Non bisogna per forza scegliere. È giusto, però, sapere che quelli che chiamiamo genericamente “limoni” sono in realtà di varietà e provenienze diverse, con conseguenze su differenti periodi di raccolta e utilizzi in cucina. Che sia come ingrediente per un limoncello o una marmellata, il limone rappresenta circa il 5,4% degli acquisti di frutta fresca in Italia, per un volume totale di 244.000 tonnellate circa. Alcuni vengono importati dall’estero, come da Spagna, Argentina, Turchia, Sud Africa, Uruguay e India, ma noi oggi vogliamo raccontarvi la produzione autoctona di limoni italiani, con territori di appartenenza e peculiarità inconfondibili, senza nulla togliere alle ottime qualità che ci arrivano anche da altrove.

Infine, vi proporremo una tra le ricette a base di limone, dove dovrete solo scegliere quali sono i vostri preferiti! Perché dei benefici del limone ricordate già tutto, vero?

Limoni italiani: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia

limoni sorrento

Come e dove nascono i limoni?

Secondo alcuni studi genetici, il limone è un antico ibrido tra il pomelo e il cedro, anche se ormai da secoli è una specie autonoma, che si riproduce per innesto e talea. I primi limoni sono originari dell’India Settentrionale, della Cina e del nord della Birmania, mentre la presenza in Italia è testimoniata già dai tempi dei romani e da alcune raffigurazioni di questo agrume a Ercolano e Pompei. Di certo furono gli arabi durante l’epoca delle invasioni a reintrodurli in Italia, soprattutto nel Regno di Napoli. Proprio qui, infatti, si trovano i sei limoni che hanno ottenuto il riconoscimento IGP, in ordine di maggior produzione: Limone di Siracusa, Limone Interdonato di Messina, Limone Femminello del Gargano, Limone Costa d’Amalfi, Limone di Sorrento e recentemente Limone di Rocca Imperiale.

Limoni di Campania: Costa d’Amalfi IGP Vs Sorrento

limoni amalfi

Non sia mai dover scegliere su quale lato della costiera stare: Amalfi o Sorrento? Poco male, poiché in entrambi i casi vengono prodotti limoni eccezionali. Il Limone Costa d’Amalfi IGP, varietà Sfusato Amalfitano, è di forma affusolata, dimensioni medio-grandi e color giallo chiaro, con un profumo di un’intensità imparagonabile per l’elevata presenza di oli essenziali e composti aromatici in misura doppia rispetto a ogni altro limone. Dal 2001 è protetto sia dall’IGP che dal Consorzio di Tutela, anche perché si tratta di un metodo di produzione molto particolare: viene coltivato a terrazzamento, su territori in pendenza, in muretti di contenimento chiamati “macere”, sotto tipiche impalcature di legno di castagno. Qui i primi limoneti risalgono già all’XI secolo, quando il limone veniva usato tanto in cucina quanto come medicinale, poiché in grado di combattere le epidemie di scorbuto sulle navi grazie alla consistente presenza di vitamina C. Il Limone Costa d’Amalfi, prodotto nei tredici comuni della Costiera, raccolto a mano da febbraio a ottobre, oggi è presente in un’infinità di ricette: da salse come salmoriglio e citronette, a antipasti come i limoni farciti in crema di tonno e primi piatti come quello che vi racconteremo noi oggi, fino a secondi di pesce e carne e dessert quali gelati, crostate, torte, sorbetti, biscotti, marmellate, gelatine.

Non da meno è il Limone di Sorrento, nell’ecotipo locale Ovale di Sorrento, conosciuto anche come Limone di Massa Lubrense o Massese, destinato principalmente a marmellate e liquori. È un agrume allo stato fresco, talmente fiorente che effettua cinque fioriture nell’arco di un anno, da gennaio a novembre, quindi praticamente disponibile tutto l’anno. Ma la Campania dev’essere regione particolarmente eletta per i limoni: costiera a parte, bisogna citare anche l’Isola di Arturo, Procida (e le vicine Capri e Ischia) dove ci sono dei limoni giganti, grazie al clima e alla cura dei contadini, che chiamano l’albero dei loro frutti “pane”, talmente sono grossi come “pagnotte”. Qui i limoni sono la costante che scandisce le giornate, dalla spremuta mattutina solo di limoni, al pranzo con insalata di limoni, fino a granite, gelati e, ovviamente, limoncello.

Limoni di Puglia: il Femminiello del Gargano

limoni calabria

Nell’anno Mille il Principe di Bari, Melo, inviò in Normandia agrumi a riprova della fertilità della sua terra, che ancora oggi ci regala per tutto l’anno il Limone Femminello del Gargano. Due le tipologie locali allo stato fresco: Scorza Gentile o Lustrino, di forma sferoidale e giallo chiaro e Oblungo o Fusillo, di forma ellissoidale e giallo più intenso, entrambi perfetti per qualsiasi preparazione. La zona di produzione comprende i territori di Vico del Gargano, Ischitella e Rodi Garganico, una zona stupenda, nota anche per il Caciocavallo Podolico del Gargano, lo conoscete?

Limoni di Calabria: il Rocca Imperiale IGP

Della Calabria si parla sempre troppo poco; eppure, è una delle regioni che preferisco, con una produzione quasi in sordina, come vi avevamo già raccontato nel caso dell’olio e delle varietà calabresi. Anche se è più nota per un altro agrume, il bergamotto, si distingue per un limone molto antico e pregiato: il Limone di Rocca Imperiale IGP. Di forma allungata, medie dimensioni e privo di semi, si produce nella zona di Rocca Imperiale appunto, in provincia di Cosenza fin dal Seicento, anche se è solo nel corso dell’Ottocento che inizia la sua esportazione. Il limone di Rocca Imperiale appartiene alla cultivar Femminello Comune e oggi, finalmente, gran parte dei suoi produttori sono uniti in un Consorzio di tutela.

Anche questo limone è ideale per qualsiasi preparazione, in particolare per i dolci, grazie agli oli essenziali e all’elevata succosità. Da provare, no?

Limoni di Sicilia: il Siracusa IGP e l’Interdonato di Messina

limoni sicilia

E poi, eccoci in Sicilia, dove si coltivano gran parte dei limoni nazionali, anche perché la sua zona di produzione è molto più grande delle altre. Il più diffuso è il Limone di Siracusa IGP, circa un quarto della produzione italiana, con una superficie di 5.200 ettari e 150 mila tonnellate di prodotto. Appartiene alla cultivar Femminello con tipologie differenti: Primofiore, Bianchetto o Maiolino (o limone primaverile) e Verdello (o limone d’estate), raccolti a mano in periodi diversi. Ad esempio a partire dal 1° ottobre fino al 14 aprile per il Primofiore, dal 15 aprile al 30 giugno per il Bianchetto o Maiolino e dal 1° luglio al 30 settembre per il Verdello. Questo Limone si distingue per succosità, ricchezza di ghiandole oloifere nella buccia e alta qualità di oli essenziali che lo rendono molto aromatico e ottimo per qualsiasi preparazione. Ma soprattutto è molto dissetante, in quanto ricco di vitamina C e oli essenziali; sarà per questo che dai tempi dei Padri Gesuiti è il perno dell’economia locale?

Meno noto ma ugualmente degno è il Limone Interdonato di Messina, agrume allo stato fresco, ibrido naturale tra un clone di cedro e uno di limone. È una cultivar molto sensibile ed esigente, presente in Sicilia dalla fine del 1800, quando il colonnello garibaldino Giovanni Interdonato, da cui il nome, effettuò circa 200 innesti per ottenere il giusto ibrido tra cedro e limone. La sua maturazione precoce e il basso contenuto di acido citrico, lo rendono il limone più dolce che c’è, tanto che è il migliore da accompagnare al tè o nella tipica ricetta del limone zuccarato.

Avete scelto quali sono i vostri limoni italiani preferiti?  Noi intanto vi proponiamo un delizioso primo piatto, a voi la scelta sulla varietà da utilizzare.

Ricetta dei vermicelli risottati al Limone

vermicelli al limone

Ingredienti per 4 persone

  • 300 g di vermicelli
  • 3 limoni Costa d’Amalfi
  • 2,2 l di acqua
  • 25 ml di olio extravergine d’oliva
  • 1 rametta di prezzemolo
  • pecorino grattugiato a piacere
  • sale e pepe

Procedimento

  1. Lavate, asciugate e poi pelate i limoni (solo la parte gialla), quindi tagliate le bucce a sottili striscioline. Per togliere l’amaro delle scorze, sbollentatele in poca acqua per 3 volte, cambiando e gettando liquido ogni volta.
  2. Mettete poi le bucce in una pentola con l’acqua fredda e portate quasi ad ebollizione, facendo sobbollire per 15 minuti.
  3. Preparate un tegame di diametro pari alla lunghezza dei vermicelli e mettetevi un paio di centimetri del brodo di limoni bollente. Salate leggermente e unite i vermicelli.
  4. Continuate a cuocere unendo il brodo bollente poco alla volta, man mano che viene assorbito dalla pasta.

Quando i vermicelli saranno al dente, mantecateli con olio extravergine d’oliva, unendo un pizzico di prezzemolo tritato e una macinata di pepe. Impiattate e servite a parte, a piacere, del pecorino grattugiato.
Potete proseguire la vostra cena a base di limone con polpettine al limone come secondo e un bella torta soffice al limone per dessert!

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A proposito dell'autore

Giulia Ubaldi

Antropologa del cibo, è nata a Milano, dove vive e scrive per varie testate, tra cui La Cucina Italiana, Scatti di Gusto, Vanity Fair e le Guide Espresso. Il suo piatto preferito sono gli spaghetti alle vongole, perché per lei sono diventati un'idea platonica: "qualsiasi loro manifestazione nella realtà sarà sempre una pallida copia di quella nell'iperuranio". Nella sua cucina non mancano mai pistilli di zafferano, che prima coltivava!"

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