Patrizio E Giuditta Ci Raccontano Il Riberella Days

Redazione

Patrizio e Giuditta ci raccontano il Riberella Days.Di Patrizio Roversi.C’era una volta un brasiliano che per vari motivi viaggiava molto. Nei suoi viaggi ha seguito strani percorsi, passando per Washington e per la Florida. Poi, fortunatamente, è arrivato in Sicilia, a Ribera, un paese in provincia di Agrigento. Lì si è trovato benissimo, forse per merito del contesto naturale di queste quattro valli della zona di Ribera, dove si trovano un particolare terreno, una particolare acqua, una particolare aria, che hanno convinto il brasiliano a mettere radici. Chi è questo brasiliano? Non si tratta di un signore con un cappello di paglia, ma di un ceppo di arance che si è sviluppato benissimo in provincia di Ribera e per questo si chiama Riberella.In questa storia già c’è moltissimo, perchè racconta l’evoluzione di un prodotto e il contesto naturale-geografico in cui riesce a svilupparsi in modo particolare. La Riberella è un’arancia speciale, per me proprio specialissima, perchè posso mangiarla nonostante i miei problemi gastrici! La Riberella, infatti, non è per niente acida: ha un rapporto acidi/zuccheri di 12 a 1 a favore degli zuccheri! E poi è un’arancia non trattata, di cui si può mangiare anche la buccia, cosa che mi piace molto! E’ bionda, non ha semi, è bella e molto grossa: un prodotto estremamente tipico, perchè coltivata in luoghi e ambienti diversi che danno ogni volta una produzione diversa. Questo è un altro mistero, ma chi è abituato a gustare prodotti tipici come il prosciutto e il parmigiano emiliani, la bresaola della Valtellina, il lardo di Colonnata sa che non si tratta di una leggenda: l’ambiente determina le caratteristiche organolettiche di un prodotto, è un dato di fatto.L’ultimo weekend di aprile a Ribera si è svolta la fiera della Riberella, il primo convegno internazionale dedicato solo a lei. Il nome Riberella ha un duplice scopo: il primo è valorizzare questo prodotto agricolo, che ha rappresentato l’economia della zona negli ultimi decenni e lanciarlo sul mercato, anche sull’onda della certificazione DOP appena ricevuta. In realtà il marchio già esisteva, ma sono 11 anni che gli agronomi e i coltivatori del luogo inseguono questo riconoscimento. La Denominazione di Origine Protetta (DOP) è il più importante riconoscimento che l’Europa concede ed è estremamente stimolante anche da un punto di vista economico e produttivo. Il secondo obiettivo è un altro: il giovane sindaco punta su questo prodotto per lanciare il territorio. Il territorio è infatti collocato in maniera strategica, vicino ad Agrigento, alla Valle dei Templi e a un mare bellissimo. Siamo vicino a una zona umida molto bella e alle foci di un fiume. Qui si possono trovare anche le Terme di Sciacca e tutta una serie di attrazioni di carattere turistico. L’operazione, molto lucida, è proprio questa: attraverso un prodotto agricolo di eccellenza lanciare il territorio.Nei convegni organizzati durante il RiberellaDays si è parlato di paesaggi, di agricoltura, di turismo e, ovviamente, si è parlato molto di cucina! Infatti la Riberella non si mangia solo così, è un ingrediente fondamentale per la pasticceria e per la cucina vera e propria. Hanno partecipato molti chef e pasticceri, che hanno interpretato l’arancia in chiave gastronomica.Anch’io ho partecipato a questo evento e quello che ho notato è stato soprattutto il coinvolgimento delle persone del luogo, molto forte, molto bello: il corso era pieno di stand e la gente ha potuto partecipare a concorsi, come quello per la torta più buona, e altri intrattenimenti di vario tipo. In questa cornice si sono tenuti approfondimenti interessanti, con una quarantina di giornalisti specializzati che dovrebbero fungere da cassa di risonanza sia per il prodotto Riberella, sia per il territorio Ribera.Credo che questo genere di cose siano il futuro dell’Italia, in termini economici. L’industria non c’è più, il manifatturiero è in crisi profonda, le nuove tecnologie sono ancora poco sviluppate. Rimane solo il turismo! E l’agricoltura ha bisogno del turismo, e viceversa, perchè quando verranno meno tutte le protezioni classiche che hanno finora mantenuto in vita una serie di colture, rischia il collasso.L’agricoltura può reggere solo se produce prodotti specifici, che non si trovano altrove, come la Riberella, ma anche se si propone come strumento di servizi che in qualche modo aiutano il mantenimento del paesaggio e, quindi, lo sviluppo del turismo. In questo convegno queste cose sono state dette con estrema chiarezza e grande lucidità, quindi fa ben sperare!Ultima annotazione, la gente. In occasioni come queste si parla di agricoltori, di contadini, di giovani chef e giovani pasticceri… Ma anche di anziani pasticceri! Ne ho conosciuto uno, una persona squisita… e di un pasticcere mi sembra il minimo che si possa dire!Il direttore tecnico della manifestazione è stato Martino Ragusa. Martino, che non è solo enogastronomo, conosce benissimo la situazione perchè ha origini riberesi e a Ribera ed è tornato ad abitarci, ma soprattutto è riuscito a mescolare vari linguaggi. Ad esempio, sono rimasto stupito da una gara di cocktail a base di arancia, a metà tra uno spettacolo da discoteca e un ristobar, una kermesse e un’esibizione gastronomica. Io non avevo mai visto nulla del genere, ma lui ha insistito ed è riuscito a far partecipare un’esperta molto importante, lasciando basiti tutti quanti. Ovviamente ha portato anche una serie di docenti universitari e giornalisti di settore, esperti e quant’altro… Il territorio a volte valorizza anche le persone e sono le persone, quelle che magari sono state in giro tutta la vita, che quando tornano nel territorio hanno molte cose da dire, vedi il caso di Martino a Ribera. Di Giuditta Lagonigro.Il patrimonio italiano – architettonico, paesaggistico, culturale, enogastronomico e via discorrendo – è tanto grande quanto, spesso, sconosciuto. Vi sono, infatti, ‘piccole’ realtà che in silenzio, ma con impegno, costanza e determinazione, raggiungono risultati di grande valenza per un intero territorio. Ciò è accaduto per una zona dell’Agrigentino laddove, alla Valle dei Templi, si alternano lussureggianti valli di aranceti, spettacolo altrettanto appagante per lo spirito oltre che per il corpo.Ribera, capitale delle arance, privilegiata dalla natura che le ha regalato uno splendido clima, un terreno fertile ed un sistema idrogeologico i quali, ben armonizzati dalla professionalità degli operatori del settore, hanno portato ai massimi livelli la produzione degli ottimi pomi.L’impegno comune è nato nel 1994 con la costituzione del Consorzio di Tutela della ‘Arancia Ribera di Sicilia’, il quale ha la funzione di proteggere gli iscritti attraverso un’attenta regolamentazione, che definisca criteri uguali per tutti per la produzione, la commercializzazione e la valorizzazione delle arance. Il marchio Riberella, registrato dal Consorzio, è un segno di appartenenza che garantisce tutte le qualità proprie dell’arancia di Ribera. Dopo un lungo e meticoloso lavoro del Consorzio, presieduto dal Dott. Giuseppe Pasciuta, a maggio 2010 è arrivato da parte della Comunità Europea il riconoscimento della D.O.P. (denominazione di origine protetta). L’arancia di Ribera è l’unico agrume in tutta Europa a fregiarsi di tale denominazione.Quattordici sono i comuni in Provincia di Agrigento in cui sono presenti le coltivazioni della bionda Riberella. Tre sono le varietà dell’arancia di Ribera DOP: Navelina -la cui produzione comincia agli inizi di novembre – Brasiliano e Washington Navel – da dicembre fino a fine maggio.Le tre varietà si differenziano per alcuni particolari. La Navelina, varietà bionda ombelicata, a parte la sua precocità ha un ombelico più piccolo rispetto a quello della Washington. La polpa di grana media e soda, senza semi, è croccante, non amara ed anche un po’ più dolce della Washington. è indicata per il consumo come frutta fresca. Le varietà Brasiliano e Washington Navel fanno parte del gruppo arance ombelicate con polpa fine e soda, senza semi, da gustare come frutta fresca o come spremute. Inebrianti sono i profumi di agrumi, fragola, frutta esotica e vaniglia.Le arance di Ribera di media e grossa pezzatura contengono vitamina A, B1, B2, C, insieme a zuccheri e sali minerali. Ne basta una per sopperire al bisogno quotidiano di vitamina C e dal punto di vista gastronomico si presta a mille preparazioni.Ma a Ribera le arance nascono con i Riberesi, o ci sono interventi esterni che ne determinano la storia? Diverse fonti storiche testimoniano la presenza sin dal 1800, lungo la valle del Fiume Verdura, di varie specie di arance, dalla melarancia alle arance vaniglia che, insieme ad altri agrumi, venivano commercializzati anche in America. Si racconta che alcuni agricoltori riberesi intorno agli anni 30 acquistarono a Palermo alcune piante di Brasiliano che ben presto diedero il meglio con ottimi prodotti, spingendo gli agricoltori a sostituire antichi aranci con nuove piante.Gli aranceti si svilupparono negli anni lungo la valle del Fiume Verdura, mentre il Brasiliano di Ribera si imponeva sui mercati nazionali ed esteri. Seimila sono gli ettari di aranceti, dei quali circa 200 riservati ad un’altra varietà autoctona, la Vaniglia, nata in seguito ad una mutazione spontanea della varietà Portogallo.Per celebrare il riconoscimento della DOP, il Consorzio di Tutela Arancia Ribera di Sicilia, in collaborazione con il Comune, Enti Istituzionali e anche con la locale Compagnia del Cibo Sincero, ha organizzato dal 29 aprile all’1 maggio u.s. il Riberella Days, Festival Internazionale Arance di Ribera D.O.P.La manifestazione alla sua prima edizione, è stata programmata in modo da dare spazio e voce ai protagonisti di una Terra che serba mille, piacevoli, sorprese ai visitatori. Una maratona gastronomica di tre giorni, goduriosa e nel contempo istruttiva, durante la quale non sono state disattese le promesse dello slogan ‘Un chilometro di allegria e cultura, gastronomia e turismo’, scelto quale azzeccata sintesi del ricco programma. Un bel colpo d’occhio, infatti, ha dato immediatamente il Villaggio Gastronomico, fulcro delle attività, lungo il quale si snodavano particolarissimi gazebi a forma di enormi arance che fungevano da food point.Chef e Pasticceri locali hanno utilizzato le varie postazioni per preparare ed offrire in degustazione gustose specialità gastronomiche, con l’arancia di Ribera quale ingrediente comune e primario.Mentre in Piazza Duomo si dava spazio a spettacoli e giochi, nella Villa comunale – splendida per la varietà di piante, fiori ed alberi – si approfondivano argomenti più impegnativi.Di grande interesse, infatti, sono stati gli appuntamenti in cui personalità politiche, del mondo della cultura e del giornalismo si sono alternate con preziosi contributi.Durante il Convegno svoltosi il 29 aprile si è discusso il tema: D.O.P. cosa cambia nel territorio?Patrizio Roversi ha moderato gli interventi di: Giuseppe Pasciuta, Presidente del Consorzio di Tutela Arancia di Ribera D.O.P.,Rosaria Barresi, Direttore del Dipartimento Interventi Strutturali dell’Assessorato Regionale delle Risorse Agricole, Martino Ragusa, Direttore Tecnico del Riberella Days, Davide Paolini, Gastronauta, Antonio Barone, Direttore de La Rotta dei Fenici, Riccardo Quintilli, Direttore de Il Salvagente, Maria Antonietta Germanà, Facoltà di Agraria dell’Università di Palermo, Francesco Intrigliolo, Centro Ricerche per l’Agrumicoltura e le Colture Mediterranee di Acireale, Carmelo Pace, Sindaco di Ribera. L’auspicio di ciascuno è stato quello di formulare progetti comuni per lo sviluppo del territorio nei suoi molteplici settori, valorizzandone le peculiarità ma mirando ad un risultato ‘utile’ a tutti. Importante è cercare di limitare l’estinzione di prodotti tipici e di qualità come, oltre le arance, sono le piccole – ma gustosissime – Fragoline di Ribera, che purtroppo, nonostante la bontà, hanno avuto sorte diversa dalle arance.La serata, senza soluzione di continuità, è proseguita con una dimostrazione di alta cucina.Lo Chef a tre stelle, Fulvio Pierangelini ha, infatti, deliziato i palati dei fortunati presenti al laboratorio di gastronomia con tre piatti semplici ma superbi, preparati nonostante le bizze dei forniL’antipasto: Insalata di arance di Ribera con gamberoni di Mazara, su carpaccio di finocchi, condita con un’emulsione di olio evo locale e succo d’arancia.In abbinamento il vino ‘Bianco di San Lorenzo,’ dell’Azienda Ascanio De Gregorio (uvaggio con i vitigni Inzolia e Incrocio Manzoni -incrocio tra Riesling renano e Pinot bianco-).Il primo piatto: Paccheri con pesto di sarde al profumo di limone e basilico insaporiti con zesta d’arancia grattugiata.In abbinamento un ‘Nero d’Avola’ dei Viticoltori Associati di Canicattì.Secondo piatto: Trancio di pesce spada con dadolata di pomodorini ed arancia di Ribera su bietoline appena scottate. Vino in degustazione scelto, il ‘Piconello’ (Cabernet sauvignon) dell’Azienda Rizzuto Guccione.Dulcis in fundo, la Crêpe ripiena di crema di agrumi con salsa d’arancia,Fulvio Pierangelini ha raccontato il suo grande amore per la Sicilia e in particolare per Ribera, dove ha trascorso il primo periodo della sua permanenza ‘carpendo’ alle signore più anziane i segreti, la storia e le ricette della tradizione.Anche i vini, presentati da Nino Aiello, giornalista del Gambero Rosso, con i loro profumi esprimevano l’anima del terroir.Da non dimenticare è il prezioso contributo, in tutti gli appuntamenti gastronomici, dei ragazzi dell’IPSSAR Senatore G.Molinari di Sciacca.Alternando, quindi, degustazioni a istruttivi dibattiti siamo al Convegno svoltosi la mattina del 30 aprile, sul tema: ‘L’Arancia di Ribera D.O.P. al Ristorante e al Bar’, durante il quale si è discusso sulle strade da percorrere per incentivare l’affermazione dell’Arancia di Ribera sui vari mercati .Nel pomeriggio altro interessante confronto sul tema: Anche il paesaggio è D.O.P!Tarsia Trevisan, giornalista di Class Life, ha moderato gli interventi di Salvatore Barbagallo, Direttore generale del Dipartimento Interventi Infrastrutturali per l’Agricoltura della regione Sicilia, di Antonio Bacarella dell’Università di Bologna, di Alessandra Gentile, della facoltà di Agraria dell’Università di Catania, di Federica Argentati, presidente del Distretto produttivo Agrumi di Sicilia, Mimmo Vita, Presidente Unaga, Canale Italia,di Giuseppe Lo Pilato, Direttore del Giardino di Kolymbetra, di Marco Salerno, Direttore Generale del Dipartimento Turismo, Sport e Spettacolo della Regione Sicilia. I convenuti hanno tenuto vere e proprie lezioni di letteratura e storia attraverso un viaggio tra i paesaggi antichi e gli attuali ‘Giardini’.Dalla teoria alla pratica.Siamo al Concorso Regionale Barman ‘Cocktail all’Arancia di Ribera D.O.P’., presentato da Stefano Nincevich di ‘Bargiornale’, che ha registrato la partecipazione di molti giovani e soprattutto di ragazze che hanno dimostrato grandi qualità professionali.Altra lezione per gli attenti partecipanti agli appuntamenti con gli esperti: Dimostrazione sensoriale.Angelo Concas, Presidente dell’Accademia Internazionale per la Formazione e la Promozione della Cultura Enogastronomica e dell’Analisi Sensoriale, ci prende per i sensi e ci insegna ad usarli, partendo dal tatto, fino all’udito. Si, proprio l’udito, con il quale dobbiamo anche sentire il ciboSiamo così pronti e preparati al meglio per un’altra degustazione di alto livello, condotta da un brillante Patrizio Roversi. Ci attende il dolce di Salvatore Cappello, titolare di una storica pasticceria di Palermo, il quale ha pensato e realizzato il capolavoro proprio per l’occasione. Si tratta di una mousse di cioccolato bianco, sorbetto allo zenzero, con cialda alla cannella su cui brilla una scintilla di foglia d’oro 24 c. e a specchio, uno schizzo di salsa al lampone.Due i vini dolci in abbinamento: il Catarratto Mandrarossa della Cantina Settesoli, vendemmia tardiva e un Passito di Pantelleria della Cantina Pellegrino.L’ultimo giorno del Riberella days, 1° Maggio grigliate con la salsiccia di Ribera, concerti (compatibilmente con gli umori del clima) e per i giornalisti, al mattino, un tour alla scoperta delle bellezze naturali e culturali vicine. Guidati da Carmelo Pace, Sindaco di Ribera, Giuseppe Pasciuta, Presidente del Consorzio di Tutela Arancia D.O.P di Ribera, da Domenico Macaluso, Ispettore dei Beni Culturali Regione Sicilia e da Mario Liberto, dell’Arga Sicilia, ci avviamo verso le antiche Terme di Sciacca, che gli storici datano tra il IV ed il V sec. a. C..Sorprendenti sono gli effetti benefici, per svariate patologie, che apporta il vapore canalizzato a 42° direttamente da sottoterra, dopo un lungo percorso fra antri segreti. L’accoglienza da parte del Sindaco, Vito Bono, e dei suoi collaboratori è stata davvero calorosa. Nonostante l’insistente pioggerellina, un nutrito e coraggioso gruppo di ragazzi in costume, ha preparato una colorata coreografia per presentare il Carnevale di Sciacca, il più antico della Sicilia.Artisti della ceramica hanno dato dimostrazione della loro maestria al tornio e con il pennello.Magnifici i colori dei manufatti realizzati in vari fogge.Ci spostiamo velocemente verso Burgio, dove visitiamo l’antico Monastero e Chiostro dei padri Riformisti, oggi sede del Museo della Ceramica, il MUCEB. Notevoli i reperti di maioliche (1500-1600), a testimonianza della abilità degli antichi ceramisti da cui, gli attuali artigiani, hanno ereditato la passione che si rinnova nel tempo.Tornando verso Ribera, percorrendo la Strada delle Zagare, facciamo una sosta ritemprante presso l’azienda del Cav. Paolo Ganduscio, insieme alla gentile Signora, ci accoglie tra deliziose leccornie che hanno l’arancia quale ingrediente principale o di contorno. Prima però è doveroso capire come avviene, dopo la raccolta, la scelta, la pulitura e l’ulteriore selezione, a seconda del calibro, delle arance di Ribera D.O.P. Passiamo quindi alla degustazione del ricco buffet preparato in collaborazione con l’Azienda Alta Marea di Favara, assaggi di cernia, salmone e pesce spada, serviti con arancia di Ribera e conditi con olio evo dell’ Azienda Sarullo di Colamonaci. Un tripudio di profumi e sapori!La sosta è stata sin troppo lunga, dobbiamo ripartire, ci aspetta un’altra escursione.Dopo qualche chilometro, parcheggiamo le automobili e ci prepariamo ad una piccola scalata per raggiungere le rovine del Castello di Poggio Diana, risalente al 1300, in via di ristrutturazione da parte dell’Amministrazione Comunale di Ribera, in collaborazione con la Regione Sicilia. Magnifico il panorama reso più suggestivo dalle nuvole che accentuano l’atmosfera di mistero che circonda ogni castello. Grande lezione di botanica seguendo le vegetazioni spontanee, come le piante di assenzio, il finocchietto selvatico, le maestose agavi.Una pausa per tornare alla carica, per l’ultimo intenso pomeriggio del Riberella Days.Alle 17.30 appuntamento con la Compagnia del Cibo Sincero di Ribera, capitanata dalla Presidente Margherita Amato, che ha organizzato la Gara di cucina, aperta ai non professionisti ‘Dolce Arancia di Ribera D.O.P.’. Encomiabile è stato l’impegno delle Signore che hanno partecipato realizzando con estro ed impegno, dolci di ottima qualità.La giuria composta da Angelo Concas, Nino Aiello, Mario Liberti, Riccardo Quintilli, Calogero Quartararo e Giuditta Lagonigro,ha con serietà ed obiettività, assaggiato e ‘giudicato’ le varie opere di arte pasticciera.Martino Ragusa, Presidente Nazionale della Compagnia del Cibo Sincero, da esperto gastronomo ha intrattenuto la numerosa platea proclamando la vincitrice: Anna Maria Amari con il dolce Riberella Qas’at, un’opera di architettura dolciaria confezionata appositamente per la gara. La Signora Anna Maria ha vinto un soggiorno per una settimana a Ustica.A conclusione dei numerosi appuntamenti, l’ultimo grande laboratorio gastronomico: Gelatiere a tre stelle, presentato da Martino Ragusa, con gli interventi di Nino Aiello e Angelo Concas. I fratelli Granata, dell’Antica Gelateria Granata di Nicosia, hanno, ciascuno per la propria competenza, preparato inenarrabili squisitezze. Leggero e impalpabile, ma dal sapore netto e persistente il gelato di Cedro , ormai quasi introvabile anche nelle gelateria siciliane, che ha vinto l’edizione del 2010 dello Sherbet Festival, uno dei più prestigiosi concorsi per gelatieri professionisti.Per l’occasione è stato confezionato anche il gelato all’Arancia D.O.P .di Ribera, anch’esso schietta espressione, nella sua leggerezza , dei profumi e dei sapori dell’arancia.A concludere la presentazione del dolce ‘Riberino all’arancia’, che ha richiesto ben un mese di studio e di ricerca per l’ assemblaggio ottimale dei vari ingredienti. Un delicato pasticcino a base di pasta frolla (ma che pasta frolla), con ripieno di marmellata d’arance, fichi e farina di mandorle.Una conclusione in dolcezza per una manifestazione ben riuscita, nonostante le bizze delle nuvole, a testimonianza di quanto si possano raggiungere encomiabili risultati lavorando con convinzione e spirito di collaborazione.Certo noi abbiamo goduto dei momenti più belli; posso immaginare gli ostacoli che interferiscono nel lungo il percorso di sviluppo, in una Terra di cui, troppo spesso si evidenziano solo gli aspetti negativi .è stata la mia prima volta in Sicilia, Regione che già mi affascinava senza averla mai visitata. Ne sono rimasta ammaliata ed invito tutti a preferire un viaggio in Trinacria piuttosto che in un inflazionato Paese estero. Il turismo e la presenza di gente appassionata ed assetata di cultura,, potrebbe rinvigorire ed aumentare gli sforzi di quanti si prodigano per una reale crescita del Territorio-termine inflazionato ma che racchiude la storia della varie Umanità-.Grazie a tutti per la splendida ospitalità.

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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