Restauriamo il territorio!

Redazione

di Patrizio Roversi.Alluvioni in Liguria, Toscana, Campania. Perchè parlarne sul Giornaledelcibo? Perchè quello che è successo ha a che fare col territorio, inteso come cura e gestione della terra e sfruttamento di risorse che poi alla fine si rivelano parte integrante della filiera terra-paesaggio-agricoltura-prodotti-commercio. Partiamo appunto dal territorio: ci hanno raccontato che alle Cinque Terre ogni Paese ha il suo bravo torrente, che scende dalla valle verso il mare. Nel caso di Vernazza – per fare un esempio – però il Torrente Vernazzola era stato tombato, e la copertura in pratica era diventata la strada principale: quando l’alluvione ha occluso col fango il tubo, l’acqua ha usato la strada come alveo di un nuovo fiume-che-non-c’era. La stessa identica cosa è accaduta a Genova.Ma la contraddizione dolorosa e inquietante consiste nel fatto che proprio nelle Cinque Terre si stava portando avanti un progetto che avrebbe potuto forse prevenire tutto questo: il Parco delle Cinque Terre infatti è (era?) una strategia che lucidamente collega tra loro i punti fondamentali di uno sviluppo compatibile: dal recupero della montagna per evitare frane, alla valorizzazione dei prodotti locali e relativa commercializzazione, fino alla creazione di cooperative agricole e di trasformazione alimentare che, assieme ad una politica di servizi sociali, combatta l’abbandono della terra (e del mare). Noi siamo stati proprio in questi posti, non più tardi di un anno fa, e abbiamo documentato alcune iniziative che hanno appunto a che fare con la filiera che parte dal territorio e arriva al cibo. Documentano come la gastronomia e il turismo possano rappresentare davvero una modalità di sviluppo positiva.Più che le parole possono parlare le immagini: c’è un primo video in cui io-Patrizio racconto il lavoro di una cooperativa che restaura i terrazzamenti, cioè i famosi muretti liguri, togliendo la montagna dal degrado idrogeologico e restituendola, in sicurezza, all’agricoltura e alla coltivazione di vite e ortaggi. Poi c’è soprattutto un altro video in cui intervisto un’altra cooperativa, questa volta composta solo da giovani donne, che lavorano un altro prodotto tipico, le famose acciughe di Monterosso: i loro padri le pescano, loro le preparano e le commercializzano. Un altro video ancora, partendo da un negozio del Parco rivolto ai tantissimi turisti che transitano per la famosa Via dell’Amore, racconta come si sia organizzata una filiera produttiva che parte dalla raccolta delle erbe spontanee e piante officinali che la macchia mediterranea offre, per preparare alimenti di vario genere, cosmetici e altri prodotti. In questo modo appunto si crea sinergia fra agricoltura e turismo, si crea occupazione e soprattutto si preserva (preservava?) il territorio, offrendo alla gastronomia nuovi prodotti tipici. Ma perchè questi punti interrogativi? Perchè mesi fa il Parco delle Cinque Terre è stato colpito da un altro cataclisma, questa volta giudiziario, che ha visto incarcerare il suo Presidente per presunte irregolarità amministrative. E purtroppo molte delle iniziative che avevamo documentato sono bloccate, e non si sa se potranno riprendere la loro preziosa funzione.In occasione dell’alluvione di ottobre-novembre il Parco è stato il grande assente. Ma questi esempi restano una traccia importante, per chi volesse affrontare davvero il problema di uno sviluppo compatibile del territorio, o per meglio dire il tema del ripristino del territorio, una sorta di restauro filologico del paesaggio che lo riporti ad una situazione naturale, ante-scempio degli ultimi 50 anni. Significa anche abbattere delle case costruite senza criterio, significa deviare le strade, per restituire ai fiumi quel che gli è dovuto. Ma chi si assumerà la responsabilità politica e amministrativa di tutto questo, se i pochi esperimenti riusciti (vedi Parco delle Cinque Terre) vengono cassati? Dipende anche da noi

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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