Formaggio crea dipendenza

Quanto è vero che il Formaggio crea dipendenza?

Ilaria De Lillo

Secondo uno studio dell’Università del Michigan pubblicato sulla rivista US National Library of Medicine, il formaggio crea dipendenza. Infatti, secondo gli scienziati americani la causa di questo effetto è la caseina, una sostanza che durante la digestione rilascia una serie di oppiacei, le casomorfine. Ma fino a che punto il formaggio creerebbe dipendenza?

 

Formaggi

Alcune precisazioni sullo studio americano: la vera droga è la pizza

Questo esperimento dell’Università del Michigan è iniziato con un’analisi degli elementi che all’interno dei cibi fungono da simil-droghe, una sorta antistress dannoso del mondo alimentare. Tra i cibi esaminati dagli esperti statunitensi è stata la pizza condita con una grande quantità di formaggio a creare maggiormente dipendenza durante il test.

Tuttavia, prima di trarre le somme da questo esperimento bisogna considerare “la qualità dei cibi osservati – ci ha spiegato Theodora Sideratou Orlandi, dietologa presso il Poliambulatorio Medico Gandino a Bologna ed esperta in nutrizione sulle nuove tendenze alimentari – e il loro stato di elaborazione: alimenti naturali come il salmone o il riso non sono risultati cibi atti a causare dipendenza, come invece gli alimenti altamente trasformati quali patatine fritte e formaggi. La realtà è che molti alimenti trasformati hanno una cosa in comune: il grasso. E in cima alla lista dei grassi ci sono proprio i formaggi.

Cibi trasformati

Inoltre, nell’esperimento sono stati studiati i formaggi non freschi o assoluti, bensì quelli sulla pizza. E oltre allo zucchero della salsa di pomodoro e ai carboidrati nella crosta (che come sappiamo illuminano i recettori della dopamina del nostro cervello, le sostanze chimiche spesso legate alla dipendenza), c’è un ingrediente specifico nel formaggio che ci porta ad una dipendenza”. Questo ingrediente è proprio la caseina.

 

Scagioniamo il formaggio oppure no?

Secondo la Dott.ssa Sideratou Orlandi, i risultati dell’esperimento fatto dall’Università del Michigan derivano quindi da un insieme di elementi non considerati singolarmente, ma presi globalmente e che hanno portato alla condanna del formaggio come una droga del cibo. “Non sarebbe giusto – continua la Dott.ssa Sideratou Orlandi – colpevolizzare solo un alimento. È vero che la caseina “rompendosi” durante la digestione rilascia una serie di oppiacei, le casomorfine, che possono giocare con i recettori della dopamina e innescare il desiderio di mangiarne ancora, ma in quantità diversa per ogni tipo di formaggio”. 

Pizza la formaggio

Alcune tipologie di formaggio possono essere infatti più ‘attraenti’ di altre: si tratta dei formaggi altamente trasformati, i cosiddetti ‘formaggi di plastica’ come le sottilette, che vengono trattati con l’aggiunta di grassi o carboidrati raffinati.

 

Per stare bene, alla larga dagli eccessi

Ma gli effetti dell’assunzione di alimenti trasformati non si fermano qui. Pare infatti che le persone con elevati indici di massa corporea vivano maggiori problemi di salute per l’assunzione di questa tipologia di prodotti e che in generale – come rivela uno studio dell’Università della California del Sud e pubblicato sulla rivista scientifica Cell, tutte le diete ad alto contenuto proteico possano avere effetti irrimediabili sulla salute, simili al fumo, aumentando il rischio di contrarre il cancro. Che questo non sia un campanello d’allarme per il futuro?
“Riconoscere che questi cibi sono un pericolo per la nostra salute è il primo passo. Ma con le dovute specifiche, perché la chiave di tutto è la
giusta misura, e l’assumere formaggio non lavorato e in basse quantità può in realtà essere un bene per noi. È impossibile sapere esattamente quanto formaggio ci trasforma in un ‘drogato di formaggio’, ma di sicuro adesso possiamo capire perché siamo in tanti a chiedere formaggio extra sulla nostra pizza!”.

Voi cosa ne pensate? Che sia l’ennesima prova del fatto che la dieta mediterranea è la scelta migliore a tavola?

Ilaria De Lillo

Nata a Foggia, vive a lavora a Bologna. Per il Giornale del Cibo scrive di approfondimenti, eventi e scuola di cucina. Il suo piatto preferito sono le polpette al marsala di nonna Francesca, perché “più che un piatto sono un correlativo oggettivo di montaliana memoria: il profumo di casa, le chiacchiere con papà, la dolcezza di mamma che prepara da mangiare, le risate con mia sorella e i cugini. Insomma, un tripudio di ricordi ed emozioni a tavola”. Per lei in cucina non possono mancare gli ospiti, “altrimenti per chi cucino?”

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