produrre con gli scarti

Bioeconomy: cosa si produce con gli scarti alimentari?

Francesca Bono

Nell’anno di Expo, dal tema tutto alimentare, si parlerà anche di innovazione e del futuro del cibo. Non ci si può quindi esimere dal riflettere sull’impatto che il comparto alimentare ha sull’ambiente e su quali possono essere le soluzioni.

Che impatto ha la trasformazione del cibo sull’ambiente?

Solo per fare alcuni esempi, in Italia, secondo i dati di Nicoletta Ravasio,  ricercatrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari del Cnr, vengono prodotti ogni anno (dati 2012-2013) circa 135 mila t di scarti dalla lavorazione del pomodoro da industria (buccette, semi), 1,5 milioni di t dall’uva da vino (buccette, semi, graspi), 2,2 milioni di t di paglia, 0,3 milioni t di lolla, 0,1 milioni t di pula (bran) dal riso.

Una delle nuove frontiere della ricerca in campo agroalimentare riguarda proprio il loro riutilizzo e la riduzione dell’impatto ambientale.
Fortunatamente tante sono le idee innovative e gli imprenditori che hanno deciso di trasformare (in tutti i sensi…!) il punto debole della filiera agroalimentare in una potenzialità economica e ambientale.

Tessuti dalle arance

Orange Fiber è una startup che produce filati innovativi e vitaminici dagli agrumi. Le due giovani fondatrici, Adriana Santanocito e Enrica Arena, hanno pensato bene di riutilizzare le oltre 700.000 tonnellate di residui che l’industria di trasformazione agrumicola italiana produce annualmente.

Grazie alla nanotecnologia vengono infatti trasformati in stoffe biologiche, ecologiche, che rilasciano vitamina A, C ed E e che quindi hanno effetti benefici sulla pelle. E’ il primo tessuto da agrumi al mondo, composto da acetato da agrumi e seta.

 tessuti dalle arance

Fonte immagine: estory.corriere.it

Plastica vegetale

Il gruppo di ricerca Smart Materials dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova ha sviluppato un metodo per produrre plastica utilizzando la lavorazione di scarti vegetali. Materiali smart, in quanto costituiti da fibre naturali e completamente biodegradabili.

Molteplici sono  i prodotti ottenuti e le loro proprietà: dalla plastica con proprietà antiossidanti e antimicrobiche proveniente dal prezzemolo, alla plastica antibatterica ottenuta dalla cannella, fino alla plastica con capacità di assorbire metalli pesanti dispersi nell’acqua, derivata dal caffè.

Un modo efficace per ridurre i 290 milioni di tonnellate di rifiuti mondiali derivanti da plastica e i 28 milioni di tonnellate di scarti vegetali europei che ogni anno vengono prodotti.

Funghi dai fondi di caffè

Un processo produttivo davvero innovativo è quello ideato da RecoFunghi, che utilizza i fondi di caffè scartati dai bar per produrre una tipologia di funghi molto apprezzati e richiesti nel Sud Italia, il cardoncello.

Un progetto territoriale per le dimensioni limitate dell’attività, quello ideato dalla coppia lucana Daniele Gioia e Annarita Marchionna, ma dal grande cuore green.

Ecopelle e carta dalle mele

L’azienda bolzanina Frumat, grazie alla creatività del titolare Hannes Parth, utilizza ciò che rimane dalla lavorazione delle mele per produrre la cartamela e la pellemela.

La prima, ottenuta da cellulosa pura arricchita con scarti di mela, si presta a molteplici declinazioni: dai fazzoletti alla carta da cucina, dalla carta igienica alle scatole per il packaging.

La seconda è destinata al settore della legatoria, ma anche al rivestimento di divani e sedie e perfino alle calzature.

Cosmesi verde

Anche la cosmesi sta concentrando molti degli investimenti sul riutilizzo dei 12 milioni di tonnellate di scarti che l’industria agroalimentare produce in Italia.

EticHub, spin-off dell’Università di Pavia, ha testato cosmetici derivanti dall’estrazione e dalla lavorazione di molecole contenute nelle bucce di uva, mele e pomodori, nella sansa e nelle acque di vegetazione derivanti dalla lavorazione delle olive.

Contenitori da bucce di arachidi e carote

Cosa si può ottenere invece dagli scarti di carote e bucce di arachidi? I contenitori di design Foodscapes, progettati da Whomade in collaborazione con Michela Milani: un guscio dalla forma di un seme, adatto a contenere alimenti secchi. Concepito per rientrare nella logica dei cicli naturali, una volta esaurito il suo utilizzo, può essere sciolto in acqua e usato per concimare il terreno. Dal seme al frutto, dal frutto al seme e dalla terra alla terra.

contenitori bucce di arachidi

Fonte immagine: whomade.it

Riutilizzare e reinventare per far crescere l’imprenditoria italiana e migliorare l’ambiente in cui viviamo. Ecosostenibili dalla testa ai piedi!

 

Shampoo e cosmetici, abbigliamento e scarpe, poltrone e contenitori per il pranzo! Da dove vorreste iniziare?

 

 

Francesca Bono

Nata a Bologna dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo segue le rubriche Tra frigo e dispensaMercato e Trend. Il suo piatto preferito sono gli gnocchi di patate con sugo di pomodoro e funghi perché adoro gli gnocchi che mi ricordano tanto mia nonna. In cucina non può mancare: l'ordine perché se non è tutto a posto non posso cominciare a risporcare.

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