alimentazione in italia

Quanto è sana l’alimentazione degli italiani? I dati sui consumi e le differenze tra Nord e Sud

Matteo Garuti

L’alimentazione in Italia continua a cambiare, proseguendo un’evoluzione che a partire dagli anni Sessanta ha vissuto una forte accelerazione. Ma come sta mutando? E, soprattutto, le variazioni degli ultimi anni sono positive oppure no? Dopo aver analizzato il dibattito sull’anno del cibo italiano, che si è svolto al Festival del giornalismo alimentare 2018, questa volta vedremo come sta cambiando l’alimentazione degli italiani, approfondendo i risultati di alcuni studi, che evidenziano un’aumentata propensione per la nutrizione sana, oltre a una progressiva diffusione della dieta vegetariana.
Vediamo, allora, come e perché stiamo mangiando meglio e in che modo sono cambiate le abitudini nell’ultimo secolo in Italia.

L’alimentazione in Italia migliora

Lo scorso gennaio sono stati resi noti i risultati del secondo rapporto dell’Osservatorio Immagino, nato dalla collaborazione tra GS1 Italy e Nielsen, che ha mostrato un quadro del cambiamento in atto nella dieta degli italiani. Ecco cosa è emerso.

Una dieta più salubre

Nel suo secondo rapporto, l’Osservatorio Immagino ha mostrato i cambiamenti negli acquisti nella grande distribuzione italiana, avvenuti nell’ultimo annogli ultimi dodici mesi, evidenziando un aumento dell’assunzione di proteine e fibre, mentre a calare sarebbero gli zuccheri e i grassi saturi. In particolare, l’analisi ha monitorato le differenze della composizione nutrizionale di circa 40.000 prodotti alimentari, generando un indicatore statistico, una sorta di “superpanino” che rappresenta la media dei nutrienti principali in base al contenuto dei cibi presi in esame, per una quantità di riferimento di 100 grammi o 100 millilitri.

cibo italiano

Secondo i risultati, il cibo venduto in Italia sarebbe globalmente più sano e meglio bilanciato, anche se l’apporto calorico resterebbe stabile, su un valore di 184,8 calorie per 100 grammi/100 millilitri.

Seguendo i risultati, l’aspetto più salutare sarebbe l’aumento di fibre nell’alimentazione degli italiani, con un +2,3% spinto dalle vendite di farine integrali o poco raffinate. Le fibre comporrebbero quasi il 2% del metaprodotto di riferimento, mentre complessivamente il “superpanino” conterrebbe il 6,2% di proteine, il 20,8% di carboidrati, con un 8,5% di zuccheri, l’8,6% di grassi, con il 3,0% di saturi.

A crescere sono anche le proteine, per l’1,7%, mentre a diminuire dello 0,8% sarebbero i grassi saturi – grazie al calo di questi nutrienti nei prodotti da forno e in altri alimenti conservati – con una composizione lipidica invariata. Gli zuccheri, invece, diminuirebbero in misura assai contenuta (-0,1%).

Secondo l’intento degli autori, il rapporto mira a evidenziare le variazioni nutrizionali nell’alimentazione in Italia, mostrando come gli individui rispondono ai nuovi stili di consumo, anticipando le caratteristiche per i prodotti alimentari del futuro. Dai dati raccolti, quindi, sarebbe chiaro l’indirizzo più salutista negli acquisti, una tendenza già evidente nel precedente rapporto.

L’approfondita analisi di Immagino, come stiamo per vedere, ha messo anche a fuoco la variabile territoriale, dimostrando distinzioni notevoli lungo lo Stivale.

rapporto osservatorio immagino

Da Nord a Sud: le differenze

Nel quadro regionale, emergono differenze marcate nell’alimentazione in Italia, registrate nei supermercati e negli ipermercati tra il giugno 2016 e il giugno 2017. Gli abitanti del Nord-Ovest (Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia e Liguria) sarebbero i più attenti alla dieta, manifestando una predilezione verso gli alimenti meno calorici, con pochi carboidrati e zuccheri e più fibre, una tendenza peraltro aumentata nell’ultimo anno.

Nel Nord-Est l’alimentazione è più calorica e ricca di grassi, con meno carboidrati e fibre. Secondo il rapporto, inoltre, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna costituirebbero un’area poco soggetta ai cambiamenti negli acquisti di cibo, dove pesano maggiormente le tradizioni consolidate.

Spostandosi nell’Italia centrale si riscontra la preferenza più marcata per una nutrizione proteica, ricca di carne e formaggi, a fronte di quantità inferiori di carboidrati, zuccheri e fibre. In Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Sardegna, tuttavia, sembra discreta la propensione ai cambiamenti, con dati mutati maggiormente negli ultimi dodici mesi.

Al Sud e in Sicilia, infine, spicca il consumo di carboidrati e zuccheri, trainati dagli acquisti di pasta, pane e dolci. La tradizione mediterranea, inoltre, sembra emergere nelle percentuali di grassi, più basse rispetto al dato nazionale.

consumo dolci
Vegetariani e vegani aumentano

In base ai dati del secondo rapporto Immagino, l’alimentazione in Italia sembra orientarsi maggiormente verso le diete vegetariane e vegane, tema che avevamo già approfondito in un precedente articolo sul rapporto Eurispes. Tra il 2016 e il 2017, le vendite dei cibi veg sarebbero aumentate del 10,5%, all’interno di un fenomeno trasversale, attecchito prima nel Nord-Est e radicatosi nel Nord-Ovest e al Centro, ma che, seppure in ritardo, si sta diffondendo rapidamente anche nel Meridione.

Questa espansione sarebbe dovuta principalmente all’impatto dell’offerta, grazie al lancio di nuovi prodotti e alla valorizzazione di cibi tradizionali in chiave veg. Tra i nuovi cibi, le zuppe e i secondi vegetariani alternativi alla carne si sono imposti in modo rilevante, incontrando il gradimento dei consumatori.

L’affermazione di questo stile, inoltre, rientra nell’aumentata sensibilità per le tematiche ambientali e per il cruelty free, che in base al rapporto sembrano più forti fra i single e fra le coppie under 35. Di conseguenza, in queste categorie si afferma la propensione verso il biologico e i prodotti naturali, ecologici, senza coloranti e conservanti – come i nitriti e i nitrati – e con pochi zuccheri.

Tra le curiosità del rapporto Immagino, si nota il grande boom dello zenzero, le cui vendite in un anno sono aumentate del 108,4%, per un ingrediente che trova sempre più spazio nelle tisane e in molte altre ricette.

consumo zenzero

1901-2015: dalla sottonutrizione al sovrappeso

Dopo averne approfondito lo stato attuale, è interessante considerare anche l’evoluzione vissuta dall’alimentazione in Italia. A questo proposito, uno studio di Italiani.Coop ha approfondito i cambiamenti nei consumi alimentari nel nostro Paese, dal 1901 al 2015, con alcune previsioni per il futuro.

Nel primo decennio del Novecento, in un anno si consumavano circa 15 chili di carne e 200 chili di pane e pasta a testa, numeri rivoluzionati tra gli anni Sessanta e Novanta, quando il consumo di carne è triplicato. Sul piano della salute, si è passati dalla sottonutrizione di un terzo della popolazione negli anni Trenta, al sovrappeso, che oggi riguarda quasi il 60% degli italiani, con il 21% di obesi, dati preoccupanti soprattutto in merito all’obesità infantile.

Nel corso del Novecento, ad ogni modo, l’aspettativa di vita è aumentata nettamente, raggiungendo gli 83 anni nel 2015, mentre nel 1931 era di appena 55 anni. Per il futuro questo dato dovrebbe migliorare ulteriormente, fino ad arrivare, secondo le stime, a 90 anni per gli uomini e 87 per le donne nel 2065. In quell’anno, però, solo il 13% della popolazione potrebbe avere meno di 14 anni, con un calo di popolazione che potrebbe riportarci a 53 milioni, come nel 1968. Sul piano dell’apporto nutrizionale, le previsioni dello studio indicano un consumo maggiore di carboidrati, formaggi, frutta e verdura, mentre a calare sarebbero la carne e i dolci.

Dopo questo approfondimento sull’alimentazione in Italia, può essere interessante leggere il nostro articolo sull’immunonutrizione, la possibilità di prevenire e contrastare a tavola le malattie.

 

Fonti:
Osservatorio Immagino GS1 Nielsen Italy
Un secolo di italiani – Italiani.Coop

Matteo Garuti

Matteo è nato a Bologna e vive a San Giorgio di Piano (Bo). Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito è il salmone, purché di qualità, "perché è un ingrediente nobile, versatile e dal gusto unico". Per lui in cucina non può mancare la creatività, "perché è impossibile farne a meno!"

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