Birra Artigianale Italiana vs industriale

Birra artigianale vs industriale: le principali differenze

Giovanni Angelucci

La parola artigianale è sempre più usata a sproposito: nel vastissimo panorama dell’agroalimentare italiano ne viene spesso fatto un abuso, specialmente quando si parla di birra. Cosa vuol dire birra artigianale? Di norma una birra è definibile artigianale quando:

  • è prodotta con ingredienti di altissima qualità
  • senza l’utilizzo di succedanei
  • non è filtrata
  • non è pastorizzata
  • è pensata e creata da un piccolo produttore in quantità limitate
  • è servita direttamente nel proprio brewpub (birrificio che produce e serve la birra nel proprio locale) o venduta a pubs, ristoranti, beer shop della stessa area geografica.
    Ingredienti per la birra artigianale

Per avere un’idea di quali siano la differenze tra produzione birraria artigianale e produzione industriale ci siamo serviti dei dati gentilmente fornitici da Assobirra: l’associazione degli industriali della birra e del malto. Nata nel 1907, riunisce le maggiori aziende che producono e commercializzano birra in Italia che complessivamente coprono più del 98% della produzione di birra nazionale e rappresentano oltre il 75% della birra consumata in Italia.

I numeri della birra in Italia

La birra chiara made in Italy

Da sempre in Italia sono le birre chiare ad avere maggior successo: leggere, rinfrescanti e non particolarmente strutturate, ancora oggi costituiscono il 90% dei consumi interni e la quasi totalità delle esportazioni.
Ormai da diversi anni, però, i birrifici artigianali stanno reinterpretando questo prodotto con uno stile tutto italiano, riconoscibile in tutto il mondo; lo stanno facendo utilizzando ingredienti legati al territorio (dalle castagne agli antichi cereali, dalle erbe aromatiche alle spezie tipiche della macchia mediterranea).

Il trionfo dei microbirrifici

I microbirrifici presenti nel nostro Paese sono arrivati a quasi 700 tra microproduttori e brewpub, con la presenza di almeno un’azienda in ogni provincia. A far da capofila è la Lombardia, seguita da Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Veneto. Si tratta di piccole aziende, prevalentemente costituite da under 40, in grado di impiegare mediamente da 2 a 5 persone (salvo rari casi, circa il 5% del totale, in cui si superano i 10 occupati) e con una media produttiva annua per azienda che si attesta sui 411 ettolitri.

produrre birra artigianale
Oggi i microbirrifici artigianali  costituiscono circa il 2-2,5% della produzione nazionale (volume) e il 10-12% a valore:

  • produzione di birra in Italia: 13,4 milioni di ettolitri, di cui la produzione artigianale è di circa 300.000 ettolitri.
  • export di birra made in Italy: 1,9 milioni di ettolitri, di cui l’export del comparto artigianale equivale  a 20.000 ettolitri.

Cosa fa lievitare i costi di una birra artigianale?

Il prezzo è un altro elemento molto importante, per molti uno dei principali parametri che differenzia le due tipologie brassicole: una birra artigianale italiana costa sicuramente di più di una birra normale e spesso ci si chiede il perché. Il consumatore deve tenere in considerazione una lunga serie di fattori che portano inevitabilmente a far lievitare i costi:

  • gli ingredienti di prima qualità acquistati in quantità ridotte rispetto alle birrerie industriali
  • i tempi più lunghi che passano da quando una birra artigianale viene prodotta al momento in cui la si può acquistare
  • i tempi brevi di scadenza di un prodotto definibile “vivo” e non pastorizzato, che soffre i viaggi al contrario delle birre industriali pastorizzate che, se bevute in qualunque parte del mondo, risulteranno sempre uguali, con caratteristiche organolettiche standardizzate.

Cari consumatori che spendete tempo e danari per le solite e insipide birre del supermercato all’angolo della strada: perché la prossima volta che avrete voglia di birra non decidete di avvicinarvi ad un prodotto brassicolo in grado di donarvi gusto e profumi veri? Provare per credere!

 

Giovanni Angelucci

Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e viaggi tra le quali spiccano La Stampa, Dove e la Gazzetta dello Sport. I suoi piatti preferiti sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barbaresco Sottimano).

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