Cibo del futuro

Nel futuro mangeremo cibo virtuale?

Maria Chiara Greco

Vi è mai capitato di pensare ai pasti che consumeranno i vostri pro, pro, pro-nipoti? Nel nostro immaginario, guidato dai film di fantascienza, in un futuro lontano gli uomini sostituiranno pranzi e cene con pillole che racchiudono tutti i nutrienti base. In realtà, potrebbe non essere così e, se il progetto Nourished va in porto potremo iniziare a sostituire i nostri alimenti convenzionali con della gustosa… gelatina!

 

Cibo del futuro: usa la tua immaginazione, Peter

 

Project Nourished

 

Ricordate la scena di Hook Capitan Uncino, in cui Robin Williams, che interpretava un Peter Pan ormai cresciuto, trasforma in un sontuoso banchetto pentole e piatti vuoti, usando il potere della sua immaginazione? Esattamente quella scena è servita ad ispirare Jinsoo Ann, fondatore del Kokiri Lab e ideatore del Project Nourished. Attualmente in fase di sviluppo, questo progetto riunisce un team di designer, ingegneri e chef, allo scopo di realizzare un’esperienza culinaria virtuale. Ciò che si vuole fare è mettere chiunque in condizione di mangiare i cibi che desidera, senza doversi preoccupare di intolleranze, allergie o malattie.


La tecnologia per ingannare i sensi

Si mangia con i sensi e i sensi possono ingannare ed essere ingannati, attraverso le giuste tecnologie. Al Kokiri Lab, che si occupa di dispositivi indossabili e realtà virtuale, questo lo sanno bene. Così nel progetto Nourished vengono utilizzate una serie di tecnologie che servono a “ricreare” ogni aspetto di un pasto per tutti i nostri sensi. Si inizia dalla stampante 3D con cui si stampano i cibi di gelatina (o meglio di polimeri idrocolloidi e gomme, come pectina, agar, gomma arabica) che ricreino la forma abbozzata del cibo che vogliamo virtualmente mangiare. Una volta creata la materia prima, servirà però un vero e proprio set di realtà virtuale per creare l’illusione.

Per ingannare la vista e l’udito, dovremo indossare gli Oculus Rift, un dispositivo per la realtà virtuale già conosciuto nel mondo dei videogiochi, che ci permetterà di ricreare, anche per mezzo dei suoni, l’ambiente in cui degustare ciò che avremo davanti. Grazie anche ad un sensore di movimento e ad una forchetta con un sensore per il cibo, ecco che il triangolo di gelatina che stiamo per tagliare si è trasformato in un pezzo di torta. Vista e udito non sono però sufficienti, perché è l’olfatto il senso che più condiziona il gusto. Come si rimedia? Con diffusori di aromi, naturalmente.

 

Basterà per ingannare il nostro cervello?

 

Cibo Virtuale

 

Proprio a questa domanda, il progetto Nourished vuol dare una risposta. Se così fosse, il cibo virtuale rappresenterebbe una vera e propria svolta per tante persone affette da malattie come celiachia, diabete, obesità. Se l’inganno dovesse funzionare, il padre di Jinsoo Ann, diabetico, potrebbe finalmente gustare (o meglio pensare di gustare) una fetta di torta senza problemi. E che ne pensate della possibilità di poter perdere peso, senza dover fare delle rinunce e mangiando (immaginando di mangiare) tutto ciò che si vuole?

Inoltre, l’esito positivo del progetto Nourished porterebbe anche un altro vantaggio nel lungo termine. Pensando a un futuro in cui le risorse alimentari saranno sempre più limitate, il cibo virtuale potrebbe anche contribuire a limitare i consumi e a rendere il nostro stile di vita più sostenibile. Come se al padiglione svizzero di Expo 2015 potreste scegliere di prendere delle rondelle di mele virtuali, lasciando nelle torri quelle reali per chi viene dopo. Voi cosa fareste?

 

Maria Chiara Greco

Nata a Gallipoli, vive e lavora in provincia di Bologna. Per Il Giornale del Cibo segue la rubrica Food 2.0. Il suo piatto preferito sono i cannelloni della mamma. In cucina non possono mancare: tablet e spezie per trovare sapori sempre nuovi!

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