formati bottiglie vino

Carso: I Vini Naturali Del Carso

Redazione
i vigneti del carso strappati alla roccia
di Giuditta Lagonigro.
Il Carso, terra impervia del Friuli Venezia Giulia, memoria storica di indimenticabili vicende legate alla Grande Guerra, oggi enorme risorsa per lo sviluppo di un’intera area che sta rivalutando e diffondendo prodotti autoctoni e per questo unici. Di antichissime origini è la produzione di vini, in questo territorio.i vitigni

Innumerevoli sono le testimonianze presenti in testi storici; fra tutte, la citazione diPlinio il Vecchio che racconta di un vino omnium nigerrima (di tutti più nero) associato sicuramente ad un vino del Carso, ancora da stabilire con certezza se si tratti del Terrano o Refosco, oppure ancora del Prosecco o Glera, così come dubbi ancora ci sono sulla esatta zona di coltivazione all’interno dell’area carsolina. Di certo è che Plinio attribuisce a quel vino proprietà benefiche giacchè l’Imperatrice Livia Drusilla (58 a.C./29 d.C.) bevendone con parsimonia raggiunse la veneranda età di 87 anni.

giuditta degusta un bicchiere di terrano

Nel corso dei secoli la produzione di vino ha sempre rappresentato una voce importante nell’economia del luogo. Da qualche anno, il Carso è tornato ad occupare posizioni di rilievo attraverso la viticoltura, a cui segue la produzione di vini intriganti, tutti da scoprire… Dal punto di vista morfologico, il territorio del Carso presenta caratteristiche che non facilitano né tantomeno favoriscono il lavoro nei campi. La roccia predomina sulla terra, rossa, ricca di ferro, ma povera d’acqua. La bora, con le sue sferzate, la spazza via impoverendo ulteriormente le zolle.

I vitigni della DOC Carso

un panorama del carso

Ma tutto questo non ha fermato intrepidi viticoltori che, figli di quella stessa Terra e “duri” quanto la “familiare” roccia, hanno deciso, riuscendoci, di riportare alla vita quella pietra, che madre-matrigna un po’ toglie un po’ dà, fino a raggiungere risultati sorprendenti per la qualità e la tipicità dei prodotti. La DOC Carso comprende, attraverso paesaggi tra loro diversi, la provincia di Trieste ed il Carso Goriziano. Ripidi pendii a picco sul mare, coltivati a mo’ di terrazze (pastini), si alternano ad appezzamenti lussureggianti e morbidamente appoggiati alle colline.

tappi di sughero

La DOC Carso in provincia di Gorizia comprende il Cabernet Franc, il Cabernet Sauvignon, il Pinot Grigio ed il Traminer. Per la provincia di Trieste la Vitovska ed il Terrano, per entrambe le province il disciplinare prevede la presenza di Carso rosso, Chardonnay, Malvasia (Istriana), Merlot, Refosco dal Peduncolo rosso. Ma tre sono i vitigni più rappresentativi del Carso: Vitovska, Malvasia, Terrano.

Vitovska

martino con un calice di vitovska

La Vitovska è un vitigno a bacca bianca, resistente alla gelida bora invernale ed all’arsura dell’estate; oltre che sul Carso triestino trova terreno fertile anche nella confinante Slovenia, in cui ha il nome di Vitovska Garganja. Il grappolo, alato, compatto, ha forma piramidale, l’acino sferico, di media grandezza, con buccia sottile, ricco di pruina. Riscoperto da qualche anno è entrato ormai nel patrimonio enoico collettivo; è un vino secco, di buona struttura, con caratteristiche organolettiche inconfondibili, quando conquista lo fa per sempre…

un calice di vitovska

Il colore è giallo paglierino fino all’ambra, in bocca si avverte una buona acidità unita alla sapidità che arriva col vento, dal golfo. Ha sentori di mandorla, pera ed a volte, erbe aromatiche, mediamente alcolico. E’ un vino che presenta peculiarità leggermente differenti  che rispecchiano il tipo di vinificazione scelto dal produttore.
Abbinamento ideale con orzo e fagioli, piatti dai sapori delicati, a base di pesce, crostacei, molluschi. Ottimo anche come aperitivo.

Malvasia istriana

grappolo d'uva bianca

La Malvasia Istriana ha origini abbastanza incerte; pare sia giunta da Monembasia, una città del Peloponneso, territorio a vocazione vitivinicola, terra di conquista della Serenissima. Proprio i Veneziani avrebbero esportato questo vitigno, da Creta fin verso l’Italia. In Istria si hanno tracce della Malavasia dal 1300. Oggi vi sono vigneti oltre che sul Carso, anche sulla fascia collinare del Friuli, lungo il litorale e nella piana delle Grave. Il grappolo è di forma cilindrica, abbastanza grande, il chicco è sferico, di colore giallo paglierino. La vite della Malvasia ama il sole; il vino ha una media alcolicità, appena aromatico, fruttato, di grande piacevolezza. Si abbina con piatti leggeri, minestre, carni bianche, pesce.

Terrano

una bottiglia di Terrano

Il Terrano è un vitigno davvero singolare; appartiene alla famiglia dei Refosco, il nome Terrano deriva dalla “Terra Rossa” del Carso, quindi appartiene senza alcun dubbio solo al Carso! Nel 1986 fu inaugurata la “Strada del vino del Terrano” che da Opicina porta fino a Visogliano attraverso una ragnatela di strade e sentieri. Il grappolo è lungo oltre 20 cm, a forma di piramide. Acino ricco di pruina, di forma leggermente ellittica. Il Terrano è un vino secco, dal colore rosso intenso, ha una modesto titolo alcolometrico, con profumi di frutti di bosco; in bocca è abbastanza tannico,con una spiccata acidità ma di grande armonia. Va bevuto giovane per gustarlo in tutta la sua “vinosità”. Si accompagna col il prosciutto cotto nel pane e kren e con tutti i salumi e formaggi tipici del Carso.

I metodi di coltivazione

una foglia di vite baciata dal sole

Ma di là della descrizione delle caratteristiche dei vitigni autoctoni del Carso, è interessante conoscere i metodi di coltivazione e vinificazione che ne esaltano la naturalezza. Guardando verso i futuro, i vignaioli carsolini, hanno investito ragguardevoli cifre per lo studio del territorio e la tecnologia, a supporto del lavoro fisico… In vigna, i filari, nel limite del possibile, sono disposti verso il sole, con un’elevata densità di impianto e riduzione delle rese. Le condizioni pedoclimatiche sono alla base di un buon risultato!

un panorama dei vigneti del carso

I vigneti, sono protetti dai boschi, la bora contribuisce a mantenere l’uva “asciutta”, quindi difficilmente sottoposta ad attacchi di muffe. Pochi sono i trattamenti con zolfo e rame. In cantina, ogni produttore a seconda delle caratteristiche del terreno e della sua filosofia segue processi diversi, con macerazioni più o meno lunghe, affinamento in acciaio, per tempi variabili a seconda delle annate. Ma c’è un denominatore comune: ogni bottiglia di vino, per tutti i vignaioli, contiene la fatica del lavoro quotidiano, insieme all’uva, la mineralità della pietra con tutte le fragranze ed i sapori di una Natura rispettata sempre e comunque, senza alcuna aggressione.

martino brinda con un calice di terrano

A cornice di tutto ciò una vegetazione ancora selvaggia con colori di un’intensità quasi struggente che ti imprigiona nei suoi profumi. Non si può almeno una volta, non assaggiare i vini del Carso, meglio se in loco, in una delle numerose osmize che, a turno, accolgono turisti ed affezionati con i gustosissimi prodotti tipici abbinati, naturalmente alla Vitovska, alla Malvasia ed al Terrano, in un matrimonio perfetto di profumi, sapori ed inebrianti sensazioni!

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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