Parassiti alimentari

Quali sono i parassiti alimentari più diffusi e pericolosi?

Matteo Garuti
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Indice

     

     

     

    I parassiti alimentari possono causare gravi conseguenze, e in diverse aree del mondo sono talmente diffusi da attaccare seriamente l’economia agricola, oltreché la salute della popolazione. Anche se l’adozione di misure sanitarie preventive può ridurne drasticamente la presenza, i cibi sono comunque minacciati da questi ospiti sgraditi, specialmente se prodotti e conservati in modo non ottimale. Sono molte, inoltre, le patologie legate ai parassiti, come la toxoplasmosi e la teniasi, con un’incidenza notevole nel mondo. Dopo aver approfondito i rischi dovuti alle aflatossine negli alimenti, questa volta cercheremo di saperne di più sulle creature in grado di infestare i cibi e minacciare l’organismo umano.

    Parassiti alimentari: quali sono e come si diffondono

    Per definizione, i parassiti sono esseri che traggono nutrimento e protezione da altri organismi viventi. È noto che quelli trasmissibili con l’alimentazione hanno un costo sociale enorme, con un impatto davvero gravoso su scala mondiale, ma l’informazione e la conoscenza per contrastarli spesso sono scarse, infatti mediamente si sa ben poco in merito alla loro origine, alla capacità di diffusione nel corpo umano e alla correlazione con determinate patologie. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) attesta che, se presenti nei cibi, queste creature possono provocare numerose malattie, attaccando gli organi e i tessuti muscolari, con molti sintomi non sempre facili da valutare repentinamente.

    I parassiti alimentari, così come i virus e i batteri, possono essere responsabili delle zoonosi, infezioni trasmesse dagli animali e dovute al consumo di alimenti o liquidi contaminati, oppure al contatto con animali infetti. Nel nostro articolo sulla salmonellosi abbiamo approfondito una delle patologie alimentari batteriche più note e diffuse.

    Anche se i livelli di gravità possono essere molto diversi, dalle sintomatologie lievi fino alle patologie letali, tutte queste creature penetrano nell’organismo dal tratto gastrointestinale, nel quale spesso compaiono i primi sintomi infettivi.

    Diffusione e prevenzione

    contaminazione acqua parassiti alimentari

    Andre Silva Pinto/shutterstock.com

    Molti dei microrganismi più comuni vivono nell’intestino di animali sani, allevati per la produzione di alimenti. Di conseguenza, il rischio di contaminazione segue tutta la filiera, rendendo necessari interventi di prevenzione e controllo. Le zoonosi, del resto, costituiscono una minaccia da non sottovalutare, diffusa in tutto il mondo, con più di 320.000 casi accertati ogni anno nell’Unione europea, un numero certamente più elevato se si considerano gli episodi non diagnosticati.

    Nel nostro continente, più nello specifico, l’Efsa riporta una media di oltre 2.500 casi all’anno di infezioni parassitarie, legate dal consumo di cibi. Al fine di prevenire il più possibile i rischi sanitari e la diffusione di questi organismi, ormai da anni nell’Unione europea si segue un approccio integrato alla sicurezza, che interessa l’intera filiera, dalla produzione agricola alle tavole. La valutazione e la gestione del rischio coinvolgono gli Stati membri, la Commissione e il Parlamento Ue, l’Efsa e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), con attività tempestive di comunicazione del rischio.

    L’Efsa, in particolare, contribuisce con la sua consulenza scientifica e l’assistenza dei suoi esperti, compresa la fase di raccolta e analisi dei dati sui parassiti alimentari, ma anche nella formulazione di consigli sulle misure di controllo e riduzione dei rischi. Insieme all’Ecdc, inoltre, collabora nella realizzazione di un rapporto annuale sulla prevalenza dei parassiti alimentari e delle infezioni a essi associati. Agli organismi politici comunitari e nazionali, invece, spettano le decisioni sulle strategie e sugli obiettivi per combattere la prevalenza dei parassiti nella catena alimentare. Nella prevenzione dei danni causati dagli allergeni, come abbiamo visto, sono state attuate misure ugualmente scrupolose.

    parassiti alimentari contaminazione

    kacha somti/shutterstock.com

    Il rapporto Fao

    La Fao e l’Oms hanno collaborato alla stesura di un rapporto, pubblicato nel 2014, per analizzare l’impatto dei parassiti alimentari sulla salute pubblica e sul commercio, considerando anche le conoscenze finora acquisite su questi temi. Su richiesta della Commissione del Codex Alimentarius – l’organismo che fissa gli standard alimentari a livello mondiale – i due enti hanno interpellato i governi nazionali per raccogliere informazioni dettagliate, appello al quale hanno risposto ventidue Paesi e un organismo regionale. Il materiale è stato valutato da una commissione di esperti, che ha stilato un primo elenco di 93 parassiti, poi ridotto a 24 in base a:

    1. numero di malattie provocate a livello mondiale;
    2. distribuzione globale;
    3. morbosità acuta e cronica;
    4. impatto economico.

    In seguito, la lista è stata selezionata ulteriormente, fino a comporre una sorta di classifica indicativa dei dieci parassiti più insidiosi, come vedremo tra poco. Questo lavoro, inoltre, si è posto l’obiettivo non secondario di proporre nuove linee guida per evitare i contagi, per aiutare il commercio e le nazioni a limitare i parassiti alimentari in tutta la filiera, sensibilizzando l’opinione pubblica e i media.

    In sintesi, il rapporto Fao-Oms consiglia agli agricoltori di utilizzare fertilizzanti organici strettamente monitorati, per assicurare un compostaggio corretto, con la rimozione della materia fecale, dalla quale i parassiti molto spesso si propagano. Non meno importante è il controllo sulla qualità delle forniture idriche, mentre per i consumatori si ricorda di cuocere bene la carne e di lavare e cucinare le verdure solo con acqua potabile.

    Alcuni parassiti alimentari possono vivere, prosperare e diffondersi nel corpo umano per molti anni. Allo scopo di prevenire le zoonosi e le malattie da parassiti alimentari, in linea generale è necessario manipolare gli alimenti crudi in modo idoneo, cuocere i cibi e seguire un’attenta igiene in cucina e nella fase di conservazione.

    I 10 parassiti più pericolosi

    In ordine crescente, ecco la classifica pubblicata nel Multicriteria-based ranking for risk management of food-borne parasites, redatto dalla Fao e dall’Oms. Come ha fatto notare Renata Clarke, responsabile dell’Unità Sicurezza e qualità degli alimenti della Fao, “questa lista offre una prospettiva generale e non rispecchia necessariamente le classifiche dei parassiti a livello nazionale, dove ogni paese può avere informazioni più precise”.

    10. Trypanosoma cruzi

    Questo parassita è in primo luogo responsabile della malattia di Chagas, spesso letale se le cure mediche non sono sufficienti e diffusa soprattutto in Sud America, con circa 18 milioni di individui affetti. La patologia può essere trasmessa in molti modi, fra cui il consumo di cibo contenente feci della cimice Triatoma infestans, infettata dal Trypasonoma cruzi. Tra gli alimenti che più spesso possono essere colpiti si segnalano i succhi di frutta freschi e i vegetali in genere.

    9. Ascaris

    ascaris

    Rattiya Thongdumhyu/sutterstock.com

    Dal verme Ascaris dipende la ascaridiasi, diffusa dove le norme igieniche sono scarse e si utilizzano fertilizzanti naturali contaminati dalle uova di questa creatura. Le larve possono colonizzare tutto l’organismo umano, con la gravità che dipende dalla loro localizzazione. Nei casi più seri può essere necessario intervenire chirurgicamente.

    8. Opisthorchiidae

    Questo verme piatto che colpisce il fegato si trova soprattutto nei pesci d’acqua dolce, ma anche nelle vie biliari di cani e gatti. L’Opisthorchiidae si propaga rapidamente e può essere molto pericoloso.

    7. Trichinella spiralis

    Questa creatura, dalla quale dipende la trichinellosi, può essere presente nella carne suina non ben cotta. I sintomi principali sono la diarrea, la debolezza cronica e i dolori muscolari, con febbre e sudorazione. Nei casi più gravi questa patologia, molto diffusa nel mondo, può essere mortale.

    6. Entamoeba histolytica

    Nelle zone tropicali l’Entamoeba histolytica è particolarmente presente, con una propagazione che dipende dal contatto con altri individui infetti, oppure con cibi crudi e acqua contaminati. Questo protozoo è la seconda causa di morte per parassitosi su scala globale.

    5. Cryptosporidium

    Si può venire a contatto con il Cryptosporidium tramite il latte e i succhi freschi infetti, il cui consumo può causare forti disturbi gastrointestinali. A livello mondiale la diffusione è molto alta, anche se raramente questo parassita di rivela letale.

    4. Toxoplasma gondii

    toxoplasma

    fotovap/shutterstock.com

    Le carni crude, ma anche il contatto con i gatti, possono trasmettere questo protozoo, dal quale dipende la toxoplasmosi, molto pericolosa durante la gravidanza. La selvaggina, il manzo e il maiale possono essere vettori insidiosi.

    3. Echinococcus multilocularis

    Sul gradino più basso del “podio” troviamo questo parassita, presente nei canidi e nei felini selvatici, che può entrare nell’organismo umano se si mangiano frutti di bosco e vegetali crudi contaminati, oppure se si toccano volpi o cani infetti. L’Echinococcus, diffuso in buona parte dell’Europa centro-occidentale, è in grado di causare l’echinococcosi alveolare, piuttosto rara ma molto pericolosa. Nei casi non curati la mortalità supera il 90%, ma con i trattamenti idonei la percentuale di sopravvivenza a cinque anni dall’infezione supera l’80%.

    2. Echinococcus granulosus

    Entrando in contatto con le feci di cani infetti e consumando prodotti freschi infetti, questo parassita può arrivare all’essere umano e causare l’echinococcosi cistica, detta “tenia del cane”, meno letale di quella alveolare ma molto più comune e comunque in grado di scatenare seri shock anafilattici. Le aree più interessate dal contagio sono quelle dove si pratica la pastorizia, non a caso in Sardegna annualmente si registrano circa venti casi ogni 100.000 abitanti.

    1. Taenia solium

    tenia

    Rattiya Thongdumhyu/shutterstock.com

    La prima posizione di questa inquietante graduatoria è occupata dal cosiddetto “verme solitario”, le cui larve possono albergare nelle carni di maiale – animale definito ospite intermedio – non sufficientemente cotte. Il ciclo vitale della Taenia solium, dalla quale dipende la teniasi, è piuttosto complicato e prevede il passaggio in diversi organismi ospiti e all’esterno. Nella forma più tipica che interessa l’essere umano, le larve possono spostarsi nell’organismo e spesso si ancorano all’apparato digerente, crescendo fino a raggiungere la forma adulta, dopo circa due mesi. In un individuo parassitato, in genere si rinviene un solo esemplare adulto – pronto a generare nuove uova – che si stabilisce nell’intestino, nutrendosi a spese del sistema digerente e raggiungendo la lunghezza di ben 3-5 metri. Le larve possono anche arrivare al sistema nervoso centrale, provocando gravi problemi neurologici, e alla sede oculare, fino a causare una perdita della vista definitiva. Il trattamento farmacologico curativo non sempre riesce a evitare gli esiti peggiori.

    I parassiti alimentari nel mondo

    Se in Europa e nel mondo occidentale i parassiti alimentari rappresentano un pericolo sotto controllo, lo stesso non vale per i Paesi meno sviluppati, specialmente per quelli dell’area tropicale. Il clima caldo e umido, infatti, favorisce notevolmente lo sviluppo di questi microrganismi che, come abbiamo visto, proliferano e si diffondono quando le condizioni igienico-sanitarie sono insufficienti. La diffusione su scala globale, peraltro, non è chiara, in quanto in molte zone del mondo mancano dati di riferimento e conoscenze sulle infestazioni e le patologie derivanti dai parassiti, che spesso hanno un grave impatto sulla salute pubblica e sull’economia rurale.

    Pur trattandosi dei due continenti più colpiti, secondo il rapporto Fao, in Asia e Africa in sostanza mancano i dati sulle malattie parassitarie. In Europa, invece, si contano annualmente più di 2.500 persone colpite da infezioni parassitarie di origine alimentari, e nel 2011 si sono registrati 781 casi di echinococcosi e 268 casi di trichinellosi. Negli Stati Uniti la neurocisticercosi, provocata dal Taenia solium, in alcune aree è la causa infettiva più comune per l’epilessia, con circa 2.000 individui colpiti ogni anno. Risulta considerevole anche l’incidenza della toxoplasmosi, una delle principali cause di malattie di origine alimentare.

     

    Conoscevate i parassiti alimentari e le patologie a essi collegate?

     

    Fonti:

    Autorità europea per la sicurezza alimentare – Efsa
    Multicriteria-based ranking for risk management of food-borne parasites

    Matteo Garuti

    Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo). Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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