“Dishcovery”: il cameriere digitale che traduce e racconta i menù

Monica Face
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    C’era un tedesco, un cinese e un indiano… No, non è una barzelletta, ma quello che può capitare nel vostro ristorante nei periodi di maggior affluenza turistica. Stranieri di ogni nazionalità, desiderosi di assaggiare qualche piatto tipico, che però non sempre comprendono la nostra lingua. Del resto accade anche a noi italiani, quando andiamo all’estero, di non riuscire a capire esattamente cosa stiamo ordinando. L’inglese a volte ci salva, ma esistono comunque delle difficoltà. Potrebbe, ad esempio, capitare che la traduzione letterale sia ben lontana dal significato. È quello che è successo a Giuliano Vita e Marco Simonini, ideatori del progetto Dishcovery che, durante i loro studi in Cina, provando a tradurre in un ristorante il nome di un piatto tipico, si sono trovati davanti la frase “testa di leone”. Possibile che si trattasse proprio del felino? Ovviamente no, in quel caso si trattava di una polpetta di carne in zuppa, che ricorda la testa delle statue dei leoni guardiani  cinesi. Da qui l’erronea e fuorviante traduzione.

    Se anche voi vi siete trovati almeno una volta a “mimare a gesti” la descrizione di un piatto, se, da ristoratori, vi siete accorti che il cliente non riesce a capire se quella specialità contiene un ingrediente che proprio non gli piace o, peggio ancora, a cui è allergico, Dishcovery potrebbe esservi estremamente utile. Vediamo allora chi sono gli ideatori e come è nato questo progetto.

     

    Il progetto Dishcovery e i suoi ideatori

    Dopo aver studiato in Cina, Giuliano Vita ha lavorato a Shanghai nel settore agroalimentare per alcuni anni, stando a stretto contatto con i nuovi consumatori cinesi, sempre più alla ricerca dei sapori italiani. Marco Simonini, invece, ha frequentato un Master in Management specifico per i mercati emergenti all’Università di Modena e presso la Tongji University di Shanghai. Durante la loro esperienza di studio, Marco e Giuliano si accorgono quanto grandi siano le barriere culturali fra la Cina e l’Italia. Notano, inoltre, che anche quando si tratti di clienti abituati a viaggiare in Europa, il gap culturale in tema gastronomico è troppo alto, al punto che anche il mercato arranca per questo motivo.

    Si rendono conto che il modo migliore per promuovere i nostri prodotti all’estero è farli conoscere quando i clienti si trovano in italia e li possono assaggiare. Ecco come nasce Dishcovery.

    Che cos’è Dishcovery

    Dishcovery nasce per risolvere un problema di un’ordinazione al ristorante, sviluppato per essere un potenziale trampolino di lancio per i prodotti italiani da far conoscere all’estero e finisce per diventare una sorta di “libretto di istruzioni” per il ristoratore e per il turista. Dishcovery è un servizio multimediale, visualizzabile dal cliente sul tablet o sullo smartphone, senza bisogno di scaricare nessuna app e che, attraverso un codice QR fornito dal ristoratore, è in grado di tradurre il piatto in tutte le lingue del mondo. Per quanti non hanno dimestichezza con tale nuova tecnologia, vi sarà comunque capitato di vedere nelle riviste, nelle vetrine dei negozi oppure direttamente accanto al prodotto esposto, dei quadrati contenenti puntini neri o bianchi: sono i codici QR che contengono un codice a barre che memorizza le informazioni di un prodotto destinate a essere lette tramite uno smartphone con una delle applicazioni gratuite disponibili da scaricare.

    E adesso, cari ristoratori, ditemi: non sarebbe un bell’aiuto se nel vostro ristorante invece di rocambolesche traduzioni su piatti o ingredienti ci fosse un servizio in grado di aiutarvi prima che voi passiate tra i tavoli di turisti a prendere le ordinazioni e che vi aiutasse a non vedere sprecate le ordinazioni errate per colpa di una pessima traduzione? Se volete saperne di più, ecco come funziona.

    dishcovery

    Come funziona Dishcovery

    Il servizio a cui il ristoratore si abbona prevede la creazione del proprio menù in formato digitale e multilingua. Una volta fatti accomodare i clienti al proprio tavolo, il cameriere fornisce loro il codice QR attraverso il quale potranno collegarsi  al sito con il proprio smartphone ed accedere a un vero e proprio menù interattivo, che non si limita a tradurre ma presenta e “racconta” il piatto stesso. Dishcovery offre infatti la possibilità di fare “tap” sui singoli ingredienti, conoscerli attraverso le foto, apprendere la storia del piatto,  la preparazione, indicando gli allergeni e dando, quindi, tutta una serie di informazioni culinarie che vanno oltre la semplice traduzione. A completare il servizio ci sono i consigli sull’abbinamento con il vino o con la birra. Una volta fatta la scelta il cliente può procedere all’ordine, creando un carrello on line da far vedere al cameriere, che manderà la comanda in cucina, senza i classici errori di comunicazione che vanno poi a danneggiare il ristoratori con un inutile aumento delle spese e lasciano il cliente insoddisfatto.

    Sviluppi futuri per i turisti

    Dishcovery è già attiva a Roma, Milano e Venezia e collabora con una settantina di clienti in crescita continua. Fra i loro clienti compaiono la catena Bistrot e Motta del Gruppo Autogrill Italia, la Caravella situato nell’Hotel Saturnia di Venezia, Bistrot de Venise e Antica Moka di Modena. Il progetto intende sviluppare nuove funzionalità dedicate direttamente ai turisti. Cominciando dai turisti cinesi, verranno sviluppate delle funzionalità e una mini app inserita sulla piattaforma cinese Wechat, che permetteranno di pagare tramite smartphone al ristorante e di prenotare in anticipo il tavolo.

    Facendo uso delle più innovative tecnologie, Dishcovery ha intenzione di portare anche la realtà aumentata sui tavoli dei ristoranti italiani che permetteranno agli ospiti stranieri di interagire e vedere proiettati attraverso lo smartphone i piatti della nostra cucina italiana.

    Avete già provato questo cameriere digitale in grado di parlare tutte le lingue del mondo? Se avete avuto questa esperienza fateci sapere cosa ne pensate.

    Monica Face

    Di origini napoletane, è nata e vive a Roma. In passato ha collaborato con vari settimanali, tra cui "Di più"; "Di piùTv Cucina"; "RadioCorriere Tv"; "Onda Tv"; "Messaggero Tv". Oggi invece si dedica anima e corpo al suo blog, "Che cavolo cucino, oggi?". Il suo piatto preferito è la parmigiana di melanzane, "perché è un ricordo d'infanzia e perché", dice, "quando aspettavo il mio bambino avevo sempre voglia di melanzane". Nella sua cucina non possono mancare il pane (che prepara in casa) la frutta e il caffè, "perché altrimenti... il pasto non è finito".

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