Semidano

Redazione

di Vostromo.

Il bianco Semidano è uno dei vitigni sardi considerati autoctoni e d’origine incerta. Probabilmente è arrivato sull’isola in tempi remotissimi attraverso i porti di Karalis (l’odierna Cagliari) e Nora. La coltivazione è diventata cospicua solo ai tempi della dominazione piemontese. Ha sempre risentito della concorrenza del robusto Nuragus, più resistente ai parassiti. L’instabilità della produzione è un’altra caratteristica che ne ha limitato lo sfruttamento economico. Oggi le cose sembrano essere cambiate: i vini legati in modo inscindibile ad un territorio sono molto apprezzati e sempre più richiesti per il loro carattere unico ed irripetibile. Il Semidano ottenuto dall’omonimo vitigno è sicuramente tra quelli da rivalutare. Si produce solo in Sardegna ma anche nell’isola non ha ancora avuto la considerazione che merita. Per questo motivo il suo prezzo sul mercato resta contenuto.

Viene coltivato in una zona circoscritta nella pianura del Campidano. Nonostante la vulnerabilità ai parassiti è sopravvissuto all’estinzione per la sua grande adattabilità a differenti tipi di terreno. Dà il meglio di se quando cresce su quelli pianeggianti calcarei.

Diverse le denominazioni del vino: Sardegna Semidano DOC, Sardegna Semidano DOC Mogoro, Sardegna Semidano DOC Superiore. Oltre a questi si ricavano dalle stesse uve uno spumante ed un passito, entrambi a denominazione d’origine controllata.

Il colore è giallo paglierino con leggeri riflessi dorati, ha un profumo intenso e persistente di frutta e fiori. Il gusto è fine e caratteristico, secco e morbido, alcolico, fresco e leggermente aspro, di discreta struttura. La gradazione minima è di 11 gradi, raggiunge i 13° nella versione ‘superiore’. Va servito ad una temperatura di 7-8°C.

Si accompagna in modo eccellente alla cucina di mare, soprattutto ai piatti saporiti con crostacei, cozze ed arselle. Ottimo con i funghi tipo cardoncello e le carni bianche.

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