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Misofonia: se non sopporti il rumore di chi mastica

Giulia Zamboni Gruppioni Petruzzelli
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    “Ciomp ciomp”, “gnam gnam”, “slurp”: i fumetti ci hanno insegnato che per ogni azione c’è un’onomatopea capace di descriverla e che anche i rumori fatti con la bocca possono essere riprodotti in poche, ma significative, sillabe. Spesso però la carta è più sintetica e benevola della realtà in cui mandibole ruminanti, dimentiche dell’antico monito “si mastica con la bocca chiusa!”, sono impegnate in un tonico esercizio di emissione incondizionata di segnali acustici che avvicina i disinvolti proprietari dei ginnici apparati più ai quadrupedi che alla specie eretta. E così, un turbinio di lingua-denti-saliva-gengive-labbra-e-ritorno finisce per dilettare – pardon – disgustare gli impotenti commensali, vittime di una buona educazione. Ma c’è chi, a questa acrobatica dimostrazione fonetica, proprio non può assistere . 

    misofonia

    mis.uma/shutterstock

    Non riuscire a sopportare determinati suoni, e in particolare quelli legati a una deglutizione rumorosa, è un disturbo noto con il nome di “misofonia” e chi ne è affetto non ha vita facile. Ancora poco nota e quindi poco compresa, per quanto diffusa, la misofonia può portare i soggetti che ne soffrono a isolarsi persino dalla famiglia e dagli amici perché sono proprio le occasioni di socialità più comuni, come pranzi e cene in compagnia, a innescare le reazioni più acute. 

    Deglutizione rumorosa e suoni con la bocca: cosa provoca la misofonia  

    La parola misofonia viene dal greco e significa letteralmente “odio per il suono” ma la sua origine è piuttosto recente poiché il termine è stato coniato solo nel 2000, quando gli scienziati hanno cominciato a studiare il fenomeno. A dispetto della sua etimologia, la sensibilità degli individui con misofonia non riguarda tutti i suoni indistintamente, ma solo alcuni. I rumori della masticazione, ad esempio, o lo schioccare delle labbra, la digitazione sulla tastiera, il clic delle biro e persino una respirazione piuttosto pesante sono quelli che più spesso finiscono per provocare l’insofferenza di chi li ascolta. 

    Parlare di insofferenza è però riduttivo, perché quello che accade nel corpo e nella mente dei soggetti interessati non è davvero paragonabile al fastidio che, pure, chiunque può provare in presenza di suoni comunemente ritenuti sgradevoli come lo stridio delle unghie sulla lavagna o della forchetta su un piatto di ceramica. Il brivido lungo la schiena o il digrignare di denti sono infatti reazioni piuttosto diffuse e “normali”, non equiparabili allo stato di ansia e rabbia che caratterizza la manifestazione misofonica vera e propria. Gli studi che hanno verificato e codificato questa condizione e le sue conseguenze sono piuttosto recenti e i rimedi ancora inesistenti, ma conoscere meglio la misofonia, e ciò che comporta, può comunque aiutare chi ne soffre e chi gli si sta intorno a gestirla meglio. 

    Misofonia e centri nervosi: la recente scoperta scientifica

    Corpo e mente, si diceva qualche riga fa. È del 2017 la ricerca che ha dimostrato infatti la base organica del disturbo. Dopo aver reclutato 42 volontari, di cui 20 con misofonia e 22 senza, e averli sottoposti a stimoli sonori diversi, il professor Kumar dell’Istituto di Neuroscienze all’Università di Newcastle e la sua squadra hanno registrato l’attività cerebrale provocata da diversi suoni nei soggetti coinvolti. Si è così scoperto che l’ipersensibilità sonora si accompagna a un’intensa attività all’interno della corteccia insulare anteriore, un’area del cervello collegata ai centri nervosi responsabili della percezione interocettiva (ovvero inerente ai segnali interni del proprio corpo) e della gestione delle emozioni

    deglutizione rumorosa

    puhhha/shutterstock

    Suoni specifici, come appunto quello di qualcuno che mangia, mastica o respira pesantemente, generano nelle persone con misofonia una risposta emotiva superiore rispetto alla norma e, per questo, difficile da controllare. L’avversione per questi rumori (in inglese “trigger sounds”), infatti, si traduce spesso in uno stato di panico, angoscia e persino odio nei confronti di chi li produce: una reazione che gli studiosi hanno sintetizzato in fight-or-flight (combatti o fuggi), del tutto assimilabile a un primordiale istinto di sopravvivenza che porta quindi a reagire o, nella maggior parte dei casi, ad allontanarsi dalla fonte del suono molesto, isolandosi.

    Lo studio sopracitato ha inoltre confermato come tale riflesso venga innescato prevalentemente da stimoli uditivi legati alla tavola e alla deglutizione rumorosa e non, ad esempio, da altri suoni considerati comunemente noiosi (il pianto di un bambino, una persona che urla) o neutrali (la pioggia). Ma cosa succede se a produrre i trigger sounds è il soggetto misofonico stesso? 

    Come gestire il disturbo

    L’indagine pubblicata nel 2013 dal professor Edelstein e colleghi, ha evidenziato il legame frequente tra la misofonia e l’attività altrui: infatti, scrivono gli studiosi, “i misofonici non sono tuttavia seccati quando loro stessi producono questi rumori e alcuni riportano proprio l’imitazione come strategia di gestione del disturbo”.

    disturbi a tavola

    The Num Phanu Studio/shutterstock

    Emettere suoni con la bocca mimando chi mangia o respirare altrettanto fragorosamente è una delle tecniche adottate da chi soffre di misofonia per limitarne gli effetti, ma non è l’unica. Tra gli intervistati dell’esperimento, infatti, c’è anche chi preferisce rivolgersi esplicitamente al vicino di banco per chiedergli di smetterla, chi si munisce di cuffie e tappi per le orecchie o si concentra sulla musica del ristorante, e chi prova a calmarsi recitando un dialogo intimo e positivo con se stesso. 

    Alcuni volontari hanno inoltre riportato che determinate sostanze, come il caffè o l’alcool, sono in grado di aumentare o inibire la reazione emotiva correlata a questo disordine cronico. È evidente che l’efficacia di questi rimedi dipende molto dal grado di sviluppo del disturbo che, in certi casi, può arrivare a essere invalidante. Nel frattempo che la ricerca scientifica prosegue nella sua esplorazione e conoscenza della misofonia, aggiornando quindi anche le terapie disponibili, è bene sapere che non sono pochi i gruppi di confronto e sostegno tra persone che ne sono affette: oltre a quelli già da tempo esistenti nel mondo anglosassone, in Italia esistono anche alcune pagine Facebook dedicate al problema e, dal 2018, è nata anche l’Associazione Italiana Misofonia a scopo divulgativo. Confrontarsi con chi ha già raggiunto una diagnosi è il primo passo per capire se il fastidio per certi rumori è un’intolleranza momentanea o se invece nasconde qualcosa di più profondo.

    E voi eravate a conoscenza di questo disturbo e dei suoi effetti? 

    Giulia Zamboni Gruppioni Petruzzelli

    Giulia è nata a Bologna ma geni, pancia e cuore sono pugliesi. Scrive principalmente di tendenze alimentari e dei rapporti tra cibo e società. Al mestolo preferisce la forchetta che destreggia con abilità soprattutto quando in gioco c'è l'ultima patatina fritta. Nella sua cucina non deve mai mancare... un cuoco!

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