Mafie in pentola: il gusto del riscatto

Redazione

Da siciliano, detesto l’espressione ‘i siciliani onesti’ perchè sembra alludere a una minoranza. Quella dei siciliani per bene, invece, è la stragrande maggioranza alle prese con una minoranza numericamente insignificante, ma talmente aggressiva da essere riuscita a inquinare la reputazione di tutti. Si dice anche che i siciliani non amino parlare di mafia. E questa volta è vero. Lo ammetto, anche se questa diffusa opinione allude maliziosamente allo stigma mafioso dell’omertà. Noi non amiamo parlare di mafia, ma con il visitatore prevenuto che ci pone domande stupide, sottilmente infiltrate di razzismo (sembra incredibile ma è ancora così) e che lasciano intuire una visione riduttiva e folkloristica della mafia. Per i siciliani la mafia è una questione molto seria. E’ una piaga che ancora non si chiude, un peso, una vergogna. Un cancro che rovina la vita di molte persone e l’immagine di tutti. E sui cancri non si conversa, si curano. Noi non siamo disponibili a parlare di coppole e lupare, ma siamo pronti a parlare fino all’infinto di tutti i modi possibili plausibili per uscire, una volta e per tutte, da questo incubo secolare. Quelli efficaci sono molti e spesso inusuali, come il teatro sociale doppiamente declinato sui versanti dell’impegno civile e della passione per il gusto. Ma su questo lascio la parola al nostro collaboratore Andrea Lupo, milanese di sicilianissime origini.Martino Ragusa***Intervista all’attrice Tiziana Di Masidi Andrea Lupo’Mafie in pentola’, un titolo evocativo per uno spettacolo che fa riflettere. Nato da un viaggio inchiesta compiuto da Tiziana Di Masi, attrice, e Andrea Guolo, giornalista, Mafie in pentola racconta sotto forma di monologo teatrale la storia dei prodotti che provengono dai terreni confiscati alla mafia e coltivati dalla cooperativa di Terra Libera e aderenti a Libera, l’associazione fondata nel 1995 da Don Luigi Ciotti. Mafie in pentola è soprattutto una storia di gusto e di lavoro.’Lo spettacolo – spiega Tiziana Di Masi – nasce dalla sinergia tra due ambiti, due passioni, il teatro sociale e il teatro del gusto, già esplorati in precedenza. In Mafie in pentola il cibo non è altro che un mezzo per raccontare la storia del lavoro delle persone, di mani che fanno in modo che questo cibo arrivi sulle nostre tavole’.’è stato proprio Don Ciotti, quando abbiamo iniziato a parlare di questo progetto – racconta Tiziana – a suggerire di concentrarsi sul lavoro e sulla libertà. E raccontare di chi lavora su questi terreni liberamente, e nel rispetto della legalità’.Mafie in pentola racconta tutto questo in modo originale, piacevole e brillante, attraverso un percorso gastronomico, un intero menù dall’antipasto al dolce, che dà lo spunto per parlare di temi sociali, ma anche coinvolgendo gli spettatori, che possono salire sul palco e gustare i prodotti e i cibi di cui si parla.’Ma – ricorda Tiziana – si tratta di un testo gastronomico, non di una cena, che intende ricondursi a un teatro civile per indurre alla riflessione e sollecitare le coscienze. Il menù è un mezzo, non un fine, i cui protagonisti sono il lavoro e il gusto, che è poi anche il gusto del riscatto, e di cui il cibo corona il percorso. Mangiare in scena non toglie sacralità al tema, ma è come ‘servire’ in scena le storie di persone che portano una speranza’.Con decine di repliche in tutta Italia, Mafie in pentola vuole comunicare e coinvolgere un pubblico non consapevole degli effetti positivi della Legge 109 sui terreni confiscati alla mafia in Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, ma anche nel Nord, in Piemonte.’Vorremmo portare il messaggio che si può combattere la mafia anche nella quotidianità – aggiunge Tiziana – nella fattispecie con acquisti consapevoli, scegliendo qualcosa di buono da mangiare e giusto da comprare. Perchè oltre al valore etico c’è anche un prodotto di qualità. è importante concretizzare nei fatti l’azione del teatro, perchè come dice Don Ciotti la sola commemorazione museale non serve’.Una delle sfide di Mafie in pentola è stata quella di portare in scena lo spettacolo persino in alcuni luoghi simbolo in cui operano le cooperative di Libera Terra, e dove per Tiziana ‘ogni sera ha un significato diverso’.L’obiettivo di Mafie in pentola è ora quello di rivolgersi ancor di più ai giovani, e per questo sono allo studio nuove forme di comunicazione con video e cortometraggi, oltre ai già sperimentati laboratori sulla legalità.Non sorprende, pertanto che il progetto stia ulteriormente evolvendo da spettacolo teatrale a strumento educativo: sono sempre di più, infatti, le scuole interessate al tema. Anche al Sud, dove fortunatamente, lo ricordiamo, la realtà non è solo quella mafiosa.Andrea Lupo Prossimi appuntamenti:8 novembre: Mestre (Ve) con Coldiretti9 novembre: Imola (Bo) con Slow Food11 novembre: Scandiano (Re)13 novembre: Vezzano sul Crostolo (Re)19 novembre: Mirandola (Mo)22 e 23 novembre: Casalecchio di Reno (Bo) per le scuole elementari

La Redazione del Giornale del Cibo è composta da donne e uomini amanti del mondo del cibo e dell'alimentazione che credono fortemente nel valore della cultura.

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