come riconoscere miele puro

È davvero possibile riconoscere il miele puro al 100%? Risponde la tecnologa

Francesca Rogolino
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    Il miele è molto apprezzato e utilizzato in cucina, sia per il gusto dolce che per le sue mille proprietà benefiche che gli sono riconosciute fin dall’antichità. In particolare dal punto di vista nutrizionale, grazie all’elevato contenuto di glucidico, costituito soprattutto da zuccheri semplici che vengono metabolizzati velocemente, questo alimento rappresenta un’ottima fonte immediata di energia.

    Viste tutte le sue caratteristiche, non stupisce che si tratta di uno tra i prodotti italiani per eccellenza che subisce contraffazioni, come l’olio d’oliva o il vino. Quindi, come riconoscere se il miele è puro al 100% e, soprattutto, è davvero possibile fare questa verifica? Sul web si sono diffusi infatti diversi metodi “fai da te” per capire la sua purezza, ma sono realmente efficaci? Sono alcune delle domande a cui rispondiamo in questo approfondimento.

    Che cos’è il miele?

    Per miele si intende “la sostanza dolce naturale che le api (Apis mellifera) producono dal nettare di piante o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o dalle sostanze secrete da insetti succhiatori che si trovano su parti vive di piante che esse bottinano, trasformano, combinandole con sostanze specifiche proprie, depositano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare”. Questo riporta l’art. 1 del Decreto Legislativo del 21 Maggio 2004 n° 179, e sempre in tale decreto, nell’art. 4, viene specificato come:È vietato aggiungere al miele, immesso sul mercato in quanto tale o utilizzato in prodotti destinati al consumo umano, qualsiasi ingrediente alimentare, ivi compresi gli additivi, ed effettuare qualsiasi altra aggiunta se non di miele.

    miele cos'è

    Billion Photos/shutterstock.com

    In base alla definizione riportata sopra, quindi, si distinguono due tipi di miele, di melata e di nettare, entrambi prodotti derivati dalla linfa delle piante. La produzione della melata, tuttavia, a differenza del nettare, viene mediata anche dall’azione di alcuni insetti che, cibandosi della linfa delle piante, rilasciano poi un liquido zuccherino che viene raccolto successivamente dalle api e trasformato in ciò che noi mangiamo. La composizione e le caratteristiche del miele sono difficili da definire in termini precisi: il colore infatti può variare da una tinta quasi incolore al marrone scuro, la consistenza può essere più o meno fluida fino a molto densa, ed il sapore e l’aroma variano in base alla pianta d’origine.

    Miele: quali sono le frodi più comuni?

    Le azioni che riguardano l’aggiunta di sostanze estranee a un determinato prodotto o la sottrazione delle materie prime pregiate, caratteristiche di un alimento, sono atti fraudolenti che deprezzano il prodotto e ingannano il consumatore, alcune volte arrivando perfino a costituire un problema sanitario. Proprio per in merito a tale argomento, in un precedente articolo, ci siamo interessati di frodi che riguardano il settore alimentare, e anche il miele purtroppo ne è soggetto. Tra le principali contraffazione che interessano questo particolare alimento (ma che non mettono in discussione la sua sicurezza a livello sanitario), ritroviamo:

    • la vendita di miele straniero spacciato invece per italiano;
    • vendita di miele descritto come derivato da un’unica specie botanica ma che invece non lo è: un miele monofloreale è infatti più pregiato, ma in ogni caso che sia derivato da un’unica specie botanica o da più è pur sempre un buon prodotto, basta solo specificare in etichetta;
    • aggiunta di dolcificanti come: come sciroppi economici che contengono glucosio e diversi polisaccaridi, melassa e zuccheri estratti dal mais.
    frodi miele

    CL-Medien/shutterstock.com

    Analisi sul miele “fai da te”: sono attendibili?

    Alla luce di questi aspetti, com’è possibile quindi capire se il miele che abbiamo acquistato è puro al 100%? Sul web circolano diversi metodi “fai da te” che permetterebbero di verificare la qualità del prodotto. È bene specificare che tali test non hanno la benché minima validità. Ma vediamo quali sono quelli più comuni:

    • test dell’acqua, che consiste nel versare un cucchiaio di miele in un bicchiere d’acqua; nel caso fosse puro, stando a questo metodo, dovrebbe scivolare sul fondo senza sciogliersi;
    • test della dispensa, per vedere se con il passare del tempo il miele cristallizza o rimane liquido, ma non è una valutazione possibile da fare perché alcune tipologie di miele possono già presentare una consistenza densa che tende a cristallizzare;
    • test del pollice, per valutare la consistenza viscosa del miele puro, ma anche qui il metodo è inattendibile, perché anche uno sciroppo di zuccheri potrebbe avere una consistenza viscosa come il miele.

    I test che circolano on line sono ancora tanti, ma, come abbiamo già anticipato, sono del tutto inattendibili. Come abbiamo anticipato, è difficile definire delle caratteristiche del miele sempre valide. La composizione e il colore, infatti, variano in base alla specie o alle specie botaniche da cui deriva, e la consistenza può essere fluida, densa o cristallizzare più o meno rapidamente.

    Come riconoscere il miele puro al 100%

    analisi miele

    Motortion Films/shutterstock.com

    Solo gli esami in laboratorio permettono quindi di risalire al luogo di origine del miele, alla specie botanica, o di verificare se sono stati addizionati dei dolcificanti.

    Le metodologie analitiche sono svariate: vanno da analisi fisico-chimiche e sensoriali all’analisi melissopalinologica (studio del polline, per risalire all’origine della specie botanica del miele), o ancora alle analisi cromatografiche o spettrofotometriche che permettono di individuare ingredienti estranei.

    Tutti questi esami valutano la composizione del miele e garantiscono che ciò che viene messo in vendita sia puro e sicuro dal punto di visto sanitario.

    Miele di qualità: cosa leggere in etichetta

    Come essere certi, quindi, di scegliere un miele di qualità e come orientarsi tra le numerose varietà di miele in commercio? Il primo consiglio è quello di privilegiare un miele made in Italy, dato che il prodotto è controllato dall’origine e in Italia vige l’obbligo di riportare in etichetta il Paese (o i Paesi) di origine del miele.

    In merito proprio all’etichetta, per sapere cosa guardare e cosa andrebbe scritto, ecco cosa deve essere riportato obbligatoriamente sulla confezione del miele:

    • la denominazione di vendita: “miele di melata”, “miele di nettare”, miele centrifugato”, “miele scolato”; queste ultime due definizioni fanno riferimento al metodo di estrazione del miele dal favo;
    • la quantità netta;
    • il termine minimo di conservazione;
    • il nome o ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore o dell’importatore;
    • il Paese d’origine in cui è stato raccolto il miele;
    • il lotto.
    etichetta miele

    Mr Aesthetics/shutterstock.com

    Facoltativa risulta essere invece l’indicazione nutrizionale, perché il miele, come altri alimenti, per il Reg 1169/2011 rientra in tale categoria: “prodotti non trasformati che comprendono una sola categoria di ingredienti”, per cui non è necessaria una tabella nutrizionale. Per quanto riguarda la denominazione di vendita invece, può essere rimpolpata con queste ulteriori informazioni:

    • l’origine botanica: miele millefiori, mieli uniflorali, miele di bosco;
    • l’origine geografica: per mieli provenienti esclusivamente da una determinata zona;
    • qualità specifiche previste dalla normativa UE: Apicoltura biologica.

    Per concludere, escluse le analisi di laboratorio, l’unica garanzia che abbiamo per essere sicuri di consumare un miele non contraffatto, oltre che a privilegiare un prodotto italiano, è quella di affidarci a un apicoltore di fiducia, che lavora anche nel rispetto delle preziose api mellifere, e leggere attentamente l’etichetta. 

    Ma diteci, voi consumate spesso il miele?

    Laureata in Scienze e Tecnologie alimentari, nasce a Reggio Calabria dove attualmente vive e lavora come consulente per la sicurezza alimentare e ambientale. Per Il Giornale del Cibo approfondisce i temi trattati nella rubrica Spesa consapevole e sicurezza alimentare. Non riesce ad immaginare una cucina senza spezie e il suo piatto preferito è il risotto con la zucca.

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