilizzare la borraccia in alluminio invece che la bottiglietta di plastica, la direzione IFOM e CIRFOOD si sono resi conto che c’erano le basi per un progetto di restyling completo, che potesse andare maggiormente incontro alle esigenze di chi lavora nel centro di ricerca, approfondendo anche aspetti di sostenibilità, varietà e personalizzazione. 

    È nata così l’idea di mettere delle fontanelle per riempire le borracce, per rendere completamente plastic free lo spazio di ristorazione e ristrutturarlo con un progetto architettonico di altissimo livello, nel quale è stato eliminato il concetto “unidirezionale” di fila per prendere da mangiare: infatti ci si può muovere liberamente tra zone a isola dedicate a diversi alimenti e preparazioni. 

    Il progetto di IFOM è riuscito a rispondere all’esigenza di personalizzazione che è emersa anche da alcuni commenti a #BuonaPausaPranzo: un ristorante aziendale concepito in questo modo consente di diventare utenti attivi nella propria food experience, ed essere quindi più consapevoli. 

    Cosa si mangia durante la Pausa Pranzo? Ingredienti, ricette e sperimentazioni 

    I dati Nomisma completano il quadro rivelando che generalmente, fuori casa, i lavoratori italiani in pausa pranzo preferiscono cibo biologico o piatti con pochi grassi, prediligendo la leggerezza, mentre gli studenti non disdegnano cibi iperproteici.

    Il Dott. Mariani lancia quindi un monito agli studenti italiani, dicendo che “è bene fare attenzione alle troppe proteine, ricordandosi di un importante motto: né troppo, né poco, né sempre, né mai“.

    Cosa scegliamo, quindi, per trascorrere una #BuonaPausaPranzo?

    Silvia Zucconi segnala che “oltre il 90% degli studenti e dei lavoratori opta per piatti della tradizione. Al secondo posto troviamo le ricette regionali, seguite da cucina giapponese e cinese“.

    La Pausa Pranzo è quindi un momento per sperimentare, durante il quale si ha voglia di essere contaminati e di vivere esperienze legate al cibo.  

    Una #BuonaPausaPranzo racconta il nostro stile di vita

    La Pausa Pranzo diventa quindi un momento per esplorare e ampliare le nostre abitudini e il nostro stile di vita: secondo i dati relativi al lifestyle e ai trend evidenziati da Nomisma, emerge che gli studenti fanno spesso uso di spezie e alimenti “etnici”, come cous cous, quinoa, zenzero, curcuma, cumino, cardamomo, avocado per arricchire insalata, e anche il 15-20% dei lavoratori apprezza questi sapori e ne fa abitualmente uso.

    Non è ancora sdoganata la conoscenza e la scelta dei superfood, invece, come ad esempio i mirtilli rossi, particolarmente energetici e benefici, che rimangono in sottofondo, per scarsa conoscenza, difficoltà di reperimento e costo elevato.

    Ma, come ci ricorda il Dott.Mariani per riportarci sempre a una dimensione di “natura e benessere”, non dobbiamo dimenticare che “un vero superfood è anche pane e olio, o un piatto di pasta al pomodoro con la passata fatta ad agosto, dopo aver raccolto i pomodori cresciuti al sole”. 

    La Pausa Pranzo, una dichiarazione d’amore verso il cibo

    Una nostra lettrice, in uno dei commenti lasciati a un post dedicato alla campagna, dice che “dedicare tempo e fantasia alla propria pausa pranzo è un atto d’amore verso se stessi“, ed è proprio questo, secondo noi, il concetto alla base di #BuonaPausaPranzo.

    Come ha ricordato il Direttore Silvia Trigilio, il cibo è un valore culturale: mangiare sano significa mangiare cercando equilibrio e benessere, ma anche con gusto e gioia, e la pausa pranzo non fa eccezione.

    Il tempo che dedichiamo, dove decidiamo di trascorrerla, gli alimenti che mettiamo nel piatto, tutto concorre a definire che valore diamo al cibo, e con quanto amore scegliamo di occuparcene.

    E, proprio come ha ricordato anche il dott. Mariani, fondamentale è anche acquisire sempre maggior consapevolezza sulle scelte alimentari che compiamo: chiederci perché ordiniamo un tal cibo piuttosto che un altro, quali alimenti mancano nella nostra dieta, e come possiamo migliorare la nostra alimentazione, senza dimenticarci l’importanza della frugalità legata alla dieta mediterranea. 

    Ciò che emerge da #BuonaPausaPranzo è l’importanza che gli italiani danno a questo momento, pur con alcune difficoltà e margini di miglioramento, andando alla ricerca di una pausa pranzo che venga incontro ad esigenze di gusto, convenienza e praticità. 

    Che sia, quindi, veloce ma non frettolosa, al giusto prezzo ma sempre gustosa, condita con ingredienti sani, e anche con la consapevolezza del cibo che abbiamo nel piatto, senza dimenticare la filiera di produzione, e che sia trascorsa in un luogo conviviale, che diventa anche occasione di relazione.

    Del resto, noi italiani crediamo fortemente nel fatto che siamo ciò che mangiamo, anche se l’odierna frenesia rischia di farcelo dimenticare. Germano Lanzoni, il conduttore dell’evento, ha ricordato che “siamo l’unico popolo al mondo che parla di cibo anche mentre mangia”, proprio per sottolineare quanto sia importante il momento del pasto.

    #BuonaPausaPranzo a tutti, allora, con un’esortazione di attenzione e consapevolezza verso le nostre scelte alimentari, e che siano davvero sempre… buone!

    Silvia Bernardi

    Silvia Bernardi, nata e cresciuta a Bologna tra portici, colli e tagliatelle al ragù, che sono il suo piatto preferito. Si occupa di comunicazione e scrittura, lavora come editor e copywriter e la sua giornata inizia sempre con un buon caffè, rigorosamente amaro. Nella sua cucina non mancano mai le spezie, in particolare curry e zenzero, per rendere originali anche i piatti più semplici.

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