Disturbi Alimentari

Disturbi Alimentari: quali sono e cosa si rischia?

Ilaria De Lillo

La tavola è simbolo di unione, condivisione e socialità. Ma il cibo può diventare anche uno strumento di autolesionismo, un’ossessione, un paradiso falso nel quale rifugiarsi. Questi modi di relazionarsi al cibo sono i Disturbi del Comportamento Alimentari (DCA). Le cause scatenanti sono di tipo psicologico e derivano da problematiche familiari, sociali, debolezze di fondo che rendono le persone vittime di quest’arma pericolosa in cui trasformano il cibo.  In Italia sono oltre 3 milioni di persone a soffrirne, donne nell’85% dei casi.

Spesso chi soffre di disturbi alimentari non ha coscienza del problema, mentre la paura di affrontarlo vince. Per questo anomalie del comportamento come l’ossessione del peso, il mangiare senza controllo, le diete estreme, l’uso del vomito o dei lassativi, diventano delle soluzioni ai problemi per chi soffre di questi disturbi.

Quali sono i disturbi alimentari?

Anoressia, mania del controllo

Anoressia

Tra i disturbi alimentari più diffusi c’è l’anoressia. Di solito chi ne è affetto comincia con una dieta dimagrante per piacersi: ci si guarda allo specchio e ci si vede troppo grassi, fuori misura, fuori dal comune. Ma l’appagamento del proprio corpo non è mai completo. Il desiderio di magrezza diventa un’ossessione e l’illusione di cambiare si manifesta in sintomi evidenti: la negazione della fame, il calcolo ossessivo delle calorie, il controllo maniacale del peso.

In particolare, l’anoressia nervosa, ad oggi sta coinvolgendo anche molti uomini. Quando i pensieri e i problemi sono troppi, quando dipendenze comuni come il caffè e la sigaretta non riescono a placare il nervosismo, la valvola di sfogo diventa il cibo. Il nervosismo genera ossessione della magrezza e la magrezza nervosismo, come un circolo vizioso.

Nel tempo l’anoressia può portare a gravi conseguenze sulla salute: arresto cardiaco, insufficienza renale, perdita dei capelli e dei denti. Nelle donne il primo disturbo è l’amenorrea, che può causare gravi forme di osteoporosi.

Bulimia, dipendenza dal cibo

Nel 75% dei casi l’anoressia nervosa sfocia nella bulimia: il soggetto cede ai morsi della fame e all’istinto di sopravvivenza, perde il controllo mangiando qualsiasi cosa e per mantenere il suo “peso ideale” si induce il vomito.

La bulimia spesso nasce da una mancanza affettiva molto grave, un vuoto interiore che vuole essere colmato con quantità eccessive di cibo, è un bisogno smodato di tutto che rende i soggetti cibo-dipendenti. Quando il bisogno di riempire questo vuoto viene saziato dal cibo, senza controllo, i sensi di colpa portano il bulimico al vomito, ai lassativi, ai diuretici e alla troppa attività fisica. Le conseguenze sulla salute causate dalla bulimia sono problemi gastrici, erosione dello smalto dentale, disidratazione, ipotalassemia e disfunzioni cardiache.

Obesità, il cibo come rifugio

Obesità

Quando non è associata a disfunzioni metaboliche, l’obesità diventa una vera malattia sociale che coinvolge uomini, donne e bambini. Come nella bulimia c’è un bisogno inappagabile di colmare un vuoto affettivo con il cibo, ma mentre nel primo disturbo alimentare il cibo è raccolto con foga e senza controllo, nell’obesità c’è un’attenzione anch’essa maniacale di quello che si ingerisce. L’aumento del peso è proprio un obiettivo, il cibo è un’isola felice in cui evadere dalle difficoltà e stare meglio. Le patologie in cui i soggetti obesi possono incorrere sono cardiocircolatorie, malattie metaboliche come il diabete, indebolimento della capacità di memorizzazione e concentrazione.

Ortoressia, mangiare bene o non mangiare affatto

L’ultima problematica alimentare che sta attaccando specialmente la popolazione femminile è l’ortoressia. Si tratta di un’eccessiva attenzione a quello che si mangia, una manicale selezione della qualità e salubrità dei cibi. E quando si è fuori casa o non si ha nel frigo l’occorrente per una “dieta soggettivamente sana”, si ricorre al digiuno. Meglio non mangiare che mangiare cibi contaminati, pensa l’ortoressico. I rischi sono gli stessi dell’anoressia.

Sintomi associati ai disturbi alimentari

Depressione

 

Oltre ai classici atteggiamenti di chi è affetto da disordini alimentari, ci sono altri sintomi da ricollegare agli stessi DCA. Quello più frequente è l’ansia: quando l’inappagabile diventa un’ossessione, il soggetto manifesta la paura del non risolvere il proprio problema con l’ansia. Attacchi di panico, palpitazioni, sudorazione, tremore, vertigini, agorafobia e paura di stare in luoghi affollati sono tutte situazioni spiacevoli che impediscono le relazioni sociali.

La dipendenza dal cibo può essere accompagnata alla dipendenza da farmaci, droghe e alcool, con la convinzione di poter smettere, da domani.  Nel caso della depressione si manifesta la perdita di interesse in ciò che si fa, la perdita di energie fisiche e mentali, alterazioni del sonno e dell’appetito. Il senso di disperazione per il “non potere”, l’ansia per il “non avere la forza di” prevale e può sfociare anche in pensieri di morte.

Conoscevate già questi disturbi alimentari?

Ilaria De Lillo

Nata a Foggia, vive a lavora a Bologna. Per il Giornale del Cibo scrive di approfondimenti, eventi e scuola di cucina. Il suo piatto preferito sono le polpette al marsala di nonna Francesca, perché “più che un piatto sono un correlativo oggettivo di montaliana memoria: il profumo di casa, le chiacchiere con papà, la dolcezza di mamma che prepara da mangiare, le risate con mia sorella e i cugini. Insomma, un tripudio di ricordi ed emozioni a tavola”. Per lei in cucina non possono mancare gli ospiti, “altrimenti per chi cucino?”

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