Liquori e Sciroppi

Sangrìa 2 (sangria)

magnum.3
  • Difficoltà: 2
  • Costo: 2
  • Preparazione: 2
  • Dosi: 12

Difficile, che non conosciate la Sangria! Anche se non siete mai stati in Spagna, dove è un obbligo berla soprattutto se ti stai facendo una di quelle famose paella, possibilmente valenciana, quasi certamente l’avete gustata da qualche parte anche qui, nel nostro Paese. Che è molto malato di una specie di sciovinismo gastronomico nazionalista, non del tutto motivato, ma che comunque sa godere, eccome, anche delle prodezze e delle vene inventive, e delle tradizioni degli altri Popoli Fratelli. Per la verità, una ricetta di Sangrìa l’aveva già proposta Martino. Un giorno diqualche giorno fa, mentre stavo pedonando nel vasto territorio di caccia del famosissimo Giornale del Cibo, col mio personale tartufo piazzato a cinque centimetri sopra il livello del suolo alla ricerca di tracce dagli odori meravigliosi, tacchete, ad un certo punto mi sono ritrovato in posizione di punta proprio come ogni buon Bracco (Italiano, non c’è bisogno di dirlo; anche perchè è una razza di cani assai pesanti. Appunto!) come ogni Bracco, dicevo, che si rispetti, perchè dalle pagine mi era arrivato alle froge un inconfondibile profumo di Sangrìa. Ed io, la Sangrìa la conosco, oh se la conosco! Non so, se la faccio secondo regole o no. E non so nemmeno se un Torero l’apprezzerebbe appieno. So solo che quando c’è un party – raffinato o pecoreccio, non importa – indetto da qualche amico, assieme all’invito mi arriva sempre, ma proprio sempre, la richiesta di un po’ di Sangrìa. Un po’ è una parola grossa di cui è difficile capire il significato esatto. Allora, io, come si dice in questo luogo di perdizione dove vivo, mi prendo il sicuro e ne faccio abbastanza per riempire il bacino del Lago Vittoria. E per quanto i convitati possano essere poco propensi alle delizie di Bacco, la Sangrìa sparisce tutta, sino all’ultima goccia. La ricetta di Martino era leggermente diversa dalla mia. Ho titubato un po’, a parlargli delle differenze, per via di un certo timore reverenziale che nutro per lui da quando ho realizzato un paio delle sue ricette. Poi mi son fatto coraggio e gli ho aperto il mio cuore. Stamattina, Martino mi ha risposto e mi ha invitato a dirvi come la faccio io. Eccola qua.

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Ingredienti

Istruzioni

  1. Come prima cosa metto lo spumante in frigo a temperatura massima di 7°;
  2. prendo un recipiente tipo pastasciuttiera, o di acciaio inox, (per esempio una grande pentola a pressione) che possa contenere, se le dosi sono quelle che vi ho indicato, non meno di una decina di litri;
  3. ci verso la Monica;
  4. aggiungo lo zucchero e mescolo sino a quando non si sia sciolto del tutto;
  5. aggiungo anche i liquori. Rimescolo;
  6. preparo la frutta: taglio a fettine in senso orizzontale l'arancio ed il limone, senza togliere la buccia; levo i semi, se ne hanno; taglio ogni fettina in quarti e poi in ottavi. Sbuccio le pesche e le pere, elimino il seme delle pesche ed il torsolo delle pere e le taglio a tocchetti nè troppo grandi, nè troppo piccoli. Ad esempio, una pesca di media grandezza, sui 200-250 grammi la taglio in quattro spicchi e divido ogni spicchio orizzontalmente od a casaccio in quattro pezzi; sbuccio le banane e le taglio a fettine di circa un centimetro di spessore; verso tutto dentro il recipiente;
  7. metto il recipiente in frigo sino al momento in cui la Sangrìa va servita;
  8. un attimo prima di portare il ciotolone in tavola, apro la bottiglia di spumante e lo verso nel recipiente;
  9. porto in tavola il nominato ciotolone, accompagnato da un mestolo.
  10. uso bicchieri a bocca larga, accompagnati da cucchiaini che servono per mangiare la frutta senza versarsi la Sangrìa addosso già dal primo bicchiere.
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