frutti esotici prodotti in italia

Kiwi rosso, Asimina, Feijoa: ecco i frutti esotici prodotti in Italia

Giulia Ubaldi
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Indice

     

     

     

    È arrivato il momento di sfatare un mito: molti più frutti di quelli che pensiamo non sono d’origine italiana o europea, ma sono il risultato di migrazioni e movimenti, anche lontani nel tempo. A svelarcelo sono i giovani Mirko Roberti, appassionato di frutti fin da piccolo, e Giulia Serafini, agronoma di soli 28 anni, che insieme hanno aperto l’azienda Tropico dei Colli. Oggi vi spieghiamo perché questa realtà di Bergamo sta davvero rivoluzionando il mondo dei frutti esotici in Italia, aprendoci gli occhi su questioni di urgente importanza quali ambiente o sostenibilità e ricordandoci, come sempre, ancora una volta, quanto viviamo in un mondo dove le culture sono per fortuna sempre più fluide, anche in bocca. Forse siamo davvero pronti per uscire dall’ossessione del “locale” (anche perché come vedremo spesso è solo presunto tale) ed entrare nella grande era dell’ibrido.

    Frutti italiani e frutti esotici in Italia

    Durante i loro studi, Giulia e Mirko hanno scoperto che i frutti che hanno un’origine europea sono in realtà solo quattro:

    • le castagne
    • le prugne
    • le ciliegie
    • i piccoli frutti come lamponi, more e ribes (mentre fragole e mirtilli hanno origine americana).

    Sono molte di più invece le verdure originarie del bacino mediterraneo, quali cavoli, cicorie, cardi, in particolare del Sud Italia, da cui il noto stereotipo di italiani mangiafoglie, di cui vi avevamo già parlato a proposito del passaggio a italiani mangiamaccheroni; sull’olio extravergine d’oliva e sulla provenienza dell’olivo, ci raccontano, il dibattito è ancora in corso.

    Questo perché troppo spesso dimentichiamo che in realtà è da secoli che le culture, così come gli alimenti, si fondono, rendendo impossibile separazioni nette o appartenenze fisse. Ma oltre agli aspetti culturali, ad essere vitali oggi sono quelli ambientali, sottolineano Giulia e Mirko: i frutti che consumiamo abitualmente, infatti, sono totalmente insostenibili da questo punto di vista, poiché subiscono trattamenti continui. Vi basti pensare che solo sulla buccia delle pere ci sono almeno quattro prodotti fitosanitari.

    Così, i due hanno iniziato a chiedersi quale fosse l’alternativa possibile, cioè come coltivare frutti senza questo impatto negativo, ma avendo comunque un riconoscimento sul mercato. La risposta la trovano nei frutti esotici ed è così che nasce l’azienda Tropico Dei Colli.

    coltivazione tropico dei colli

    Coltivare frutti esotici in Italia: una scelta culturale

    Dopo aver scoperto che tanti frutti ritenuti europei in realtà non lo sono originariamente, Giulia e Mirko vanno alla ricerca di frutti esotici che si possano coltivare in Italia. Così ne scoprono alcuni che vengono prodotti in Paesi con climi molto simili al nostro, come ad esempio in Corea del Nord. “Inizialmente pensavamo che in Italia non fossimo ancora pronti per accettare questo cambiamento, che è prima di tutto culturale; infatti i primi frutti li compravano solo i migranti originari di quel posto, abituati al loro gusto. Grazie a nuove mode e alla cultura online le cose sono cambiate: nel giro di pochi anni, il consumo di mele e pere è calato notevolmente, mentre quello di mango e avocado è aumentato di continuo”. Quindi non possiamo forse affermare che questi frutti siano ormai anche un po’ nostri, un po’ locali? Di certo Giulia e Mirko sono stati bravissimi nel cavalcare il desiderio di sapori e gusti nuovi, frutto di un’epoca dove la fusione e la contaminazione tra culture rende impossibile creare confini o appartenenze troppo nette. Così, dopo alcune prove con varietà differenti, nel 2015 Giulia e Mirko iniziano a coltivare i primi frutti esotici, tutti in biologico, su una superficie di due ettari sui Colli di Bergamo, una zona di cui vi avevamo già parlato a proposito della Scarola Gigante.

    feijoa albero

    I frutti esotici prodotti oggi in Italia

    I tre frutti con cui hanno iniziato (e continuano) sono:

    • il kiwi arguta rosso: originario di Cina, Corea e Nuova Zelanda, con una succosa polpa rossa dolcissima, si mangia anche la buccia infatti lo chiamano il kiwi che non si sbuccia;
    • la feijoa: originario del Sud America, cresce bene nelle aree montane, si coltiva come pianta da giardino e come albero da frutta;
    • l’asimina: un piccolo albero originario degli Stati Uniti, cresce spontaneo sulle rive del Mississippi, ha un retrogusto di caffè e cacao ed è l’unico frutto al mondo che ha tutti gli aminoacidi essenziali, infatti è molto indicato per gli sportivi.

    asimina kiwi arguta rosso

    Tutti vengono prodotti e raccolti localmente, al giusto grado di maturazione, per poi essere distribuiti freschi nell’immediato con consegna diretta, fino a esaurimento (sono acquistabili sul sito, in alcuni mercati tra Milano e Bergamo, ma anche in Veneto ed Emilia-Romagna, ed è possibile assaggiarli anche in alcuni ristoranti e durante le cene che il Tropico organizza mensilmente).

    I frutti sono disponibili solo nel periodo di maturazione, ovvero da settembre a dicembre, quando hanno ancora intatte le loro proprietà nutrizionali. La frutta che arriva da lontano, infatti, non è di qualità inferiore, ma presenta altri problemi:

    • i frutti vengono raccolti troppo acerbi;
    • vengono trasportati in container, con temperature spesso non adatte;
    • vengono conservati per troppo tempo, per mesi e mesi, in celle frigorifero.

    Giulia e Mirko, invece, facendo un lavoro di qualità, nel giro di poco tempo hanno avuto un successo incredibile e numerose aziende in provincia di Bergamo, e non solo, hanno iniziato a chieder loro di poter coltivare frutti esotici. I due, prontamente, hanno subito intuito con sagacia che l’unione sarebbe stata la loro forza. Ed è così che il Tropico dei Colli è diventato un marchio nazionale, vincendo anche un premio per l’innovazione del prodotto nel settore agroalimentare.

    feijoa frutto

    La diffusione in Italia 

    Di fronte al proliferare di realtà produttrici di frutti esotici, Giulia e Mirko hanno deciso di mettere insieme la produzione di tutti sotto l’unico marchio di Tropico dei Colli con la loro sede centrale a Bergamo, che si occupa di progettare impianti, raccogliere i frutti, commercializzarli, promuoverli e venderli. Ad oggi fanno parte della loro rete circa 50 aziende: 20 in Lombardia, 10 in Piemonte, 5 in Emilia-Romagna e 5 in Veneto. E si tratta di un mercato in crescita, visto l’aumento sia delle produzioni che delle richieste in tutta Italia, in particolare nella rete dei negozi biologici, ma anche da parte di privati con vendita diretta online; il tutto con un parallelo interesse crescente nei confronti di “sapori nuovi”. In soli tre anni è avvenuta una vera rivoluzione, poiché sono diventati il punto di riferimento di tante altre realtà su tutto il suolo nazionale, che grazie a loro hanno avviato la produzione di frutti esotici, aggiungendone anche di nuovi, come il Mirtillo Siberiano o la Noce Pecan.

    coltivazione feijoa

    I loro prodotti devono rispettare tre requisiti: essere esotici, coltivati in Italia e biologici, senza alcun trattamento che abbia un impatto ambientale. Dunque, possiamo dire che l’obiettivo iniziale di Giulia e Mirko è stato più che raggiunto, anche se i due non si fermano: pare, infatti, che siano in corso esperimenti anche su alcune verdure esotiche coltivabili in Italia. Perchè di base il loro scopo continua ad essere una sostenibilità a 360 gradi, che va dall’ambiente, all’aumento della biodiversità nell’alimentazione e insieme al dare occupazione alle aziende agricole locali: “ad esempio, racconta Giulia, c’è un’azienda a Novara che è passata dalla coltivazione di riso a quella di frutti esotici e questo ci riempie di gioia e soddisfazione, perché anche se è un peccato l’aumento di riso importato dall’estero, il nostro obiettivo è anche quello di dare lavoro nel settore agricolo. Così come traiamo grande soddisfazione da chi inizia a coltivare frutti esotici biologici e poi estende la coltivazione biologica senza trattamenti anche alle altre produzioni”. Ma come si utilizzano questi frutti in cucina?

    Kiwi, feijoa e asimina in cucina

    salmone asimina

    La feijoa è perfetta tagliata a fettine come aperitivo, in accompagnamento anche a gusti forti quali l’aringa, come l’hanno preparata al ristorante Simagò di Osio Sopra. L’asimina, invece, con la sua polpa succosa si presta benissimo per le salse da abbinare con pesce o carne; oppure è ideale nei risotti, come quello con gorgonzola e mela che hanno preparato al ristorante Da Leo di Verona.

    In generale tutti e tre i frutti sono ottimi sia per centrifugati e cocktail sia per il gelato; infatti stanno ottimizzando una linea di polpe surgelate che ha già dato soddisfazioni.

    Ma il bello è che questi frutti, in tutte le loro declinazioni, sono davvero buonissimi e lasciano tutti entusiasti, tant’è che chiunque afferma sempre “chi l’avrebbe mai detto!”

     

    E voi, avete mai provato questi frutti? In caso contrario, speriamo di avervi invogliato a farlo, tanto ora sapete dove trovarli!

    Foto di Matteo Zanardi.

    Giulia Ubaldi

    Antropologa del cibo, è nata a Milano, dove vive e scrive per varie testate, tra cui La Cucina Italiana, Scatti di Gusto, Vanity Fair e le Guide Espresso. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti alle vongole, perché per lei sono diventati un'idea platonica: "qualsiasi loro manifestazione nella realtà sarà sempre una pallida copia di quella nell'iperuranio". Nella sua cucina non mancano mai pistilli di zafferano, che prima coltivava!"

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