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Un menu in simboli per aiutare i bambini con Bisogni Comunicativi Complessi

Elena Rizzo Nervo
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Indice

     

     

    La mensa scolastica può essere uno strumento di inclusione e aggregazione. È quanto avviene a Reggio Emilia con il progetto “Mensa più facileper i bimbi affetti da Bisogni Comunicativi Complessi, ovvero bambini con disabilità comunicativa grave, ai quali l’iniziativa non solo offre l’opportunità di essere consapevoli sugli alimenti che vengono loro proposti e sugli ingredienti utilizzati, ma anche di esprimere le proprie preferenze, condividendo con i compagni il momento del pasto.

    Il progetto pilota è partito lo scorso 5 dicembre, con la formazione degli insegnanti, e coinvolgerà inizialmente tre seconde e due prime delle Primarie Leopardi e King di Reggio Emilia.

    Ne abbiamo parlato con la neuropsichiatra infantile Simona Pedrazzi, che insieme all’Equipe multidisciplinare che si occupa di Comunicazione Aumentativa all’interno della Neuropsichiatria Infanzia e adolescenza dell’Ausl Irccs di Reggio Emilia (le Logopediste Redeghieri e Paoluzzi, l’Educatrice Professionale Intermite, la Fisioterapista Parr), ha ideato e realizzato il progetto, in collaborazione con Officina Educativa, CIRFOOD, Reggio Emilia Città senza barriere/Fcr e Gis- Genitori per l’inclusione sociale.

    Come è nato il progetto: l’idea di un menu in simboli

    Come ci spiega la dott.ssa, “il progetto è nato da esigenze cliniche: all’interno delle scuole che hanno aderito all’iniziativa sono inseriti bambini in carico al Servizio di Neuropsichiatria dell’AUSL di Reggio Emilia, che hanno Bisogni Comunicativi Complessi”. Per loro erano già attivi progetti di Comunicazione Aumentativa promossi e coordinati da terapisti formati in Comunicazione Aumentativa del Servizio, all’interno dei quali è stato pensato anche il menu della mensa tradotto in simboli, come gesto di attenzione a chi è portatore di disabilità comunicativa. Si tratta, in particolare, di ragazzi affetti da gravi difficoltà linguistiche, disabilità intellettiva o paralisi cerebrale con compromissione significativa del linguaggio: “le prime idee in relazione al Progetto sono nate già durante lo scorso anno scolastico, è stato quindi necessario un periodo di tempo per organizzare l’iniziativa che prevede infatti la collaborazione con piu’ Enti”.

    Chiediamo allora alla neuropsichiatra che cos’è la Comunicazione Aumentativa Alternativa e che benefici può portare: “La Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), secondo la definizione dell’American Speech-Language-Hearing Association (ASHA), si riferisce ad un’area di ricerca e di pratica clinica ed educativa. La CAA studia e, quando necessario, tenta di compensare, disabilità comunicative temporanee o permanenti, limitazioni nell’attività e restrizioni alla partecipazione di persone con severi disordini nella produzione del linguaggio e/o della parola, e/o di comprensione, relativamente a modalità di comunicazione orale e scritta”. “Di fatto – chiarisce l’intervistata – è l’insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie che è possibile attivare per facilitare la comunicazione con persone che presentano una carenza o un’assenza, temporanea o permanente, nella comunicazione verbale, utilizzate anche con gli adulti affetti da Alzheimer. Per farlo, la CAA utilizza tutte le competenze comunicative dell’individuo, includendo le vocalizzazioni o il linguaggio verbale residuo, i gesti, i segni e la comunicazione con ausili”.

    equipe mensa più facile

    Inclusione, accoglienza e integrazione attraverso il cibo

    Il progetto “Mensa più facile”, che verrà portato avanti per tutto l’anno scolastico in corso, con due momenti di verifica, intermedia e finale, ha molteplici obiettivi
    che trovano nella mensa scolastica e nella condivisione del cibo, l’occasione ideale di espressione:

    • inclusione
    • accoglienza
    • inserimento
    • integrazione.

    Non solo, quindi, mensa scolastica come luogo di promozione della salute, attraverso iniziative come lo sportello dietetico, o InForma a scuola, che hanno l’obiettivo di prevenire e curare l’obesità infantile, ma anche come opportunità di socializzazione e di inclusione di tutte le differenze.

    Infatti, Simona Pedrazzi ci spiega che “l’intervento di Comunicazione Aumentativa, si rivolge a bambini con gravi difficoltà linguistiche, relazionali (autismo), neuromotorie (paralisi cerebrali infantili), cognitive (disabilità intellettiva), sensoriali (ipoacusia), ma può rivelarsi utile anche per i bambini stranieri nei primi approcci con la lingua locale, motivando, infine, tutti i bambini della classe”.

    L’obiettivo di un Progetto di Comunicazione Aumentativa è promuovere la comunicazione significativa e la partecipazione della persona nelle attività della vita quotidiana e nella società. “Nel caso del menu in simboli – chiarisce l’intervistata – vorremmo consentire ai piccoli alunni con Bisogni Comunicativi Complessi di esercitare il loro diritto partecipativo anche prima e durante il momento del pasto, facendo in modo che possano comprendere le proposte alimentari, commentarle insieme ai compagni ed esprimere le loro preferenze”.

    progetto mensa più facile reggio emilia

    Goran Bogicevic/shutterstock.com

    Mensa più facile: cibo e socializzazione per tutti

    Ogni progetto di successo prevede la misurazione dei risultati e così avviene anche per “Mensa più facile”: “il progetto è iniziato i primi giorni di dicembre 2018, per cui la verifica intermedia preventivata a gennaio potrebbe essere posticipata per permettere alle scuole di portare avanti l’iniziativa per un periodo di tempo significativo. Abbiamo pensato di verificare l’andamento con le insegnanti sia mediante domande dirette che attraverso un questionario”, spiega la dott.ssa Pedrazzi. L’augurio è che tramite il progetto aumentino le possibilità di socializzazione e di espressione per i bambini affetti da disabilità comunicativa complessa e questo faccia da stimolo positivo e da apripista ad altre simili iniziative da diffondere sul territorio italiano.

    Del resto, come ricorda la neuropsichiatra infantile, “un aspetto importante del cibo è quello “conoscitivo” inteso come scoperta di colori, sapori, odori, consistenze nuove e contemporaneamente è gioco, curiosità e soprattutto piacere. Con la mensa scolastica il bambino vive un forte momento di socializzazione con i compagni e impara le buone regole dello stare insieme con l’imitazione degli amici”.

    Un’opportunità e un diritto che devono essere di tutti, non pensate?

    Elena Rizzo Nervo

    Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e tendenze alimentari. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, "perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti". Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, "perché se c'è il vino c'è anche la buona compagnia".

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