invitare a cena un triestino

5 cose da sapere se invitate a cena un triestino

Angela Caporale

Da Pantelleria al Trentino-Alto Adige, da Genova fino a Trieste, l’Italia è bella e varia, ricca di diversità e tradizioni, soprattutto in cucina. Ciascuno è convinto che la propria sia la più gustosa oppure la più diffusa, ma di certo a Trieste si tengono ben stretto un primato invidiabile: quello della cucina più multietnica di tutta la penisola. Il Triestino ha, quindi, il palato allenato a cibi di diversa provenienza, vini e liquori che evocano l’Est e non si farà spaventare da nessun esperimento in cucina. Se vi dovesse capitare di invitare a cena un triestino, abbiamo pensato di raccogliere cinque consigli che, ne siamo sicuri, vi saranno molto utili.

Invitare a cena un triestino: 5 cose da sapere

L’antipasto a base di uova sode gli ricorderà le osmize

Se avete in mente una cenetta in compagnia a base di pietanze semplici, la ricetta per rendere felice il triestino è molto semplice: preparate un bel tagliere di salumi e di formaggi accompagnato da un bel cestino di pane. Una produzione locale particolarmente ghiotta e di origine mitteleuropea è il liptauer, un formaggio spalmabile di origine slovacca che viene preparato con formaggio bryndza.

antipasto austriaco

Tuttavia, l’ingrediente segreto per conquistare il vostro commensale è uno solo: l’uovo sodo. In questo modo avrete ottenuto il pasto tipico dell’osmiza. Di cosa stiamo parlando? Distribuite su tutto l’altopiano del Carso tra Trieste e la Slovenia, le osmize sono dei luoghi dove, a partire da un editto di Giuseppe II d’Asburgo del 1784, i contadini potevano vendere i loro prodotti, di qui deriva la semplicità delle pietanze proposte. I produttori locali potevano aprire i loro spazi solo due volte all’anno e per otto giorni alla volta, in sloveno “otto” si dice “osem”, termine che ha dato il nome all’osmiza. Oggi le osmize sono il punto di ritrovo preferito di tutti i triestini: si mangia e si beve bene, in un ambiente semplice, a prezzi contenuti. Inoltre, per trovarne una aperta si apre una caccia al tesoro (oppure una ricerca sul sito creato ad hoc): sebbene oggi non siano aperte solo 16 giorni all’anno, orari e periodi di apertura variano in base alla quantità di vino prodotto e per riconoscere un’osmiza aperta bisogna individuare le frasche esposte sulla strada.

Fatevi raccontare qualche storia dal vostro commensale, poi fate il pieno, aprite lo stomaco e aguzzate la vista: “andar per osmize” non vi deluderà!

Lasciatevi ispirare dalla cucina austriaca e ungherese  

La cucina triestina è figlia di un crogiuolo di tradizioni, ricette ed influenze che abbracciano tutta la Mitteleuropa. Il consiglio giusto per chi vuole invitare a cena un triestino è di lasciarsi ispirare dalla cucina etnica: il nostro commensale non si spaventerà di fronte a cannella, paprika, noce moscata e altre spezie. Basta pensare che tra i piatti con i quali è cresciuto possiamo ricordare il gulash accompagnato con gli gnocchi di pane, il prosciutto in crosta insieme al kren, una pianta erbacea di cui viene utilizzata, grattuggiata, la radice piccante, senza dimenticare i crauti.

gulash

Insomma, lo stomaco di un Triestino è pronto a tutto e se guarderete ad Est mentre preparate il menù della serata, sarete sicuri di non sbagliare.

Giovedì? Gnocchi!

La cucina triestina fa un uso piuttosto variegato degli gnocchi e offre ricette differenti, anche dolci, per prepararli in maniera originale. Esistono tante varianti che trasmettono subito un senso di casa e di festa, a partire dagli gnocchi di susini conditi con la cannella, un primo piatto dolce che, per molte famiglie, è una delle classiche portate del pranzo di NataleLo gnocco di pane, invece, è il contorno perfetto per accompagnare qualsiasi ricetta che prevede un sughetto: cosa meglio di un composto di pane, latte e uova per non rinunciare nemmeno ad una goccia del sugo speziato del gulash? Con un impasto a base di gnocchi di patate, invece, il Triestino prepara lo “strùcolo”: la pasta viene farcita con ricotta e spinaci, avvolto in uno strofinaccio e bollito così. Esistono vari versioni della ricetta, comprese alcune soluzioni dolci a testimonianza che, giovedì o no, offrendo degli gnocchi ad un triestino di sicuro non si sbaglia.

Dalla “Terra Rossa” al calice: il Terrano

Veniamo, dunque, alla fondamentale scelta del vino da servire in tavola per accompagnare la nostra cena. Che sia a base di salumi e formaggi oppure ricca di gnocchi e piatti austroungarici, la serata sarà un successo se bagnata di un vino robusto, a tratti acido, come il Terrano. In molti, lontano da Trieste, lo ritengono imbevibile, ma questo è un vino rosso il cui sapore è strettamente legato alla terra da cui nasce, quel Carso dove il vitigno è esposto al sole e alla bora. I vecchi contadini producevano un vino molto aggressivo, oggi ne esistono versioni più “morbide”, in ogni caso si abbina perfettamente con tutte le delizie locali.

vino trieste

Il dolce dev’essere regale

Infine, un ultimo consiglio per concludere in dolcezza la nostra cena. Il Triestino è abituato a dolci a dir poco regali, e non è un modo di dire. Sicuramente non disdegna uno strudel, una gubana, una pinza o una putizza, tuttavia è certo che vi riserverà un posto speciale nel suo cuore, se presenterete in tavola un presnitz. Tipico dolce triestino di tradizione giudaica ricco di frutta candita, frutta secca e rhum, deve il suo nome al “Preis Prinzessin”, il premio della principessa del Castello di Miramare che ha conquistato la prima volta che è stato proposto. C’è chi lega il presnitz con la Storia: infatti, pare che sia stato preparato nel 1832 in onore di Francesco I e dell’imperatrice d’Austria. Alcuni lo chiamano anche “dolce di Sissi”, facendo riferimento all’imperatrice Elisabetta d’Austria, tuttavia Sissi nacque in Baviera nel 1837, quindi alcuni anni dopo l’invenzione “ufficiale” del presnitz. I più nostalgici tra i triestini non mancheranno di farvi notare come la forma circolare del presnitz e di molti altri dolci tipici richiami proprio la forma di una corona, quella degli Asburgo che a lungo hanno controllato la città.

Per concludere, non possiamo esimerci da lasciarvi un piccolo consiglio di conversazione: come in ogni caso di campanilismo che si rispetti, tanto i Friulani prendono in giro i Triestini, tanto essi ameranno restituire il “favore” ai “furlani”. Insomma, se volete proprio raccontare quel divertente aneddoto su quella volta che avete bevuto un “taj” a Udine, forse è meglio tenerlo per un’altra serata.

Niente paura, ormai sapete tutto quello che serve per invitare a cena un triestino. Manca qualcosa? Segnalatecelo e raccontateci le vostre cene!

Angela Caporale

Nata a Udine, vive e lavora a Bologna come giornalista freelance. Il suo piatto preferito è la pasta alla carbonara, perché le viene proprio bene in tutte le sue varianti. In cucina, per lei, non può mai mancare una compagnia ciarliera, un dolce da condividere e un buon bicchiere di vino bianco.

3 responses to “5 cose da sapere se invitate a cena un triestino”

  1. Raffaella says:

    Buongiorno.
    L’articolo é molto carino, ma incompleto. Trieste non é solo Carso, ma anche (e tanto) mare. Vanta infatti anche ottimi.piatti a base di.pesce e crostacei. Sopra a tutti, il baccalà e la mitica buzara di origine istriana, ma triestinissima. E i “ribaltavapori” fritti? E poi, tra i dolci, la Sacher, viennese di nascita, ma, a detta degli stessi austriaci, fatta molto meglio a Trieste. E poi, la regina dei dolci, l’insuperabile rigojanci. Cos’è la rigojanci? Cercate la ricetta in internet e preparate le papille gustative!
    I sapori di Trieste sono infiniti, Trieste non finirà mai di sorprendervi! Aggiornate l’articolo.

  2. lionella says:

    Concordo con Raffaella, ma x me la vera Trieste si percepisce di più sul carso, lo dico da friulana che però ama Trieste, e la rivalità tra le due province è cosa vecchia ormai…dovuta alla loquacità dei triestini e i friulani schivi che pensavano solo a lavorare.

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