invitare a cena

7 Cose da sapere se invitate a Cena un pantesco

Angelo Valenza

Plasmato dalla salsedine, dal sole e dal freddo vento di maestrale, consapevole di essere il frutto di uno strano miscuglio tra greci, latini, magrebini e normanni, il pantesco è un essere che nasce, cresce e, in alcuni casi, vive su un lembo di terra disperso nel mezzo del mar Mediterraneo.

Ovunque si gira c’è il mare. Quando guarda in basso vede una terra fertile e generosa che dona prodotti di rara bontà. Alzando lo sguardo vede un cielo raramente nuvoloso, sempre lucente, di una tonalità dorata durante il giorno, o da un fascio di stelle durante la notte. Il pantesco è isolano, è isolato ed è anche un’isola, e quest’isola se la porta dentro per tutta la vita, ma soprattutto quando lo invitate a desinare sulla vostra tavola.

Invitare a cena un pantesco: 7 cose che dovete sapere

1. Lasciate perdere la Cena, invitatelo a Pranzo

Se lo avete già invitato a cena non vi preoccupate, non lo offenderete. Ma dovete sapere che le migliori manciate, per un pantesco, sono quelle che durano a lungo. Perché limitarsi alla sera, che offre poche ore prima del sonno, quando si può dedicare un’intera giornata al pranzo. A lui/lei piace mangiare, ma piace soprattutto stare in compagnia, chiacchierare, bere e, dopo qualche ora, riprendere a mangiare quello che è avanzato. Se volete veramente farlo felice dovete invitarlo a pranzo!

2. Non avrai altro Olio all’infuori di me

olio-pantelleria

Occhio a celebrare i prodotti di un’altra zona che non sia Pantelleria. Il pantesco non tollera che esistano dei prodotti più buoni rispetto a quelli che vengono prodotti nella sua terra.

L’olio d’oliva toscano? Ma figuriamoci!
Il pane pugliese? Ma non scherziamo!
I capperi di Salina?! Ma perché, esistono?
Buone queste zucchine, per carità! Ma quelle di Pantelleria…

Persino quando si parla del prosciutto di parma il pantesco fa lo schizzinoso dicendo che quello di suo nonno, salato come la morte (perché lavato direttamente nell’acqua di mare), è più buono di quelle porcherie industriali che fanno in Emilia.

3. Il pantesco beve come un veneto (o è il contrario?)

Rifornite bene la vostra cantina prima di invitare un pantesco perché lui è abituato a bere come non mai. E il vino deve essere forte, perché lui è abituato a quello fatto dai contadini che a Pantelleria non ha meno di 16°.

Anche in questo caso, se volete farlo veramente felice fategli trovare una bottiglia di zibibbo o di catarratto (o anche due o tre) e la sua simpatia nei vostri confronti sarà assicurata.

E anche se il secondo è stato servito non temete di aprire un’altra bottiglia, i migliori bicchieri per il pantesco sono quelli bevuti dopo pasto.

vino

4. Se un pantesco batte il bicchiere…

Se vedete che a un certo punto, dopo aver vuotato il bicchiere, il pantesco lo batte energicamente sul tavolo vuol dire che ha sete. Ma attenzione: non riempitelo senza aver prima vuotato il vostro, perché si offenderebbe!

Un’oscura regola tramandata nei secoli obbliga i commensali a riempire il bicchiere solo dopo che tutti i commensali hanno vuotato i loro. Se non volete scontentarlo e rovinarvi la cena dovrete bere tutto alla goccia, perché non c’è cosa peggiore al mondo di un pantesco assetato.

5. Riempite il bicchiere ma non troppo

Se ci tenete alla vostra salute non riempite mai il bicchiere sino all’orlo: per il galateo di quella terra questo gesto equivale ad una sfida all’ultimo goccio e il pantesco non avrà pace finché non vi avrà steso a colpi di cin cin.

6. Al Dolce ci pensa lui

bacio pantesco

Fonte immagine: ilovepantelleria.net

Non vi preoccupate di preparare anche il dolce, il pantesco invitato a pranzo non può fare a meno di presentarsi con una guantera di cannoli, cassatine e raviole fritte ripiene della sua pasticceria siciliana di fiducia. Sì, ha una pasticceria di fiducia, non temete! Anche se, naturalmente, la ricotta non è come quella di giù.

Se sarete fortunati potrebbe addirittura portarvi un vassoio dei suoi dolci preferiti: i baci panteschi.

7. Passito di Pantelleria uber alles

Il passito è uno, unico, inimitabile ed è quello di Pantelleria.

Ovviamente quello fatto dal contadino, chi n’iatre un ci lurdamo a vucca cu a robba d’a putiga. Se, pensando di fare una cosa carina, avete comprato un passito delle vostre parti per un confronto civile sulle differenze organolettiche tra le due bevande, non fatelo. In primis il pantesco non sa che esistono altri passiti al di fuori di quello di Pantelleria.

passito di pantelleria

Fonte immagine: ilovepantelleria.net

Se insistendo, miracolosamente doveste convincerlo ad assaggiarlo, e se questo dovesse essere buono, potrebbe cadere dalla sedia ed entrare in uno stato catatonico per diverse ore.

Ma più probabilmente si rifiuterà dicendovi che gli altri passiti sono delle vili riproduzioni non meritevoli nemmeno di uno sguardo. Il solo fatto che voi abbiate preso un’iniziativa del genere vi farà perdere lo status di palato attendibile passando ad un grado simile a quello di un paria alimentare.

Dunque, siete sicuri di voler rischiare? Di sicuro non sarà più difficile che invitare a cena un teatino, un modenese, o un più vicino catanese.

Angelo Valenza

Ex-Direttore Responsabile del "Giornale del Cibo" è un esperto Web Marketing specializzato nella SEO e nella pubblicità online su Google AdWords e Facebook Ads. Nato a Pantelleria, vive a Bologna dove si è laureato in Lettere e Filosofia. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti con i ricci per i quali perde completamente la testa. In cucina non può mai mancare una buona compagnia e una bottiglia di buon vino aperta.

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