locanda a centimetro zero

Il ristorante sociale che accorcia le distanze dell’integrazione: La Locanda a Centimetro Zero

Angela Caporale
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    Una locanda sociale per accorciare le distanze e creare nuove forme di dialogo e integrazione sedendosi insieme a tavola. Questa è la coraggiosa realtà della Locanda a Centimetro Zero, a Pagliare del Tronto in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. Qui, nel 2015, su stimolo di Roberta D’Emidio ed Emidio Mandozzi è nato un ristorante dove lavorano insieme un gruppo di ragazzi diversamente abili, che curano i cibi dall’orto alla tavola e personalizzano anche arredi e servizio. Molto più di una semplice locanda quindi, e per questo abbiamo chiesto a Emidio Mandozzi, oggi responsabile del ristorante sociale, di raccontarci la storia di questa avventura che ha portato i ragazzi di Centimetro Zero fino al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e a Papa Francesco.

    Locanda a Centimetro Zero: dove l’integrazione sociale si fa cucinando

    Tutto è nato ormai sei anni fa da un’idea: “dare una possibilità a ragazzi diversamente abili che avevano finito il percorso scolastico e vivevano con le loro famiglie di esprimere le loro abilità.” Le prime attività, dunque, riguardano la cura delle verdure nell’orto di uno spazio a Pagliare del Tronto per sperimentare attività manuali, ma il passo verso la cucina è stato naturale.

    locanda centimetro zero

    locandaterzosettorecentimetrozero/facebook.com

    Il sogno di aprire una vera e propria Locanda si è fatto strada tra i promotori e tra i ragazzi inizialmente coinvolti, che così hanno iniziato a lavorare sugli arredi e sul riciclo. Già dall’inizio di quell’anno, infatti, sono stati promossi laboratori durante i quali sedie, lampade, tavoli e vecchi mobili venivano dipinti e trasformati per arredare uno spazio aperto al pubblico. “La locanda è stata aperta nel novembre del 2015, grazie al contributo della Fondazione Carisap e della Bottega del Terzo settore che hanno creduto nel progetto” ci racconta Emidio. “Nel 2021, possiamo dire che la sfida è stata vinta: 16 ragazzi con disabilità fisica e psichica lavorano nella locanda, aperta nel rispetto delle normative anti Covid-19, dividendosi i ruoli in base alle capacità. C’è chi è in cucina insieme ai tre cuochi, chi serve in sala, chi si occupa prevalentemente degli orti e della produzione dei cibi da impiegare per preparare il menù.”

    Una cucina naturale e a centimetro zero

    La filosofia della Locanda a Centimetro Zero, come richiama il nome stesso, è quella della valorizzazione di ciò che proviene dalla terra. Vengono utilizzati prevalentemente prodotti locali; pane, dolci e pasta sono fatti a mano dai ragazzi e non si utilizza né panna né burro. Emidio ci racconta che i piatti sono studiati per rispondere alle esigenze nutrizionali dei giovani con disabilità coinvolti: “In alcuni casi, le patologie li portano a ingrassare molto, oppure a dover tenere sotto controllo l’alimentazione o anche, in altri casi, a dover seguire delle diete vere e proprie per stare meglio. Alcune di queste caratteristiche sono state trasportate nella cucina della Locanda che è molto leggera, salutare, ricca di verdure di stagione.” I piatti nascono insieme, dalla creatività condivisa, e talvolta anche dagli errori in un clima di crescita e scambio reciproco che viene trasmesso anche agli avventori che non si limitano a frequentare la Locanda per un pranzo o una cena, ma per vivere un’esperienza diversa e stimolante.

    cucina naturale centimetro zero

    locandaterzosettorecentimetrozero/facebook.com

    Il lavoro come terapia

    “Abbiamo scoperto” aggiunge il responsabile del ristorante sociale, “che per loro il lavoro è terapia”, come suggeriscono anche i promotori della “cooking therapy”: “in molti hanno ridotto l’uso dei farmaci, perché, per loro, la comunicazione, la condivisione, il rapporto con i clienti rappresentano un grande valore aggiunto. Inoltre, loro stessi sono parte della cooperativa che, insieme ai tre cuochi e a un coordinatore, gestiscono la locanda. Per cui quello che si guadagna viene distribuito in base all’impegno e al lavoro di ciascuno.”

    Il clima di condivisione si trasmette anche ai clienti che, come ci racconta Emidio, escono domandandosi chi sia davvero “il diverso”. “Nella locanda, ci si sente come in famiglia: si chiacchiera senza paracadute. E per i ragazzi spiegare i piatti è il massimo della gratificazione.”

     

    Proprio per questo il primo lockdown della primavera del 2020 è stato particolarmente difficile per i giovani della Locanda a centimetro zero. Come previsto dai DPCM del Governo Conte, infatti, le attività sono state sospese e per i ragazzi è stato impossibile sia lavorare che partecipare ai laboratori creativi che tutt’ora continuano. “Dopo una settimana” ricorda il referente, “i ragazzi erano in grossa difficoltà e si sentivano molto spaesati. Abbiamo quindi acquistato un computer per ciascuno di loro e organizzato degli incontri in videochiamata per permettere loro di comunicare, ma anche di fare esercizi o disegni insieme.”

    A maggio la Locanda ha potuto riaprire e da allora le attività non si sono più fermate. Anche nei periodi in cui il ristorante era chiuso al pubblico, i ragazzi sono stati coinvolti nelle varie attività accessorie: dai laboratori creativi alla gestione dell’orto.

    Il sogno continua: dalle Marche a Mattarella e Papa Francesco

    In pochi anni, l’esperienza della Locanda a Centimetro Zero ha valicato i confini delle Marche per raggiungere palcoscenici molto prestigiosi. Il primo a portarli a Roma è stato il capo chef del Quirinale che, dopo aver letto alcuni articoli sull’esperienza, li ha invitati per una visita. “In quell’occasione, era il luglio del 2019, abbiamo realizzato una sedia speciale per il Presidente Sergio Mattarella con una frase pensata proprio per l’occasione: Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il diritto di essere liberi. In quell’occasione non avemmo l’opportunità di incontrare il Presidente, ma il nostro gesto e la nostra storia l’ha colpito, tant’è che ha scelto di citarci nel discorso di fine anno. Un’emozione davvero importante, soprattutto per i ragazzi.”

    mattarella locanda centimetro zero

    locandaterzosettorecentimetrozero/facebook.com

    Non capita tutti i giorni di sentir raccontare la propria storia dal Presidente della Repubblica a reti unificate, e pochi giorni dopo, all’inizio del 2020, anche Papa Francesco ha contattato il gruppo della Locanda a Centimetro Zero convocandoli in Vaticano. “È stata un’altra esperienza indelebile” ricorda con emozione Emidio, “il Papa ha chiesto a ogni ragazzo come si chiamasse e uno di loro, Marino, ha addirittura risposto al Pontefice che gli disse ‘Mi raccomando fai il bravo’ uno spontaneo ‘Fallo pure tu’. A quel punto il Papa l’ha abbracciato forte segnando un momento davvero impossibile da dimenticare.”

    Il sogno della Locanda a Centimetro Zero è che la loro storia possa essere raccontata, diffusa e conosciuta, stimolando altri gruppi in tutta Italia a creare qualcosa di simile. Qualche mese fa abbiamo parlato con Nico Acampora di PizzAut che coinvolge ragazzi con autismo, oppure del Tortellante, realtà modenese fortemente voluta da Massimo Bottura, e della Locanda Dal Barba in Trentino. Ci sono anche altre esperienze di cooperativa che coinvolgono attivamente le persone con disabilità. Emidio conclude con un invito: “diamo coraggio e diamo loro questa possibilità di lavorare, di creare inclusione sociale e anche di terapia. Il nostro sogno è che la Locanda possa essere un incoraggiamento e uno stimolo per dare vita a qualcosa di così prezioso anche altrove.”

     

    Avevate già sentito parlare della Locanda a Centimetro Zero?

    Angela Caporale

    Passaporto friulano e cuore bolognese, Angela vive a Udine dove lavora come giornalista freelance. Per Il Giornale del Cibo scrive di attualità, sociale e food innovation. Il suo piatto preferito sono i tortelloni burro, salvia e una sana spolverata di parmigiano: comfort food per eccellenza, ha imparato a fare la sfoglia per poterli mangiare e condividere ogni volta che ne sente il bisogno.

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